I conti si faranno alla fine

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Tra riciclaggio, fallimento dietro l’angolo e mercato estivo da bocciare, sta per cominciare un periodo di calcio giocato molto importante. Eppure mentre la squadra si é già messa a disposizione di Gattuso per cominciare a lavorare sodo, puntuali come sempre arrivano notizie attendibili come la Pravda. Ormai é diventata talmente tanto la routine che non ci faccio neanche più caso. Anzi, ormai ho impostato la funzione “blabla” di Homer Simpson. Ogni volta che mi capita di leggere qualcuna di queste “bombe” di vero e proprio giornalismo, dico a me stesso “Sì, sì, no, mo me lo segno…”, proprio come il compianto Troisi.
Volenti o nolenti ci aspettano due mesi importanti. Nonostante si cerchi in ogni maniera di creare una realtà parallela, il campo e la stagione dicono che ci sono ancora 18 partite di campionato da giocare, una semifinale di Coppa Italia e un sedicesimo di finale di Europa League.

 

CAMPIONATO – La posizione in classifica non autorizza grandi voli pindarici, eppure le prestazioni poco brillanti, ma efficaci, delle ultime settimane pre-sosta devono essere i punti dai quali ripartire. La squadra sta lentamente acquisendo un minimo di sicurezza nei propri mezzi e, cosa non da poco, sta ricominciando a correre. A chi pensa che la preparazione fisica possa essere un alibi, invito a leggere le statistiche di tutti i campionati europei per capire che il Milan di Montella era una squadra da calcio agostano. Insieme ad un minimo di preparazione stanno arrivando anche le prestazioni di giocatori che fino a poco tempo fa erano veri e propri zombie. Mentre la fanfara continua a decantare il capitano usurpato e i suoi fratellini, i giri del motore di Calhanoglu, Biglia, Bonucci e Kessie sono saliti e con loro anche  la qualità delle loro giocate. Il progetto tecnico deve continuare da questi nomi, si deve insistere per vedere cosa c’è di buono in questa rosa. Cosa c’è di malato già lo sappiamo da tempo, da prima della mezza bonifica che é stata fatta. Tra qualche settimana ci sarà anche il rientro in gruppo di un altro perno che ci é mancato dannatamente, Andrea Conti. Inutile negarlo, a destra la catena Conti-Kessie-Suso avrebbe potuto darci qualcosa in più. È fondamentale tornare da Cagliari con il bottino pieno, serve per il morale e serve per affrontare le successive giornate con tranquillità e consapevolezza dei propri mezzi. Davanti non stanno più correndo come ad inizio stagione, l’obbiettivo Champions League é lontanissimo ma il quinto posto può essere raggiunto (probabilmente é anche la posizione che questa squadra avrebbe meritato fin dall’inizio della stagione). Non si deve mollare nulla, ma su questo sono tranquillo grazie a Gennarino che martellerá su questi concetti.

COPPA ITALIA – L’abbiamo sempre considerata un peso. Anzi il più delle volte serviva a far giocare qualche Montelongo di turno per giustificarne la presenza ma é pur sempre una competizione. Una competizione costruita male, venduta male e gestita peggio ma é un trofeo. É la porta di servizio per l’Europa League ma é pur sempre una coppa da mettere in bacheca. In queste stagioni dominate dai “petroldollari”, squadre come Roma e Napoli hanno vinto la Coppa nazionale dando un senso alla loro annata. Una semifinale va giocata con testa e con coraggio. La Lazio, ad oggi, ci é superiore ma in due partite possiamo imbrigliare il loro gioco. La distanza tra le due gare é tanta (1 mese), molte cose possono cambiare, pertanto è necessario stare appesi alla qualificazione fino alla fine. Inoltre un’eventuale finale contro i gobbi sarebbe un bella rivincita dopo la finale persa a causa di un drone che non aveva previsto l’ingresso in campo di Morata. Intanto, sempre sull’orlo del fallimento, siamo lì a giocarci l’accesso alla finale di Roma. Altri che stanno molto meglio di noi economicamente staranno a guardare.

EUROPA LEAGUE – Questa é personalmente la competizione alla quale tengo di più. Me ne frego dell’Europa di serie B, é una competizione internazionale che il Milan non ha mai vinto, ti fa entrare in Champions League l’anno successivo e ti fa giocare la Supercoppa Europea. Questa squadra e questa società hanno bisogno proprio di questo. Dimentichiamoci il passato nel quale potevamo scegliere quale competizione giocare e vincere, adesso dobbiamo ricostruire una mentalità. Questo forse non é chiaro. Il Milan non esiste più, é stato ANNIENTATO da anni nei quali il gap con le grandi squadre europee é diventato incolmabile e con le grandi italiane è diventato una voragine. In questa opera di ricostruzione, l’esperienza internazionale gioca un ruolo fondamentale per cominciare a dare forza a questa rosa e a questa nuova società. La competizione non é facile, ci sono almeno tre/quattro squadre più attrezzate, ma le coppe europee hanno insegnato che può succedere di tutto. Partita complicata in periodo particolare per gli avversari può magicamente diventare un’opportunità, ovviamente vale anche viceversa. L’importante é crearsi queste opportunità. Quindi non facciamo gli schizzinosi. Più avanti si va e meglio é. Ricordo solo che l’ultima squadra italiana che ha vinto l’allora Coppa Uefa è stata il Parma di Malesani. Da lì in poi tutti pronti solo a mangiare caviale e champagne al tavolo della Champions, per poi cedere il passo alla Spagna con il Siviglia sugli scudi, alla faccia del ranking. Anche qui é obbligatorio provarci, perché siamo il Milan e perché fino a quando tutte le porte per le coppe europee dell’anno prossimo non saranno chiuse si deve tentare di conquistare l’accesso all’Europa.

Avremo tempo per fallire, avremo tempo per riciclare e per bocciare tutto il progetto tecnico. Avremo anche tempo per sottolineare gli errori di una societá che ne sta commettendo un pò troppi. Intanto abbiamo l’obbligo di crederci, per primi noi tifosi. Le vedove e le fanfare lasciamole lavorare, posto sul carro c’è. Mentre arrivano in prestito i “giganti” per Spaletti e partono i Ninja dalla “regina” delle società con i bilanci in ordine che guarda sempre in casa d’altri. I conti si faranno alla fine.
FORZA MILAN
Johnson
"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.