Il Milan…e le altre

6370

Ah che bello scrivere dopo un’altra vittoria. Meno male che il mio turno è caduto oggi, chissà che cavolate avrei scritto dopo i precedenti intoppi, figli perlopiù di stanchezza, sfortuna e qualche errore. Abbiamo non solo vinto e convinto, ma lo abbiamo fatto in linea col nostro stile attuale: in modo sfrontato, in accelerazione. Pronti via abbiamo cercato la porta, e l’abbiamo trovata, contro gli ingenui chierichetti del Profeta che forse pensavano a un avvio cincischiante. Invece Pioli ha preparato un trappolone in allenamento, perfettamente eseguito. Che goduria massima e somma, come anche il 2-0 firmato da Bat-Theo e Robin-maeker e KO tecnico per i neroverdi, addirittura in un imbarazzante 1vs4 sulla corsia mancina dopo la palla in uscita di Diaz per l’accelerazione nucleare di Theo. Grande felicità per il belga, entrato in punta di piedi nel mio cuore di tifoso per la mostruosa abnegazione alla causa e simbolo di un Milan che non t’aspetti, insieme al suo compagno di fascia Calabria. Ma non addentriamoci troppo in narrazioni pellegattiane.
Rimaniamo in testa con tutti i vantaggi e svantaggi. C’è pressione, ma c’è anche aria più pulita. Si fa a gara a scansarsi, ma nel cuore di tutti c’è un desiderio e sta crescendo. Visti i rendimenti di Saele, di Hauge, ma anche di Kalulu, ultimo giocatore zero nome e tutta sostanza, potrei anche fidarmi al 100% dello scouting. Perché no, dico? Pare infatti che il Milan voglia restare fedele alla linea o limitarsi a sfruttare occasioni, situazione questa ben più che lecita. Eppure credo che più andremo avanti più qualunque obiettivo si voglia centrare occorrerà gente un po’ meno fresca, un po’ più avvezza ad avere poche occasioni e sfruttarle tutte, giocatori anche capaci di arricchire un contesto tattico funzionante piuttosto che inserirvisi solamente. Difficile farlo in gennaio, ma se la proprietà ha fatto e disfatto negli ultimi 12 mesi proprio guardando solo ai risultati, maturando idee anche rivoluzionarie e poi smentendole, perché oggi dovrebbe ignorare la classifica? Non sarebbe intelligente da nessun punto di vista. Chi a gennaio sta fermo ignorando le necessità, forte della classifica e della forma, spesso non fa una bella fine. Non ci sono obblighi, ma la storia del ‘accontentiamoci pensando da dove veniamo’ boh, non mi piace e non è come la voglio vivere.

Lo sguardo è già al prossimo turno, contro la Lazio. La formazione di Simone Inzaghi non sta esaltando come l’anno scorso, ma ha comunque sconfitto il Napoli nell’ultimo turno riproponendosi per la corsa al quarto posto. Ottavi con 21 punti, i biancocelesti hanno il decimo attacco (undicesimo per xG), e la decima difesa del torneo; proprio la linea difensiva rappresenta il punto debole dell’11 laziale, specie se priva di Acerbi. Difficoltà anche in fase offensiva, dove né Luis Alberto né Correa stanno ripetendosi dopo l’annata da Stockton-Malone passata; sono comunque giocatori di qualità e c’è ovviamente Immobile, sempre il migliore fra i finalizzatori. El Tucu fra leggeri infortuni e ricadute è quasi perennemente a mezzo servizio, mentre il centrocampista spagnolo è alle prese con la pubalgia; situazioni che matchano in parte la nostra situazione, fra usura, infortuni e squalifiche. La mentalità da gallo nel pollaio di Lotito ha creato un gruppo iperteso, ma la taccagneria ha impedito ricambi all’altezza per l’attacco, oltre che all’aereo del club. I biancocelesti sono comunque squadra temibile e sono ben rodati, ci metteranno in difficoltà, vista anche la contemporanea assenza di Bennacer e Kessie, dal peso specifico probabilmente più alto rispetto a quella di Ibra. Non sono più la squadra veloce, clinica, a tratti arrembante dell’anno passato, giocano in modo più compassato e con una spinta meno efficace sugli esterni, meno pressing e una dipendenza da Immobile ancor più marcata. In questo la normalizzazione di Luis Alberto, mente e piede superiore, è stata fondamentale, ma se si accende possono essere dolori; sempre pericoloso Milinkovic-Savic, attualmente miglior rifinitore della squadra.

Va anche bene così, non è che deve diventare MBappè. Certo, se capita….

Gaio Natal invece casa juve, che affronterà la Fiorentina, non certo l’avversaria che pensiamo possa darci qualche gioia di rimando. L’asse Ribery-Callejon è spentissimo, in particolare lo spagnolo ha più gel in testa che passaggi in avanti, mentre la juventus ondeggia fra prestazioni inquietanti e altre roboanti, con (purtroppo) un piedaccio fuori dalle sacche in cui era incastrata il mese scorso. Merito esclusivo di Ronaldo o di un po’ più di sale in zucca per Pirlo, chi lo sa? Sicuramente non è la corazzata degli anni passati, pur conservando la migliore difesa (con una partita in meno giocata), ma continuando così arriveremo alla befana da sfavoriti, seppur magari ancora davanti (speriamo) e ci servirà tutta la forma e gli uomini possibili per l’impresa che potrebbe cambiare molte facce e discorsi. Sarà un giorno importante.
L’Inter se la vedrà con l’Hellas, squadra attorno a cui c’è un fortissimo hype ma che sostanzialmente si presenta con un bel 5-5-0 intenso, organizzato, orripilante e finora anche incredibilmente performante visto che l’Hellas è contemporaneamente la terza miglior difesa e la seconda squadra che concede più grandi occasioni agli avversari (super-Silvestri ci ha messo tante tante volte la manina). C’è chi impazzisce per Juric, io no, tuttavia massimo rispetto perché con quell’accozzaglia di vari ed eventuali bisogna essere dei maghi per fare tutti quei punti e portare a casa la salvezza sostanzialmente a dicembre. Ecco, ce lo confermi contro i piangina, che tanto hanno frignolato per i rigori che adesso ne fioccano per loro (come al solito, Marotta&Conte style). Come sapete io non sono razzista verso Conte in quanto difensivista/pazzo/sopravvalutato o fan di Gagliardini; ma solo perché è gobbo. Il suo calcio è di alto livello ed efficace, i risultati sono sempre dalla sua (salvo in Europa dove invece si gode), il clima di terrore e oppressione che crea alla fine in qualche modo paga. Credo che i nerazzurri siano favoriti per lo Scudetto, se non quest’anno, quando? Tuttavia il trapianto del gobbo fra i bauscia crea talvolta crisi di rigetto; noi dobbiamo stare là senza paura di questi.

Per il più terra-terra quarto posto d’obbligo uno sguardo in casa Roma, liquefattasi nella ripresa di Bergamo dopo una prima mezzora dove a essere stretti avrebbe meritato almeno un’altra rete a favore; è una squadra spaccata, senza equilibrio: dalla metacampo in su esperta, efficace, raffinata (anche se il buon Pedro sta somigliando sempre più a un ricordo di sé -tipo Ribery), con gli inserimenti di Pellegrini, Veretout e Spinazzola a formare una batteria offensiva a tratti tremenda; dalla metacampo in giù inesperta, incostante, giovane. Un progetto toccato da troppe mani diverse, anche se la presenza di giocatori come Dzeko e Mkhitaryan la rende comunque papabile per il quarto posto; giocherà col Cagliari di Di Francesco, altra formazione dal contropiede letale ma dalla difesa di burro.
Il Napoli non ha ancora trovato la sua strada, e il brutto k.o. back to back contro Inter e Lazio potrebbe compromettere il gruppo squadra, poco concentrato e molto umorale come il suo mister. La retorica spadroneggia, i risultati zoppicano, anche se i partenopei a secco negli scontri diretti sono comunque a rimorchio del gruppo di testa.
L’Atalanta vive invece un momento indecifrabile, e ridare il timone a Gasperini sembra purtroppo essere stata la mossa vincente dei Percassi; dopo un avvio di campionato in cui i modi e le idee del celebratissimo mister avevano tolto il sorriso ai giocatori e annichilito il tridentazo Papu-Duvan-Ilicic/Muriel, quartetto da 70 gol l’anno scorso, i bergamaschi si sono riassettati dopo l’ormai famigerato duello Gasp-Papu. Lontana l’aura da schiacciasassi, con tutto il rispetto Malinovskiy-Pessina e questo Zapata non fanno rabbrividire, ma se invece Ilicic dovesse essere recuperato o se Gasp tornasse a insistere sul tandem colombiano allora occhio anche a loro.

Buon Natale a tutti e anche nel 2021 Sempre Forza Milan!

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.