La Stele di Rosetta

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La settimana appena conclusa ci ha lasciato in eredità dei movimenti di mercato, sia in campo che negli uffici rossoneri, di grande impatto. L’approdo ufficiale al Milan di Gonzalo Higuain e di Mattia Caldara ha acceso di nuovo lo spirito e i cuori dei tifosi. Si tratta di due titolari importanti che permettono a questa squadra di essere più pronta per affrontare una stagione molto difficile e che ci vede, ad oggi, sempre all’inseguimento. Allo stesso tempo, nel pomeriggio di una calda domenica di agosto, arriva l’annuncio che ha scatenato milioni di tifosi in tweet, post e parolone di gaudio. Paolo Maldini entra nel Milan. Entra a lavorare in un progetto serio e con un ruolo preciso nella società di proprietà di Elliott. Comincia una nuova carriera dopo anni di isolamento, voluto o meno.

La leggenda rossonera entra in punta di piedi, con il suo tipico fare ma non ogni parola detta durante la conferenza stampa ha un peso ed un significato ben preciso. Non mi nascondo dietro ad un dito e lo dico chiaramente, l’anno scorso criticai duramente la sua scelta di non entrare nel progetto cinese, convinto che fosse tutto legato ad un orgoglio tipico dei grandi. Come me lo fecero in tanti che adesso però salgono felici e gaudenti sul suo carro come nulla fosse. Aveva ragione lui, ci aveva visto lungo. Le cose formali e le dirette Facebook non lo avevano convinto, io completamente assuefatto alla nuova epoca rossonera, ero arrivato a dubitare del suo pensiero. Scusa Paolo avevi capito tutto prima di tutti, come sempre in campo. Ieri pomeriggio durante la conferenza stampa la parola “serietà” ha dominato la scena. Un piccolo siluro, nemmeno tanto velato, a chi ha raccontato di business plan e di Milan China per mesi, senza poi cavarne un ragno dal buco. Il suo ruolo rimane ancora un pò “nebuloso” anche se si occuperà di campo e di rapporti con proprietà e allenatore, la sua presenza è comunque importante in questo Milan. La decisione di accettare la corte di Leonardo è stato anche “…il progetto a medio-lungo termine…” che al momento garantirebbe un minimo di continuità societaria. La sua presenza, oggi, garantisce, come Leonardo, un’indipendenza di pensiero e di azione che in precedenza non era consentita. La loro presenza sta portando anche un livello di umiltà nei confronti della UEFA e del FFP, che fa solo bene per ricucire i rapporti logorati da presentazioni PowerPoint privi di significato. I proclami estivi sono sempre stati qualcosa di esclusivo per l’altra sponda avvelenata del Naviglio. Che ritornino e rimangano lì, qui si fa la Storia.

Da qui si parte

La società sta continuando a prendere forma. Le numerose persone nei piani dirigenziali mi ricordano un pò la Roma di Pallotta, colma di amministratori, direttori e responsabili vari. Forse un pò troppi, ma è anche vero che se si deve costruire un’azienda con la A maiuscola, si devono mettere dirigenti capaci e competenti nei ruoli centrali. Maldini non ha mai fatto il dirigente ma sicuramente ha personalità e presenza che da sole possono aiutare. La presenza dell’amico Leonardo, che lo ha spinto ulteriormente ad accettare, è una sicurezza per lui e per tutto l’ambiente. Almeno per il momento l’unità di intenti è totale. Di certo avere un uomo come Paolo Maldini in società è come avere la Stele di Rosetta rossonera a Casa Milan. Permette di codificare, comprendere e diffondere a Milanello il misterioso e, ormai perduto, linguaggio dei vincenti. Quello di Cesare e quello di Paolo. Di coloro che hanno scritto la Storia sul campo a suon di vittorie, trionfi e successi. La Famiglia Maldini da sola ha in bacheca 6 Champions League, tutte le squadre italiane insieme non arrivano ad un numero tale. Da sola, la sua presenza, ci aiuta a cominciare un processo di Milanizzazione dell’ambiente che da troppo tempo ha sofferto di virus letali. Ora sotto con il lavoro e si cominci a lavorare veramente per il bene del Milan.

Mentre da questa parte dell’oceano il mondo rossonero sta cambiando molto velocemente come abbiamo potuto vedere proprio nei giorni scorsi. Dall’altra parte dell’Atlantico il mondo rossonero sembra essere abbastanza statico. Il Milan di Gattuso sul campo non sembra evolversi come la società. È un gran peccato. Vero è che si tratta di amichevoli estive ma la linea tracciata dal mister è quella solita. Adoro Rino, l’ho sempre difeso e lo considero un milanista vero. Ha già incassato la fiducia di Leonardo, del presidente Scaroni e di Maldini ieri, eppure continua ad essere sotto pressione. “Gattuso non è mai sereno, ci siamo noi per renderlo sereno…” queste sono le parole di Maldini a riguardo. Lui soffre come noi e gioisce come noi. Ma forse anche troppo. Rino rilassati! Ora deve adeguare il suo credo calcistico alle ambizioni della nuova società. Mi è capitato di vedere Milan-Barcellona di domenica scorsa e sebbene il Barcellona fosse imbottito di giovani di belle speranze (il classe 1999 Puig da segnalare), il motivetto rossonero è sempre lo stesso. Corsa, grinta, squadra compatta e là davanti… già là davanti. Cutrone è come al solito in mezzo al nulla cosmico, in generale la punta centrale deve fare un lavoro disumano alla caccia del pallone. Il gioco d’attacco è affidato ai lampi di Suso e il Calhanoglu della situazione deve arare la fascia avanti e indietro per aiutare il centrocampo e la difesa. Conseguenza immediata: si fanno decine di chilometri a scapito della lucidità e della tecnica. Nel caso del turco, lavoro sprecato. Gennarino deve fare un upgrade, necessariamente. La sua faccia “incazzosa” non lo aiuta ma lo identifica da sempre. Ma la sua squadra deve avere più capacità di offendere, soprattutto ora che è arrivato un bomber di razza davanti. Higuain è un centravanti completo, ha segnato sempre e dovunque. Lotta e combatte ma soprattutto finalizza. Va messo nelle condizioni di fare il suo mestiere. Rino ha l’obbligo di adeguarsi a questa nuova epoca rossonera e mettere il veto sulla cessione di Bertolacci non è un bel bigliettino da visita. Forse, e lo sottolineo con il sangue, le cose stanno realmente cambiando, pertanto fuori gli inutili da questa squadra come Bertolacci, Montolivo e tutta la compagnia al seguito. Dopo ciò che sta succedendo mi aspetto che Rino sia felice e dichiari: “Costruiscimi una macchina e io ti vinco Dayona!” come disse Cole Trickle (Tom Cruise) nel film dei primi anni novanta Giorni di Tuono.

Il Milan sta cominciando un nuovo, ennesimo passo verso il futuro. Scottati dalle recenti delusioni è meglio andarci con i piedi di piombo ma la presenza di un mito come Paolo Maldini, ci potrà rendere questo viaggio un pò meno difficoltoso.

FORZA MILAN

Johnson

 

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.