L’Impero del male

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Mentre i risultati sul campo rispecchiano sempre di più il valore reale ed effettivo della rosa, fuori dal campo le lacune accumulate in anni di assenza dai salotti che “contano” cominciano a pesare in maniera decisiva. Non solo minano il rendimento della squadra in campo, ma continuano a sottolineare l’inadeguatezza dei vari settori societari in confronto alla concorrenza.
Il calcio moderno é cambiato ed é in continua evoluzione, la dimostrazione é data dal fatto che il divario economico che si é aperto tra i grandi club europei, che sono stati in grado di seguire l’evoluzione, e i piccoli e medi club é arrivato a livelli esponenziali. Il Milan di oggi é una società, e di conseguenza una squadra, che ha una dimensione da piccola. Lo ripeto da tempo, sembro un anziano che racconta sempre la stessa storia ma senza la crescita societaria non possiamo aspettarci una crescita sportiva.

Detto questo, continuo a stupirmi (ma questa é colpa mia) di come si possa cadere nella tragedia più assoluta quando si assiste a prestazioni (e risultati) come quelli di giovedì scorso. La nostra dimensione attuale é questa. Si perdeva in passato su campi come il Pireo anche quando si dominava in Europa. Alcune partite, storicamente, sono state giocate come contro i biancorossi greci. Figuratevi ora che non c’è un minimo di esperienza internazionale. I risultati sono figli di un impoverimento ambientale che non é più in grado di trasmettere le giuste priorità alla squadra. Alcuni esempi.

SOCIETÀ –
La settimana scorsa non sono stato molto tenero con l’arrivo di Gazidis, pertanto ho già espresso il mio parere a riguardo. Questa società va ribaltata come un calzino. Senza se e senza ma. Non basta solo cambiare gli uomini “immagine” si deve lavorare a fondo in ogni settore. Tipo? In primis la gestione della biglietteria che é assolutamente obsoleta e che quando si trova ad essere “pressata” dalle richieste sembra muoversi alla velocità dei pugni di Double Dragon. In un mondo dove ci si muove nell’online siamo rimasti all’arcade. Tipo? Il marketing riesce ad essere sempre puntuale al momento sbagliato. Per questo ringrazio il nostro Axel che mi ha portato a conoscenza delle mail arrivate agli abbonati dopo la sconfitta in Europa League. Lo slogan era “Ti aspettiamo nel girone di ritorno”, un tempismo degno del miglior Calloni. Oltre alle varie comunicazioni su promozioni e/o azioni sempre trite. Aggiungo partnership con sempre meno sponsor mondiali ma limitati ai soliti noti. Tipo? I social network che diventano sempre più obsoleti se utilizzati per la condivisione delle immagini e dei video. L’interazione con i tifosi é nulla. Andate a leggere i commenti. Sfogatoio di insulti e parolacce, coinvolgimento pari allo zero. Se non per alcuni contest riguardanti sempre e solo il passato o il trapassato remoto. Pensare che basterebbe copiare. Ci sono decine di esempi di successo che invogliano partner ad investire ma qui si preferisce sempre ricordare e mai programmare.
BUSINESS PLAN – Non giudico ancora la nuova proprietà ma se devo valutare le ultime due avventure che si sono succedute non posso che rimanere sconvolto dall’assenza o dalla follia dei business plan presentati da un’azienda sportiva ex leader nel settore. Ogni grande azienda che si rispetti prepara dei long term plan che devono portare ad una crescita della stessa. Ovviamente non devono essere messi alla luce del sole, ma siccome il mondo dello sport spesso fa un area a sè, si presuppone che possano essere esposte delle idee, soprattutto innovative. Del Giannino sappiamo già tutto, la gestione era quella famigliare e culinaria che ha portato a buchi di bilancio tremendi e alla perdita di fatturato. La parentesi cinese sarà ricordata in eterno (per quanto mi riguarda) per i business plan creativi. A differenza dei precedenti, loro almeno il tempo di buttare giù due slides se lo sono preso, ma il problema in questi caso sono stati i contenuti. Inutile ricordare le decine di milioni di euro di introiti pianificate dal progetto Milan China (un “contenitivo” 469 mln in 3 anni). Oltre alla partnership con il Guizhou Hengfeng ultimo della classifica del campionato cinese. Ricordiamoci che da questi contesti siamo ripartiti. Aspettiamo di capire Elliott e Gazidis cosa avranno in mente di sviluppare, a parte la solita tarantella dello stadio e del settore giovanile. Ho solo una domanda, da qui a 5 anni che obiettivi ha questa società in termini sportivi ed economici? Al momento ci si trincera dietro alla sentenza UEFA.
STAMPA – Lo so, sto diventando logorroico ma questo é un punto sul quale se non battiamo noi, nessuno se ne occupa. Ho deciso di scrivere queste cose sapendo di scatenare tra voi un probabile inferno, ma preferisco aprire il dibattito. Premetto che a me fanno schifo più che a voi, ma i sabaudi bianconeri hanno creato un regime di informazione che ha totalmente messo n cassaforte la tranquillità della squadra e della società. Non c’è spazio per vedove, amichetti, influencer in sala stampa. No, Ci sono regole, probabilmente fuori dai canoni ma regole che non consentono la stampa creativa. Tutti si va dalla stessa parte. Dybala messo in panchina per settimane? No problem, si sta lavorando sul tuttocampista. Pjanic che esce dal campo sbuffando per il cambio? Normale, i grandi campioni vogliono sempre giocare ma non c’è nessun caso. Vi chiedo se intorno a Milanello vedete la stessa cosa. Il leitmotiv delle ultime settimane è la crisi tecnico/fisica di Higuain. Invece di fare cerchio intorno all’unico giocatore di calcio della rosa, si alza un polverone mediatico assurdo. Pensate ad un eliminazione come quella del Milan dopo gli episodi di giovedì, in quel di Torino. Invece da noi è “Patatrac”. In sala stampa ormai si passa gente che parla di montolivo, gente che parla del Monza, gente che chiede di commentare i tweet di altri, gente che ride a crepapelle alle conferenza stampa di Gattuso (incluso lo staff rossonero), gente che non fa mancare editoriali che inneggiano ai bei tempi che furono, Gente che ipotizza trattative di mercato sempre con gli stessi nomi. Gente che non sa le lingue straniere e fa domande incomprensibili ai giocatori della nostra società. In mezzo a questo impero del male, voi ditemi come si fa a lavorare. Se vogliamo avere una squadra vincente in campo, si deve ripulire tutto ciò che sta intorno. Isolare l’ambiente e far lavorare tutti senza continue pressioni e fazioni. Ricordatevi della Juventus simpatica di Cobolli Gigli. Piaceva a tutti, ogni giorno usciva una notizia nuova, era una società educata, pulita e soprattutto perdeva sempre. Ricordatevi dell’inter di Moratti pre-calciopoli, un collage di tutto quello visto in precedenza. Quanta simpatia che generava, la stessa che ispiriamo noi, da un sacco di tempo a questa parte.

IL CAMPO –
Per me non mente mai. In qualsiasi sport é l’unico banco dove ti devi misurare. Ad oggi ci dice che arriviamo da queste posizioni in classifica (8°, 10°, 7°, 6° e 6°). Ergo le rose non sono mai state adeguate agli obiettivi. Per quale magico teorema dovremmo arrivare alla qualificazione in Champions in ciabatte? Quest’anno siamo ancora in corsa, brutti, sporchi e cattivi. Ma siamo lì. Siamo usciti dall’Europa perché ce lo siamo meritati, ma non siamo usciti ad Atene, siamo usciti con il Dudelange (andata e ritorno), dove abbiamo raccolto 6 punti ma abbiamo vivacchiato sul gollettino. In un girone così, dove non sei superiore agli avversari te la giochi lì, infatti sei andato a casa. Ma non mi stupisco, non abbiamo ancora le capacità di affrontare le partite “calde” dentro/fuori. Del resto con tutto quello che vi ho scritto prima, secondo voi una società e squadra piccola, come avrebbe potuto pensare di passare il girone?
Ho scritto tanto, troppo. Ma sono convinto che solo lavorando su questi punti si possa ricostruire una società. Solo partendo da ciò che non funziona si può migliorare. Partiamo con il sapere che abbiamo un nome che é parte della storia. Non dimentichiamolo.
L’altra sera un bambino di 6 anni mi ha detto “Io tifo Milan anche se perde sempre” e io gli ho risposto “Fai bene, ma perché?” e con la naturalezza che solo un bambino può avere mi risponde secco “Perché é il Milan”. Ogni tanto facciamo una riflessione.
Johnson
"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.