In tre a giocarsela

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Fourth place trophy cup, 3D rendering isolated on white background

ATALANTA – La Dea è la squadra più solida fra le contendenti visto che viene da 3 stagioni di alto livello (per i propri standard) e con la stessa guida tecnica al comando, un allenatore e un ambiente ora in totale fiducia. A Bergamo ogni anno vendono giovani, fra l’altro parecchio propensi a rompersi, a cifre esuberanti ma hanno anche tenuto fisso un nucleo importante di giocatori e quando sono andati a sostituire hanno puntato su profili simili ai ceduti, senza cadere in ‘occasioni’, pallini o intuizioni. Hanno lavorato bene. Gasperini è fra i migliori attualmente, con un credo tattico ben definito, esperienza e un alto livello di preparazione fisica; forse l’unico in Italia che gioca un calcio aggressivo proprio dal punto di vista fisico, con 1vs1 a tuttocampo.
Dopo 3 anni di buoni rendimenti con un quarto, un settimo e un parziale terzo posto, più i sedicesimi di Europa League, una semifinale e una finale di Coppa Italia, oltre a rendere merito al Gasp bisogna celebrare anche il valore di alcuni giocatori sottovalutati. In primis il Papu Gomez, parte attiva in 58 reti (28 gol e 30 assist) nelle ultime 3 stagioni, quest’anno riciclato con successo a tuttocampista; alla faccia di Dybala ‘che vale quanto Messi’; a seguire il tornado sloveno Ilicic, in alcune partite semplicemente immarcabile, e il tandem di centrocampo De Roon-Freuler, che per molti tecnicamente non valgono il ciarpame che a Roma o Milano spacciano per ‘grandi giocatori’. Chiaro che il contesto fa molto, ma questi non è che sono pippe da sbarco che Gasperini coi suoi poteri taumaturgici eleva a buoni giocatori.

Vai Jeremie

I bergamaschi vengono da 12 risultati utili consecutivi, di cui 8 vittorie, e nel girone di ritorno hanno fatto più punti della juventus (38, quattro in più del Milan). Hanno ammortizzato alcuni passi a vuoto (1-1 casalingo col Chievo, 0-0 casalingo con l’Empoli) con vittorie in rimonta a Napoli e Roma, meritando in pieno l’eventuale accesso alla Champions. Il contraccolpo della finale persa non si è avvertito. Hanno subito maggiormente l’intensità del duello fisico (Torino) o la densità difensiva (Milan) piuttosto che le iniziative degli avversari. Per questo l’ultimo impegno sembra una formalità, sfideranno infatti il Sassuolo del bresciano “Sapientino” De Zerbi, squadra offensiva, schematica, ben preparata ma anche ben poco solida. Il precedente: 6-2 per l’Atalanta proprio al Mapei, curiosa location della quasi scontata festa bergamasca causa inagibilità per lavori dello stadio di casa. Da allora i neroverdi si sono abbastanza registrati in difesa (25 gol subiti nel ritorno), ma hanno pure raccolto la miseria di 18 punti, con soli 3 successi (e solo 5 dal 27 settembre ad oggi), risultando la quarta squadra peggiore del campionato nella seconda parte. Il Sassuolo pare la classica compagine sopravvalutata in virtù di un buon avvio e di un calcio a volte spumeggiante; in realtà è fuori dalla lotta retrocessione solo grazie a qualche pareggio sonnecchiante nell’ultimo mese. Non proprio il top per sperare, ma mai dire mai.

INTER – Contro il Napoli i cugini hanno dimostrato quel che già era evidente: l’Inter non ha dignità. Ma, purtroppo, sappiamo avere carattere. Non nutriamo quindi clamorose speranze, giusto una speranziella ma niente più.
Proprio grazie al carattere e a individualità comunque importanti, i nerazzurri sono rimasti in piedi nonostante un avvicendamento alla direzione sportiva, la destituzione evidente di Spalletti e l’incredibile caso Icardi. Lo spogliatoio non esiste, non c’è alcun tipo di appartenenza o volontà nel cosiddetto ‘gruppo’, le divisioni sono evidenti e l’allenatore ha perso la voglia da diversi mesi; ma c’è da dire che questi quando hanno dovuto cavare un risultato utile a emergere dai guai (o se preferite galleggiare) lo hanno fatto. Vedi ad esempio derby di andata. E di ritorno. Proprio per questo la sconfitta di Napoli, anche per le dimensioni, ha del sorprendente; mi sarei aspettato il solito classico guizzo del biscio nerazzurro. E’ invece avvenuto un cedimento strutturale importante ma, forse, fuori tempo massimo per le ambizioni di rimonta rossonere.

Sguardo implacabile da nemico degli action movie anni ’80. Aurelio, facce sto favore!

L’Inter ha certamente la capacità di reazione, con qualche sorriso forzato, ma di scontri secchi ne ha falliti parecchi quest’anno, anche se contro avversarie di livello almeno medio. Le nostre speranze sono ora riposte in un Empoli battagliero reduce da 3 successi consecutivi e che vede la salvezza. Ma attenzione perché a cadere sono state l’orrenda Fiorentina, la spiaggiata Sampdoria e in ultimo un Torino molto abbacchiato e distratto. Insomma i toscani hanno sparato alla testa a degli zombi. Ce la faranno di nuovo? Non saprei proprio dire se quest’Inter è morta o moribonda; nel secondo caso la porterà a casa, basterà un guizzo, un gesto, un rutto. L’Empoli è pur sempre la peggior squadra della serie A in trasferta, solo 8 punti, e agli ordini di Andreazzoli non ci sono giocatori di grido. I più interessanti (Bennacer, Traorè) sono giovani; mentre i trascinatori Caputo e Krunic sono stati sempre molto altalenanti durante quest’anno.
Il mismatch con i nerazzurri è sia tecnico che soprattutto fisico, anche se la salute dell’Empoli è evidente; ci sarà inoltre un San Siro strapieno a supporto. Uno stop interista all’ultima (“praticamente in finale” ha dichiarato Spalletti) contro un avversario di questo livello sarebbe l’evento più clamoroso degli ultimi anni all’interno di un campionato piatto, scritto e poco sorprendente anche nelle ‘sorprese’. Vedi alla voce De Vrij.

MILAN – Prima missione: vincere a Ferrara. Impresa non impossibile vista una certa leggerezza mostrata dagli spallini a Udine, ma comunque non scontata. La SPAL è una provinciale piacevole: corre, gioca prettamente sulle fasce, ha giocatori grintosi che si spolmonano per tutto il campo, la classica ‘vecchia’ (ma nemmeno tanto) volpe in mezzo, quel Kurtic che è entrato in ben 11 reti quest’anno. A volte pare possa pigliare di infilata chiunque, rischiando o compiendo imprese, comunque sofferte, sulle ali di un calcio semplice e efficace. A volte si smonta malamente subendo qualche larga sconfitta, pur senza sfigurare. Squadra di sostanza più che di qualità come dimostra l’uomo-copertina dell’anno ferrarese, quell’Andrea Petagna estremamente cresciuto (nel rendimento, fisicamente è impossibile) tanto da timbrare ben 16 volte, 6 su 6 dal dischetto. Il trascinatore è comunque Lazzari, esterno brillante autore di ben 8 assist.
A noi servirà una leggerezza mentale che non abbiamo, di nuovo, dimostrato contro il Frosinone. E’ servito il calcio nel culo del rigore a svegliarci; a suonare la carica stavolta è stato il più assente nei momenti clou degli ultimi due anni, Donnarumma, autore di una parata spaziale che meriterebbe memoria. Se solo qualcuno ci facesse un favore…Senza quella frustata chissà, forse la nostra partita sarebbe declinata verso uno 0-0 mortifero e deprimente.

Pignatone ricordati da dove vieni, non come all’andata eh

La stagione non è ancora chiusa quindi niente bilanci. Anche perché poi è inutile che facciamo i distaccati: il risultato finale conta eccome; pure se non dipende da noi. Si può solo constatare l’ennesima divisione ideologica (dunque ostica) fra quelli che “ci giochiamo il quarto posto nonostante Gattuso” e gli altri che “nonostante tutto con Gattuso ci giochiamo il quarto posto”. La verità è che sul confine dell’inevitabile verdetto toccherebbe un po’ a tutti qualche retromarcia. Sia ai forcaioli, che ai pessimisti, cha ai gattusiani, che a quelli che “con un allenatore normale ce la giocheremmo col Napoli”. Ma tanto non la farà nessuno, in attesa che la dura realtà o un miracolo cambino tutti punti di vista.
Speriamo invece che dietro le quinte i giochi siano già fatti sia a livello di direzione sportiva che di allenatore; la prospettiva che Gazidis&friends stiano aspettando un guizzo di Pajac o un eurogol di Duncan, oltre al nostro compitino contro la SPAL, per decidere se lanciarsi o meno alla conquista dei mondi è francamente inquietante. E’ comprensibile invece che ci possano essere diverse soluzioni già vagliate e si aspetti il fischio finale per far partire quella più adatta.
La scelta del prossimo allenatore sarà importante perché farà intuire molto. Personalmente fra le idee fattibili (o presunte tali) in linea con la prospettiva, più volte suggestionata, di rilancio internazionale mi piacerebbe Sarri per molti motivi, il primo dei quali perché 60mila spettatori meritano un divertimento adeguato. Le voci di una partenza di Leonardo mi sorprendono: è stato il primo uomo schierato da Elliott; ma sembra evidente anche la distanza fra Leo e Gazidis. La conferma di Gattuso sarebbe invece in contraddizione con il ‘progetto internazionale’ di rilancio; ma anche col discorso dei giovani, che in un contesto risultatista e rognoso come quello visto quest’anno difficilmente possono crescere in campo e nel valore. Chi ha reso meglio con Gattuso sono stati ‘i vecchi’ e i difensori. Ho sempre considerato Rino un traghettatore e questo periodo una tappa; dovesse essere un punto di arrivo ne sarei inquietato.
Ma prima di tutti questi pensieri a noi gli ultimi 90 minuti di passione.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.