Le mani sicure

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Eccoci qui davanti ad una commissione che ci giudicherà per gli ultimi tre bilanci e non solo. Mentre ci si interroga sulla possibile sanzione, ognuno ha in mente un motivo per il quale questa situazione è causata da qualcuno o da qualcosa. Complotti, rese dei conti o semplici regole non rispettate, sono le teorie più gettonate sul web e sui media in generale.

Voglio cominciare da dove è finita la “storia” precedente, perchè è da lì che parte tutto. Quando nel 2016 si era nel bel mezzo di trattative estenuanti per la cessione del Milan, l’allora presidente dichiarò a reti unificate che la “sua” creatura sarebbe finita “…in mano a chi potrà garantire un futuro ricco di successi. Solo in mani sicure…”. Inutile dire che si trattò dell’ennesima frase buttata lì per creare sogni ed aspettative ai milioni di tifosi che vedevano la cessione come uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Dopo circa quindici mesi possiamo tranquillamente dire che i fatti hanno dimostrato che l’ultimo “atto d’amore” del presidente è stato un fallimento su tutta la linea. Appena la trattativa ha preso una brutta piega è arrivato un cinese con una valigia (letteralmente) piena di soldi che ha buttato sul tavolo, da lì due diligence e tutto il resto sono passate in secondo piano. L’obiettivo era monetizzare. Fininvest e la famiglia hanno spinto per chiudere. A chi, era un problema secondario. Non è stato facile trovare un “gambler” pronto a fare all-in e appena è comparso si è passati alle cose formali.

Da quel momento, prendendo in gestione il Milan si doveva essere oculati e furbi. Perlomeno interessati alle sorti della società e non al proprio ritorno economico. Perchè dico questo? Semplice, i bilanci del Milan erano conosciuti da tutti. Da anni. I risultati finanziari erano tremendi, i passivi disarmanti. Non dimentichiamoci che quel Milan, in regime di FFP, “sfiorò” (che strano) la qualificazione all’Europa senza mai riuscirci, altrimenti sarebbero stati guai grossi…per Fininvest. Pertanto, invece di tenere un profilo basso in sede di dichiarazioni sull’andamento finanziario della società, si è scelta la politica della “trasparenza”. Il che non avrebbe nessuna controindicazione, se solo poi fosse stata seguita da fatti concreti.

Appena insediatosi in via Rossi, il nuovo AD Fassone in merito al FFP della UEFA ha subito dichiarato: “…Abbiamo incontrato la commissione a maggio, 20 giorni dopo il nostro insediamento e abbiamo ritenuto opportuno fare una deroga alle normali tempistiche rimandando di 6 mesi la presentazione dei nostri piani perchè fossero più ponderati e attendibili…”.
Mentre parlando della situazione debitoria con Elliott disse:
“…Vorrei completare il rifinanziamento ad inizio 2018: abbiamo già avviato una serie di negoziazioni ed incontro con tutto il mondo finanziario ed economico. Sono fiducioso che questo possa avvenire entro la primavera a condizioni migliorative sia per il Milan che per la holding del Milan…

Le due parti in grassetto saranno uno dei tormentoni che accompagneranno tutte le dichiarazioni pubbliche della società sul punto sul quale la UEFA sta martellando da mesi. Questa dichiarazione risale a circa un anno fa. Dopo questo incontro “esplorativo” tra UEFA e Milan, ci si era lasciati con la volontà di rivedersi prima della fine del 2017 per procedere con un VA o con un classico SA. Aggiungo io, la UEFA ci stava dando un’opportunità, la dirigenza sapeva dei bilanci precedenti e si doveva muovere con fatti concreti.

Nel frattempo si sprecano indagini, fotocopie di passaporti sui giornali, fidejussioni che non ci sono e programmi televisivi nei quali si dipingeva la figura di Li non esattamente come quella di uno scolaretto dal grembiule intonso. Ai quali non è mai stata data una risposta decisa se non un augurio di buon anno da una credenza del Mondo Convenienza. In questo clima di gaudio e felicità si è arrivati al mese di dicembre. Dopo l’incontro con la UEFA, il VA viene bocciato e si viene rimandati all’anno nuovo. Sempre in quei giorni “frenetici”, le dichiarazioni sono state le seguenti: “…Il Milan ha fornito all’Uefa una documentazione completissima. Mi auspico che la decisione Uefa sia presa nel rispetto del primo voluntary agreement, ma bisogna essere in due per essere d’accordo. Dall’Uefa richieste impossibili. Il Milan ha dimostrato flessibilità e me l’aspetto anche dall’Uefa…” e successivamente “…Per il rifinanziamento del debito abbiamo scadenza ottobre 2018 e sono fiducioso di poterlo completare entro primavera con 6 mesi anticipo. Stiamo lavorando per rispettare anche questi termini…”. Ricordo a tutti che queste sono dichiarazioni ufficiali dette davanti ai microfoni e alle televisioni. Facilmente recuperabili su internet. Pertanto, dopo alcuni mesi nei quali i risultati sportivi latitavano e quelli finanziari rimanevano in stand-by, “le mani sicure” si vedevano costrette a portare fatti concreti alla commissione della UEFA che vigilava e seguiva i passi di questa società che in nome della “trasparenza” continuava a rilasciare dichiarazioni di fiducia ma davanti alla commissione non produceva documenti nuovi.

L’ultima carta da giocare con la UEFA

Mentre, va detto onestamente, i soldi nelle casse del Milan continuavano ad arrivare grazie a bonifici che facevano il giro del Mondo, la stagione calcistica volgeva al termine. La squadra in campo, dopo varie difficoltà riesce a raggiungere la qualificazione diretta in EL. Nemmeno il tempo di riposarsi da una stagione logorante che arriva l’ennesimo capitolo di questa storia. La UEFA nega il SA e rimanda il Milan a giudizio. La notizia è un fulmine a ciel sereno, le dichiarazioni dell’AD sono più o meno sempre le stesse “...ci chiedono qualcosa di impossibile, non solo per noi ma per qualsiasi club…”. Quindi dopo mesi di “trattative” ci si è trovati sempre allo stesso punto, la UEFA chiede, il Milan produce i soliti documenti accompagnati dalle lettere di Elliott e spera in un giudizio equo, senza considerare che dall’altra parte continuano a chiedere risposte sul rifinanziamento e su Yonghong Li.

Il mio punto di vista è semplice, la UEFA sta godendo come non mai perchè può dimostrare al Mondo intero l’efficacia del FFP e non vede l’ora di scagliarsi su una vittima “famosa”. Ma dall’altra parte vedo un’incapacità di capire la situazione nella quale si stava agendo. È vero si era in regime di FFP per le gestioni “ballerine” del passato, questo è inconfutabile. Ma passare ora per il Calimero (rosso)nero al quale viene negato tutto e va tutto male, mi sembra eccessivo. Questa battaglia si doveva combattere dall’inizio, colpo su colpo. Non sperare in giudizi equi e VA concessi grazie a lettere di questo o dell’altro. I documenti prodotti sono stati bocciati/rimandati non una, non due ma ben tre volte. Ci si doveva porre delle domande. La UEFA sta giudicando in parte il passato ma nella nota ufficiale comunicata a maggio dichiara chiaramente: “…In particolare, la camera di investigazione è del parere che, tra gli altri fattori, permangano incertezze sul rifinanziamento del debito e sugli effetti passivi da pagare entro ottobre 2018”. Lo stesso rifinanziamento che doveva essere completato 6 mesi prima. Lo stesso rifinanziamento che doveva essere completato in primavera. Queste sono le stesse motivazioni con le quali aveva rimandato il VA.
Qui non si tratta di essere pro o contro la UEFA, qui si tratta di dichiarazioni che sono state rilasciate sempre con troppo ottimismo e con troppa facilità, non calcolando la reazione della controparte. La UEFA sta oggettivamente andando oltre il proprio operato ma credo si senta anche un pò “presa in giro” dopo un anno nel quale la situazione non è cambiata di una virgola e si è professata calma e tranquillità. Inoltre la UEFA vuole stanare gli avventurieri della finanza pronti ad investire nel calcio. La situazione UEFA/Milan è un volano di visibilità che il massimo organo del calcio europeo non vuole perdere. Il messaggio è chiaro, le operazioni condotte in questa maniera non piacciono.

Inutile dire che, per me, la sentenza (qualsiasi essa sia) è uno schiaffo morale e un danno d’immagine per il Milan e per i suoi tifosi che in migliaia si sono riversati a San Siro tutta la stagione, convinti che le cose potessero, finalmente, andare per il meglio. Invece, le mani sicure sono quelle di uno spericolato cinese (solo o in compagnia, adesso poco importa) che adesso si mette a fare il braccio di ferro per uscire con un gruzzoletto in mano per provare a saldare i debiti che ha contratto per comprare il Milan. Le mani sicure sono quelle che cominciano ora, fuori tempo massimo, una battaglia con l’organo calcistico più potente del Mondo (dietro alla FIFA) a suon di Power Point. Non è tutto uno schifo, per l’amor del cielo, ma meno auto celebrazioni e più fatti concreti, forse, ci avrebbero aiutato davanti alla commissione. Adesso succeda quel che deve succedere e si ricominci con altri protagonisti. L’unica cosa che non cambierà sarà l’affetto per questi colori. Gli unici ad uscirne sempre vincitori, tra promesse, mani sicure e gamblers.

Voglio chiudere con una nota lieta. Un ringraziamento personale a tutti coloro che sabato ci hanno dimostrato il loro affetto. Sia dal vivo, sia sul blog. E’ stato bello poter vedere i volti di ognuno dei presenti e ascoltare le loro storie. Milan Night è tutto questo. Come ha dichiarato Gian nel pomeriggio: “…tra dieci anni Milan Night sarà come adesso, l’unico blog dei milanisti…”. Sbem.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.