L’eccellenza e la mediocrità

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Se fossi un dirigente del Milan, dopo la partita di domenica, comincerei a ragionare su come si possa definitivamente estirpare il male e la mediocrità all’interno di questa società. La differenza in campo (e fuori) con i bianconeri è stata abissale e lo è ormai da un pezzo, nessuna novità a riguardo. È stato francamente avvilente vedere come una squadra si possa permettere di giocare a marce basse senza mai rischiare nulla. Giocano così dall’inizio della stagione? Verissimo, ma è indubbio che la differenza fisica, tecnica e mentale con le avversarie è disarmante. Il Milan, decimato dagli infortuni, e con una rosa raccapezzata, giocando una discreta partita ha rischiato di fare male all’avversario solo su calcio di rigore. Quando poi hai un solo colpo in canna e lo sprechi… Alla scuola per cecchini dei S.E.A.L. in California il motto è “One shot, One kill”, solo così puoi sperare di sopravvivere quando sei in difficoltà.

Siamo una squadra normale, lo sappiamo e ce ne dobbiamo convincere il prima possibile. Ogni volta che l’asticella si alza arrivano puntuali le sconfitte. Nel 2018 abbiamo battuto la Roma (2 volte) e la Lazio, pareggiato con il Napoli e con l’Inter a San Siro e poi abbiamo perso. A volte male, a volte meno male. Ma abbiamo perso. Juventus, Napoli, Inter e Arsenal ci hanno battuto. In casa, fuori casa, su campo neutro. Abbiamo perso sempre. Una volta queste erano le squadre con le quali si taravano le nostre ambizioni. Oggi non più, con queste si fa pura presenza. Che la squadra stia migliorando il suo rendimento è vero. Lo dicono i risultati e lo dicono i numeri. Però è fuori discussione che per essere competitivi a certi livelli va rivisto molto del lavoro fatto. Il divario che si è creato è veramente insormontabile e l’ingresso alla Champions League è l’unico appiglio che abbiamo per incassare qualche euro in più e investirlo in giocatori di livello. Sempre che vogliano venire. Perchè allo stato attuale, in Champions, con questa rosa, in una probabile quarta fascia non vedo come si possa sopravvivere. Calcolando che stiamo sudando la qualificazione contro Betis ed Olympiakos, in Europa League. Oggi approdare al Milan è come arrivare in una squadra qualsiasi, non è una scelta di carriere ma una scelta di comodo, ormai di Milan non c’è più nulla. Lo ripeterò all’infinito. Mentre gli altri costruivano il loro futuro, qui a Milano si pensava a prendere i parametri zero e ad essere competitivi con gli amici degli amici. Giocatori per il 90% inadeguati a giocare per i nostri colori. Chiediamoci oggi, come mai in due anni sono transitati due veri top player e uno è scappato (inviterei tutti a conoscere bene i fatti prima di sparare sentenze, soprattutto sull’uomo) e l’altro sta già dando evidenti segnali di squilibrio ed insofferenza. Sono mercenari, sono scarsi, mai decisivi. Molto facile liquidarla così ma la storia ci dovrebbe insegnare tanto. Soprattutto dovrebbe farlo a noi. Vi ricordate i cuginastri con i vari Seedorf, Pirlo, Cannavaro e compagnia bella? Il problema erano loro o l’ambiente nel quale giocavano? Erano mercenari? Forse si, ma sulle doti tecniche mi pare non si possa discutere. Il rendimento dipende molto dall’ambiente e dalla squadra nella quale si gioca.

Si deve ambire a questo

La sconfitta contro la Juve non è sorprendente. Calcolando che nell’ultimo scontro in meno di 30 minuti ne avevamo prese quattro, in Finale di Coppa Italia. Non è questo che ti lascia l’amaro in bocca. È il senso di totale impotenza che si manifesta ogni volta che dall’altra parte ci sono giocatori abituati a giocare ad un certo livello. In determinati palcoscenici. La cura dei nostri problemi non è la mediocrità. Non sta in un Laxalt che si impegna ma fa danni e rimarrà sempre un mediocre. Idem per Borini e/o Abate. L’unica cura è ricreare quel contesto di giocatori che alzava il livello di tutti. Bisogna puntare i giocatori forti. Cercare l’eccellenza in ogni ruolo del campo. Punto. Basta scommesse, basta tentativi. Direte voi, ci vogliono i soldi. Sì, ci vogliono i soldi, la testa, le palle e le capacità manageriali di gestire una società calcistica come un’azienda. Ci vuole anche una bella dose di fortuna, ma andando avanti a mettere toppe, rimarrà sempre e solo un vestito sgualcito e mediocre firmato H&M, mentre gli altri si presenteranno sempre con un completo nuovo di Valentino. Domenica per raddrizzare la partita da noi sono entrati Laxalt e Borini. Dall’altra parte sono entrati Khedira e D.Costa. Giusto per dare un’idea.

Da lui si parte

Higuain ha sbagliato. Domenica ha sbagliato tutto quello che poteva. Scelte in campo, controlli di palla, rigore, proteste senza senso. Insomma ha sbagliato tutto. Eppure io non riesco a condannarlo. Non ci riesco proprio. Sarò una mosca bianca ma vi chiedo come vi sentireste voi se vi trovaste di fronte i vostri vecchi compagni che giocano a calcio, si trovano in campo, fanno arrivare dieci palloni a Mandzukic mentre tu devi venire a prendere la palla nella tua trequarti e devi correre come un ossesso verso la porta avversaria scoprendo di avere di fianco il nulla. Il niente. Credo che un minimo di frustrazione si possa impossessare di ognuno di voi. Non dimentichiamoci che saranno anche strapagati ma sono sempre ragazzi/uomini. Con i limiti e i vantaggi che ne conseguono. Da luglio che lo si sta caricando di mille responsabilità. Giusto, va bene. Ma allora che si giochi solo per lui. Come se fossimo un Genoa qualunque. Gli si facciano arrivare trenta palloni a partita. Probabilmente un paio li metterà dentro. Fare del moralismo sulla sua reazione mi fa ridere. Tutti bravi seduti su un divano, ma in campo è un’altra cosa. Prendi le botte e non te ne fischiano uno. Tutto ti sta andando male. Ti rendi conto che per vincere deve succedere un cataclisma cosmico. Non dimentichiamoci che Higuain è stato portato di peso qui a Milano. Che ci piaccia o no, per un top player oggi venire al Milan è un downgrade nella propria carriera calcistica nonostante i soldi del contratto e i vari proclami al momento delle presentazioni. Higuain va tutelato, multato dalla società e richiamato. Ma non condannato. Oggi, il Pipita è il nostro primo mattone verso quell’eccellenza che citavo in precedenza. Va lasciato sereno, non caricato a molla. Higuain è l’unico top player della squadra ma non può tenere la baracca in piedi da solo. Questo se lo deve mettere in testa per primo l’allenatore. La dimostrazione che devono cambiare le cose per il bene di tutti è la totale assenza di prese di posizione sul rigore assegnato. C’è un rigorista. Tira il rigorista. Questo scaricabarile, sul “decidono tra loro”, “in allenamento tirano in 4” sono delle minchiate colossali. C’è uno che deve prendere le decisioni e le deve far rispettare. Altrimenti è il caos, infatti al Milan, come da oltre un lustro, c’è caos. Queste sono cose che succedono a Roma o in altre piazze ma non possono succedere al Milan. Criticare oggi Higuain è solo deleterio. Qui non c’è la scusa “è scarso” come Kalinic o “non è adatto” come A.Silva o Bacca. Questo è forte. Lo è sempre stato. Io mi lanciai a luglio in una profezia, spero sbagliata. Dissi che per me avrebbe fatto la sua stagione peggiore in Serie A. Non lo dissi per le sue qualità, anzi l’ho anche preso al Fantacalcio. Ma ormai questa squadra non mi stupisce più, se non in negativo. Riesce a far rendere al peggio ogni giocatore. Sono passate 12 giornate di campionato, ha fatto 5 gol. Ha saltato 3 gare (Udine la considero saltata) e probabilmente ne salterà altre 2 per squalifica. Uno che, prima di arrivare al Milan, ha giocato 177 partite in Serie A e ha fatto 111 gol. Solo colpa sua?

Detto questo, il traguardo stagionale è lì davanti. Non si è perso troppo terreno dalla Lazio e, tornati dalla sosta per le Nazionali, ci sarà uno scontro diretto importante a Roma. Più in quella partita che in quella di domenica scorsa, capiremo di che pasta siamo fatti. Uscire indenni dall’Olimpico sarà importante, confermare la compatezza caratteriale è fondamentale. La squadra può ambire al massimo al quarto posto ma deve essere brava a stare in contatto con la Lazio ma anche brava a guardarsi le spalle, perchè la lotta sarà dura e le avversarie tante e agguerrite. A gennaio vedremo se succederà qualcosa in sede di mercato, anche perchè qui continuano ad arrivare dirigenti e direttori ma di gente che poi cambia le cose in campo, ancora non se ne vede.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.