L’asticella

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Amaro in bocca. Già, la sensazione è quella, son passati tre giorni ma dopo aver visto la prestazione della squadra nei primi trenta minuti e la reazione successiva al pareggio io non ce la faccio a non sentirmi così e sono pure un po’ incavolato. So che i problemi non si risolvono dalla sera alla mattina, ma alla fine prevale sempre quella cosa lì, quella che non ti fa accontentare, quella che fa dire questo a Gattuso ai microfoni della Rai:

I complimenti? Fanno piacere. Il problema è che, quando vedo la nostra classifica, non accetto nessun complimento, come non devono fare i miei giocatoriQuesta è una squadra che può fare molto di più, siamo migliorati tantissimo, negli ultimi due mesi. Dobbiamo essere avvelenati e arrabbiati con noi stessi, abbiamo il dovere di fare di più. Stiamo facendo risultati, ma non basta.” 

“Non dobbiamo pensare ai complimenti, ma a lavorare, solo così possiamo uscire da questa situazione. I cambiamenti? Il problema è che, quando dico di voler alzare l’asticella, voglio quello, il Milan è composto da tantissimi giovani di qualità, dobbiamo migliorare in settimana.”

Ecco, queste sono le parole che mi attendo dall’allenatore, perché crogiolarsi dietro a 10 punti su 12 nel girone di ritorno o chissà cos’altro non avrebbe senso: la classifica fa schifo per il valore tecnico dei giocatori in squadra e bisogna alzare l’asticella, senza se e senza ma. Questa è l’unica disamina di chi vuole puntare a risollevare le sorti di una squadra perché tutto il resto è accontentarsi, tornare mediocri nell’animo ancor prima che nel risultato.
Il mio amaro in bocca, il mio nervoso, il mio pugno sbattuto sul tavolino sono tutto ciò che lui descrive: i miglioramenti sono netti e evidenti, ma l’asticella va obbligatoriamente alzata perché ne abbiamo le qualità, perché non dobbiamo sprofondare nel limbo degli anni passati, perché qualunque cosa accada in questo mese i giocatori devono dimostrare cosa valgono e il mister deve farmi credere di avere le carte in regola per poter guidare questo club anche in futuro. Questo è ciò che fanno i vincenti.  Non parlerò di una ritrovata solidità generale del reparto difensivo, né dei sincronismi della squadra, né del senso di appartenenza che sta manifestando il gruppo e gli undici in campo (se ben ricordate è stato il leitmotiv della sua conferenza stampa di esordio, non a caso), ma mi soffermerò su ciò che non va perché quando si raggiunge uno step, l’asticella va sempre alzata: l’attacco.

Che il nostro attacco non sia il migliore della serie è indubbio, che non si avvicini nemmeno a quello delle prime quattro squadre anche, ma che un onesto mestierante come Kevin Lasagna in 20 partite di serie A abbia segnato gli stessi gol delle nostre tre punte (in 23 giornate) direi anche no. I nostri attaccanti per vari motivi non hanno nel bagaglio i 20 gol di Immobile o i 18 di Icardi, ma nemmeno posso avere questi numeri desolanti. Tanto per fare un altro esempio le tre punte della Spal, avversario di sabato, rispondenti ai nomi di Antenucci, Floccari e Paloschi ne hanno realizzati esattamente il doppio di Cutrone, Kalinic e Silva.
A vedere questi numeri potremmo affermare di avere uno dei parchi attaccanti più scarsi della serie A, ma non è così, bisogna migliorare la fase offensiva perché fino alla trequarti l’azione si sviluppa con buone trame per poi perdersi in tentennamenti, approssimazioni o passaggi scolastici. Kalinic a me piace zero, ma numeri così penosi non li ha mai avuti in tutta la carriera, quindi non mi resta che confidare in Rino per alzare quell’asticella con un miglioramento del gioco offensivo in grado di restituire il sorriso ai nostri attaccanti, cercando altresì di organizzare un vero contropiede, cosa che ormai ci manca da troppo tempo e a Udine ce ne siamo accorti in almeno un paio di occasioni.

La fase offensiva è il nostro tallone d’Achille, ma c’è un giocatore che potrebbe sbocciare davvero: Suso. Io non sono un suo estimatore, ma con 6 gol in campionato ha segnato quanto Callejon e più di Insigne oltre ad aver fornito 5 assist. Io sono sempre stato critico nei suoi confronti (e lo sono tuttora) perché con quelle qualità potrebbe fare molto di più, perdere molti meno tempi di gioco, fare un’imbucata di prima per la punta o crossare anche di destro senza limitarsi al dribbling insistito. Suso è uno di quei giocatori che deve alzare l’asticella perché chi è forte deve farlo: agli Abate o ai Montolivo al massimo puoi chiedere l’impegno perché le doti son quel che sono, ma a lui si deve chiedere di più, non deve accontentarsi, come direbbe Gattuso.
Proprio il mister potrebbe essere la chiave giusta per farlo maturare, un tecnico che non te le manda a dire, che spronerà lo spagnolo perché ciò che sta facendo non è sufficiente per diventare un grande giocatore, perché per esserlo bisigna capire l’importanza del gioco di squadra.
Non sarà il gol da cineteca a farmi cambiare idea su di lui, ma questi numeri necessitano di attenzione: se alzasse l’asticella ci troveremmo davanti a un signor giocatore e non sapete quanto sarei felice di essermi sbagliato, perché le qualità tecniche non si discutono.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.