Il Derby del cabaret

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Nonostante il periodo sportivo del Milan ci stia regalando delle gioie inaspettate per una stagione che, come negli ultimi anni, sembrava finita già ad ottobre, riesco ad essere lo stesso molto deluso per le situazioni extra campo di un mondo che non riesce a cambiare. Anzi non ha proprio intenzione di farlo.
Inutile ricordare a tutti che quest’estate non parteciperemo ai Mondiali grazie alla lungimirante programmazione della Federazione e delle Leghe in generale. La totale inutilità ed incompetenza del personale che si sta succedendo nelle massime cariche del calcio italiano è sempre più disarmante. Gli slogan buttati in pasto a giornalisti compiacenti sono sempre gli stessi “il calcio è della gente”, dicono. Sproloquiano di stadi nuovi, di leggi nuove, di regole nuove ma poi quando si tratta di agire non sono in grado di raggiungere un minimo obiettivo.
Questo incipit per sottolineare la totale incapacità che accompagna una scelta che è stata parzialmente sottolineata dai media ma che dimostra ancora una volta che questo sistema è rotto, non funziona. Il Derby di Milano spostato al 4 aprile alle 18.30. Quando ho letto la notizia pensavo ad uno scherzo, pensavo ad un errore di battitura. Invece. Il summit di menti tolte all’astrofisica, ha pensato bene di mettere la partita più importante del campionato italiano in un tardo pomeriggio di una giorno in settimana. Follia.

LA PARTITA – Probabilmente il potere capitolino della Lega e della Federazione, non sa che il Derby di Milano è la partita per antonomasia, anche quando le due squadre attraversano periodi non brillanti. Il Derby di Milano è il Derby per definizione, non è una comparsata come quello di Torino o quello di Genova. Non è nemmeno come quello di Roma, dove spesso regna molto di più il regolamento di conti che lo spettacolo. Non è nemmeno più il vecchio locale del cabaret milanese, ormai caduto nel dimenticatoio. A Milano la partita è sempre contornata da uno stadio pieno, tifoserie che si rispettano ma che non possono che essere lontane milioni di anniluce nel pensiero. Da gente che arriva da tutto il Mondo per assistere a questo spettacolo. Coreografie e sfottò di ogni genere. Giocare questa partita in un giorno in settimana, per di più alle 18.30, vuol dire non capire l’importanza dell’evento. Vuol dire non capire nulla di programmazione nè di “vendita del prodotto”. Io non chiedo di avere la lungimiranza della NBA, per fare un esempio, che il giorno di Natale ti mette in prime-time la Partita con la P maiuscola. Ma almeno valutare il ritorno di visibilità di una partita del genere. Inoltre, ci sarebbe anche la fortuna di avere una partita praticamente decisiva, un dentro-fuori regalato da una stagione strana. Ma ovviamente mi sembra troppo fare anche questo ragionamento. Sta di fatto che il derby di Milano si giocherà come se fosse un turno preliminare di Coppa Italia tra il Giana Erminio e il Renate. Mi vien da ridere ma non c’è nulla di comico.

I TIFOSI – Quando c’è stato lo spostamento per la morte di Davide Astori, decine di migliaia di tifosi con il biglietto acquistato, hanno visto sfumare l’occasione di vivere questa esperienza. La decisione è stata giusta ma, come sempre nel calcio italiano, non si sono nemmeno prese in considerazione le alternative che si sarebbero presentate ma, permettetemi di essere cinico, era troppo ghiotta l’occasione di “sfruttare” una tragedia nazionale per ottenere facili consensi. Nessuno ha pensato che un evento che muoveva oltre ottantamila persone avrebbe potuto generare delle difficoltà. Biglietti acquistati, viaggi pagati e magari anche pernottamenti già prenotati per poter essere a Milano sono andati in fumo. I tifosi sono persone normali, abituate a lavorare, ad alzarsi il mercoledi mattina per timbrare il cartellino. Mettere una partita così importante a quell’ora implica permessi, giornate e/o trasferte infrasettimanali che non tutti sono possibilitati a fare. Ma d’altronde di questi mega manager che sono abituati a fare riunioni nelle quali non esce mai una soluzione a nulla, cosa volete che ne sappiano della gente normale? Purtroppo ancora una volta sono i tifosi a pagarne le conseguenze. Famiglie, gruppi di amici, coppie sia italiane che straniere, non hanno nessuna importanza per questo sistema. L’importante è mungerle, di certo non è prioritaria la soddisfazione del cliente. Eh sì, miei cari mestieranti del calcio, i tifosi sono gli utenti dello sport, sono i clienti. Non stupitevi se gli stadi sono vuoti e non riuscite a vendere il prodotto calcio all’estero. Le vostre competenze sono queste: facili consensi e zero programmazione, ma soprattutto, il vostro motto preferito “Dobbiamo portare le famiglie e i bambini allo stadio”. Mi vien da ridere ma non c’è nulla di comico.

Lo stadio che meritano quelli là

QUELLI LA’ – Ovviamente nell’incapacità delle istituzioni calcistiche poi ci sono anche quelli che si mettono a fare le regole a casa d’altri. Lo stadio di Milano è del Milan. Chiariamo subito questo concetto. È stato costruito da un presidente Rossonero, Piero Pirelli. Dal 1926 al 1941 è stata la casa indiscussa dell’AC Milan, dopo sono arrivate le erbacce e i parassiti ad infestare tutto. Nonostante le varie amministrazioni comunali abbiano sempre privilegiato quelli là, la “Scala del Calcio” per loro è sempre stata in prestito.  Quelli che mandano sempre avanti gli altri e nascondono le loro porcherie sotto il tappeto. Quelli che amano solo il cartonato, dal vino Tavernello agli scudetti. Purtroppo, come la storia ci insegna, quelli la fanno sempre franca. Adesso si permettono anche di rifiutare le date proposte per il recupero. In segno della della loro sportività e signorilità, come sempre, prima di tutto. Ma da quando questi decidono a casa nostra? Non andavano bene le date del 25 aprile e del 1 maggio? Bene, si gioca a fine campionato, di domenica. La risposta del Milan sarebbe dovuta essere lapidaria e stroncante: “I nostri tifosi hanno la priorità, essendo Casciavit, in settimana alle 18.30 producono, pertanto si gioca quando loro potranno utilizzare il tagliando che hanno acquistato.” Invece purtroppo, ancora una volta quelli là riescono ad averla vinta. Che vita grama la loro, legata sempre e solo ad un “mai stati…”.

AVVISO ALLA SOCIETA’ – Già il prezzo dei biglietti del Derby era spropositato, per dare un’idea un secondo anello arancio costava 95 euro! Prezzo intero per un adulto. Non parliamo di un terzo anello verde a 55 euro. Adesso abbiamo dovuto “subire” questa decisione, probabilmente anche voi vi siete ritrovati con il cerino in mano ma serva da lezione. In Italia, l’educazione e il buon senso, nel mondo del calcio non paga. Con questi signori, quelli in Lega e quelli che ospitiamo nella nostra casa, non si patteggia. Si deve far rispettare il nome del Milan. Il nome glorioso di una squadra gloriosa che ha fatto la Storia di una città e di una Nazione. Intanto mercoledi 4 aprile alle 18.30 io il Derby non riuscirò a vederlo ma conto sul fatto che tutto questo possa essere servito da monito per il futuro. Questione stadio in primis.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.