Il Disastro di Roma

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Il Milan ha perso per 4-0 contro la juventus una finale annunciata come quella del Mondiale, giocata da sparring senza ambizioni, assorbita con lacrimazioni e poi minimizzazioni ad ogni livello. Il piano di gioco con cui siamo scesi in campo era basato sulla speranza e sui singoli. Uno di questi, Donnarumma, è costato due reti secche fornendo una delle prove individuali più sconcertanti mai viste a questo livello. E’ il peggior risultato della nostra storia relativamente alle finali. Il punteggio annichilente non è frutto di una predominanza netta dell’avversario bensì di tre errori di livello amatoriale, la juve ha tenuto il campo sottoritmo e senza problemi concedendo poco e faticando realmente solo nelle esultanze.
Senza che aggiunga critica, spesso invocata ma in questo momento quasi impossibile (critica significa analisi, la forca non mi interessa), basta la cronaca a far passare lo stato di allerta del mondo rossonero a DEFCON 2. Un passo dalla guerra totale.

Comunque ne è valsa la pena

“Oggi potete pure vinge, che quellillà stanno sulle gambe, potete fa dico pure 3-1, dico 3-1 và!”.
Mancano due ore alla partita e in un bar in prossimità dello stadio il signor Amedeo D’Amico detto ‘Er Caciara’, attore, ci sta intrattenendo da un’ora con monologhi. Ha uno spettacolo da interpretare (“Non ‘recitare’, che a recità sei bbono pure te!”) e forse tempo da perdere. La domanda è lecita: chi cazzo lo conosce??? Appunto, nessuno. E’ che noi stavamo seduti in un bar lungo la strada e lui ha visto il nostro Max con la maglia del Milan, e si è fermato per fargli una foto da mandare a Ciccio. Ciccio chi? Oh, Ciccio! Che, nun lo conosci?? Ciccio che va pazzo per il Milan, Ciccio U’Calabrese, amico del Caciara.
“Ma me posso sedè?”. E siedite.
Caciara era milanista, ma poi a scuola erano tutti romanisti e…sai com’è. Conosce Rivera, ci piazza un pippotto su Montella che deve ripetere, perché Gian stava al telefono e non ha potuto sentire. Così lo aizzo nuovamente: “Di a Gian cosa ne pensi di Montella”.
“Montella? Era giusto per voi! Ha fatto i quarti da’a Championz! Gattuso c’haffatto??”. Scattano risse verbali, risate, si rotola.
“Naaaa Donnarumma invece…troppi sordi! Io mi ricordo il portiere più forte…Peruzzi! Pe Ru Zzi!”. Ci narra una parata di Peruzzi in una finale di Coppa Italia contro il Toro. Poi un gol subito dal Peruzzi, contro Batistuta “che sembrava n’toro!”, dice sferzando l’aria con testate preoccupando i presenti.
“Tranquilli, è un attore!”. Tutto a posto.
Poi tocca ad una “rabbona de Farrrrcao, in allenamento! Ce stava Farrrrrcao che non fa un passeggetto col piede di dietro, ma un crosse!!! Un crosse cor piede dietro!”. Nel recitarlo con enfasi gli parte la scarpa sul marciapiede. Nel delirio collettivo di risate ci sfugge qualche sua osservazione neutrale che tornerà amaramente: su Donnarumma, appunto, su Gattuso; sui simpatici Cutrone e Calabria, “du bravi regazzi che vanno bene pe’ fa le gite”.
“Dobbiamo andare”
“Ciao ciao, forza Milan eh. 3-1! 3-1!”
“Mavvaffan—” “Io mi tocco” “Eh adesso basta!”
Ci fermano altre persone: sono di Napoli, forza Milan! Buongiorno, scusate che siete del Milan? Daje che aaaaaajuve nun la sopporto! Ciao eh, io sono d’aaaa Roma e stasera forza Milan!
Sembra il Mondiale veramente.

Ai cancelli (gestiti da cani) parte una pioggia terribile. Conosciamo persone: da Palermo, dalla Calabria, da Milano.
“Non vinciamo”
“E’ dura”
“Dare tutto e sperare”.
Io, Johnson e Robi (Axel) rompiamo le balle a un ragazzino. Avrà sei anni, ha l’aria sveglia e simpatica.
“Nuove leve!”
“C’è speranza!”
Si chiama Pietro, è con mamma, papà e fratello poco più grande e sono milanisti di Roma.
“Nella tana del nemico” ci dice il padre.
“E’ la tua prima finale Pietro?”
“Si!”
“Vinciamo?”
“Mmm. Dobbiamo! E se non ce la facciamo abbiamo comunque sette Champions!”
Spirito giusto, orgoglioso. Ma ho anche l’amara consapevolezza che questa frase che mi dice col sorriso luminoso si trovi spesso a ripeterla con i pugni stretti, davanti a molti sfottò.
Lo incontriamo più avanti.
“Pietro, sei pronto??? Ci siamo quasi!”
“Mmmm. Te lo dico dopo, mi scappa la pipì tantissimo!!!”
Bravo Pietro, Milan nel cuore ma ci sono sempre cose più importanti.

Sulla via (crucis) del rientro incrociamo Gianmarco Tognazzi, che non ho nemmeno la forza di contraddire quando attacca col solito rimpianto per il mancato utilizzo di Montolivo. Cazzo gli vuoi dire? Opinione lecita visti i 90 minuti coccolosi di Crescenzino Locatelli, uno dei ragazzi simpatici del nostro vivaio. Si trascina dietro il figlio che si deve essere spento al secondo gol, o magari al primo come i ragazzi in campo. Temo che il bambino non parlerà per i prossimi due mesi. Provo a dirgli che sono passato da un 1-6 casalingo quando avevo la sua età, che per me esisteva solo quel Milan (e non quello prima) e quindi fu difficile, poi sono arrivate gioie…ma non serve. Ce la farà da solo, oppure verrà corrotto da qualche amico radioso e allegro per i cumuli di vittorie e soddisfazioni, osceni più che storici, ma tanto facili da idolatrare. Per fortuna i ragazzini gobbi sono rimasti simpatici quanto me li ricordavo: come il culo di una scimmia; quindi è facile che creino più antijuventini che nuove leve.

Robi (Axel) che è l’uomo più paziente del mondo ha ascoltato ore ed ore di mie elucubrazioni e lo abbraccio. Ha scelto un ottimo vino per annegare il post partita e per questo lo abbraccio. C’è sempre un buon motivo per abbracciare Robi. Nella notte umida di Roma mimo incazzato l’unico sciapito dribbling di Suso rischiando di perdere la scarpa come il Caciara, ma mi da retta lo stesso. Per sua fortuna alloggiavamo in posti lontani, altrimenti l’avrei tediato fino al mattino. Sul treno del ritorno ha preferito leggere le quotazioni della borsa di Brazzaville. Del giorno prima. Tutto piuttosto che darmi corda, e come dargli torto. Non è vero, si è fatto rompere ancora i maroni.
Johnson si è invece infortunato al secondo minuto della finale. Fedele alla linea ‘capiremo subito’, ha capito subito. Il suo cervello ha avuto un crampo e lo invidio perché non ha sofferto, e non si dovrà confessare a differenza del sottoscritto che dal primo autogol di Paperumma (quella è la sua dimensione, il Topolino) ha iniziato la messa cantata. Sulla via del ritorno il buon Johnson ha ammesso: non sono incazzato, sono frastornato; è una delle quindici frasi pronunciate dal gol di Benatia (il primo) ad adesso. Sul 3-0 ha chiesto a Robi: “Chi ha sbagliato, Pagliuca?”. Verso le nove del giorno seguente il suo corpo si è messo in viaggio per tornare a Milano. Voci incontrollate dicono sia in realtà sceso a Firenze resettando ogni memoria e tornando a Roma, fiducioso com’era partito.

anche lui finirà male

Nella pratica questa sfida è stata come affrontare i bombardieri con arco, frecce e impressionanti pitture facciali. Mancava la haka. Rino Gattuso, garante suo malgrado di tutto ciò che resta dell’identità Milan che ricordo, ha ignorato i segnali che sono giunti tutta la stagione: quando abbiamo avuto qualcosa da perdere abbiamo stra-perso, nel risultato e soprattutto senza decenza. Come dei lottatori si sumo magri siamo stati scagliati fuori dal cerchio in pochi secondi perdendo anche le mutande. Ha dato un’epica insostenibile a questa finale, da tifoso, e l’ha sconfessata nel post partita delirando anche sul ‘pallino’ del gioco, che è stato dal minuto 00:01 all’isterismo per alcuni falli non concessi (alcuni veri, ma altri tuffi indegni) saldamente nelle gambe e nella testa della juventus. Poi in quel momento è arrivato pure il gol e il gioco è finito. E’ questa la nota più negativa riguardo il mister, che sta comunque lentamente raggiungendo la posizione più alta nelle gerarchie milaniste: il parafulmine. Per me le imputazioni finiscono qui, il suo corso mi sembra già sufficientemente segnato. Complimenti vivissimi alla società per averlo lasciato solo di fronte allo sbigottimento del popolo, con massimo sdegno per il cinese che è tornato nel suo bunker ammobiliato senza proferire verbo. O forse ha parlato talmente stretto che non s’è proprio sentito.

Il Disastro di Roma che ho visto coi miei occhi e toccato con mano non lo minimizzo e anzi me lo conservo. E’ il mio punto di riferimento attuale e futuro. L’esemplificazione totale del concetto del “No easy way out”. Soldi, passione, voglia, ambizione sono tornate: e quindi? Quindi un cazzo, silenzio e tornare a far macinare le meningi. Anche noi, appesi ormai tutti al passato, che è morto, o alle speranze, che sono molto cristiane. Contano tempo, lavoro e umiltà. Soprattutto umiltà, perché gonfiare il petto fa mancare aria al cervello. La nostra mediocrità è radicata, basta fare la cronaca delle ultime dieci stagioni. La divisione in ‘partiti’ è indecente; distinti i milanisti dai leccaculo prezzolati bisogna rispettarsi di più. I tifosi sono l’unico valore inequivocabile, l’unica liquidità sempre disponibile; il signor Li ha speso bene i suoi soldi per noi, ma non ci può comprare. Siamo anzi noi che sottoscriviamo col nostro sudore, i chilometri, gli scritti. Il credito iniziale è però esaurito, per lui, per Fassone e per Mirabelli. Questa è cronaca, non un giudizio. Il DS mi ha deluso perché ha fatto il compitino di selezione e stop, basato presumo su caratteristiche tecniche che effettivamente non sono spregevoli; ma assemblare e gestire una squadra e un ambiente sono ben altra cosa. I grandi appuntamenti danno sempre la misura reale dei progetti. Negli errori di gestione rientrano anche situazioni che andranno verificate col tempo, tipo quella di Donnarumma. Se per il bietolone presunto fenomeno non arriverà un cospicuo assegno in estate sarà l’errore più madornale. Il giudizio tecnico è semplice: al Milan ha chiuso. Avrà una splendida carriera altrove, tocca ora verificare se avere investito fior di milioni sul suo rinnovo porterà bei soldi oppure, come temo da tempo, solo rogne. Non era semplice, ma è nei grandi affari che si misura la capacità dei manager.

Chi era a Roma sa che questo ragazzo non potrà più restare a Milano

Consumiamo ora fino in fondo il dramma sportivo facendoci tumulare a Bergamo, al cospetto dell’Atalanta che viene dal quarto posto dell’anno scorso, cui abbiamo dato 50 milioni, che ha fatto in Europa più sensazione di noi, che sembra più solida, che ha rimontato quanto noi su quelle davanti. Non cerco un inutile paragone, anche qui è solo cronaca. Smettiamola di carognare contro gli avversari perché ci fa stringere il cervello.
Chiudo rispolverando tre cavalli di battaglia della mia ormai quadriennale esperienza sul Night, tre punti che dopo la tempesta di soldi ed entusiasmo…sono rimasti purtroppo fermi:

-Basta con le musichette e l’ossessione Champions. Non abbiamo alcuna abitudine ne tradizione. Ne ho strapieni i coglioni di questo vorrei ma non posso che dura da un decennio. Il progetto deve essere: giochiamo un buon calcio, strutturando una società sana e in linea con le possibilità che vista la città (Milano) e i tifosi sono molto migliori di tutta la concorrenza. Ma partendo dal basso e facendo le cose con coerenza.

-Puntare all’eccellenza nello scouting. Dopo anni di Rocco Mandarino non era pensabile cambiare tutto in un anno, tuttavia troverò inaccettabile un’altra campagna acquisti basata interamente su profili più o meno noti e disamine squisitamente tecniche, senza tenere conto di quelle caratteriali, tattiche, fisiche. Certi profili non sono da Milan, sanno calciare, stoppare, lanciare ma non possono reggere la maglia perché non hanno spessore caratteriale e professionale. Certi altri sono stati inseriti in un ambiente infernale, inadatto a farli emergere. Altri non vanno bene per il tipo di gioco. Errare è umano, perseverare diabolico ma non nel senso che piace a noi.

-Basta propaganda sui giovani: se voglio guardare una squadra giovane (e italiana) mi guardo l’Under-21. I nostri giovani sono i migliaia di Pietro che vengono su vedendo solo calcio zappato e perdente, e parlando con ‘vecchi’ milanisti piegati dalla croce che portano da anni; su loro bisogna lavorare. La decadenza del Milan in quel modo lì pieno di sospetti (certezze) e prese in giro è stato un abominio sportivo che non auguro, guardate lo scrivo veramente, nemmeno agli juventini perché fa diventare matti (come il sottoscritto).
Io penso a Pietro e mi viene da spaccare lo schermo leggendo di questi guerrieri della minkia che vogliono giocare a fare la guerra, ma hanno dimostrato quest’anno, lo scorso, quello prima (alcuni) che sono dei perdenti. Trovo inaccettabile la prova di Donnarumma e quella bemolle dei suoi compagni altrettanto giovani. Pronti a lasciarsi andare, a cadere, senza mai fare un fallo, mai un contrasto, mai il cuore oltre il limite e mai incazzati. I giocatori mediocri non sono quelli senza colpi e senza pedigree, ma quelli che sbagliano, che si abituano a fallire e a perdere; e restano così. Gli rifilano quattro pere e stanno li a prendersi le pacche sulle spalle. Mi sono rotto del vivaio ed anche dei giocatori ‘con potenzialità’ che si fanno asfaltare senza reazione, di questi che sognano il Milan da sempre. Ripartiamo dai professionisti, specie quelli con la propensione a parlare poco.

Chiudo con un lunghissimo applauso a tutti i milanisti. Forza, lottiamo, andiamo avanti. Solo per il gusto di farlo.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.