Il tritacarne

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2018, l’anno in cui doveva cambiare tutto e, almeno in apparenza, non è cambiato un cazzo.
2018, l’anno in cui ha termine la inquietante parentesi cinese. Nessuno ne scrive per timore di querele, ma lo pensano tutti quel che è successo. Come per quello che succedeva in precedenza, con Galliani, durante le sessioni di mercato. E le conseguenze?
Nessuna.
Se può succedere qualcosa di simile senza alcuno sconvolgimento particolare, solo qualche scenetta, può succedere di tutto non pensate? In negativo, ovviamente. Noi tifosi non abbiamo avuto alcun peso, né l’hanno avuto le sette Champions, la bacheca, la Storia a cui diamo grande importanza e che abbiamo usato a più riprese come scudo, leva, talismano e orsacchiotto.
Come pure nei 10 anni precedenti, dove siamo riusciti nell’impresa unica di uscire dalla top20 di: risultati internazionali, risultati nazionali, fatturato e valore, pur partendo dalle prime tre posizioni in tutto e pur rimanendo di proprietà di un magnate delle telecomunicazioni con un patrimonio di 6.8 miliardi di euro. Per dire quanto contava la riccanza di quel proprietario (come pure dell’attuale).
Non è mai successo nulla.
Nel 2018 siamo entrati e usciti da situazioni grottesche, con gente assurda, che ha fatto cose assurde, incomprensibili, inspiegabili a qualunque livello. E non si è mossa foglia.
La nostra residua grandeur al termine del 2018 vale meno della buonauscita di Fassone. Per quella, almeno, qualche strascico legale c’è.

2018, l’anno di Cristiano Ronaldo alla juve. Andrea Agnelli alla cena di fine anno (che come ha fatto notare il grande Johnson, AC Milan non ha nemmeno fatto) ha sostanzialmente detto che per rimanere attaccati ai top club la mossa di CR7 era obbligata. Questo il livello di un club che 10 anni e mezzo fa transitava dalla serie B. Noi siamo 20 anni luce indietro. 20 perché il Milan è fermo in ogni settore alla fine degli anni ’90: come strutture, nomi, metodi gestionali, comunicazioni, abitudini. Come fa spesso e severamente notare Marco Traverso già quel Milan lì (2002-2008 per intenderci) era ‘vecchiotto’. Lì siamo rimasti nonostante due cambi societari, indietro 20 anni. Luce perché nel frattempo si è aperto un portale per l’Iperspazio che tutte le nostre ex rivali hanno imboccato o lo stanno per fare.
Uno dei tanti miti con cui sono cresciuto è Milanista = Onesto, coerente. Non facciamo sgretolare anche questo almeno su Milan Night. Per onestà e coerenza ognuno di voi paragoni, prima ancora di quel che si vede in campo, ogni aspetto della nostra gestione, dai media alla comunicazione intersocietaria, settore giovanile, biglietteria, sito… a quello di qualunque altro club con un fatturato maggiore a 100 milioni.
2018, e quantomeno rimaniamo sullo scacchiere mondiale con una bandierina rossa e nera pallidissima alla voce ‘ricavi’, scalzati dal Lione e tallonati dalla polisportiva Zenit, società che beneficiano si dei ricavi da Champions ma che questi ricavi li hanno poi investiti anche fuori dal campo per generarne altri più stabili. Come tutti. Su tutte le altre mappe noi non ci siamo più. Siamo negli albi, in attesa di scalare posizioni verso il basso.

2018, un anno di dure lezioni. Dalla fazenda dei cinesi, alle mosse delle altre squadre, ma anche i risultati. L’eliminazione con l’Arsenal ha spento ogni illusione sul nostro ’status’ europeo, certificando il livello attuale. Il 4-0 subito a Roma dalla juventus ha spazzato via la residua ‘magia’ sulla presunta innata capacità del Milan di far bene nelle finali. Dov’è la ‘tradizione’? Il Diavolo oggi è nel carnet delle 40 (o più) formazioni europee di livello medio. Squadre spesso ingiudicabili a stagione in corso, che possono svoltare per il meglio o peggio nel giro di due gare, gratificate da momenti di forma improvvisi che elevano i risultati, o punite da episodi sfortunati che possono mandare in vacca tutti i progetti. Se ce ne sono. Una fra quaranta. Con la Storia migliore, probabilmente, ma con altri aspetti ben peggiori di altre. E io penso che ora come ora, visti gli ultimi 10 anni che hanno abbondantemente cancellato i precedenti 20, siamo fortunati. In particolare negli ultimi 5 anni abbiamo ottenuto risultati insostenibili. Sull’impalcatura con cui in questo lustro si sono tentate maldestre opere di ricostruzione (o camuffamento dei danni) gravano infatti costi che sono pronti, e da tempo, a far crollare tutto. Basta davvero pochissimo. Alla faccia della Storia.
2018 e siamo fortunati ad avere una squadra ancora nel generico lotto delle ‘candidate all’Europa’ dopo 5 anni di proprietà spettrali. Berlusconi e Galliani erano ormai due fantasmi, le cui apparizioni terrorizzavano i tifosi. Poi è stato il turno dei cinesi, fantasmi veri, mai apparsi, ma che hanno riempito Casa Milan di spifferi e scricchiolii. Ora è il turno di Elliott, che è come il Babau. Ma a chi deve far paura ancora non si è capito.

2018, e ho smesso di incazzarmi. Il campo lo vivo più serenamente. Le mie aspettative sono quelle del livello medio. Una stagione tranquilla, l’Europa per l’anno prossimo. Per questo non tollero più gli esoneri. Non prendo seriamente il dibattito sugli allenatori. Non mi scaldo più contro i giocatori. Livello medio, finchè ci restiamo a me sta bene. Medio come mediocre? Fate voi. Che alternative ci sono? Paragonarci al livello Top o quello ‘big’ è assurdo, pretenzioso. E malsano. L’obiettivo deve essere tornare a competere con la juve, il Barcellona, il Real? Ma chi lo dice. E perché. In virtù di cosa. Come scrivevo sopra, siamo ad anni luce. Non sappiamo vendere bene quello che abbiamo, e vogliamo doppiare il fatturato? Sono anni che sentiamo queste cazzate, e i passi fondamentali per dimostrare che l’obiettivo è il Top non li ha ancora fatti nessuno. Nemmeno quelli più basilari, tipo mandare a zappare i campi il volto, da un decennio (e ancora de facto leader), della comunicazione Milan che si esprime a rantoli in un inglese da scuola dell’infanzia.

2018, l’anno in cui Gattuso ha allenato il Milan. La situazione gli è sfuggita totalmente di mano, Libianello ribolle, è tutto pronto per la grande festa dell’Esonero, il rito pagano che da anni ci risolleva il morale nei momenti di disperazione.
L’ossessione nei suoi confronti mi infastidisce. Non entro dunque nel merito, lo farò a freddo. Al momento vale tutto, dal sacrosanto sbigottimento per le ultime prestazioni all’attribuzione dell’omicidio di JFK: colpevole vostro onore, al rogo. A novembre 2017 esprimetti tutti i miei dubbi nello sceglierlo come traghettatore, dubbi fugati per fortuna da un buon girone di ritorno. Dignitoso. Nel chiudere l’analisi sulla stagione scorsa scrissi: “tutto il buono potrebbe rimanere confinato ad un momento particolare in cui il gruppo aveva bisogno di un Gennaro Ivan che gli facesse fare cose semplici e motivanti (tipo non uscire con le ossa rotte da ogni scontro diretto) passo-passo, paternamente, e tradursi in nulla dopo l’estate. Non sarebbe la prima volta”. Appunto. E’ l’ennesima. Non ci voleva appunto un genio a capirlo.
Gattuso si era auto-esonerato dagli States, dopo aver ricevuto notizia del sollevamento di Mirabelli dall’incarico e della partenza di Bonucci era certo toccasse a lui. Ma la nuova proprietà l’ha pensata diversamente, almeno per quei 5 secondi in cui ha detto ‘confermiamolo’. Poi se ne devono essere scordati comportandosi come i precedenti, senza mai appoggiarlo veramente e poi aspettando l’inevitabile, il ribollire della piazza, la crisi. Le grandi società non fanno così. Le grandi società scelgono e tirano dritto.
Nel Milan sono anni che non si fanno scelte pensate per durare ma solo scommesse. Quindi ai primi periodi di crisi, ai primi dubbi, la scommessa viene ritirata (con perdita, ovviamente) e si pensa alla prossima. In loop. Non è la difesa d’ufficio di Gattuso, su cui al momento c’è poco da dire. E’ la sintesi della gestione della parte tecnica del Milan da un decennio.
2018, l’anno in cui mi sono divertito a guardare il Milan forse 20 minuti scarsi. Eppure senza alcuno ‘schema’ e rovinando, secondo la vox populi, almeno una decina di calciatori di gran spessore il Milan gattusiano ha raccolto 67 punti (e manca una partita). Che, sia chiaro, non valgono nulla; è solo per riflettere. Andranno a prendere qualcuno che ci faccia giocare un buon calcio, spero. Oppure confidano di trovare un Messia che ce ne farà fare 80?

2019 dunque, e speriamo di giocarci l’Europa fino in fondo, di non finire la stagione con l’anno Solare come sempre, passando sei mesi a ‘crescere i giovani’ e sperando nella Rivoluzione la stagione successiva.
2019, e attendo come Gian segnali dai 4568294 dirigenti. Non parlo solo del mercato. Da quel punto di vista spero si sia capito che la squadra va costruita con l’allenatore e per l’allenatore; che quindi va scelto non ‘confermato’ per simpatia o per risultati o per fare da parafumine. Per ora il mercato è un flop eccessivo, disarmante, salvo Bakayoko. Vediamo a gennaio. La squadra è un’accozzaglia di scelte fatte da Galliani, Mirabelli, Leonardo; speriamo in un genio che sappia metterli assieme.
2019, e spero di tornare a sognare quantomeno un’idea di calcio. A questo proposito io, probabilmente ormai mediocrizzato, non ne posso più del fantomatico TOP MANAGER che arriva sempre a giugno dell’anno successivo. Mi pare tipo il Mister X di condoriana memoria. Sarà un allenatore dagli occhi cerulei, probabilmente. Io ne vorrei uno normale adesso. Gasperini. Marcelino. Jardim (che mi sa che ricade nei top, però).
Però penso ad alcune cose.
Secondo voi l’”ambiente” calcio, inteso come giocatori e tecnici, come valuta il Milan oggi? Interessante, affidabile?
I giocatori ci schifano da anni, i procuratori ci usano come rumor per far parlare dei loro assistiti; siamo il Fabrizio Corona del calcio. Con la vicenda Higuain tocchiamo il fondo. E pure gli allenatori ‘veri’ ci schifano da anni. Alcuni tentativi furono fatti, si ricorda sempre di Sarri che Galliani aveva corteggiato (e che Berlusconi ha respinto per via del comunismo, crììììbio), ma ci furono pure clamorosi rifiuti. Di Francesco, severo ma giusto. Cazzo, Ancelotti ha esibito il certificato medico per non venire.
Cosa offre il Milan a un professionista, a parte promesse che vengono disattese da anni? A parte il brivido di concorrere per il titolo di peggior allenatore dell’Universo (vedi Montella, una carriera non così indecente prima di sbarcare qua)? A parte farsi un giro nel Sepolcro dei Trofei per farti vedere quanto ce l’hai piccolo, e dover abbozzare ogni settimana alle cazzate elettoral-mediatiche di Berlusconi prima e di Salvini oggi? Una squadra di livello medio da anni, consolidato, che costa un fottio. Piena di giocatori di livello modesto, molti giovani, che guadagnano il doppio delle loro controparti in altre squadre. Non più scarsi o peggiori di altri, semplicemente più appagati. Senza stimoli. Dove per ogni vittoria ti danno sempre 3 punti (e se non la ottieni giocando come il Brasile del ’70 la gente quasi ci scaracchia sopra), ma ogni sconfitta pesa 3 volte. Dove se metti in tribuna Montolivo dopo 3 mesi ti accusano di mobbing. Dove i big arrivano e impazziscono, e ti tocca difenderli personalmente (vedi Bonucci e Higuain). Dove devi rispondere a 100 domande non pertinenti ogni conferenza stampa. Dove devi camminare rasente ai muri perché anche l’ultimo usciere è lì per qualche motivo ‘politico’. O è una spia. Dove DEVI arrivare quarto. Ma non a maggio. Da subito. Devi essere quarto dall’inizio alla fine se no ti stuprano. Che tu sia buono o gramo o milanista o duro o iamm’bell non hai tempo; su di te non costruiscono la squadra e non progettano il futuro. Non ti difendono. Non ti considerano. Poi ci lamentiamo perché andiamo avanti a traghettatori e improvvisati. Tu (allenatore) sei un parafulmine a cui mettere in mano le ‘intuizioni’ del Direttore Sportivo, spesso slegate dalle esigenze, e a cui ricordare a ogni mezzo passo falso che il quarto posto E’ OBBLIGATORIO. Della serie ‘ricordati che devi morire’. Il Milan offre tanti soldi, è vero. Ma ciò perché poi, in molti casi, la carriera del tecnico finisce. Quindi giustamente deve metter da parte un po’ di sghei. Sinceramente, non vedo allenatori normali venire qui. Sembra il classico posto da ‘ultima spiaggia’.

Speranza di fine anno?
2018. L’ultimo anno da tritacarne.
2019. L’anno in cui cambiano talmente tante cose (in fondo le più basilari e semplici) che potremo tornare a sognare almeno un progetto di calcio decente.
Mediocre? A questo punto più ambizioso di una Champions.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.