Il gelato al veleno

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Quando inizia ad essere difficile scrivere di una passione e di un sentimento, allora bisogna preoccuparsi. Le passioni e i sentimenti sono spesso irrazionali e sono il sale della nostra esistenza, un mio carissimo amico quando ci troviamo a raccontarci della nostra vita, mi ripete sempre “…diffida sempre dalle persone che non hanno passioni nella loro vita…”. Per questo essere tifoso del Milan è sempre stato un piacere e un modo per unire la mia passione con persone che amano gli stessi colori e le stesse “pazzie” legate a questa squadra. Trasferte, chilometri, nottate, sconfitte, vittorie, soldi e tanti rapporti di unione che hanno segnato la vita di tutti noi. Con sempre un filo conduttore, il rosso e il nero, quei due colori che ci hanno segnato la vita, in bene e in meglio, quei due colori che ci fanno staccare dai problemi, dalle preoccupazioni e dalle ansie della quotidianità.

Oggi è dura, durissima, avere dentro ancora quel fuoco che ti faceva andare oltre a tutto e tutti. Sono un tifoso del Milan che ha sfiorato la serie B, nel senso che ero piccolo per potermi ricordare visivamente qualcosa se non tramite i racconti, e che ha vissuto in pieno e al massimo l’epopea, probabilmente la più rosea, della nostra squadra. Nessun tifoso della mia età di altre società può vantare quello che ho vissuto. Non sono diventato tifoso del Milan perchè vinceva, no proprio no, ero circondato da amici juventini ed interisti, non si navigava in buone acque nei primi anni ottanta, tra Farina e problemi vari. Lo sono diventato grazie alla passione che mio papà mi ha passato, alle lacrime che gli ho visto scorrere quel 1 maggio 1988 dopo aver vinto a Napoli, dopo anni di sofferenze per lui fu una liberazione. La deflagrazione di un sentimento. Oggi spero di poter trasmettere questa passione anche a mio figlio, è un mio dovere ma è veramente difficile. Come faccio? Gli parlo di plusvalenze e bilanci? Di paletti UEFA? Gli racconto di eventi sportivi accaduti più di venti anni prima della sua nascita quando non c’era neanche l’HD?

Oggi questi sentimenti appena descritti sono stati schiacciati da altre priorità. Non c’è più un qualcosa al quale legarsi indissolubilmente, ci sono solo conti, soldi e interessi economici. Il calcio è anche questo ma non solo questo. Assistere a tifosi del Milan che festeggiano l’esclusione dalle coppe europee è una coltellata al cuore. Anche in nome di un risanamento finanziario, per me, non è una giustificazione. Durante la stagione ci siamo dannati, ci siamo scannati, abbiamo esultato e abbiamo bestemmiato per le sorti del nostro Milan (sono tutti sentimenti). Gattuso, Leonardo, i giocatori ognuno aveva parole dure o buone ma tutte unite dall’amore per questa squadra per raggiungere un obiettivo. Abbiamo dato voce ai nostri stati d’animo e ai nostri sentimenti per poi scoprire che era stato pianificato da inizio maggio di tirare i remi in barca, ti rinunciare a ciò il campo ti avrebbe dato. Piccolo o grande che fosse. Questo è spirito sportivo? Questo è calcio? Per me no. Che messaggio passa ai giocatori? I sentimenti non hanno un prezzo.

Ho letto alcuni commenti qui su Milan Night che indicano come “pessimisti” tutti coloro che non vedono con piacere la presenza di un fondo a capo della società. Va bene sono dentro a questo gruppo ma come posso legarmi a persone che sono qui di passaggio e che non hanno interessi sportivi legati al Milan? Come posso essere legato a chi pensa che il risultato sportivo conta meno del bilancio? Il Milan è un oggetto da sistemare e da mettere in vetrina, ma a quale prezzo? Siamo lentamente scomparsi dal calcio che conta, non certo per colpa di Elliott ma grazie alla politica scellerata del duo brianzolo e grazie alle “mani sicure” che li hanno succeduti. Come posso dare credito a chi non ha sentimenti per il Milan? Noi tifosi abbiamo il Milan nel cuore, noi tifosi siamo il moto di questi colori, noi tifosi siamo gli unici che hanno diritto di fregiarsi di essere milanisti. Io dò credito ad un tifoso che mi parla di Milan e può pensarla diversamente da me, ma non dò credito a priori a chi non ha passione per il Milan. Abbiamo voltato le spalle e preso posizione contro la proprietà più vincente della storia perchè stava annientando i nostri sogni e le nostre passioni. Ora devo stare a guardare e festeggiare le umiliazioni alle quali questi colori sono stati esposti. Per di più senza un passato di vittorie. No, mi spiace.

Il tifoso è come un lavoro, se non lo fai con passione e non ti piace, rinunci a farlo. Io in questo momento ho il cuore freddo, distaccato, tipico di chi ha avuto una cocente delusione, l’ennesima. Seguirò lo stesso il Milan, seguirò le sorti di un uomo onesto come Giampaolo, spero di riuscire ad avere un giocatore al quale legarmi. Esulterò anche, se ci sarà la possibilità. Starò dalla parte di Boban che è l’ennesimo idolo che si mette in discussione, con il rischio di finire triturato da questo ambiente. Non seguirò mai questa proprietà. Per me non esiste neanche un amministratore delegato. Per me il Milan sarà come un gelato al veleno, come cantava Gianna Nannini, di questo sentimento non potrò farne a meno anche se so che mi sta, lentamente, facendo male.

FORZA MILAN

Johnson

P.S. sabato è un’occasione per stare insieme e condividere quel sentimento del quale ho scritto. Tra di noi sarà bello parlare di Milan, vi aspettiamo! Chi non l’ha ancora fatto si iscriva al più presto!

 

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.