La leggenda dei 3 innesti

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Un sabato pre pasquale di campionato ci ha lasciato con tanto amaro in bocca e parecchia rabbia. Nessuna tragedia, assolutamente, ma si deve prendere atto di una situazione che non può essere ignorata e che necessita di interventi importanti. Nel 2018 stiamo tenendo un ruolino di marcia ottimo, la squadra si è assestata dopo un inizio terrificante. A causa proprio di almeno 3 mesi di assoluto “svacco”, oggi ci troviamo con la necessità di vincere. Vincere sempre, per poter recuperare punti a quelli davanti. Attenzione, non sto parlando di ingresso in Champions, sto parlando di recuperare punti rispetto ad una classifica che si era trasformata in un incubo. Ovviamente stiamo mantendendo un’ottima media, ma non basta. Stiamo mettendo le basi per il futuro, questo è certo, ma ci sono delle situazioni che vanno analizzate e alle quali vanno date risposte e soluzioni.

LE 3 PROVE – Arsenal a Milano e Londra. Trasferta di Torino contro i bianconeri. Tre partite che ci hanno offerto tre prove chiarissime sul divario che si è creato tra noi e l’elite del calcio europeo. Le tre prove hanno in comune dei dettagli importanti. Inesperienza, differenza atletica e valore tecnico dei singoli giocatori. Se Ozil prima e Khedira poi, si permettono di giocare per 88 minuti in infrandito e in 2 minuti ci fanno malissimo, c’è un problema. Non deriva dalla campagna acquisti attuale ma dal gap che si è aperto in anni di assoluta “non programmazione”. Quando gli altri cominciavano a costruire per il futuro, da questa parte si acquistavano “talenti” del calibro di Traorè, Honda ed Essien. Giusto per citarne alcuni. Quando in queste tre partite, giocando a tratti il miglior calcio della stagione, raccogli: zero punti (0), otto gol subiti (8) e due segnati (2). E’ evidente che tutto quello che è stato fatto non è abbastanza. Le prove con Arsenal e Juventus hanno dimostrato che un cambio di rotta c’è stato ma non è sufficiente. I miracoli non si possono fare quando dalla panchina entrano in campo Montolivo e Kalinic. Questa è una rosa di 12/13 giocatori al massimo, che, spremuti per bene, possono fare i risultati attuali ma non possono fare gli straordinari. Un centrocampista e una punta di livello sono fondamentali.

LA PRESA DI COSCIENZA – L’estate scorsa mi è capitato più di una volta di leggere e/o sentire che gente come Diego Costa o Ibrahomivic non sarebbero potuti essere utili al progetto. Spaccano lo spogliatoio, troppo individualisti. Peccato che quando compri giocatori di questo calibro non acquisti solo dei campioni ma porti in casa un tasso di personalità fuori dal comune. È inutile farsi ammaliare dai milioni spesi per Mbappè & C., non possiamo partecipare a quelle aste (e per ora neanche mi interessa), dobbiamo portare a casa gente che ci faccia crescere in mentalità, in esperienze e in cattiveria sportiva. Gattuso dopo Milan-Arsenal e Bonucci dopo la trasferta di Torino hanno sottolineato il concetto. “Servono giocatori abituati a giocare a certi livelli”, questo il succo delle dichiarazioni. Dobbiamo renderci conto tutti, tifosi, addetti ai lavori, società e squadra, che in questo momento il Milan (per come lo conosciamo noi) non esiste da ormai almeno un lustro. Il solo nome non ci aiuta a vincere le partite, abbiamo bisogno di ri-costruire la nostra reputazione. Va bene cercare sempre di scovare il campioncino che ti svolta la vita (leggo nomi ogni giorno da parte di tutti tifosi e addetti ai lavori) ma quando ti mancano gli attributi e l’esperienza hai bisogno di andarla a cercare in uomini come Khedira (parametro zero), per fare un esempio provocatorio.

Due dei tre innesti di livello

I 3 INNESTI – Le prestazioni positive del Milan di Gattuso avevano già in parte sottolineato come la ventata di aria fresca della scorsa estate fosse necessaria e utile. Le prestazioni contro Arsenal e Juventus possono essere definite le pietre tombali dei soloni dei 3 innesti. Quelli che dà alcune settimane (con il Milan in serie positiva) si sono dati alla macchia. Come detto precedentemente, il gap economico, sportivo e di esperienza che si è aperto con i Top Mondo (per usare una citazione tanto cara alle vedove) è oceanico. Ma come si può pensare che con tre innesti e mantenendo la rosa del 2016/17 si potesse essere competitivi, anche solo ai livelli attuali? Come si può pensare che con tre innesti si potesse recuperare il divario di 161 (centosessantuno!) punti dalla Juventus, accumulati dal 2011/12 alla stagione scorsa? I tre innesti chi sarebbero dovuti essere? Voltron, Jeeg Robot e Mazinga? Sostenere questa tesi non solo si dimostra poca conoscenza della storia del calcio ma è anche una posizione di assoluta malafede. Proprio su questo blog è stato ampiamente spiegato come in decenni di gestione “alla volemose bene” c’è chi è entrato nella top ten dei fatturati Mondiali e chi ne è uscito in maniera ignobile, scavalcato anche da club come il Lione. L’unica possibilità per continuare a sostenere la leggenda dei tre innesti è quella di applicare questi tre innesti per le prossime cinque stagioni fino alla bonifica totale dei pozzi di Milanello.

La fiducia nel progetto attuale rimane intatta. Già il fatto di poter essere competitivi a certi livelli è una vittoria inaspettata. Di certo, però, sette sconfitte consecutive a Torino hanno bisogno di una lunga e attenta riflessione. Soprattutto ora che siamo usciti sconfitti giocando un calcio nettamente superiore agli avversari ma che alla fine ci fa tornare a casa con le tasche vuote. Riflettiamo tutti su quello che è successo negli scorsi anni prima di dare giudizi su quello che stiamo vivendo ora. I risultati attuali sono frutto di quello che ci ha accompagnato nel recente passato, pensare di colmare centinaia di milioni di fatturato e 161 punti di divario con un anno di nuova gestione è da folli. Si deve continuare a lavorare duro, a Milanello e a Casa Milan. Si deve continuare a sostenere i colori, senza fazioni, la sconfitta del partito delle vedove e dei tre innesti è palese. Ora l’unica soluzione è stare compatti per aiutare la crescita di questa nuova società. Di questo nuovo Milan. Siamo nati nel 1899 ma siamo risorti nel 2017, pazienza, fiducia e lavoro. Sono le uniche ricette che ci possono aiutare a ritornare grandi.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.