Il bene del calcio italiano

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E’ arrivato anche il giorno della presentazione di Cristiano Ronaldo alla juventus e tutto il sistema calcio italiano è andato in estasi per ore. Tutti gli addetti ai lavori sbrodolano slogan e frasi fatte nel più classico degli schemi del giornalismo servilista italiano. Dal momento dell’annuncio e sicuramente fino a data da destinarsi, il loop che verrà ripetuto fino allo sfinimento è “questo acquisto è il bene del calcio italiano”.
Personalmente, da tifoso del Milan l’arrivo di Cristiano Ronaldo mi lascia assolutamente e totalmente indifferente. Lo sport che stanno giocando i bianconeri, da un decennio a questa parte, non è lo stesso al quale partecipa la mia squadra. Troppa differenza tra le due squadre. Troppa differenza tra le due società. Pertanto è inutile che mi faccia prendere dallo sconforto o dal rosicamento. Il paragone, attualmente, non sussiste. Che piaccia o no, come già anticipato da Raoul Duke la scorsa settimana, il modello societario che la juventus ha portato avanti è quello di un’azienda e non di un club calcistico. Con tutti gli annessi e connessi che hanno dato una direzione alla sua storia, è comunque un’azienda che funziona e che ha dimostrato di saper ripartire dalla serie B per arrivare ad effettuare colpi di questo genere. Aiutati da tutti, va detto, ma la crescita è stata esponenziale.

Il problema c’è quando un intero sistema calcistico ritiene l’arrivo del portoghese come una manna dal cielo. Niente di più falso. Il calcio italiano è in declino da tempo. Troppo tempo. Inutile stare a rivangare la mancata qualificazione della Nazionale al Mondiale russo che è stata la punta di un iceberg fatto di incompetenza, ignoranza e disinteresse. Ma quello che mi piacerebbe far notare, da appassionato di calcio e tifoso del Milan, è che mentre “il colpo del secolo” viene accolto dai più con feste e fanfare (fanfare che noi rossoneri conosciamo molto bene), il calcio italiano continua ad essere un sistema che non funziona, che crea solo disaffezione e che non ha nessun controllo serio alle spalle. Stiamo assistendo ad una farsa intorno al nostro Milan che ormai dura da anni e le istituzioni italiane non si curano minimamente delle conseguenze di avere un club come il nostro in totale decadimento.  Il calcio italiano, non solo quello di primo livello, non sta progredendo e nessun organo preposto si pone il problema. The show must go on, ma a che prezzo?

Mentre a Torino, in Federcalcio e al CONI si festeggia, la Serie A si sta trasformando in un campionato scozzese 2.0. Milan e inter hanno deciso deliberatamente di escludersi da questo gioco da tempo e il risultato è stato nefasto. Le grandi colpe sono solo loro ma l’appeal del campionato senza un reale competitor, ne soffre. Nonostante ci facciano credere che i diritti televisivi vengano venduti a cifre “monstre”, all’estero continuano a snobbare mediaticamente il nostro campionato. Mentre qualche anno fa si pregava per un Piano Marshall per salvare la squadra bianconera (inutile girare la frittata, c’è stato, è scritto e rimane) le due milanesi si sono lasciate trascinare nell’oblio e nessuno ha vigilato su ciò che stava succedendo. Soprattutto in casa rossonera, visti gli ultimi ridicoli episodi. Nessuno si è preoccupato che due nobili del calcio italiano stessero prendendo una c(h)ina  altamente negativa. Il declino è evidente e, al momento senza fine, basti pensare che il nostro Milan non gioca una partita in Champions League dal marzo 2014, il prossimo anno festeggeremo un bel traguardo, le nozze di legno. Cinque anni senza la massima competizione europea sono un traguardo importante. Ma viste le premesse, possiamo migliorare questo record. La concorrenza alla juventus in Italia si è limitata a Roma e Napoli che alternativamente ci hanno provato con risultati abbastanza scarsi. Inoltre si sono poi piegate alla potenza politica ed economica dei bianconeri di Torino. Il sistema calcio in Italia è gestito come al bar del paese. Nessuna programmazione e nessun interesse a correggere gli errori. Si è sempre e solo pensato al proprio orticello.

Il bene del calcio italiano è stato lasciato nelle mani di affaristi e politicanti che hanno portato al numero record di ben 54 club falliti (o che non hanno potuto iscriversi al campionato) dalla stagione 2011/12 alla fine della stagione scorsa. In media 7 club a stagione hanno fatto crack e non si sono iscritte al campionato. Un numero mostruoso se si pensa che stiamo parlando di calcio. Uno dei principali settori lavorativi del Paese. Andando a spulciare nel passato arriviamo ad un numero disarmante di oltre 145 club professionistici falliti (o che non hanno potuto iscriversi al campionato) negli ultimi 18 anni. La media, in questo caso, sale a 8 club a stagione. Napoli, Fiorentina e Torino sono tra i nomi più eclatanti che sono incappati in problemi finanziari. Ma ci sono anche casi unici e incredibili come il Gela che è fallito tre volte (3!) in quindici anni.
Questo è il quadro nel quale la fanfara mediatica ci fa credere che Cristiano Ronaldo è la soluzione per curare il malato.
Senza tornare all’inizio del millennio, più recentemente, tutti ricorderanno che il Parma (quarta squadra con più titoli europei in bacheca in italia) è fallito nella stagione 2015/16 nella quasi totale indifferenza delle istituzioni che si sono fatte buggerare da Ghirardi prima e da Taçi e Manenti poi. Costringendo i gialloblu alla serie D. In quel caso specifico, la UEFA aprì il vaso di Pandora in estate proibendo l’accesso all’Europa League agli emiliani. Ma le istituzioni italiane si “accorsero” del problema solo alla fine dell’anno 2015, concedendo l’iscrizione al campionato di Serie A quando il bubbone era già scoppiato. Un storia di incompetenze, politica e di menefreghismo emblematica.

Tornando più vicino ai giorni nostri, nell’ultima stagione calcistica (2017/18) sono saltati otto club (Como, Latina, Mantova, Maceratese, Messina, Modena e Vicenza). Le ultime tre squadre sono dei casi molto interessanti. Il Messina era già fallito nella stagione 2008/09 quindi in meno di dieci anni è riuscito a fare doppietta. Il Modena è stato radiato anche dalla Serie C a campionato in corso dopo anni di gestioni “oculate”, di fatto rendendo un intero girone della categoria “monco”. Il Vicenza, sempre in Serie C, è fallito ma ha continuato a partecipare al campionato fino alla fine, rischiando seriamente la quarta serie. Ora è stato fuso con il Bassano, con il neo patron Renzo Rosso che cerca di far ripartire la società. Interessante anche il caso del Como che fu ceduto all’asta alla moglie di Essien con tanto di articoli sui giornali per poi scoprire che si trattò di un incredibile beffa. Di casi come quest’ultimo ce ne sono a decine in tutta Italia. Un altro esempio, il Monza nel 2015/16 fu comprato per trentamila euro e una smart e fallì pochi mesi dopo, in un aula di tribunale con oltre due milioni di debiti.

In questo contesto ci sono ancora coloro che continuano a mettere la testa sotto terra per far finta di niente. Intorno al calcio italiano continuano ad aggirarsi personaggi ed avventurieri che puntualmente fanno più danni della peste e le istituzioni raramente controllano. Mentre si introducono le “Squadre B” (peraltro già presenti da tempo in Italia sotto forme diverse), tutto il sistema non genera ricavi (se non a pochi e agli stessi) e sull’altare del “colpo del secolo” vengono sacrificate decine di squadre. Non generando ricavi, spesso, le società di calcio finiscono in mano a veri e propri speculatori che tentano il colpo gobbo oppure, più semplicemente, cercano visibilità per altri fini. La gente seria, nella maggior parte dei casi, dal calcio italiano sta alla larga. Proprio in questi giorni stiamo assistendo alla scomparsa del Cesena, sommerso dai debiti generati in anni di nefandezze e da plusavalenze fittizie. Stiamo assistendo alla scomparsa di una “grande” della Serie B come “la” Bari. Mentre l’Avellino sta disperatamente cercando un bonifico (toh! anche loro) che li aiuti ad iscriversi al campionato di B. Ma per ora sono esclusi. Gli occhi sono puntati anche sulla serie A con il Chievo che deve rendere conto delle decine di plusvalenze “fantasiose” che ha messo in piedi nel corso degli ultimi bilanci, generando utili per oltre 20 milioni di euro. Scendendo il Serie C (o Lega Pro che dir si voglia, cambia nome ogni settimana) sono già sette le squadre che rischiano di non potersi iscrivere e/o saltare definitivamente. I nomi sono Reggiana, F.Andria, Juve Stabia e Trapani solo per citare le più famose. Ma va tutto bene, ci sono le squadre B.

Il bene del calcio italiano è quello di salvaguardare il sistema per fare in modo di avere una base forte per far crescere competitività, professionalità e competenza. Il bene del calcio italiano è fare in modo che i club siano gestiti in maniera professionale e seria, come aziende. Il bene del calcio italiano è quello di avere regole rigide nei confronti delle proprietà con l’obbligo di applicarle. È inutile avere oltre 100 club professionistici se poi non stanno in piedi perchè non ci sono i soldi e il proprietario è un prestanome amico del cugino del fratello della cognata dell’amico di uno che al mercato mio padre comprò. Se l’approdo di Ronaldo, che è un colpo straordinario e che aiuterà la juventus e solo lei, deve essere la soluzione, significa che il management del calcio italiano che ci ha affossato negli ultimi dieci anni non ha intenzione di cambiare di una virgola lo status quo. Poltrona e potere.

In attesa di vedere i risultati sul campo del “colpo del secolo”, vedremo cosa sarà in grado di produrre questo calcio italiano malandato che nasconde la propria polvere sotto il tappeto per accogliere la star di turno ma quando poi la festa finisce, si ritrova a dovere completare le pulizie di casa.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.