L’ambizione e la realtà

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So già che la maggior parte di coloro che leggerà non sarà d’accordo con le poche righe che scriverò ma io purtroppo non ho voglia di festeggiare ed esultare per cose che non riguardano il campo. Le parole per me rimangono tali e devono essere seguite da fatti concreti, che nonostante si giri la frittata come si vuole, io non ne vedo. L’unica certezza è legata ad un allenatore che si è presentato bene (abbiamo l’esclusiva su cosa c’è scritto su quei foglietti con i quali armeggiava), senza tanti ricami, senza cravatta e con la maglietta della salute sotto la camicia. Come fai a non amarlo. Comunque sarà subito messo alla prova durante la tourneè estiva. Si perchè, a parole, Giampaolo piace quasi a tutti, è dipinto come un maestro, un saggio e sa come costruire calcio dal nulla lasciato da quell’incompetente, brutto, scarso e cattivo di Gattuso. Io però poi aspetterò di vedere le reazioni e i giudizi alle prime difficoltà. Qualcuno, non il sottoscritto, si è dimenticato di cosa scrivevano e dicevano su Gennarino all’inizio della sua avventura al Milan. Aspetterò le reazioni dei tifosi, dei giornalisti (la fanfara è ancora bella viva e vegeta) e infine quelle della dirigenza così brava a lodarlo e sbrodolarlo in conferenza, giusto per non mettere troppa pressione, ma che dovrà dimostrare anche con i fatti l’appoggio al proprio mister. Il mercato, per ora, appoggia l’idea di Giampaolo. Vedremo, io starò comunque con Giampy.

Dicevamo dei fatti che devono seguire le parole. Bene, è stato facile eccitarsi al sol sentir pronunciare le “ambizioni di Elliott”, se fossero supportate da fatti concreti io non avrei nulla da scrivere, anzi starei zitto e applaudirei. Però tutto cozza un pò con ciò che si vede. Un’ambizione così smisurata che preferisce rinunciare alla Europa League (a circa 20 milioni mal contati) per ripartire ancora una volta da zero. Avessimo le casse piene di soldi, potrei capire ma patteggiare (perchè questo è) una pena, dopo che 12 mesi prima si era fatta la guerra per giocarla quella coppetta, non mi convince proprio e non va a braccetto con la parola ambizione. Inoltre vedremo se il discorso con la UEFA è chiuso qui, visto che l’illuminato di Johannesburg dice e non dice. Idem per il discorso stadio che tanto fa felici. Scopriamo nel 2019 che l’idea per la quale un AD è pagato diversi milioni di euro è quella che un piccolo cicciotello pizzaiolo aveva detto qualche anno fa tra una bevuta e l’altra. Milan e Inter insieme, appassionatamente. Ma sì, evviva la condivisione. Real e Atletico stavano pensando di demolire il Wanda e il Bernabeu per tirarne su uno insieme, magari vicino al Vicente Calderon. Vuoi mettere l’appeal? Stadio condiviso che come al solito poi andrà a discapito nostro, perchè da che mondo e mondo con quelle merde lì abbiamo sempre purgato, fuori dal campo intendo. Dalla denominazione dello stadio, dal piazzale dello stadio, calciopoli eccetera eccetera. Anche questo è un segnale di ambizione, facciamo lo stadio ma siccome non vogliamo impegnarci troppo e gli sponsor fioccano come neve a Yaoundè, preferiamo non farlo troppo grande e dividiamo anche le spese della luce. Ma si sa i ricavi dallo stadio, soprattutto in Italia, sono imprescindibili. Per riconferma chiedere a Sassuolo e Udinese che non sanno più dove metterli i soldi dei ricavi alla voce “stadio”. L’esempio della Juventus non vale, perchè è uno stadio microscopico per la fanbase che ha la squadra ma soprattutto, cosa che in Italia conta giusto un pochino, la squadra vince. Ergo, lo stadio lo riempi. Ergo chiedi oltre 600 euro per un abbonamento in curva al secondo anello. Ergo fai pagare una fee sulla rivendita della partita nell’abbonamento non utilizzata. Se non c’è la materia prima (la squadra) e se non sei vincente lo stadio in Italia, non lo riempi. Per le favole c’e sempre Lewis Carroll.

ESCLUSIVA MILANNIGHT – Gli appunti di Giampaolo durante la conferenza stampa

Ambizione è anche quella alla voce staff. La scelta di Giampaolo, aldilà delle battute è un segnale ben preciso, perchè qui la possiamo girare come vogliamo ma di profili se ne potevano tirare fuori a decine. Inoltre, la miglior calciatrice italiana, nonchè allenatrice di livello per il calcio femminile, è andata via per “differenti visioni” e l’ambizione ha portato uno che di panchine se ne intende, Maurizio Ganz. Per favore andate a vedere il suo curriculum come allenatore. Idem per il settore giovanile, un altro pezzo da novanta come Angelo Carbone, qui il cv è più difficile da reperire. Vogliamo parlare di Bonera? Non dico nulla ma se solo l’avesse fatto il Condor…apriti cielo. Su Gattuso (che come allenatore ha dei limiti evidenti ma come milanista non si discute) e Leonardo, apriremo una volta un dibattito senza insulti, perchè, di fatto, sono fuggiti a gambe levate nonostante la strabordante ambizione di Elliott. Due matti. Ma va bene così, credito a mazzi.

Finisco qui, tanto so già che ci sarà da polemizzare. Il mio non è assolutamente pessimismo, chi c’era sabato sera sa come la penso ma ditemi che la realtà è differente da quello che ho descritto. Io resto fiducioso solo per la parte del campo, per quanto detto all’inizio e se tutti remeranno dalla stessa parte, anche perchè, peggio del quinto posto di Gattuso a 68 punti e a 5 minuti dalla qualificazione in Champions League, è veramente difficile fare. Dicunt.

FORZA MILAN

Johnson

p.s. E’ stato un piacere chiacchierare, ridere e scherzare con tutti voi durante la festa. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato anche solo con il pensiero.

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.