Il Killer instinct

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Lo spunto di riflessione che vorrei lanciare questo pomeriggio è legato alla capacità di questa squadra di non riuscire (ancora) ad avere una cattiveria e una voglia di vincere, tali per cui si possa cominciare a parlare di “grande squadra”. La partita di Bologna è stato un esempio lampante di come una “potenziale” gita si è trasformata in una partita da giocare fino alla fine. Con tutti gli annessi e connessi di un match che non puoi gestire ma che devi soffrire. Le problematiche dell’attacco rossonero sono ormai evidenti, ci stanno accompagnando dall’inizio della stagione, ma spesso non è sempre e solo stata questione di qualità ma è stata anche una questione di mancanza di rabbia sotto porta.

Esempi veloci e chiari su come un errore sotto porta possa cambiare il corso di una partita. Mi limito al passato recente per non andare a recuperare partite troppo in là nel tempo, ma sono segnali che sottolineano chiaramente la nostra mancanza di rabbia positiva davanti alla porta.

JUVENTUS-MILAN – Sul risultato di 1-0 per i bianconeri, azione sulla sinistra di Calhanoglu, finta su Chiellini, cross al bacio sul secondo palo per Andrè Silva. Il portoghese si distrae per un movimento scomposto di Matuidi davanti a lui, il colpo di testa è debole e a lato. Situazione emblematica di come la mancanza di ferocia a due metri dalla porta faccia commettere un errore clamoroso. Palla che buttata alle spalle del portiere avrebbe dato una spinta ulteriore ad un bel Milan che da lì a poco pareggia con Bonucci su situazione analoga. Nel secondo tempo sempre in situazione di pareggio, dopo la traversa di Hakan, ripartenza del Milan che porta Bonaventura in area di rigore sulla sinistra. Rientra sul destro superando Cuadrado e spara un tiraccio alto sopra alla traversa. Esempio di errore tecnico che non concretizza un’azione molto pericolosa in un momento nel quale la Juventus era in grande difficoltà.

MILAN-INTER – Partita di grande sofferenza nella quale il Milan ha cercato di limitare i danni il più possibile. Poche occasioni e risultato sempre in bilico. Azione che porta la palla in area di rigore neroazzura e un conseguente possibile occasione da KO per Kalinic. Il croato salta in testa a Skriniar a porta spalancata e invece di incornare di testa…colpisce di faccia, anzi, di naso e accompagna la palla tra le mani di Handanovic. Anche in questo caso la mancanza di cattiveria e un limite tecnico evidente, impediscono di realizzare un gol dal peso specifico oceanico, sul risultato di 0-0.

MILAN-BENEVENTO – Partita sulla carta facile e dal risultato scontato. Invece un bel Benevento mette subito in difficoltà i rossoneri. Sullo 0-0, Borini crossa dalla destra, il portiere in uscita insieme a difensori cercano di anticipare Cutrone. Palla che rimane in gioco a 3 metri dalla porta, Andrè Silva va sul pallone e nel tentativo di calciare, liscia clamorosamente la palla. Sono d’accordo con Gattuso che con i se e con i ma, non si va da nessuna parte, ma passare in vantaggio quando non sei al 100% della condizione e hai davanti un avversario che punterà a difendersi, diventa fondamentale. Partita che si mette in salita e tutti conosciamo il risultato finale. Secondo tempo, dopo una conclusione di Cutrone di testa e respinta dal portiere, arriva un tiro di Bonaventura. La difesa respinge male e lascia la palla a meno di due metri dalla porta. Kalinic nel tentativo di colpirla commette fallo sul difensore e nel rimpallo non riesce a insaccare. Altro errore dettato dalla mancanza di sangue freddo. Pensate ad un Inzaghi qualsiasi cosa avrebbe cavato fuori da una situazione del genere.

BOLOGNA-MILAN – Partita nella quale un primo tempo non eccezionale ci vede in vantaggio di 2-0, grazie alle reti di Calhanoglu e Bonaventura. Poche occasioni e un Bologna non eccessivamente pugnace. Nel secondo tempo, chiudendo definitivamente la partita, avremmo avuto la possibilità di fare delle sostituzioni e far riposare alcuni giocatori in difficoltà (Kessie su tutti). Invece quando ci siamo trovati nella situazione ideale di avere campo aperto per fare male, abbiamo commesso degli errori che poi ci hanno costretto a soffrire. Palo di Cutrone e sulla respinta un Suso passivo calcia addosso al portiere. Calhanoglu delizia Bologna con uno stop a seguire che mette a sedere il difensore, serve di nuovo per lo spagnolo che con sufficienza calcia altissimo sopra la traversa. Solita azione di Suso dalla destra si accentra, attira due difensori su disè e serve uno smarcato Cutrone in area di rigore a 3 metri dalla porta. Il giovane rossonero calcia con sufficienza e la palla viene respinta da Mirante. Successivamente ci sarà una traversa di Bonaventura prima del gol del Bologna che ci costringe a soffrire fino al novantesimo.

Il killer instinct non è da tutti e per tutti, però lo si può imparare. Oltre alle problematiche che abbiamo, ci manca sempre quella cattiveria per chiudere le partite e renderle più semplici. Non possiamo permetterci di non fare male agli avversari quando sono in difficoltà. Non siamo ancora così forti per potercelo permettere, nei 4 esempi abbiamo realizzato 3 gol, conquistando 4 punti su 12 disponibili. Durante una stagione capita spesso di avere delle difficoltà, soprattutto negli scontri diretti. Lì è decisivo un errore a favore o contro. Ad oggi non siamo ancora cresciuti in questo. La cattiveria, l’asticella della quale parla sempre Gattuso, la si alza quando si è spietati davanti alla porta. In questa stagione abbiamo un esempio dall’altra parte del Naviglio, per un intero girone d’andata senza gioco, quelli là concretizzavano ogni palla che passasse nell’area avversaria. Tutto ciò gli ha permesso di essere lì a giocarsi la Champions, nonostante un impianto di gioco poco decente e un periodo di crisi (oltre 2 mesi senza vittorie).

In attesa di chiudere questa stagione, si cominci a pensare a ciò che deve essere fatto per accrescere le qualità offensive di questa squadra. Essere brutti e cattivi davanti alla porta non è un male, anzi, per cominciare va benissimo. Il processo di crescita passa anche dagli errori, ci mancherebbe, ma non possono più essere ripetuti quando ci sono costati molti punti durante la stagione.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.