Forza e coraggio

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Un altro pseudo anno-zero sta iniziando. Il gruppo ha alle spalle un anno in più, meno equivoci in seno (vedi Bonucci) e probabilmente una società più seria alle spalle. Gattuso dovrà fare un passo avanti: condurre un branco di sbandati e mercenari in fondo al ‘canyon della morte’ era un lavoro che ha eseguito al meglio; programmare una lunga stagione è altra cosa. Seguiremo comunque Rino senza pregiudizi. Le idee di calcio sono tutte valide se applicate nel modo giusto e tutte sbagliate se perseguite a cazzo; se devo martellarmi la minchia minimo 42 partite perché preferisco (e di gran lunga) il calcio sarriano preferisco fare altro. E’ giusto farsi delle aspettative in linea con la realtà: dovrà essere un Milan preparato e tenace come già visto, ma più aggressivo, più fisico e più capace di adattarsi in partita; il terzo miglior risultato del girone di ritorno non deve illudere ma nemmeno essere liquidato come occasionale o fortunoso.

La juventus dopo aver creato uno hype mondiale proverà a fare il campionato a parte, cosa che non le riesce completamente da due anni, per puntare alla sua ossessione col branco di ultratrentenni capitanati da CR7000; all’esordio è sembrata la solita juve strasuperiore ma anche annoiata degli ultimi anni. L’Inter si è rinforzata con innesti in ogni zona del campo e pare molto attrezzata; l’esordio è stato comunque nel solco dell’anno passato, determinante l’assenza di Kulovic. La Roma si è mossa secondo me con coraggio, lasciando partire Allison per molti soldi e la certezza Nainggolan per ritoccare gli altri reparti con alcuni giovani ma anche due giocatori di livello: Pastore e soprattutto N’zonzi; Dzeko resta l’ago della bilancia. Il Napoli dopo due anni di rincorsa alla juve col ‘belgioco’ ha optato per il vecchio volpone Carlo, boss della gestione dei gruppi già forti; aspetterei prima di darlo per calante, infatti a Roma è parsa una signora squadra offrendo una prestazione matura. La Lazio ha ceduto Anderson, comunque da turn over, e preso il solito carico di certezze costro-zero (Badelj) e giocatori in attesa di salto di categoria (occhio a Valon Berisha) oltre ad aver tenuto MSavic; tuttavia già l’anno scorso ha mostrato scarsa solidità in molti momenti e solo l’incredibile score offensivo li ha tenuti in zona quarto posto. Gasperini in quel di Bergamo piange miseria data la partenza di Cristante e i pochi ‘twist’ di mercato, ma è pretattica; a pesare molto sull’Atalanta saranno piuttosto i famigerati preliminari di Europa League. Occhio alla Fiorentina reduce da una buona stagione, squadra giovane e che si è dotata di un portiere che pare molto promettente (Aban Lafont).
Noi siamo giovani e pieni di potenzialità perlopiù inespresse. Il mercato, condotto in tempi strettissimi con molto occhio al fpf, non può essere di per se’ risolutivo dei problemi (come non lo è mai) a maggior ragione perché mancante di un grosso upgrade al centro del campo. Ci sono stati però innesti significativi.
Il lavoro di Gattuso sarà secondo me molto più difficile di quanto si pensi in questo inizio, perché deve modificare l’atteggiamento in fase di costruzione e interdizione. Le amichevoli estive condotte in mezzo al bailamme societario e poi di mercato non sono servite a un cazzo, non siamo rodati, mentre le concorrenti di più. Prepariamoci ad una partenza di sudore e lotta con poco spazio per lo spettacolo.

Le partenze di Bonucci e Kalinic segnano il passo.
Il primo è il difensore di costruzione per eccellenza, con lui il Milan aveva garanzia di pulizia in fase iniziale e capacità di gioco lungo; indicativa la statistica dei lanci lunghi complessivi dello scorso campionato: con 352 lanci Bonucci è stato il quarto giocatore della divisione, l’unico insieme a Silvestre fra i primi 10 a non essere un portiere.
Il secondo a Firenze aveva mostrato capacità di svariare, di fare sponda, precisione, sufficiente freddezza a rete ed era stato scelto per questo; ma ha completamente fallito al Milan dimezzando quasi tutte le statistiche offensive e non trovando mai intesa coi compagni.
Al posto del gobbo ci sarà un giocatore totalmente diverso per caratteristiche, Caldara. Mattia l’anno scorso ha distribuito 35 passaggi di media rispetto ai 60 di Bonucci, e solo 9 in avanti di cui 3 lunghi contro 24 e 10 dell’ex capitano; una differenza enorme. La stessa che si riscontra nelle stats difensive, con l’ex atalantino a compiere 11 azioni difensive a partita contro le 6.8 di Bonucci, 8 duelli contro 3.5, 3.7 duelli arei contro 2.8; ha tentato il doppio dei contrasti rispetto a Bonucci ma con percentuale di successo bassa (in questo Caldara deve molto migliorare il senso della posizione), intercettato 7 palloni contro 4, commesso qualche fallo in più. Insomma a Gattuso il compito di ricostruire la fase di primo possesso che non potrà più contare sulla qualità di Bonucci; non mi sorprenderei gridando allo scandalo se nelle prime partite dovesse essere impiegato Musacchio, visto oltretutto che Mattia è abituato a giocare a 3. Il tempo è comunque dalla parte di Caldara, innesto essenziale per una squadra che ha sofferto molto gli 1-vs-1.
Situazione diversa quella relativa alla sostituzione del croato, lì è un win quasi assicurato. Al suo posto infatti è stato preso il Pipita Higuain. L’argentino è un attaccante completo capace di fare tutto e sempre letale a rete (23 gol con 18 xG l’anno passato); nell’ultimo anno si è sacrificato spesso in posizione bassa. Non avrà a mio avviso problemi, anche per questioni caratteriali oltre che di esperienza, a prendere in mano la nostra squadra. Il rischio: dipendere da lui. Ce ne faremo una ragione.

Chiamato a fare subito la differenza

A centrocampo si ripartirà dalla responsabilizzazione di Lucas Biglia, l’anno scorso troppo silenzioso, sofferente e scolastico; il tempo, in questo caso, non è dalla sua parte. Non nascondo la delusione ma darei una seconda opportunità all’argentino anche perché di piedi educatissimi non ne sono stati aggiunti.
Bakayoko è una scommessa importante. Al Chelsea ha deluso, si aspettavano un tornado e si sono trovati un giocatore normale con propensione a spegnere il cervello. Perlopiù impiegabile come mezzala sinistra, aggiunge fisicità e abilità difensiva. Rispetto a Bonaventura l’anno scorso: 8.65 duelli difensivi contro 4.62, 3.5 duelli aerei contro 2.3 e maggiore successo, il triplo dei contrasti, 4.2 intercetti contro 3; con i piedi il francese è più che discreto, decisamente buono quando non si svaga, ma propenso alla minchiata. Non gli manca il dribbling di potenza. Jack ha doti di inserimento, tiro e finalizzazione più spiccate, anche se non sempre adatte alla partita. Se concentrato, motivato e inserito bene in squadra il numero 14 sarà secondo me titolare, condividendo con Kessie quella fisicità e capacità di avanzare con la palla che può fare la differenza in transizione ma aggiungendo rispetto all’ivoriano doti difensive che l’anno scorso sono mancate.
Al Calha mezzala o centro basso non voglio credere. Lo vedrei come un errore madornale visto che il giocatore nonostante i ripieghi difensivi ha giocato un girone di ritorno di gran livello proprio a ridosso dell’area, dimostrando padronanza in zona anche e soprattutto centrale. Il giocatore su cui lavorare di più è invece Kessie, che per me può dare il doppio di quanto visto sia come gol, sia come assistenze. Tutti guardano i piedi ma è la testa il problema.
E’ tornato Bertolacci come ‘alternativa’ multiruolo. Diciamo che se confermasse quanto visto a Genova (non solo l’anno scorso) ci potrebbe anche stare come cambio, ma abbiamo già visto in diverse stagioni che il ragazzo appena veste rossonero diventa una pippa. Non ci punterei due euro.

Il silenzio dura da un semestre Jesus, lo senti?

L’equivoco Suso è rimasto, complicandosi. Lo spagnolo è un giocatore privo di misteri, basta guardare la sua gara contro il Real per averne un chiaro scorcio: primo tempo attivo, buoni dribbling, presi buoni falli, sensazione che possa fare la differenza; secondo tempo giocato sulla mattonella culminato con un contropiede 1-vs-1 dove al posto di puntare la porta sgonfia la palla e si addormenta. Morale: 2 tiri, 0 in porta; 3 cross, 0 riusciti, solo 2 tocchi in area e almeno 1 vaffanculo da Higuain. E’ più o meno questo il Suso degli ultimi 6 mesi. Un genietto incompreso, forse, ma più di una volta un problema. Per 38 milioni non lo ha voluto nessuno, la sensazione è che nell’ambiente Milan si senta (e lo facciano sentire) ‘la star’. Ed è forse questo l’equivoco. Per me vale sempre la pena puntare sulla tecnica e le intuizioni dello spagnolo, che più d’una volta hanno risolto problemi; ma non ci possiamo permettere più il Suso ultima maniera e questo deve essergli chiaro. Soluzione? Un’alternativa. Tralasciando Borini, che è utile come la maschera dell’ossigeno sugli aerei (a soffocare le urla di terrore), sono arrivati Halilovic e Castillejo.
Sul croato sospendo ogni giudizio; non lo conosco e le stats non sono indicative avendo giocato pochissimo negli ultimi anni e in modo incostante. E’ un tiro di dadi.
Samu Castillejo è invece già bollato come ‘clone di Suso’ o pippa inutile. Fisicamente è un fuscello, ha un passo diverso dal nostro numero 8, più velocità in campo aperto, meno tecnica nello stretto, più imprevedibilità in corsa; scordiamoci pure Deulofeu, giocatore con esplosività ma limiti di visione e precisione che lo relegano alla tribuna nel Watford. Castillejo è più centrocampista, cerca anche maggiormente il centro; con 6 gol e 6 assist ha prodotto quasi quanto Suso l’anno passato (8 e 6), giocando molto meno, anche se va detto che è stata la stagione migliore per lui finora. Suso è superiore per precisione, volume di gioco, dribbling; anche se il sistema fa molto, il Villarreal si schierava con un 442 o 4312 a rombo in cui Samu giocava da centrocampista o mezzala destra quindi più indietro. Anche perciò sono incomparabili dal punto di vista difensivo, dove il nuovo numero 7 ha una media di 6.5 azioni difensive contro 2.4 di Suso, 2.73 duelli arei contro 0.67, 4.3 intercetti su 1.8. Un livello di attività completamente differente.
Ci sta avere in rosa delle alternative, piuttosto che dei doppioni. Se poi si rivelerà uno scarsone non ve lo avrò detto prima.

A completare la rosa due mancini: Strinic e Laxalt. Il primo è ‘tipo-RR’ dell’ultimo anno: difensivo, statico, affidabile (come visto anche ai Mondiali); è meno dotato tecnicamente e quasi mai in grado di reggere i 90 minuti. Pare che abbia problemi cardiaci, e starà fuori a lungo; la sensazione è che sarebbe stato comunque un rincalzo da fondo panchina.
Diego Laxalt è invece un acquisto a sorpresa. In primis perché non è certo una mezzala, né un esterno alto (lo può fare); è un laterale da centrocampo a 5, nella sua Nazionale adattato a terzino, quindi un po’ strano come innesto. L’uruguagio ha in canna cambio di passo (2.6 allunghi contro 1.9 di RR, 1.1 di Strinic), dribbling (3.2 riusciti contro 1.6 di RR e Strinic), accuratezza al cross (40% contro 30% di RR e -GULP- 9% di Strinic), più propensione al duello e al contrasto. Altro giocatore fisico, meno portato in questo caso al gioco aereo ma soprattutto al giro palla. Attenzione perché il tanto vituperato Rodriguez ha tolto spesso le castagne dai piedi specialmente di Donnarumma, ricevendo 40 passaggi e distribuendo oltre 50 palloni a partita con grande precisione; Laxalt questo lavoro non lo può fare. L’acquisto in sé mi piace, poco mi interessa che venga dal Genoa e sia di basso profilo, per me il giocatore ha caratteristiche che ci servono; fisicamente è acciaio e reattività, ha tecnica e carattere e ci darà molto. Sono curioso di vedere come verrà usato.
Parlando di portieri pasticcioni coi piedi, l’innesto di Reina ha un senso proprio per questo; Donnarumma con i piedi è una catastrofe, si dedichi alle parate senza velleità da ‘portiere moderno’. Non vedo comunque come sia possibile che lo spagnolo sopravanzi Donnarumma, il ragazzo da sei milioni di euro. Il casino fatto coi portieri è talmente grosso che non so proprio come vedere la questione; se non altro in caso di down mentali del 99 avremo un portiere più affidabile del fratello, o di nonno Storari, da mettere.

Dove arriveremo? E’ cambiato molto nelle caratteristiche dei giocatori e nell’ambiente; sulla carta siamo un po’ più di qualcosa sotto alle concorrenti per il quarto posto perché manchiamo appunto di certezze. Da trovare in fretta. La partenza sarà shock; mi auguro che Gattuso sia pronto e abbia preparato la squadra per avere più benza nelle gambe rispetto alle concorrenti. Fondamentale sarà gestire bene il gruppo, una buona gestione ci manca da sei anni almeno e fa davvero la differenza. Secondo me se si resta umili (e vale anche per la società, che non inizino i soliti teatrini con altri allenatori sullo sfondo…) e la situazione non diventa incandescente da subito potremo dire la nostra e far sudare chi al momento ci sta davanti.
Il mercato sui giornali è stato valutato eccezionale, io non mi sbilancio; ci sono troppi punti di domanda e troppe curiosità nell’aria. Se l’obiettivo è il famigerato quarto posto la cifra è nota: fra i 70 e i 75 punti. Non occorre (anche se sarebbe bello e lo vorremmo tutti) vincerle tutte, mantenere l’imbattibilità, giocare come il Brasile del ’70. Occorre essere costanti contro le medio-piccole, prepararsi bene i big match e sfruttare gli episodi e i turni favorevoli. Tornare insomma a ragionare sul risultato finale, piuttosto che alla giornata, digerendo veloci eventuali passi falsi che ci potranno pure stare.
Quindi calma, e forza Milan.

Larry

I dati statistici sono ottenuti in collaborazione con Wyscout.com

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.