I numeri della vergogna

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Inizia un nuovo anno e le speranze per tutti noi tifosi rossoneri sono sempre le stesse, rivedere un pò di luce in questo tunnel buio e senza fine che ci sta accompagnando nell’oblio del calcio. Inutile stare a sottolineare di nuovo le decine di problematiche che attanagliano questa società e questa squadra da ormai troppo tempo, però ormai la situazione è diventata davvero insostenibile. La serie di risultati sportivi che si sono succeduti nello scorso mese sono figli di una programmazione inesistente. Tre proprietà diverse in poco più di diciotto mesi e nessuno è riuscito a sistemare la baracca. Attenzione, non a raddrizzare, a sistemare. Visto che si è dato tempo e credito alle ombre cinesi, io per primo, oggi si richiama lo stesso trattamento per i “giganti” americani. Peccato che il tempo passi e qui non cambia nulla. Anzi l’encefalogramma è sempre piatto.

Lui aveva già visto il futuro. Con l’Empoli questo Milan non può pensare di dominare

Chiunque arrivi in questa società non può più nascondersi dietro alla Storia rossonera che è pesante ed importante, ma rischia sempre di più di diventare Preistoria. Ormai sembra di essere sulla panchina tra pensionati a raccontarsi quanto eravamo “giovani quando si saltavano i fossi per il lungo”. Purtroppo il tempo passa e il motore che alimenta questa gloriosa società è in riserva da troppo tempo. Questa società è un elefante che brucia denaro come una ciminiera ma non porta risultati. È gestita sempre peggio e non guarda al campo per cercare di trovare soluzioni.
Diamo qualche numero, tanto per gradire. Nella stagione 2014/15 (quella del Ferguson denoantri) il Milan ha chiuso con 52 punti in classifica a -35 dalla juventus e a +18 sulla terz’ultima in classifica. Non so se rende bene l’idea questo dato. Abbiamo chiuso la stagione più vicini alla zona retrocessione che a quella dello scudetto. Quella società professava il quarto posto come la panacea. Quella squadra arrivò a -17 dal terzo posto che, in quella stagione, garantiva l’accesso ai preliminari di CL. Praticamente la stessa distanza dalla zona retrocessione. La stagione successiva (quella di Sinisa il duro e di Christian il pilota di droni) si chiude a 57 punti a -34 dalla juventus e a +19 dalla terz’ultima. Praticamente lo stesso risultato, con acquisti tipo Bacca e con l’esonero dell’allenatore a poche giornate dalla fine. Distanza dalla zona Champions? Voglio lasciarvi un pò di suspance, secondo voi com’è può essere andata? -23 punti. Una voragine. L’anno dopo si continua imperterriti a dichiarare l’obbiettivo Champions “perchè siamo a posto così”, si prende un allenatore fino ad allora della “nouvelle vague” (Enzino da Pomigliano) oltre ai soliti sprechi milionari sul mercato. Cambia la musica? No quella no, cambia solo la proprietà. -28 punti dalla juventus e -23 punti dalla zona Champions. Unica consolazione il +31 dalla zona retrocessione che ha sancito una nostra salvezza molto tranquilla. La stagione scorsa, con l’ennesimo cambio in panchina, pedinamenti e bonifici, ci siamo presi i nostri bei 31 punti dalla juventus e un incredibile -8 dalla quarta in classifica. Ce la siamo quasi giocata. Ma il fantomatico quarto posto è sempre stato una chimera. Giusto per dare ancora qualche bel numero (magari li giochiamo al superenalotto nel 2019) mi preme avvisarvi o ricordarvi che il Milan da pochi giorni si è classificato al 76° posto del ranking Uefa. Siamo preceduti da squadroni del calibro di: Qarabag, Saint Etienne, Dnipro, Genk e Krasnodar, in rigoroso ordine sparso. Tutte squadre che mantieni con il solo stipendio di Higuain.

L’estate scorsa arrivano nuovi proprietari, nuovo management e siccome non c’è uno straccio di progetto, come non c’era con MiraFax, la prima decisione è stata quella di confermare l’allenatore della stagione precedente. Che è vero che aveva fatto un girone di ritorno buono ma che aveva già manifestato dei limiti importanti. Come un Frosinone qualunque o un Benevento qualunque si riconferma per “stima e riconoscenza”, che spesso vuol dire “vabbè oh, vediamo come va e poi speriamo, tanto gli altri ci costano troppo”. Poi che succede? Che il Frosinone esonera Longo e il Benevento salito in A esonera Baroni artefice della promozione. Questa è la programmazione rossonera. Basata sulla riconoscenza. Non sull’oggettivo studio dei numeri e delle condizioni intorno a questa squadra. Tanto è vero che oggi siamo qui ad assistere da inizio stagione al martirio di Gattuso nel totale silenzio della società (scrivo prima di Milan-SPAL). Perchè non ci sono alternative, perchè di Caronte ne abbiamo avuti a bizzeffe e perchè di nomi degli “Invincibili” da spendere non ce ne sono più. Le bandiere le abbiamo bruciate tutte. Inoltre nessun allenatore sano di mente si vuole sedere su quella panchina che è un griglia pronta per ferragosto. Gattuso andava esonerato in America appena insediati. Se hai un progetto lo porti avanti senza se e senza ma. Invece si è ricominciato da dove i cinesi avevano finito, la riconferma e la preghiera che tutto andasse bene. Rino capopolo e passa la paura. I progetti non esistono. C’è solo tanta voglia di improvvisare e di considerare questa squadra, questi giocatori questa società come un blocco unito che possa arrivare tranquillamente in Champions. Balle. In quattro stagioni con decine di milioni di euro buttati nel cesso abbiamo accumulato 71 (settantuno), sette-uno punti di distacco dalla zona Champions. In quattro stagioni 71 punti in classifica non li abbiamo mai neanche sfiorati. Eppure qui si continua a parlare di qualificazione necessaria. È sicuramente necessaria ma non la si può ottenere con la situazione attuale, con i giocatori attuali, con gli allenatori fatti in casa e con il silenzio.

Parlano poco ma quando parlano…

I cinesi non parlavano perchè “nella loro tradizione gestiscono gli affari così”, infatti stavano talmente zitti che come direbbe Vasco Rossi “sono usciti dalla nostra vita talmente piano che non ce ne siamo accorti”. Stavano zitti perchè non sapevano neanche cosa dire, non avevano nemmeno idea di cosa stessero facendo. Dietro di loro c’era la “potenza” del governo cinese. Infatti dietro non c’era nulla, anzi dietro c’era una credenza del Mondo Convenienza ancora da pagare in comode rate. Gli americani non parlano, perchè Elliott gestice così i suoi affari. Nella riservatezza. Peccato che il Milan sia una società di calcio che deve primariamente accrescere la propria fanbase e che la fanbase si alimenta con le vittorie e con la C O M U N I C A Z I O N E. Il Milan non è un affare di Elliott, è un asset e va trattato da tale. Il calcio italiano vive della presenza delle dirigenze in tv e sui giornali. Il calcio italiano vive della presenza “Forte” della società nello spogliatoio. Appunto della società, ma la nostra qual è? Qui si sta zitti e si lavora, potrebbe dire qualcuno. Beh, io ho visto solo arrivi in grande stile di dirigenti ben stipendiati ma poi ho visto che non si ha la forza economica di trattenere Bakayoko o si spera nella rescissione di Fabregas per provare a fargli il contrattone della vita. Si parla di impossibilità di investire per colpa dei paletti della UEFA. Chiudete gli occhi, solo per dieci secondi, prendete un bel respiro e vi chiedo se non avete già visto questo film. Facce diverse, approcci diversi ma l’imprinting è sempre quello. Lo riscrivo, “Il rispetto del FFP is the new petroldollari“.

Far crescere il Milan significa sacrifici economici, significa farsi “nemici”, significa mettere in piedi un progetto. Voi avete visto qualcosa del genere nell’ultimo decennio? I sacrifici economici non sono quelli che si sono visti fino ad oggi, dove si comprano giocatori normali a cifre iperboliche, ma sono spese folli per giocatori determinanti. Ma da noi c’è il FFP. L’unica società al Mondo che tritura i coglioni ai suoi tifosi con il FFP, ma basta. Siamo ancora in ballo con TAS, UEFA e ricorsi vari. Ma io non mi faccio fregare più, queste sono mosse per distogliere l’attenzione dei tifosi dai veri problemi. In campo il FFP non ci va, e nemmeno in panchina. La società seria pianifica e poi pensa a parlare con la UEFA. Questa nuova proprietà ha comprato Higuain e non vede l’ora di sbolognarlo. Ha confermato un allenatore che non ha mai voluto. Ha già dichiarato per bocca di un suo dipendente che si vivra’ di opportunita’. Ha voluto mettere in disparte un giocatore ma non ha mai supportato l’allenatore nella scelta. Ha comprato un ragazzo brasiliano sul quale caricherà subito un milione di responsabilità, partendo dal paragone con Kakà. Questa è programmazione? Metto sul tavolo due euro che alla conferenza stampa di presentazione di Paquetà la prima domanda sarà sul suo rapporto con Kakà. Ovviamente con il direttore della comunicazione a sbellicarsi dalle risate e con il canale tematico che farà l’intervista di rito in brasiliano come segue: “Noche. Tudo ben? Todo bien. Io quieee, aspetti. Scus mi. Fa, parla… Farlar…Falar. Io quiere de falar a Italia…”

Buttiamola sul ridere perchè altrimenti finiamo stritolati da questo bailamme. Speriamo che il 2019 ci porti qualche piccola soddisfazione, tipica delle squadre di centro classifica. Magari qualche vittoria inaspettata, due o tre mesi senza parlare di mercato in entrata. Un allenatore che non abbia la patente nautica e una società che per una volta si metta a lavorare con serietà e che racconti la verità ai tifosi. Il Milan può rimanere ad essere questo ma che si dichiari pubblicamente che il centro classifica è “il nostro habitat”.

Ragazzi, tanti auguri di Buon Anno e che il 2019 possa portare a tutti tanta serenità e gioia.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.