La versione di Rino

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Dopo la versione campana di un Milan timoroso, sparagnino e infine schiacciato. Dopo la versione rossonera, di un Milan che a San Siro con la Roma ha dato segnali di risveglio con una discertà personalità, anche se agevolata alla fine ci è voluto un guizzo per portare a casa la vittoria. Siamo arrivati, domenica scorsa, alla versione bianca di un Milan che ancora una volta cambia maglia e cambia volto. Questa volta sul campo abbiamo visto tutto ciò che mancava nelle puntate precedenti, un pò di strafottenza e disinteresse nell’approccio e un impegno al minimo sindacale per raddrizzare la baracca nel secondo tempo. Strafottenza intesa come il solito modo di approcciare queste partite con la mentalità del “siamo il Milan”. Peccato che poi nella realtà dei fatti il Milan sia un’altra cosa e le avversarie ci giocano in faccia senza paura, i tempi son cambiati. Da molto.

Calcio d’inizio. Palla Cagliari, lancio di Barella teso nel nulla della difesa rossonera. Sono passati circa 4 secondi. Un chiaro messaggio, noi veniamo lì a prendervi, voi che fate? La risposta si è vista poco dopo, con la soglia dell’attenzione più bassa del livello del Po a Luglio. Si trotterella. Si giochicchia. Ergo prendi l’imbarcata. Solo il palo ha salvato il Milan da una sconfitta certa. Almeno su questo Gattuso ha visto lungo, se vai sotto 2-0 non la riprendi più. Qualcuno adesso ci deve far capire di che pasta sono fatti questi ragazzotti. Perchè se a Napoli “…la squadra aveva paura…” e al primo episodio contro sono andati in panne. A Milano hanno mantenuto la barra a dritta nonostante una Roma che stava rimediando ai disastri del primo tempo. A Cagliari invece, ci dicono dagli spogliatoi, che questi ragazzi “…non sanno quanto sono forti…”. Permettetemi ma qui io non capisco. Perchè se hanno paura di fronte alle “grandi” e vanno in pappa e non sanno quanto sono forti con le “piccole” e vanno in pappa, qui sorge l’ennesimo, perenne, unico, immenso, grande, devastante, irrecuperabile problema di personalità. C’è poco da girarci intorno, i dati dicono che la squadra sta facendo meglio dell’anno scorso ma gli atteggiamenti che vediamo sono ripetitivi. Forse c’è un problema in alcuni uomini, titolari inamovibili, che non brillano certo per garra, attenzione e volontà di sudare? Non so, la butto lì.

Finita l’estate dei pochi tormentoni, è ripartito settembre con una nuova hit degna del miglior Enrique Iglesias. Ormai da settimane sento da tutte le parti il motivetto “bisogna mettere Higuain nelle condizioni di segnare…”. Radio, televisioni, commentatori, giornalai. Tutti con questa storia. Sono d’accordo, ci mancherebbe, ma quando sento che questa frase esce dalla bocca di Rino mi si apre una ferita nel cuore. Mio caro Gennarino, tu devi fare qualcosa per mettere in condizioni il Pipita di fare il suo mestiere. Non puoi usare un plurare maiestatis. Sai benissimo come gioca e cosa fa il Pipita di mestiere. A Madrid ha dovuto tirare fuori da cilindro un gran gol. A Napoli era disperso nel deserto tra Albiol e Koulibaly e la prima palla gli è arrivata da Laxalt quasi al novantesimo. A Milano, ha fatto un gol (annullato) partendo da centrocampo, e si è inventato un assist per Cutrone nato su un pressing alto per conquistare la palla di Calabria. A Cagliari la profondità gli è arrivata una volta, su un rimpallo di Kessie che è andato ad attaccare alto e la palla è arrivata a Higuain un pò casualmente. Morale della favola, la palla arriva per situazioni non preparate e soprattutto non da chi dovrebbe servirlo. Qui si apre un tema che genera sempre discussione e polemica. Non ho mai nascosto che considero Suso di un’inutilità disarmante ma le colpe non sono solo sue. Non ho mai nascosto la mia predilezione per Calhanoglu ma che venga fatto giocare come un Lazzari qualunque è un problema, non solo suo. Con questi partner d’attacco, Higuain, non riceverà una palla giocabile in profondità. Vedasi Kalinic e ASilvia, con qualità molto più infime, che stagione hanno fatto. Per diversi motivi, sono due giocatori che puntano il centro (portando via spazio alla punta) e una volta su due tirano in porta. Se Suso non segna da quando c’erano i Fenici e Calhanoglu è decisivo a fasi alterne, forse c’è un problema di impostazione. In questo caso il problema lo deve toccare con mano l’allenatore, deve capire che il modulo e gli interpreti sono da rivedere. Insomma, deve (e non dobbiamo) mettere in condizioni il Pipita di spaccare le porte.

Avevo buttato lì, dopo la partita di Napoli, che un giorno avremmo fatto un discorso anche su Donnarumma. Oggi non c’è molto spazio, anche perchè la cronaca incombe, ma di certo va capito il valore di questo ragazzo. Siccome ho smesso di considerarlo “Gigio” da giugno 2017, adesso deve dimostrare che la sceneggiata messa in piedi quell’estate ha un senso. Non vorrei essere iettatore ma più passano le settimane e più ho paura che tra dieci anni saremo ancora qui a parlare di lui, in attesa della sua esplosione. Mi ricorda qualcuno, il procuratore è lo stesso. La testa del ragazzo non so se è la stessa di quest’altro che alcuni stanno ancora considerando un campione ma di certo, dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…

Questa mattina è arrivata la notizia di Gazidis che diventerà il nuovo AD rossonero. Fedele alla linea degli ultimi anni anche lui è pelato, speriamo che non segua le orme del passato. La struttura societaria è praticamente sistemata. Nomi, esperienza e carisma non mancano ma attenzione, non entrano in campo, per ora. Quindi testa a Milanello e a chi deve far andare le gambe. Possibilmente con una piglio diverso da quello visto a Cagliari. Aspettiamo un Milan nella versione di Gattuso.

FORZA MILAN

Johnson

VIENI A SAN SIRO!
Chi sarà il secondo nighter dopo Tia a vedere la partita con un redattore? La procedura per venire a vedere Milan-Atalanta è sempre la stessa:
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Il primo che manderà l’e-mail completa di tutti i dati riceverà una mail di risposta per l’avvenuta prelazione del biglietto in cui vi richiederemo (solo in quel momento) di inviarci la distinta dell’avvenuta donazione a favore della fondazione da voi scelta tra
Fondazione Theodora
Fondazione Imation Onlus
Progetto Alice SEU
Progetto Noemi
Una volta effettuata la donazione (max 48 ore di tempo pena la perdita della prelazione) vi chiederemo i dati necessari per poter usufruire del biglietto.

Adesso non ci resta che vederci allo stadio!

 

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.