Il Dottor Johnson e Mr. Ale

4026

Al triplice fischio di domenica scorsa, ancora una volta, il mio umore ha cominciato fare a pugni con due diverse reazioni che mi montavano in petto. Ormai da qualche mese a questa parte, questa squadra riesce a fermarsi sempre ad un metro dal traguardo. Tutto questo scatena in me una tempesta di pensieri che vanno dalla più profonda delusione, con annessa rabbia. Alla più tranquilla reazione, nella quale, con impegno mi metto a guardare le cose positive (poche in questo caso) quando ci sono. Questo sdoppiamento di personalità va a braccetto con il mio cervello che si blocca al quinto minuto della finale di Coppa Italia, come descritto da Larry e con i miei deliri notturni in stanza con Axel, stile Jack Torrance. Il quadro clinico che ne esce non è confortante ma assicuro a tutti che la mia sanità mentale (per ora) è ancora stabile anche se domenica sera ho visto allo specchio le mie due personalità.

Io con le azioni del Milan la prossima estate

DOTTOR JOHNSON – Meno male che siamo entrati in Europa. Una fatica immonda ma d’altronde con tutto quello che è successo, è quasi un buon risultato. Abbiamo iniziato a giocare a luglio. Certo, partite ferragostane senza molta competitività ma che alla lunga ci hanno sfalsato il programma della preparazione. Appunto, la preparazione. Se penso che Enzino ci ha preparati per giocare la stagione di burraco, massimo sforzo era sedersi al tavolo da gioco, siamo già arrivati fin troppo lontano. La stagione non è da buttare. Abbiamo sofferto tanto gli errori di strategia della dirigenza ma hanno cercato di porvi rimedio e questo non possiamo dimeticarcelo. Quando tutto sembrava portarci ad un’altra stagione gianniniana, la sterzata con il cambio dell’allenatore ci ha permesso di vedere una reazione e, in piccola parte, ci ha fatto credere di arrivare agli obiettivi di inizio stagione. Non possiamo dimenticare le vittorie di Roma e contro la Lazio, i pareggi contro Inter e Napoli che ci hanno permesso di non soccombere a squadre più “complete” di noi. Piccole soddisfazioni, ma intanto un germoglio nel deserto è stato piantato. Ci sono stati degli intoppi brutti contro squadre “piccole” ma nel processo di crescita, ahimè, ci stanno come schiaffi. Siamo una squadra giovane, con i suoi pro e i suoi contro, ma possiamo avere un futuro. A patto che la società continui nel processo di deraiolalizzazione della rosa e che si faccia trovare pronta in sede di mercato. Sapevo che una sessione di mercato non sarebbe bastata ma al netto degli errori sugli attaccanti, il resto è un discreto gruppo di giocatori che può e deve crescere ancora. Speravo di soffrire di meno ma alla fine è la storia di questa stagione, sempre a rincorrere, sempre a sudare. Adesso avremo una partita importante da giocare che speriamo chiuda questa stagione infinita e che ci porti un’estate di serenità. Fuori e dentro al campo. Bisogna ripartire dal carattere di Biglia e Bonucci, dalla voglia di crescita di Calhanoglu e dalla dinamicità di Kessie. Un anno intero con Gattuso potrebbe giovare a tutti loro per crescere ulteriormente e per portare il Milan dove deve stare. Non sarà la nostra stagione migliore di sempre ma è stata la prima stagione del post giannino. Pertanto una grande stagione, se paragonata a quello scempio immondo. I punti sono gli stessi? Chi se ne frega, adesso c’è una speranza di cambiare, prima c’era il buio totale e non avevamo neanche le torce.

Giuro che in bagno con c’era Axel

MR. ALE – Ma tu guarda se è possibile riuscire per l’ennesima volta a buttare via un’occasione per chiudere questa stagione del cavolo. Ogni volta che siamo lì per vedere un raggio di luce, riusciamo sempre a complicarci la vita. Com’è possibile (non)giocare a calcio così, in vantaggio di un gol e sopra di un uomo. La mentalità di questa squadra è palesemente lontana dall’essere vincente e la voglia di conquistare il risultato si ferma sempre appena c’è una dififcoltà. Quest’anno la stagione è stata troppo al di sotto delle aspettative. Ogni volta che si è atteso il salto di qualità c’è stata una mazzata dura, tosta e senza appello. All’inizio della stagione la reazione ad eventi negativi era pari allo zero, successivamente si è migliorato ma si è crollati sotto i colpi dei più forti. Gli errori commessi sono stati molto gravi e hanno delineato la stagione. Il rinnovo e la (non)fiducia nel lavoro di Montella è stato l’apice degli errori, seguito dalla mancanza di intervento nel momento in cui era palese che i buoi erano scappati e la disfatta era dietro all’angolo. Sulle qualità di Enzino, la Liga ha messo l’epitaffio ma non è una consolazione. Un direttore sportivo deve (sottolineo) deve sapere come imposterà la stagione il suo allenatore. Preparazione, modulo, tattica e idee di gioco. Scoprire nel bel mezzo della stagione che lo schema era “jammebbell”, la preparazione era stata curata da Topo Gigio, non è accettabile. Se si era a conoscenza, anche peggio. Da lì tutto è stato irrimediabilmente complicato. Questa squadra ha un bisogno enorme di un allenatore con carisma ed idee, aver voluto rinnovare a Gattuso è stato un altro errore che ha poi minato il finale di stagione. Averlo rinnovato per prenderlo come “parafulmine” non è un’opzione accettabile. Gattuso non è Mourinho, non può e non deve fare il tuttofare di Milanello. Se si vuole fare il salto di qualità non possiamo più scommettere. Ognuno si prenda le proprie responsabilità e agisca per migliorare. Anche la comunicazione con i tifosi è stata contradditoria, troppo “sbausciamento” in estate e troppo “silenzio” in autunno/inverno. Va bene che in passato la comunicazione era “io sono io e voi non siete un cazzo” ma c’è sempre una via di mezzo. Si prenda una decisione forte su chi è da Milan e chi no. Chi parla di Milan per passione e chi per “lavoro”. Si prenda una decisione su cosa deve dire il DS durante le interviste. Altrimenti si perde la cosa più importante, la credibilità. Tu pensa se io devo sentire che in Italia i fenomeni non ci vengono più. Non va bene. Lo si pensa ma non si dice. Tantomeno dopo la sconfitta in Coppa Italia (con silenzio assordante) e dopo l’ennessima beffa di Bergamo. Il futuro è nebuloso e si deve lavorare tantissimo e parlare pochissimo. Io della Champions d’agosto me ne faccio poco, anzi la lascio volentieri a coloro che sono maestri in questa competizione e sono dall’altra parte del Naviglio. I crediti sono quasi esauriti e i tifosi del Milan hanno dimostrato quanto bene vogliono a questa squadra. È arrivato il momento che questo amore sia ripagato con gesti importanti e con azioni decise. Non si può stare nella terra di mezzo, non si può essere amici (o nemici) di tutti, si scelga. Prego tutti i santi che non si cominci anche questa settimana con la filastrocca del “partita decisiva…finale…dobbiamo giocare come se non ci fosse un domani…”, basta con queste pagliacciate. Una volta mi piacciono, due volte mi gasano, ma alla terza volta che portano il nulla, mi fanno girare le palle. Anzi, questi proclami fanno sì che questi che scendono in campo inizino a tremare. La storia di questa stagione dice che la grinta c’è stata solo per alcuni mesi, poi quando si è potuto andare allo svacco si è mollato gli ormeggi. Silenzio e lavoro a Milanello. Una volta raggiunto definitivamente il sesto posto (doveroso, obbligatorio e unico obiettivo minimo centrato), ci si ferma e si lavora. Si comunica con furbizia e si lavora. Si prepara la stagione nuova e si lavora. Si fanno i conti su chi ha sbagliato e chi no e si lavora.

Questi colori sono l’unico interesse

Come avrete potuto leggere queste due posizioni sono del tutto opposte e contrastanti tra loro. Eppure convivono nella mia testa senza scatenare reazioni scomposte e “faide” senza fine. Il bene unico e primario è quello di rivedere al più presto il Milan. Quei due colori che ci hanno cambiato la vita fin dal giorno 1 e per i quali noi siamo qui a scrivere e voi siete qui a leggere. Non ci sono commenti di serie A o di serie B, queste cose le lasciamo a chi ha diviso il tifo per salire sul carro e avere un pò di visibilità. Esistono il buon senso e l’educazione, esistono le proprie idee e le idee opposte ma non esiste la malafede. Chi non crede per partito preso non può accampare diritti. Chi dubita sulla buona fede di persone che ci mettono del loro tempo (sottratto alla vita quotidiana), non merita questo servizio. Quando sono arrivato in questo porto sicuro che è MilanNight, ero un naufrago in cerca di un’isola dove ci fossero persone che avessero percepito, come me, che stava succedendo qualcosa di brutto al mio Milan. Ho letto per mesi senza scrivere, a volte c’erano commenti che mi facevano rabbia ma non ho mai discriminato nessuno, mai. Non ho mai provocato nessuno, mai. Dopo ho sempre e solo sperato di scrivere di Milan con persone che avessero il Milan nel cuore. Questo è MilanNight.

Concludo questo post (lungo e noioso) con un messaggio whatsapp che ho ricevuto sabato scorso, non l’ho nemmeno girato in redazione (questo per far capire la linea editoriale del blog) e lo scopriranno oggi, quando e se avranno il tempo di leggere:

“Oh Sandro sto leggendo i post su MilanNight sulla finale, complimenti. Analisi accurate e scritte bene…parlate di calcio e non di minchiate. È bello perchè comunque è un modo di parlare senza filtri e senza essere prezzolati…”

E’ uno dei miei più cari amici da quando siamo bambini, è bianconero e ci legge. Lui, sulla nostra buona fede non ha dubbi. Lui.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.