La Monei Lick – Pt.2

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NELLE PUNTATE PRECEDENTI: In una sala stampa gremita il presidente e il suo fido braccio destro giallo cravattato stanno tenendo il consueto monologo con vari sbrodolamenti facendo notare come tutto fosse bello durante il loro regime. Tutti i presenti sono prostrati a cotanta perfezione e il buffet è parte integrante della scena. Solo una persona, l’unica senza timore, decide di dare voce al sentimento di milioni di tifosi…

…Il ghigno è stampato sul volto dei vari ospiti della sala stampa. Tutti pensano che la risposta decisa del Condor abbia sistemato quel temerario che osa andare contro ad uno “stile” ormai rodato da anni.
Ma l’ospite non demorde, con grande calma e molta educazione comincia ad interrogare il braccio destro.
“Guardi, ne avrei molte di domande. Mi piacerebbe che mi rispondesse senza andare dietro le quinte a consultare il menù della mensa e senza chiedere l’aiuto ai suoi fidi scudieri qui presenti”.
La risposta tagliente lascia di stucco il giornalista noto per il suo profumo. Strabuzza gli occhi e la tensione lo sta logorando, con voce tremante si rivolge al signore elegante.
“Ma come si permette? L’amministratore delegato ha sempre lavorato con un budget minimo. Vogliamo ricordare quando ha acquistato Suso a zero? I bilanci erano sempre sistemati dall’azionista di maggioranza. Il settore giovanile di adesso è frutto del lavoro di quest’uomo!” la sua voce si fa sempre più alta, è quasi un grido di dolore. Le ferite inferte al suo idolo, lo hanno colpito.
Molti dei presenti sghignazzano, convinti che questo colpo sia quello definitivo. Due giornalisti piccolini, simili a due Hobbit, continuano a correre da una parte all’altra della stanza. Sono campioni affermati di cerchiobbotismo. Le troppe notizie da postare sul loro sito li stanno facendo sudare ma quale occasione migliore di raccogliere buoni interventi sul vecchio comandante in capo, il Condor.

All’improvviso si sente un tonfo che interrompe la tensione. Un colpo sordo risveglia tutti dalla situazione. Il presidente che si era addormentato è caduto dalla sedia. Scalpore, timore ed ansia sul volto dei presenti. Con il suo solito charme, si rialza e sfoderando il suo miglior sorriso dichiara “Ve l’ho mai raccontata la barzelletta sull’Inter?”. Un boato di risate accoglie il risveglio, dalle prime file parte un applauso. Gaudio e gioia accompagnano questo momento. Le guardie del corpo aiutano il presidente a prendere posto, lui grato si gira verso uno di loro e sussurra “Uè e anche oggi, w la figa”.
Il condor riprende colore e l’ansia per le sorti dell’amico via via inizia a scemare. Guarda verso il buffet e fa segno ad uno dei camerieri di portargli un piattino con un bell’antipastino misto, questi momenti di tensione allargano lo stomaco.

“Scusate se vi interrompo ancora” ricomincia il misterioso presente “mi sento in dovere di parlare in nome dei tifosi del Milan. Ma vedete cosa avete fatto? Avete sfruttato il nome del Milan per fare scene come queste. Buffet, risate, battute. Dov’eravate quando il vostro spirito critico era necessario? Dove eravate quando questi due signori chiudevano i bilanci a suon di milioni di perdite. Io ho il Milan nel cuore, lo conosco da molti anni. Avete regalato gioie a questi tifosi ma siete riusciti a farli vergognare. Avete infangato il nome del Milan, facendo affari con gente di dubbia provenienza. Bugie, slogan e frasi fatte a prova di ebeti. Portavate avanti trattative a suon di ticket restaurant. La fascia di capitano, quella indossata dai Maldini, da Franco Baresi, da Gianni Rivera. Che cosa ne avete fatto? L’ho vista indossare a Mexes e a Muntari. Dov’eravate quando succedeva tutto questo?”
Il silenzio è piombato come un macigno nella sala. I due hobbit sono di fianco al signore elegante perchè non c’è cosa migliore di dare un altro colpo al cerchio ed uno alla botte…
Tutti guardano i due protagonisti in attesa di una risposta. Il presidente cerca di allentare la tensione “Uè il numer des l’è v’un bon. Come ci chiama? Rui Costa”.
“No presidente, no!” il tono del signore elegante di fa duro. “Rui Costa non gioca più nel Milan da oltre un decennio. E voi, correggetelo, abbiate il pudore di intervenire. Dove sta la vostra onestà intellettuale? Solo quando si parla della nuova proprietà siete critici e fate il vostro mestiere?”
Questo attacco frontale non passa senza una replica. Il giornalista con la coppola si alza e urlando con un accento del sud “ Ma chi è questo qua? Ma chi è?”

“Mi chiamo Herbert. Ho fondato il Milan, l’ho fondato nel 1899 e redissi uno statuto per descrivere che cose sarebbe dovuto essere il Milan. Lo stesso statuto che queste persone stavano facendo andare in qualche biblioteca impolverata di qualche ricco uomo d’affari d oltremanica“.
Nello stupore generale uno dei due hobbit chiede all’altro: “Ma Herbert chi? Mi sa che deve essere uno di quelli presi da Maiorino, non mettiamolo sul sito…”
“Herbert Kilpin. Se voi siete qui lo dovete a me” risponde deciso il fondatore del Milan.
“Vi chiedo di avere un minimo di vergogna per quello che avete fatto. Tutti. Tutti, voi. Quello che avevo creato era un club che doveva vivere di tutt’altro spirito. Siamo diventati una macchietta. Avete profanato il nostro stadio con una haka improvvisata e nessuno ha detto niente. Sono tornato per dirvi che il vostro tempo è finito. Ritiratevi. Tutti. Il Milan non è uno strumento politico. Il Milan non è uno strumento di scambio. Il Milan non è un menù. Andate lentamente verso l’uscita e pensate a ciò che avete fatto. Lasciate il Milan ai tifosi, a coloro che hanno sempre avuto nel cuore questa squadra, nel bene e nel male. Quelli che vi hanno criticato non per un like in più ma solo per il bene di questi colori. Lasciate tutto e andate via. Il vostro tempo e’ finito.”

Herbert Kilpin si alza e con passo fermo si avvicina alla porta d’uscita. Il suo discorso ha lasciato tutti senza parole. Qualcuno, ancora non sazio, punta ancora al buffet e non ha capito molto delle parole dette. Un ultimo sguardo alla platea, dopodichè Kilpin apre la porta e si allontana. Il cielo all’esterno è celeste e i colori delle bandiere per strada sono ancor di più rossonere, i colori sono più vivaci, più vivi. L’aria rarefatta si sta pulendo. Herbert sorride, vede un bambino vestito con la maglia rossonera e lo prende in braccio. Lo guarda felice e gli dice soddisfatto “Il Milanismo è tornato”.

FORZA MILAN

Johnson

Riceviamo e pubblichiamo:

Ho scelto il silenzio in questi mesi, il silenzio di chi sa ma preferisce non dire, il silenzio di chi ama il Milan ed è sempre e da sempre a guardia del forte. Con la società era tutto fatto, firmato e sottoscritto da tempo.
Oggi l’ufficialità: il sottoscritto sarà il nuovo sponsor dell’AC Milan.
Spiace per qualche buco nero del web, se ne facciano una ragione, dedicato a chi si augurava di vedermi licenziato, dismesso o appiedato, questa è la vittoria di chi ha sempre fatto il proprio lavoro con onestà intellettuale mettendo il Milan davanti a tutto e tutti.
Un ringraziamento sentito, doveroso, accorato all’Amministratore delegato Marco Fassone e al Direttore Sportivo Massimiliano Mirabelli per la fiducia concessa.
Ac Milan 2018-2019: IL DIAVOLO VESTE (Gauro) PUMA.

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.