Il dono

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Alla fine la tanto temuta trasferta di Sassuolo si è trasformata in una piacevole gita domenicale che ha anche regalato tre punti fondamentali per dare ossigeno vitale a questa squadra. La prestazione è stata normale, inutile fare voli pindarici, questa squadra gioca così. Lo fa da ormai un anno a questa parte, pertanto aspettarsi un gioco più “spumeggiante” è fuori discussione. Lo si può desiderare, ma non è nelle corde di questa squadra e di questo allenatore. Purtroppo, sempre più spesso, il risultato delle partite condiziona poi il giudizio generale sulla prestazione. Questo Milan non gioca bene, io lo dico chiaro e tondo. Non mi piace che si interpretino le partite in questa maniera ma so anche che probabilmente con questo allenatore e con questi uomini non si può fare diversamente. Si può fare di più, questo è lapalissiano, ma non diversamente. Quando sento decantare il gioco di questa squadra rimango sempre molto basito. Un coro all’unisono parla di Milan bello da vedere, ma forse è bello per chi spera che questa squadra continui a boccheggiare tra il decimo e il sesto posto. Chi dice che questa squadra gioca bene lo fa solo per gettare fumo e per non criticare una società che questa volta ha un nome e un faccia. Guarda caso anche discretamente potente.

Questo Milan deve essere efficace. Deve essere cinico, deve essere cattivo. Questo è quello che questa squadra può fare. La ricerca del gioco a tutti i costi, partendo dalla nostra area di rigore, non è bel gioco. E’ un possesso palla fine a se stesso. Non è nelle corde di questa squadra. Sarà un caso ma a Sassuolo questo modus operandi è stato limitato e il gioco ne ha giovato. Anche il risultato. In questo marasma di commenti e giudizi che ogni giorno piovono sul Milan, mi permetto solo di suggerire a questa squadra di ricominciare a fare quello che ha fatto all’inizio di quest’anno. Quella è la sua dimensione. Perchè i numeri dicono che quel modo di interpretare le partite portava risultati e, soprattutto, punti. Nel girone di ritorno dell’anno scorso, quello tanto decantato dalla critica, e (ahimè) anche dalla società, il Milan ha totalizzato i fantomatici 39 punti che dovevano farci andare in Champions al galoppo quest’anno. Però c’è un problema che nessuno analizza (o vuole analizzare). Di solito qui su Milan Night l’analisi non manca mai, anche perchè non si sconta niente a nessuno. Piaccia o non piaccia. Il Milan di Gattuso, nel girone di ritorno della stagione scorsa ha fatto due prestazioni totalmente opposte. La prima quella “bella”, quella simil Roma e Napoli (prima del tracollo)  di quest’anno, che ha portato 25 punti in 9 gare con una media di 2,78 punti a partita. Perle di quel periodo: la vittoria a Roma contro i giallorossi, giocando un calcio come quello attuale ma più efficace e le ottime prestazioni contro Lazio e Sampdoria a San Siro, che portarono risultati di misura ma senza eccessivi rischi. In quel periodo, la squadra correva, bene e tanto. Aveva fiducia e come un ronzino con la carota davanti a sè, andava oltre le sue possibilità per raggiungere una rimonta incredibile. Era questo il valore di questa rosa? Non credo. Ma stava andando molto bene. Poi succede una cosa. L’entusiasmo e la voglia di fare bene si scontrano contro la juventus a Torino. Una partita interpretata bene, tenuta in piedi grazie al sacrificio di tutti ma nel momento clou, quello che può davvero trasformare la stagione di una squadra “normale” in una stagione ottima, arriva una traversa ad interrompere l’idillio. Finisce 3-1 per i bianconeri. Gattuso rimprovera la squadra perchè il risultato è bugiardo e rimarrà quello negli annali, non la prestazione. Da questo punto di svolta, tutto cambia. La corsa è meno fluida. Le partite si interpretano diversamente, la squadra ha paura e ansia. Lo stesso Rino ha paura di osare e subito nel Derby infrasettimanale si gioca per non perdere. Lo score delle successive 9 giornate parla chiaro. 14 punti, con una media di 1,55, con solo 3 vittorie contro Bologna, Verona e Fiorentina. Tutte arrivate nelle ultime 4 giornate. Perle di quel periodo: la sconfitta in casa con il Benevento. Il contraccolpo di Torino ha reso questa squadra come la vediamo oggi. Poca personalità, poca reazione ai momenti negativi e uno stuolo di depressione che neanche al cimitero. In questa stagione il Milan ha giocato solo 6 giornate e la media è di 1,5 punti a partita, più o meno in linea con lo score delle ultime 9 giornate della scorsa stagione. È questo il vero valore di questa rosa? Non credo. Come in tutte le cose la verità è nel mezzo. Serve migliorare i dettagli e l’attenzione in certi momenti della partita. Oltre a togliersi questa dannata paura che ci attanaglia. Bisogna essere più spensierati. Tutti.

Sicuramente l’amore per i nostri colori non si discute

Quando sento dileggiare ed insultare Gattuso, mi piange il cuore. Ognuno può avere le sue idee in campo calcistico, ma il rispetto del lavoro delle persone, quando sono sincere ed oneste, è un dovere. Ma siamo così sicuri che il problema stia sempre seduto in panchina? Eh si, perchè se non ci si vuole perdere troppo tempo, va bene sparare ad alzo zero sull’allenatore di turno ma se vogliamo guardare la realtà dei fatti, scopriamo che il tanto decantato “Mondo Milan” è marcio da troppo tempo. Tutto quello che ruota intorno a questa squadra sta prendendo il peggio disponibile e lo sta mettendo in piazza. Perchè dico questo? Perchè basta guardare intorno a voi, leggere le notizie. Guardare la televisione, leggere i commenti in giro. È tutto una fazione contro l’altra. O sei pro-Gattuso o sei contro Gattuso, o sei pro-Suso o sei contro Suso. Purtroppo nessuno riesce ad essere pro Milan. Mentre proliferano queste “guerre interne”, l’ambiente intorno a questa società è diventato quello attuale. Quello dove il sito gestito dai due hobbit, che dovrebbe riportare notizie di Milan, ci fracassa le palle da settimane con il Monza di Galliani e Berlusconi. Quello dove si fa raccontare la storiella del girone di ritorno dai soliti 2-3 strimpellatori televisivi e tutta l’opinione pubblica deve essere “ammansita” da questo. Quello dove ormai da più di un lustro ci sono sempre notizie riportate dall’interno degli spogliatoi di Milanello. Quello dove se Gattuso va alla ricerca della presunta spia, la platea di fronte a lui, ufficio stampa compreso, si fa una grassa risata come se al posto di Rino ci fosse Brignano. Quello dove ogni giorno un ex calciatore, rigorosamente dell’era berlusconiana, deve essere intervistato sul nulla. Quello dove in conferenza stampa ci sono degli zombie (non saprei come chiamarli) che fanno domande su Montolivo, convinti ancora di essere nella Golden Age del loro Giannino. In questo ambiente, in questo inferno, noi tifosi dovremmo essere la mosca bianca che si distingue, dovremmo stare vicino alla squadra, criticandola quando necessario ma senza trascendere in crociate ed insulti contro questo o quello, solo perchè il Giannino ci ha ferito. Il Giannino non esiste più, il suo sistema rimane intorno al Milan ma (spero e credo) non più all’interno del Milan. Guardiamo al futuro, guardiamo ai modelli vincenti che ci sono intorno a noi che ci hanno copiato come i cinesi e ci hanno strasuperato. Chiediamoci come mai da altre parti queste vedove non esistono. Chiediamoci perchè da altre parti ci sono professionisti a ricoprire certi ruoli, mentre da noi si ricorre troppo spesso alla “bandiera”. Noi tifosi dobbiamo proteggere il Milan da questo proliferare di melma intorno a Milanello.

Il sistema Milan è talmente in crisi che pochi mesi fa si piangeva e si urlava allo scandalo, per la dipartita di un AD che non si curava della provenienza dei soldi con i quali una società sarebbe dovuta andare avanti. Soldi che peraltro non c’erano. Con vedove e vedovelle che rimpiangevano ancora il Condor e i suoi colpi di collo. Tutto questo mentre la società che ha vinto e dominato in Italia negli ultimi sette anni sta accompagnando alla porta un AD che (tra le tante cose) non era d’accordo sull’acquisto di un certo giocatore. Per aiutarvi vi dico che non è Essien. Avete sentito qualcuno a Torino che si sta rotolando nel fuoco? Ci sono veglie notturne per piangerne la dipartita? Qui a Milano, ma in generale intorno al Milan si è persa la ragione, è in questo contesto di mezzo, hanno proliferato per anni personaggi che non hanno fatto altro che avvelenare i pozzi dei tifosi con movimenti di lingua e di favella da voltastomaco.

Il Milan rimane la cosa più importante delle meno importanti. Mi piacerebbe rivivere quei momenti nei quali tutto sembrava perfetto e avvolto dalla magia, ma non tutto dura per sempre. Ora siamo in una fase storica importante, da qui dobbiamo e possiamo solo ripartire. Ci vorranno due, cinque o altri dieci anni ma tutti dobbiamo vegliare sulla passione che si sta perdendo. Il Milan è una passione che ci costa tanto, in termini di tempo, soldi e salute. Se deve essere un peso non ce lo ha prescritto il dottore ma se abbiamo avuto la fortuna di nascere rossoneri abbiamo l’obbligo di seguire questi colori anche nei momenti più duri. I nostri genitori, nonni, zii che hanno vissuto anche un altro Milan, quello vero dei Casciavit, non hanno mai mollato, neanche quando tutto andava anche peggio. Ci hanno regalato un dono unico. Da oggi vorrei leggere tanti “Forza Milan” tra i commenti, ogni giorno, anche senza motivo. Perchè, alla fine, se le nostre vite si sono incrociate su questo blog è per merito di quel Diavolo stilizzato che ha un vecchio cuore ma batte sempre molto forte.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.