Il deserto – parte seconda

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Alcune delle situazioni vissute in questo finale di stagione:

Il momento di lucidità filosofica vedendo il traguardo che sia avvicina per gli altri, della serie “io quando ho visto Lasagna segnare in contropiede sapevo che avremmo perso la Champions per 1 punto”. Che poi non è vero perché in realtà stavi semplicemente bestemmiando.

Il momento in cui durante la terzultima giornata mentre il Milan gioca a Firenze il gatto ti chiama per giocare sul balcone e tu abbandoni il divano; il Milan segna e la tua reazione alla scoperta un quarto d’ora dopo è “Ah minchia gol”.

Il momento in cui alla terzultima giornata sei in vantaggio al 65esimo e pensi “Che due coglioni altri 30 minuti di recupero”.

Il momento in cui devi scegliere se unirti al coro di insulti verso l’allenatore i cui atteggiamenti se fosse il tuo capo, nel mondo reale, ti farebbero girare il cazzo o sposare la causa di un giocatore i cui atteggiamenti se fosse un tuo dipendente, nel mondo reale, non accetteresti mai.

Il momento in cui devi cambiare la password del pc dell’ufficio e dopo “Hakan_10”, “Pipita_9” e “PaquePaque2019” pensi di scegliere che so, la data di nascita di uno che ti sta sul cazzo. Oppure “MiralemForzajuve”.
(In realtà attualmente ho scelto “Curtis_55” che più cacare di così è difficile; non so, proviamo con la scaramanzia inversa).

Il momento in cui difendi a spada tratta questi due cretini ma in realtà è un gesto di rara bassezza e inutilità. Specie viste le prestazioni successive. Li difendi manco fossero tuoi amici e poi ti fanno sentire idiota.

Il momento in cui hai una sensazione di dejavu guardando le partite del Milan perché ai tempi seguivi il West Ham di Sam Hallardyce che metteva sempre un centrale in più davanti al portiere per deviare i tiri dalla distanza (mitico Ginge Collins).

Il momento in cui le tue comode e vane speranze vengono infrante da Musa Barrow.
Musa
Barrow

Il momento in cui devi sperare che la juventus più pigra del decennio ti faccia un favore. Che te lo faccia mentre sta già programmando non la prossima estate ma probabilmente quella dopo ancora. Che te lo faccia dopo averti ciulato la partita con arroganza circa un mese fa. Seeeeeee.

Il momento in cui realizzi che praticamente tutte le rivali han fatto 1 o 3 punti con la juve pigra e in vacanza tranne i tuoi perché hanno, nell’ordine: calciato un rigore alle stelle, protestato come checche, causato un rigore a un metro dalla linea di fondo, passato la palla a Pjanic al limite dell’area. Oltre a Mandzukic con licenza di applaudire l’arbitro e scalciare i tuoi e Alex Sandro detto “Shiro”.

Il momento in cui guardi Belotti e pensi “guarda come si sbatte questo”. Cioè il momento in cui realizzi di avere proprio mancanza d’affetto. Da parte dei tuoi giocatori.

Il momento in cui la razionalità e il tafazzismo collimano in un tripudio di strisciamento di palle.

Il momento in cui tifi Tottenham perché l’Ajax gioca troppo bene e ti sta sul cazzo perché la tua squadra gioca troppo male.

Il momento in cui arrivano voci su Giampaolo.

Il momento in cui pensi che alla fine Gattuso non è vero che non ha valorizzato nessuno, per esempio Zapata Mustacchio Abate e Borinaldo stan facendo un figurone.

Il momento in cui la juventus Guardiola, l’Inter Conte e noi…

Il momento in cui sai che potresti doverti rimangiare un tot di cattiverie sullo zemaniano decaffeinato Di Fra o sul Profeta De Zerbi perché poi, alla fine, se arrivasse uno di loro lo sosterresti.

Il momento in cui non vuoi un nuovo allenatore, non vuoi un vecchio allenatore, i moduli non contano un cazzo, le statistiche meno ancora, tutta roba per poveracci. Vuoi solo Hazard Kane Mbappè e vaffanculo a tutti. Poi ti svegli tutto sudato.

Il momento in cui realizzi che anche l’anno prossimo riguarderai highlights di 10 anni fa per tirarti su il morale calcistico, perché pure quest’anno quel poco di buono si è legato indissolubilmente a cose negative.

Il momento in cui “ma chi se ne frega del quarto posto, noi dobbiamo lottare per vincere, noi in Champions andiamo a far le figure di palta, noi ecc.ecc.ecc.”. Poi pensi alla merda in cui hai sguazzato per 6 anni e che diventeranno 7 e pensi che un 3-0 dal Barcellona a novembre è comunque un prezzo onesto da pagare per una doccia calda.

Il momento in cui la potenza di Elliott è talmente vasta che non riesce a spostare una partita col Frosinone di un’ora, pigliandosi pure dell’irresponsabile per averlo chiesto.

Il momento in cui realizzi che il tanto decantato Gazidis non lo hai mai sentito parlare.

Il momento in cui girano voci che Romagnoli passa le serate in disco e alcuni non si allenano e tu controlli bene il GPS per avere la certezza di essere a Milano e non a Roma.

Il momento in cui ti prepari al peggio, non succede, e quasi hai un vuoto.

C’è poco da fare, nonostante un finale che ci vede ancora in corsa e una stagione dove, sempre se chiuderemo a 68 punti, quando faremo un bilancio a freddo le cose positive e quelle negative probabilmente si bilanceranno. Con i rimpianti, eventualmente, a rendere amaro e intollerabile un equilibrio sgradito. E’ stato un anno amarissimo e durissimo, i cui effetti sul mio essere tifoso si sentiranno per un po’. Pare dalla ridda di insulti e pessimismo a freddo (perché un conto è sfanculare tutti dopo una sconfitta, un conto analizzando il complesso della stagione) un anno pieno solo di disfatte, di orrori, di colpevoli; eppure è il migliore da diversi anni, e dovrebbe incollarmi allo schermo o al seggiolino dello stadio fino all’ultimo.
E non sarà così.
C’è in ognuno di noi un ‘tifoso ideale’ che pensiamo d’essere ma a conti fatti siamo tutti i residuati snob di un antico culto, incarogniti da risultati amari ma soprattutto dalla Verità, appresa a carissimo prezzo, che la Storia in ogni sua componente (trofei, tradizione, territorio) non vale un cazzo.
Il deserto, come scrivevo qualche settimana fa, ci ha cambiati. Deserto come metafora della mancanza del sale di ogni sogno: prospettive, investimenti, voglia. Siamo una tribù di beduini: orgogliosi, pieni di storie e leggende da raccontare spesso condite di eccezionalità e iperboli, pieni di saggezza e filosofia ma sempre beduini. Quindi chiusi, affamati, incattiviti, crudeli (non quel Crudeli dai, vi conosco). Se non possiamo avere il successo vogliamo almeno impiccare qualcuno. E il futuro è un miraggio che abbiamo già inseguito per anni.

Ma sta arrivando la situazione forse peggiore:

Il momento in cui CI RICREDI.

Anche per un secondo, prima di essere inghiottito dalla sabbia, in un’altra estate di Fate Morgane.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.