Il problema

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Amare un centravanti è semplice. Lui segna, noi esultiamo, noi lo amiamo. E dopo la doppietta al Napoli con la debordante esultanza del Pistolero impossibile non ricevere un colpo di fulmine, scomodando per Kristo paragoni importanti. Ma c’è un’altra verità, che mi tocca ritirare fuori bella polverosa da vecchie riflessioni ai tempi (che sembrano lontanissimi) del ‘caso Higuain’ con conseguente investimento su Piatek. E cioè che noi Kristo non lo conosciamo. Ed è possibile che ne sapremo di più al termine di quest’anno, ma nemmeno questo è certo.
Il Pistolero, sbarcato in Italia per poco e senza aspettative, si presentò con una quaterna in Coppa Italia e poi 9 gol nelle prime 7 partite. Di destro, di sinistro e di testa.
vs Empoli: piatto destro su cross da sinistra
vs Sassuolo: ciabattata di sinistro su rimpallo; controllo e destro su smarcamento perfetto da cross da sinistra
vs Bologna: gran gol di destro da fuori area
vs Lazio: piattone destro su rimpallo
vs Chievo: gran gol di destro dopo dribbling
vs Frosinone: piattone destro da centro area; gol a porta vuota dopo errore della difesa
vs Parma: colpo di testa su cross da sinistra.
A vulgar display of power.
Dopo questo exploit, rallentò ma segnò altre 4 reti in 12 gare: uno molto bello all’Atalanta, 2 rigori e una deviazione (ininfluente in realtà) da 1 millimetro dopo che su un tiro da lontano Olsen aveva perso la sfera.
Andando a rivedere queste reti si vede un Piatek cattivo, entusiasta, che punta col laser gli angoli della porta, e li centra con tiri potenti. Un altro giocatore rispetto a quello degli ultimi mesi. E si nota (ma attenzione perché si tratta di degli estratti, non di una riflessione su partite intere) anche come i marcatori effettivamente gli concedano troppo spazio, un mezzo metro qui e un trenta centimetri là. Che lui si prende ringraziando, che sfrutta per trovare la luce per calciare oppure la carambola che gli consente, lui più determinato dell’avversario, di passarlo e aprirsi il campo.
Per quantità di tiri Piatek è sempre stato molto parco. I primi 9 gol in serie A li ha realizzati con 14 tiri in porta, la media totale dello scorso anno è stata di 1.5 circa a partita; a parte contro Roma e Atalanta (con la maglia del Genoa) non ha mai centrato lo specchio più di 2 volte a gara, e per volume totale è risultato solo 21esimo per media sui 90 minuti. 21esimo per tiri, terzo per marcature: vi si è già accesa la lampadina? Dove Piatek ha superato tutti è stato nella percentuale realizzativa: 20.76, dietro solo a Duvan Zapata fra i migliori cannonieri del torneo.
Arriviamo al punto: è qui che smettiamo di conoscere Kristo, Pistolero, Robocop…chiamatelo come volete. E lo dobbiamo ancora scoprire. La sua efficienza è stata fenomenale, elevandolo fra i migliori striker d’Europa. Due le possibilità secondo me: o Piatek è il più grande “Pirata” di questi e dei prossimi anni, un Pirata adatto ai tempi di oggi, non un fascio di nervi elettrico come Inzaghi, ma più fisicato, e con un raggio di azione più ampio perché ha un bel cannone; un Pirata che non sbaglia mai, che la squadra deve lasciare per i cazzi suoi in cerca del momento giusto per abbordare; oppure se la sua efficienza dell’anno passato è destinata ad un una-tantum, deve scoprirsi in grado di altro che non aspettare il pertugio, prendere la mira e tirare a botta certa (certa per lui, si intende). Le asfissianti marcature degli ultimi mesi e il rendimento abbondantemente deficitario la dicono lunga.
Io a Piatek voglio bene, è il mio centravanti. E a differenza di tutti i buonisti del ‘si è sbloccato’ per un rigorello…lo guarderei negli occhi e gli direi: felice del rigore, ma hai fatto comunque schifo. C’è qualcosa che non va.

Amare un’ala o un ‘fantasista’, insomma quello che salta l’uomo e manda dentro la palla è più difficile. Specie per chi ha visto (faccio un calderone) Savicevic, Donadoni, Rui Costa, ecc. ecc.
Mi si obietterà: eh ma anche coi centravanti abbiamo visto Weak, Sheva eccetera. E Piatek, insomma, non è paragonabile. Però Piatek è quello che sfonda la rete. Alla fine li ami tutti (tranne Balotelli, nel mio caso).
Non sto a presentare Jesus Suso. Andiamo al cuore subito: Suso non ha mai offerto un assist a Piatek. Perchè? Sento già il chiacchericcio: è lento, è scarso, eccetera. Non sono d’accordo.
Higuain ha segnato 3 dei 6 gol in maglia rossonera in serie A proprio su palle dello spagnolo, Cutrone 5 dei 10 siglati nel 2017/18, stagione in cui Suso ha mandato a rete anche Kalinic e Andrè Silva (sempre centravanti) in un’occasione. Calhanoglu ha segnato 5 dei 10 gol finora realizzati in serie A da palle di Suso, praticamente tutti i gol su inserimento fatti. Insomma qualcuno con Jesus l’intesa l’ha trovata. Ma Kristo no.
Non è questa una celebrazione dello spagnolo, cui rinuncerei domattina. Ma dati alla mano parliamo del secondo assistman della divisione negli ultimi 3 anni, con 28 assistenze, dietro solo al Papu (31). Non significa che Suso è un fuoriclasse, ma significa molto semplicemente che non ci sono molti che hanno prodotto di più. E questo è un fatto. Come lo è che l’ispanico col suo andamento lento e il suo specialismo ripetitivo non entusiasmi più praticamente nessun tifoso.
L’offerta tecnica dell’andaluso non è particolarmente varia, se non guardando i dettagli; la sostanza però sembra sempre la stessa. Quando si ricava spazio può proporre un tiro o un cross. A rientrare, quasi sempre verso l’area piccola. Ecco, su questi palloni Piatek non c’è MAI. I suoi colleghi precedenti, per quanto discutibili nel rendimento o nel talento si; lui mai. Ma a dire il vero non c’è nemmeno sui cross bassi, sui (rari) cross di tesi di destro o a uscire del terzino in sovrapposizione. Torniamo all’elenco sopra: anche quando era al Genoa (fin dove posso estendere la mia rudimentale analisi) non ha mai segnato un gol proveniente da destra, o tagliando sul primo palo, o prendendo posizione in area piccola, né proponendosi per una verticalizzazione sul lato corto. L’unico che mi viene in mente dove Piatek abbia ricevuto da destra, smarcandosi in velocità dettando il passaggio, è in Milan-Empoli; a servirlo Calhanoglu.

I numeri di Suso nell’ultimo anno, e nelle prime tre gare di questo, su alcune specifiche:
2018/19: 2.66 tiri a partita, 41.5% in porta; 5 cross, 35% a bersaglio; 8.9 dribbling, 67% riusciti (primo per percentuale fra gli esterni offensivi titolari in serie A); 2.32 passaggi per il tiro riusciti, 41 totali (primo della serie A).
2019/20: 2.76 tiri a partita, 11% in porta (praticamente 1 solo tiro in porta); 6.7 cross, 45% a bersaglio, 9 dribbling, 66% riusciti; 2.76 passaggi chiave.

Insomma a parte che sta tirando di merda, l’offerta è sempre la stessa. Pensavo sinceramente di trovare ben più discrepanza, cioè un Suso in crisi. Pertanto, a parte il trito e ritrito discorso dell’equivoco tattico, rimanendo pragmatico mi sento di dire che da quel lato può arrivare quello che già è arrivato l’anno scorso e quello prima.
A questo punto parliamo del big problema: l’intesa Suso-Piatek. Jesus non ha le caratteristiche che esaltano Kristo; Kristo non detta mai un passaggio che è uno; Jesus ha i suoi tempi, ma Kristo invariabilmente sono diversi mesi che rimane sotterrato sotto il suo marcatore, quale che sia il cross; Jesus sta sulla mattonella, Kristo non legge bene le situazioni che si sviluppano a destra; quando Jesus tira, a Kristo invariabilmente girano i coglioni. Ma come detto non è che dei cross se ne faccia granchè.
Cosa fare?

Arriviamo a Giampaolo. Piccola parentesi: come quasi sempre le mie posizioni sul mister, che a giugno paiono ultra-negative se paragonate alle fanfare, stanno lentamente diventando positive se confrontate alla realtà; chiusa parentesi. Giampaolo NON può trovare la quadra. Suso, che rimane numeri alla mano e fatti alla mano il giocatore più produttivo della squadra, nelle sue ottimali condizioni, andava ceduto; al suo posto andava preso un trequartista. Questa la radice del problema che Giamp non risolverà mai completamente. E’ l’allenatore sbagliato per la situazione, molto confusa. E’ un maestro di calcio, un teorico che insegna movimenti, insegna a stare in campo e non regalerà mai ai tifosi un gioco spumeggiante e vincente dato che non lo ha mai offerto precedentemente. Noi tempo di imparare non lo abbiamo, e la classe che gli mettiamo a disposizione non si sa che cosa debba studiare, se fisica o letteratura, o matematica. Cosa sia stato preso a fare resta un mistero.
Ora siccome il Nostromo ha avvistato due grossi pali di legno, uno più lungo e l’altro un tantino più corto con incavata la scritta INRI, in arrivo a Milanello dopo Udine, e non è pirla, cosa pensavate che facesse? Si è chiesto cosa funzionasse l’anno passato e ha concluso che la difesa era ok; quindi anzitutto ci si difende tenendo la palla fino a far appisolare gli avversari, e gli spettatori, e anche i propri giocatori. Ecco perché stanno quasi tutti fermi, sono ipnotizzati e intorpiditi. Differenze col Milan di Rino: che Gattuso voleva la squadra compatta dietro, e corsa (che però non aveva) davanti; mentre Giamp sta compatto a centrocampo, con l’effetto di schiacciare 8 giocatori a ridosso dell’area avversaria autocongestionando gli spazi. Mi aspetto ora che gli stessi dementi che paragonavano Giamp a Guardiola ci dicano che questo è il Vero Calcio di Posizione: cioè si tiene la posizione appunto. Differenze con l’ultimo Milan di Montella: davvero poche; per questo ahimè penso che siamo pronti per pigliarci delle belle sberlone a partire da sabato sera.

Ma c’è speranza di restare in piedi, perché Giampaolo secondo me non ha ancora perso il controllo. Sta anzi lavorando a trovare soluzioni offensive, cosa che doveva fare quest’estate ma non ha potuto perché Paqueta, Rebic, Leao non c’erano; e non c’era neanche Piatek, a dire il vero, n.p. per tutto il precampionato. C’erano Borini, Castillejo, Silva. E Suso. Il tempo a disposizione è pochissimo: Giampaolo deve trovare certezze entro poche partite, altrimenti questo rimescolio di carte continuo ci porterà a non avere identità quando gli altri ce l’avranno e si giocheranno gli obiettivi. Sappiamo tutti come va a finire: si crolla di schianto.
Giampaolo non è cretino e secondo me ha individuato il problema Piatek-Suso. Personalmente le seghe per Paquetà, che considero talentuoso ma privo di identità, non me le faccio; per cavarne fuori un centrocampista, o trequartista magari, adatto al calcio Europeo che faccia qualcosa di più che qualche tocco di suola e pigliarsi il giallo ci vorrà tanto lavoro e pazienza. Che lui per primo non ha, ma questo è un altro discorso. Rebic per me è una soluzione eccellente sulla corsia mancina, alla Deulofeu. Leao ne parleremo quando lo vedremo. Insomma, per me sull’asse Suso-Piatek si decide al momento la stagione. A Verona, per quanto schifo abbia fatto il match, alleluja alleluja lo spagnolo 2 palloni al polacco li ha offerti, un cross in area piccola e un pallone sulla corsa dal centro ad allargare a destra; un movimento insolito di Kristo.
Il mister adesso ha tre strade, pericolose tutte e tre: la prima, la mia, evidenziare (magari in privato per cortesia) il contrasto fra i due e cercare un’intesa che può anche non necessariamente evolversi in assist a raffica dell’uno per l’altro, ma che almeno i movimenti di Piatek siano coerenti, che il polacco apprenda l’esistenza del primo palo quando l’azione sviluppa da destra, e che Suso cerchi di più l’attaccante e meno il tiro-cross che ha fatto le fortune del piccolo Patrick, ma anche spesso di Jack Bonaventura, mentre per Kristo non funziona.
Le altre due strade sono accantonare l’uno o l’altro. E se il gioco continuerà a latitare così sensibilmente sono certo che succederanno entrambe, magari in momenti diversi.
Ma potrebbe essere già troppo tardi.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.