Il gol perduto

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Mentre sto scrivendo, il calciomercato non è ancora chiuso, ma mancando poche ore credo che non ci saranno grossi stravolgimenti, sia in entrata che in uscita. Ovviamente sto parlando solo del nostro mercato che sembrerebbe chiudersi con l’arrivo in extremis di Ante Rebic e la conseguente partenza di Andrè Silva in direzione Francoforte. Quest’ultima mossa a sorpresa ci porta in dote un giocatore dal carattere forte, dotato di una grinta e di una corsa importante in tutto il fronte d’attacco. Personalmente è un acquisto che mi piace anche se per come è venuto può sembrare una pezza messa dopo l’infinita e inefficace trattativa con l’Atletico per Correa. Di certo tra Rebic e il portoghese almeno c’è un upgrade in “garra”.

Il croato ci porta qualche gol in più di Correa, è già stato in Italia, anche se con risultati non eccezionali, ma soprattutto, come anticipato, ci porta quella cattiveria in avanti che spesso ci manca e ci è mancata. Ora il punto è come e dove recuperare i gol che saranno necessari per giocarsi le posizioni più importanti con le dirette concorrenti. Ad oggi, questa squadra tira pochissimo in porta e di conseguenza segna poco. In campionato il solo gol di Calhanoglu ha portato i tre punti contro il Brescia ma ad Udine i guanti di Musso sono stati praticamente restituiti intonsi e il risultato ci ha visti sconfitti. Dando un occhio alla nostra rosa là davanti, abbiamo bisogno come l’aria dei gol dell’unico bomber, Piatek. Oggi il vero ago della bilancia sarà sfruttare al meglio la sua vena realizzativa. Se consideriamo Lazio, Roma, Torino e Atalanta come avversarie dirette, possiamo notare che tutte hanno almeno un attaccante (potenzialmente) da 20 reti a campionato. Immobile, Dzeko, Belotti e Zapata/Muriel sono attaccanti che possono garantire alla propria squadra un numero di gol utile per vincere determinate partite e che possono portare punti importanti.

Piatek è in una fase realizzativa non positiva, tolte le occasioni di sabato sera (alcune sfortunate, altre no), sta tirando pochissimo in porta. Non sta proprio tirando, direi. Vena realizzativa che sta seguendo tristemente il finale di stagione scorso. Purtroppo è fondamentale che Giampaolo trovi al più presto la soluzione a questo problema perchè le alternative non hanno in canna un numero di gol tale da poter garantire una certa “sicurezza”. Qualche settimana fa, analizzando il trequartista che va a genio al mister, mi sono trovato a fare dei conti veloci sul numero di reti realizzate dagli uomini offensivi di Giampaolo nella sua esperienza sampdoriana. Escluso il sempre verde Quagliarella, gli altri difficilmente sono arrivati in doppia cifra. La fase offensiva di Giampaolo non è facile da interpretare per gli attaccanti e soprattutto, per alzare le proprie medie realizzative hanno bisogno di molti palloni giocabili. Nel caso della Doria l’anno scorso anche un buon numero di rigori.

Oggi come oggi, abbiamo bisogno di creare molte più occasioni durante il match, anche perchè gli avversari quando hanno affrontato Giampaolo a Empoli e a Genova non hanno mai impostato una partita prettamente difensiva ma spesso hanno lasciato spazi per giocare in avanti. Ora non è più così. Sia Udinese che Brescia si sono messe dietro difendendo con ordine e pazienza per poi ripartire e fare male. In entrambe le partite le occasioni per le avversarie non sono mancate, ergo il rischio di andare in sofferenza è alto.

Giampaolo rilegge i suoi appunti dopo le prime due giornate

In attacco, con la partenza di Andrè Silva, lo spazio per esperimenti, per me, si riduce al lumicino. Piatek deve essere il titolare fisso e va servito, va messo in condizione di fare quello che sa fare meglio. Anzi l’unica cosa che sa fare, perchè il dialogo con i compagni non è proprio nel suo repertorio. Capisco che il manuale giampaoliano sia composto da migliaia di pagine da assimilare ma solo coinvolgendo il polacco possiamo pensare di aumentare la nostra media realizzativa. Le alternative e/o i compagni di reparto non hanno in dote un numero di gol sufficiente per aiutare la squadra. Leao, Rebic, Suso, Castillejo e il tuttofare Borini insieme arrivano ad una dozzina di gol, salvo exploit. L’anno scorso questa squadra ha segnato 55 gol, voi direte che il calcio di Gattuso era ultra difensivo rispetto a Giampaolo ma vi invito a riflettere bene su questa affermazione. Le due partite di campionato giocate non si discostano molto dal passato. Possesso palla che prevede come opzione principale il passaggio alle proprie spalle per arrivare anche a Donnarumma, tentativo ossessivo di coinvolgere il play maker (Bennacer che bel giocatorino che può venir fuori) a centrocampo che però spesso è marcato, quindi o lancio lungo dove spesso il pallone si perde non avendo una torre che protegga e faccia salire la squadra. Oppure lancio sulla destra sperando che Suso sia in vena. Tornando ai 55 gol, è ovvio che sarà fondamentale pescare qualche coniglio dal cilindro, altrimenti su Piatek si inceppa, siamo in difficoltà.

Aspettiamo dopo la sosta per vedere se la vena realizzativa del polacco sarà cambiata, intanto godiamoci Rebic che è un’operazione di chiaro stampo non elliottiano ma si sa che quando si è con l’acqua alla gola, spesso anche i giganti devono abbassare la cresta e accontentarsi. Tanto ci sarà sempre qualche editoriale che ci racconterà che la genialità della nuova dirigenza sta proprio nel non farsi prendere per il collo, giustificando i giorni del Condor come una furbesca operazione di due volponi molto ambiziosi.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.