Il grande bluff

6064

L’attesa della sentenza è essa stessa la sentenza. La parafrasi di un noto spot pubblicitario ci sta tutta per tracciare questo prestagionale 2018/19 che ricorda sinistramente i peggiori anni del Giannino. Cambiati i protagonisti e le situazioni, ma non di molto, lo svolgimento è del tutto simile: misteriosi soci di minoranza/maggioranza cui è appeso il futuro, manovre nell’ombra per garantire un fastoso mercato con tanto di lista già pronta ma solo nel caso che…, perché altrimenti…meglio non mostrarla l’altra lista; ottimismo sbandierato, lo sventolamento di quel poco che può richiamare i ‘vecchi tempi gloriosi’ (esempio leciti festival di Milan Clubs, gattusismi). Intanto: immobilismo. Che nel mondo concorrenziale del pallone significa arretrare. I risultati li vedremo sul campo, ma con gli anni abbiamo imparato che le situazioni extracampo influiscono direttamente.

A meno di un miracolo il Milan verrà stangato dall’UEFA con una sentenza politica e mediatica, discutibile su alcuni punti ma su altri, quelli fondamentali, non contestabile; se di squalifica si tratterà sarà un caso unico quindi gravissimo a livello di immagine e le cui conseguenze sono difficili da prevedere.
Come già espresso più volte si riconosce negli organismi di controllo un metro di giudizio non univoco, il FPF per come è applicato è radicalmente lontano dai principi e gli scopi per cui fu pensato ed è ovvio che l’UEFA non tocca e anzi promuove gli interessi dei suoi ‘amici’ a scapito degli altri. Tuttavia stiamo parlando di uno dei massimi organi di governo del calcio, e il fatto di essere stati rimandati non sorprende. Anzitutto perché siamo deboli come non mai, e malvolentieri lo sottolineo: come non mai. Poi va detto che Voluntary Agreement e Settelment Agreement sono contratti che l’UEFA sottoscrive con le proprietà e a 12 mesi dall’insediamento mr. Li non ha dimostrato alcuna consistenza economica e personale comportandosi come ogni ‘intrallazzone’ grande o piccolo di questo mondo: pagamenti sul filo del rasoio, provenienza poco chiara dei capitali, nessuna risposta se non gli auguri di buon anno, pochissime apparizioni, distanza a volte siderale dall’investimento fatto. Quello di tenere tutto e tutti sulla corda è tipico degli speculatori con pochi scrupoli e ancor meno garanzie; voi comprereste un’automobile da questo signore? Le garanzie personali non sono state fornite: il cinese sconosciuto è rimasto tale, con una pessima reputazione, eventuali capitali irreperibili; alle sue spalle abbiamo visto cosa c’è: una credenza semivuota e una sfera di cristallo, a volte la moglie. E a meno che la signora non si chiami Huarong Li qualcuno ha qualcosa da chiarirci. Ha messo in piedi due/tre società veicolo per gestire il Milan e che sono de facto vuote; gli uffici sono deserti, il prestanome a cui ha intestato tutto è la versione cinese di Ajeje Brazov. Per non parlare delle miniere di forfora. A condire il tutto il prestito in scadenza fra tre mesi.
E’ quindi ovvio, senza chiamare in causa complotti massonico/sionisti/rettiliani che la UEFA ha difficoltà a sottoscrivere un contratto con questo tizio, legittimandolo fra l’altro; sarebbe gravissimo specie se fra qualche anno venissero alla luce alcuni dei numerosi ‘lati oscuri’ della vicenda closing.
Questo rifiuto è stato opposto in mia opinione senza uscire più di tanto dal FPF, che fra i suoi punti richiede esplicitamente la totale trasparenza della proprietà e della loro struttura legale. Non c’è alcun complotto a Nyon, dove probabilmente si accaniranno perché possono e per sfruttare anche il volano mediatico garantito dal Milan. Punire noi per non parlare dei tanti occhi chiusi a favore dei più furbi e più immanicati. Benvenuti nel mondo vero.

Yonghong Li è come Rain Man: gioca su quattro tavoli diversi, conta le carte, sbanca. Poi lo beccano…

Il Voluntary Agreement sarebbe stato una panacea, ecco perché Fassone vi ha scommesso tutto. Ha puntato tutto su quello, facendo anche all-in in campagna acquisti; a pensarci bene due mosse non compatibili. Era un grande bluff e al buio. Forse lui non sapeva davvero di avere in mano al posto di quattro assi una coppia di due, o forse si; non che abbia molta importanza. Il Milan si è presentato all’UEFA con più di 250 milioni di passivi dovuti all’illuminata gestione Berlusconi/Galliani dell’ultimo triennio, un disastro che abbiamo narrato in ogni modo e che Fassone ha minimizzato in prima battuta, vale la pena ricordarlo, e forse era meglio essere più chiari su questo che non fare ‘propaganda’ sulle poche commissioni elargite (sempre che i 38 milioni per l’Etoilette Silva, ad esempio, non contengano in realtà lauta mancia, e lo scopriremo). La campagna acquisti è stata doverosa ma dispendiosa, a debito. Il passivo sarà 75 milioni. I paragoni li faremo con i bilanci sotto mano, è comunque un dato di fatto che la UEFA vuole che questi passivi siano assorbiti entro limiti accettabili e non crede che ce la possiamo fare. Perché? Probabilmente, senza richiamare gli ufologi e i satanisti per un convegno sulle possibili infiltrazioni alieno-demoniche a Nyon, perché il business plan presentato da Fax1 era una mezza cialtronata. Un racconto plausibile al 14 aprile 2017 che è divenuto via via fantafinanza di basso livello a un anno di distanza, col Milan che in Cina non andrà nemmeno a farci la tournee. Abbiamo ricevuto una sponsorizzazione da un’acqua minerale cinese (potrebbero mettere Seedorf come testimonial, con un’aquila reale al posto dell’uccellino di Del Piero), aperto alcune scuole calcio nel Paese del ping pong, e fatto partnership con un club di basso livello. Ricavi incalcolabili, nel senso che servono i microdecimali. I piani di sviluppo futuro sono, ovviamente, segreti; chissà mai che qualcuno li copi.

Difficilmente lo verremo a sapere per certo, ma ciò che è emerso è che nonostante le numerose bocciature ricevute la società non ha mai ripensato la propria linea difensiva, arrivando ad un muro vs muro che strategicamente non pare il massimo. Tipo cavalleria leggera contro carri armati. Sono state fatte cose buone in questi dodici mesi, esempio elevare il valore della rosa non solo attraverso gli acquisti ma anche con i rinnovi, dandosi possibilità di plusvalenze importanti (che poi vanno generate certo, vedi Donnarumma). La stessa replica della qualificazione europea, che non accontenta ovviamente noi i tifosi, può essere vista positivamente in termini di programmazione e consistenza sportiva e non è poco visto il percorso di discesa fatto: il Milan era sparito totalmente dal panorama europeo. Valorizzate male. In questo deprecabile la comunicazione che al posto di fare tabula rasa e ripartire con coraggio ha cercato di inserirsi sul letamaio precedente, pur ammiccando ad alcuni temi cari al largo dissenso, finendo a puzzare ugualmente. Hanno ripreso le linee principali della ‘vecchia comunicazione’: i giuovani, molto focus sui giocatori (quindi giustamente appena si vocifera di una cessione è tragedia), ossessione Champions (quindi appena si arriva sesti arrivano i forconi), poco realismo. Tanto catechismo pure, comunque mostrando debolezza sempre. Infatti come conseguenza siamo ormai ostaggio degli ‘insider’, fenomeni da baraccone che ora gongolano e tripudiano, vanno a caccia del nuovo socio, sciorinano nomi, propinano teorie, disegnano scenari di devastazione o da paradiso terrestre a seconda di come tira l’aria. Dovevamo capirlo: essi sono come le mosche, proliferano fra gli scarti e le feci, nel marciume. La loro presenza costante negli ultimi anni e a sciami negli ultimi mesi doveva portarci a capire meglio l’attualità. Perché questi nullafacenti non infestano la juventus, il Real, Barcellona? Perché non ci sono oracoli reds, blancos, blaugrana, sky blue? Perché li avrebbero poco da scrivere. Li si bada al campo e ai risultati, non c’è bisogno di generare false speranze cui attaccarsi. Sarebbero sorpassati dal quotidiano. Sarebbero controllati, martellati, espulsi. Noi invece non solo ci siamo ‘tenuti’ la galassia di giornalisti semicoscienti precedenti, che ci accompagna con le solite opinioni a comando, viziate, incompetenti da un ventennio abbondante, ma abbiamo aggiunto anche uno sciame di cazzari che ronza, infastidisce, distrae quotidianamente. Doveva essere piazza pulita, è stato liberi tutti. Inutile poi lamentarsi perché l’UEFA si fa influenzare da qualche ‘congettura’, perché crediamo sia normale. Chi è causa del suo mal…

Marcolino sempreinpiedi pronto a oscillare per noi

Il mercato è inchiodato. Una premessa: la scorsa stagione dovrebbe aver fatto capire anche ai più tardi che comprare giocatori non è né un problema né la soluzione a tutto; se hai una società inesistente e debole e/o un allenatore folle puoi comprare anche mille giocatori ma il risultato difficilmente cambierà. I movimenti delle altre generano frustrazione, e anche qui in linea di massima invitiamo alla calma vista l’inevitabilità della situazione. Stiamo sereni, abbiamo un grande scouting: i nostri esperti e addirittura le più alte cariche societarie sono in giro costante per l’Europa ed il mondo, vagliano profili, studiano come collocarli al meglio nell’assetto di squadra, e rimangono riservatissimi sui nomi. Centrocampisti, attaccanti? Ma no, figuriamoci: sono i nuovi soci. Siamo l’unica squadra al mondo che fa scouting dei finanziatori.
Yonghong Li gioca su quattro tavoli diversi, come Dustin Hoffmann in Rain Man. In gran segreto prepara l’Air Fass One per il decollo, con Marcolino sempreinpiedi pronto all’azione. Gli danno una gonfiata e lui si prende calci e pugni, oscillando sempre con la stessa espressione: è ottimista, poi lo colpiscono ed è un po’ sorpreso, poi torna ottimista, lo colpiscono ancora ed è di nuovo sorpreso. Tutto molto bello, e molto formale. Sperando che fra UEFA, forse il TAS e magari lo strabendetto ‘vero’ proprietario in presunto arrivo si risolva questo limbo. Non pare infatti che le carte per fare un nuovo bluff, anche piccolo, ci siano ancora: è ora di passare.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.