L’effetto volano

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Domenica. Sono quasi le 20 e sono in auto, ad un certo punto il telefonino incomincia ad illuminarsi nemmeno fosse Natale, una sfilza di messaggi infiniti. Non posso leggerli ma la questione è semplice: abbiamo perso o vinto all’ultimo minuto. Davanti a me qualcuno decide di rallentare poi svolta, mannaggia a lui, senza freccia. Mi tocca frenare e poi riaccelerare e mi viene in mente la partita con l’Arsenal e l’effetto volano.
Il calcio è tra le materie più opinabili che esistano, come la musica del resto, un concentrato di considerazioni tecniche, tattiche o semplici emozioni che dopo un solo istante possono rivelarsi totalmente errate per poi tornare ad essere corrette alla prossima partita. Temevo come non mai la sfida col Genoa perché l’effetto volano è insito in questo sport, perché i risultati fortificano la mente generando convinzione e questa ti permette di osare, ma se sono negativi il volano ti ammazza di fatica.
Il Milan ha iniziato la stagione con un volano di 11 nuovi giocatori di cui almeno 5 titolari dimenticandoci di Conti infortunato e Kalinic o Silva acquistati per giocare nella formazione iniziale. Il volano però era ancora più pesante nella realtà perchè hanno trovato posto tra i titolari due giocatori fatti in casa che per età (Cutrone) o per infortuni/scelte tecniche non giocavano (Calabria). Un volano pesante, un volano che per acquistare velocità aveva bisogno di una grande spinta che solo una base solida poteva generare infondendo quella sicurezza necessaria per viaggiare spediti. Il problema è che nella prima parte di stagione la base solida nemmeno si è vista lontanamente, l’unica sicurezza era il pubblico, ma questo non può nulla se la squadra è attanagliata da continui cambi di formazione e condizione fisica precaria, ed il risultato è stato solo uno: ci siamo fermati, il nostro volano non si schiodava perchè troppo pesante.
Poi è arrivato Rino ed ha fatto una fatica immane per rimettere in moto quel volano pesantissimo con bei risultati finché è arrivato un brusco rallentamento (Arsenal) che poteva minare quanto tutto quanto perché il nostro volano è pesante e ce ne siamo accorti proprio contro il Genoa.

A risultato ormai acquisito ho visto la partita e devo dire che i primi dieci minuti erano stati incoraggianti, ma il peso della recente sconfitta (o del volano se volete) si è fatto sentire, facendo quasi dimenticare ai calciatori quanto fatto di buono nelle precedenti partite in termini di movimenti. Sia chiaro, non abbiamo sofferto granchè ma è stata sicuramente una prova sottotono rispetto alle ultime di campionato perché l’aspetto psicologico nel calcio conta molto, specie in un gruppo che dall’anno passato porta in campo non più di quattro giocatori. La fase finale della partita ha però dimostrato come la squadra tenesse alla vittoria scrollandosi di dosso le insicurezze generate dalla sconfitta in europa league e ridando velocità al volano. Era importante vincere dopo quella scoppola, perché la fiducia non va persa e soprattutto non sempre le prestazioni possono essere in crescendo, si deve per forza passare da partite meno positive cercando di raggiungere il massimo. Questa è la filosofia che sta dietro alle squadre vincenti.

Ad aumentare l’effetto volano potrebbe essere André Silva. Come detto quella sera il telefonino era pieno di messaggi di giubilo, non solo per la vittoria, ma per il marcatore ed il messaggio in grado di sintetizzare al meglio le emozioni a riguardo era quello di mio fratello: “f**a non ci credo! E che gol!”. Ho capito subito che era Andre’ il marcatore, il suo “non ci credo” non si poteva spiegare altrimenti.
Le nostre fortune passano per forza dai gol di Andre’ Silva e Calhanoglu, su Kalinic non nutro più alcuna speranza. Se i numeri 9 e 10 dovessero finalmente fornire prestazioni con gol allora l’effetto volano su tutta la squadra sarebbe enorme facendo cambiare completamente le prospettive sul nostro futuro prossimo, ma soprattutto a medio e lungo termine.

A proposito di effetto volano un impedimento è il fair play finanziario, strumento che odio per come è strutturato. Un fpf studiato per impedire mancati pagamenti di giocatori/fornitori e fallimenti di società è cosa buona e giusta, ma un fpf fatto per mantenere lo status quo assolutamente no. Con il fpf attualmente le società devono mantenere il tetto ingaggi entro una determinata soglia percentuale del fatturato e nel contempo non possono spendere più di quanto guadagnano o comunque poco di più nel triennio. Questo sistema ha una stortura non da poco: mantiene in auge un’élite del calcio europeo formatasi in una determinata fase storica. Ovviamente il concetto è estremizzato, ma questo rimane. Ve lo immaginate un imprenditore facoltoso che rileva un marchio storico per rilanciarlo prendendo le migliori maestranze ed un burocrate gli dice che non può assumerli perché il fatturato è basso? Ecco rapportate questa scena al calcio, a me sembra ridicola. E’ ancor più ridicola se penso che pochi anni prima della reale introduzione del fpf Paris Saint Germain, Manchester City e Chelsea sono entrate nel novero delle gradi superpotenze solo perchè hanno potuto spendere e spandere a piacimento grazie a nuove proprietà floridissime creando così un circolo virtuoso in breve termine. Se oggi un Abramovich volesse rilevare ad esempio il Torino come farebbe a farlo tornare nel grande calcio? Non ci riuscirebbe, perché prima dovrebbe aumentare vertiginosamente il fatturato e come ci riesce se non può investire massicciamente?
Questo problema in proporzione diversa riguarda anche squadre come il nostro Milan e i tristi. Certo “basterebbe” avere molte sponsorizzazioni pesanti, ma da che mondo e mondo queste arrivano quando sei forte, quando hai successo, difficilmente prima. Questo è un altro pesante volano che in qualche modo dobbiamo cercare di mettere in moto il prima possibile visto che lo status quo regna sovrano in certi ambienti e nessuno in alto sembra voler toccare equilibri consolidati.
La vittoria dell’europa league sarebbe un ottimo modo per metterlo il funzione, certo è difficilissimo, ma domani vale la pena tentare perchè siamo il Milan. Forza ragazzi credeteci!

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.