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	<title>Articoli &#8211; Milan Night</title>
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	<title>Articoli &#8211; Milan Night</title>
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		<title>Roberto Donadoni: l’arte della fascia e la classe infinita del primo grande colpo berlusconiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 05:00:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; ​Estate 1986. Una folla entusiasta e trepidante si raduna nell’iconica cornice dell’Arena Civica di Milano per riabbracciare i propri beniamini in occasione del primo, leggendario raduno estivo dell’era targata Silvio Berlusconi. All&#8217;improvviso, dagli altoparlanti posizionati attorno al campo si diffondono le note solenni della “Cavalcata delle Valchirie” di Wagner e dal cielo milanese scendono [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: justify">​Estate 1986. Una folla entusiasta e trepidante si raduna nell’iconica cornice dell’Arena Civica di Milano per riabbracciare i propri beniamini in occasione del primo, leggendario raduno estivo dell’era targata Silvio Berlusconi. All&#8217;improvviso, dagli altoparlanti posizionati attorno al campo si diffondono le note solenni della “Cavalcata delle Valchirie” di Wagner e dal cielo milanese scendono maestosi gli elicotteri che trasportano i giocatori rossoneri. Da uno di quei velivoli scende una faccia nuova per l&#8217;ambiente: è un ragazzo bergamasco nato a Cisano Bergamasco, dai capelli ricci e scuri, destinato ad entrare a pieno titolo e dalla porta principale nella storia di questo club. Fuori dal campo questo giovane è schivo, timido, riservato, quasi inclino a scomparire quando si spengono i riflettori. Non ama le copertine patinate, parla poco e preferisce far parlare i fatti all&#8217;interno del rettangolo di gioco. Proviene dall’Atalanta e il suo nome è <em><strong>Roberto Donadoni</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify">​L&#8217;operazione che lo porta a Milano rappresenta una vera e propria spaccatura nella geografia del calcio italiano dell&#8217;epoca. La società di Bergamo ha da sempre un canale privilegiato ed un rapporto solidissimo con la Juventus, perchè praticamente tutti i suoi pezzi pregiati, da Gaetano Scirea ad Antonio Cabrini, finiscono per vestire la maglia bianconera.</p>
<p style="text-align: justify">In quella primavera del 1986, però, il filo si spezza. Dopo aver rilevato il club da Farina, Silvio Berlusconi irrompe con decisione sul gioiello dell’Atalanta, che la Juventus con eccessiva superficialità sentiva già suo, mentre anche la Roma prova ad inserirsi nella corsa. L&#8217;Atalanta si trova in evidente difficoltà di fronte allo strappo, ma il nuovo presidente rossonero sbroglia la matassa invitando ad Arcore il patron bergamasco <em><strong>Achille Bortolotti</strong></em> per una cena decisiva. Mentre <strong>Giampiero Boniperti</strong> va su tutte le furie a Torino per l&#8217;improvviso stop alle comunicazioni, Donadoni ci mette del suo, facendo pressione sul proprio direttore sportivo per coronare il sogno rossonero. Un desiderio nato da bambino, come lui stesso ricorda:<em><strong><span style="color: #0000ff"> &#8220;Al di là del mio tifo per il Milan, mi specchiavo in Rivera: quasi ogni sua giocata ti lasciava a bocca aperta… quando misi le mie prime Adidas Rivera, nere con strisce rosse, mi sembrava di volare&#8221;.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify">Il 30 aprile 1986, per quattro miliardi di lire più i cartellini di Andrea Icardi e Giuseppe Incocciati, il trasferimento diventa ufficiale. Il primo grande affondo alla Vecchia Signora è servito, provocando persino l&#8217;amarezza di <strong>Gianni Agnelli</strong>, che commenta sbalordito l&#8217;impatto del nuovo patron milanista sul sistema calcio.</p>
<p style="text-align: justify">​Al suo primo anno a Milano, Roberto si inserisce con naturalezza e classe negli schemi di Nils Liedholm. Nonostante i ritmi compassati del gioco del Barone, riesce a dare un&#8217;immediata accelerazione alla manovra e ad alimentare con continuità un ispiratissimo Pietro Paolo Virdis. L&#8217;annata vedrà poi il subentro di Fabio Capello per le ultime battute e la vittoria nello spareggio di Torino contro la Sampdoria per conquistare un posto in Coppa UEFA, ma la vera svolta epocale deve ancora compiersi.</p>
<p style="text-align: justify">​Con l’arrivo di <strong>Arrigo Sacchi</strong> sulla panchina rossonera, Donadoni compie il salto di qualità definitivo, trasformando la posizione di centrocampista, che giochi come ala pura sulla fascia destra oppure come mezzala al centro del campo, in una vera e propria forma d’arte. Sacchi rivoluziona il calcio mentalmente oltre che tatticamente, imponendo alla squadra di dominare sempre e comunque il gioco su ogni campo. Donadoni diventa il collante magico, il motore fluido e l&#8217;elemento tattico indispensabile che fa girare a meraviglia quella macchina perfetta. È l&#8217;anno dell’undicesimo scudetto, che si apre con una sua perla all&#8217;incrocio dei pali al debutto a Pisa e si conclude con il sorpasso esaltante sul Napoli di Diego Armando Maradona.</p>
<p style="text-align: justify">​Donadoni è il tipo di giocatore che accende istantaneamente la <strong>luce a San Siro.</strong> Quando riceve palla sulla linea di fallo laterale, nell&#8217;aria si respira un&#8217;attesa elettrica. I suoi dribbling sembrano giocate che nessun altro è in grado di replicare con pari disinvoltura. Il suo non è un semplice andare via in velocità sfruttando la potenza fisica: è stile puro, è eleganza applicata al pallone. Possiede una capacità di saltare l&#8217;uomo che oggi definiamo senza esitazioni &#8220;illegale&#8221;. La dinamica è un rito ipnotico: parte palla al piede, punta con decisione il diretto marcatore, esegue una doppia finta fulminea e scodella al centro un cross millimetrico.</p>
<p style="text-align: justify">​La sua immensa classe, tuttavia, cammina sempre di pari passo con un coraggio da leone. Il <strong>10 novembre 1988</strong> è una data che rimarrà per sempre scolpita nella sua vita e nella memoria di ogni tifoso. Nel recupero della famosa partita annullata il giorno prima per nebbia allo stadio Marakana di Belgrado contro la <strong>Stella Rossa</strong>, sul finire del primo tempo il numero sette rossonero ha uno scontro drammatico con il difensore slavo Vasilijević. Donadoni crolla a terra privo di conoscenza, battendo la testa sul terreno gelato. La scena è impressionante: Paolo Maldini e Alessandro Costacurta piangono abbracciati, Marco Van Basten si mette le mani nei capelli. Come racconta lo stesso Maldini, Roberto è immobile, con gli occhi rovesciati e i denti serrati a tal punto che risulta impossibile aprirgli la bocca. È il tempestivo intervento del <strong>dottor Monti</strong> a salvarlo dal soffocamento, raddrizzandogli la lingua in campo — la leggenda narra con l&#8217;aiuto di una penna Bic — e praticandogli le prime manovre d&#8217;emergenza che gli provocano la frattura della mandibola pur di riaprirgli le vie aeree. Donadoni rischia la vita, ma la statura di un campione si misura dal rientro: dopo settimane di stop torna in campo più solido e determinato di prima, guidando il Milan fino alla trionfale finale di Barcellona, dove lo Steaua Bucarest viene travolto per 4-0 in un Camp Nou completamente dipinto di rossonero.</p>
<p style="text-align: justify">​La sua partita perfetta, la prestazione che rappresenta un autentico saggio di onnipotenza tecnica, va però in scena il <strong>21 marzo 1990</strong> in una fredda e gelida notte di Coppa dei Campioni a San Siro contro i belgi del<strong> Malines</strong>. Dopo lo 0-0 dell&#8217;andata, Roberto decide di scaldare la platea disputando quella che tutti indicano come la gara migliore della sua intera carriera. La Gazzetta dello Sport gli assegna un grandioso 9 in pagella: dove c&#8217;è il pallone, c&#8217;è Roberto Donadoni. L&#8217;ala rossonera mette in mostra il più vasto e spettacolare repertorio di finte e sterzate, mettendo in crisi totale il difensore Leo Clijsters, costretto al fallo sistematico pur di fermarlo. Esasperato dai continui colpi ricevuti a palla lontana, ad un certo punto Donadoni accenna una reazione e viene espulso dall&#8217;arbitro. Sullo stadio cala un gelo improvviso, poi sciolto nei supplementari dalle reti di Van Basten e Simone. Ma quel cartellino rosso ha un prezzo salatissimo: tre giornate di squalifica che gli toglieranno la gioia di scendere in campo nella finale di Vienna vinta contro il Benfica.</p>
<p style="text-align: justify">​Con un palmarès da capogiro composto da sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe Europee e quattro Supercoppe Italiane in 390 partite ufficiali, Donadoni incarna il simbolo eterno dell&#8217;appartenenza ai colori rossoneri. Persino dopo l&#8217;esperienza negli Stati Uniti con i NY/NJ MetroStars, risponde presente alla chiamata di casa per dare una mano e vincere da protagonista lo scudetto del Centenario nel 1999.</p>
<p style="text-align: justify">Come sintetizza perfettamente Arrigo Sacchi, <em><strong><span style="color: #0000ff">&#8220;la fortuna l’ho avuta io a trovare lui e non lui a trovare me, è sempre stato pronto a dare tutto quello che poteva e anche oltre&#8221;</span>.</strong></em> Se oggi il Milan è riconosciuto nel mondo per lo stile e la bellezza del suo gioco, lo deve a questo straordinario signore del calcio che ha saputo rendere la fascia destra il posto più bello del mondo.</p>
<p style="text-align: justify">​Oggi, è il 9 settembre, nel giorno del tuo compleanno, ci tengo a prendermi un momento per dirti semplicemente grazie. Tanti auguri, Roberto: per me che sono cresciuto ammirando la tua classe e la tua dedizione, e per tutto il popolo rossonero che ha visto la poesia prendere forma sui tuoi piedi, sarai per sempre il nostro simbolo di eleganza e coraggio. Buon compleanno, Campione.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>L’Azzardo di Amorim e i Buchi di Struttura: Il Milan alla Prova della Verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 05:00:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">​Dopo avervi raccontato per due mesi la favola di una società vincente, guidata da visioni e da una programmazione rigorosa, mi ritrovo qui con una rabbia che stritola il mio cuore. la volta scorsa vi ho parlato del contrappasso che viviamo noi tifosi rossoneri sulla cinquantina: noi che il Milan lo abbiamo visto dominare e salire sul tetto del mondo, ma che abbiamo anche vissuto sulla nostra pelle gli anni bui e difficili della Serie B. Proprio perché abbiamo attraversato l&#8217;inferno e toccato il cielo con un dito, sappiamo benissimo cosa significa questa maglia. Sappiamo cosa vuol dire non rassegnarsi mai alla mediocrità, al grigio della mezza classifica, alla desolazione e, soprattutto, all&#8217;improvvisazione dilettantesca.</p>
<p style="text-align: justify">​Oggi mi tocca rituffarmi nella cruda realtà rossonera di tutti i giorni. E vi giuro, vi giuro sulla mia passione, che tornerei a rifugiarmi nel nostro passato molto volentieri. Perché scrivere o anche solo raccontare questo Milan attuale è un esercizio desolante, avvilente e tremendamente frustrante per chiunque porti questi colori impressi nell&#8217;anima.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"><em><strong>​“Abbiamo preso Ramos, sta arrivando Gila. Il nostro mercato non è finito, saremo aggressivi. Vogliamo dare a Ruben la migliore squadra possibile molto prima della chiusura del mercato”.<br />
</strong></em></span><br />
​Così parlava Gerard Joseph “Gerry” Cardinale l&#8217;8 luglio, all&#8217;alba del suo quarto mercato estivo alla guida del Milan. Quarto, non il primo. Una precisazione doverosa per smantellare una volta per tutte la storiella comoda dell&#8217;ennesimo &#8220;anno zero&#8221; buona solo per vendere fumo ai creduloni. Nell&#8217;estate della finta rivoluzione, con una dirigenza azzerata sulla carta ma nei fatti rimpiazzata dalle stesse identiche figure che negli anni scorsi non hanno combinato nulla di buono, i soliti menestrelli si sono affannati a spiegarci che la proprietà aveva finalmente &#8220;fame&#8221;. Il risultato finale, a trattative concluse, è la solita abbuffata di fumo e parole a fronte di un deserto operativo: il &#8220;Gerry affamato&#8221; ci ha rifilato l&#8217;ennesima rosa &#8220;Emmentaler&#8221;, piena zeppa di buchi, consegnata ad un allenatore a cui sono state promesse montagne per poi lasciarlo a piedi al primo ostacolo serio.</p>
<p style="text-align: justify">​Sia chiaro un concetto fondamentale, perché qui nessuno chiede la luna, la spesa folle tanto per fare colpo sui social o la corsa a chi brucia più milioni per finire in prima pagina. A Gerry Cardinale io non chiedo di vincere la Champions League dall&#8217;oggi al domani. Gli chiedo semplicemente di fare le cose con un minimo di senso compiuto, di razionalità, di logica elementare.<br />
​Il mercato di una squadra di calcio si giudica ottimale quando riesce a mettere in sicurezza la struttura, quando va a chiudere le falle esistenti e a dare completezza al progetto. Se una rosa presenta cinque lacune evidenti, e tu con mesi di tempo e milioni a disposizione ne sistemi soltanto due lasciando gli altri tre buchi clamorosamente aperti, quel mercato è un fallimento senza appello. Punto. Non ci sono narrative di comodo che tengano, non ci sono bilanci sorridenti che possano mascherare la cruda realtà del campo.<br />
​Per tornare a fare le cose con criterio, per ritrovare quella linearità che distingue un grande club da un cantiere permanente, il vero primo grande acquisto di questo Milan doveva essere un altro: <span style="color: #000000"><strong>una dirigenza competente</strong></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Servivano uomini di calcio vero, professionisti navigati capaci di muoversi nei corridoi complessi delle trattative, di leggere con anticipo le esigenze di un organico e di prevenire i problemi anziché inseguirli affannosamente all&#8217;ultimo secondo. Invece si è preferito continuare a scommettere su un gruppo di lavoro improvvisato, messo a gestire dinamiche di un livello enorme per la prima volta nella propria carriera.<br />
​Restando all&#8217;aspetto puramente campo, la regia affidata a questo management ha prodotto risultati tragicamente visibili sotto gli occhi di tutti. Resta persino difficile decifrare quanta responsabilità reale abbia Rúben Amorim e quanta la società in questo scempio, ma la struttura della squadra parla da sola.</p>
<p style="text-align: justify">​Ci ritroviamo con un organico cronicamente sbilanciato. Una marea di trequartisti, mezze punte e calciatori dalle mattonelle sovrapposte, tra cui la scommessa da inquadrare Diego Moreira e la riserva del Nottingham Forest Omari Hutchinson arrivata in prestito, ma con crepe enormi nei ruoli in cui si decidono le stagioni. In attacco si rasenta il ridicolo: Gonçalo Ramos è l&#8217;unico centravanti d&#8217;esperienza. Se al portoghese viene un semplice raffreddore, l&#8217;unica alternativa reale resta il giovanissimo Camarda. Un talento puro, un patrimonio inestimabile da tutelare con il bilancino, su cui è del tutto folle scaricare il peso di un reparto da tre competizioni solo perché non si è voluta acquistare una punta d&#8217;esperienza capace di fare da cuscinetto ed evitare di bruciare le tappe al ragazzo.</p>
<p style="text-align: justify">​In difesa la situazione è perfino peggiore: la coperta non è corta, è letteralmente strappata. Amorim aveva chiesto a gran voce un centrale dominante per difendere a campo aperto e si ritrova a pregare che Gabbia non debba finire sotto i ferri, dovendo poi arrangiarsi con Pavlovic, De Winter e il neoacquisto Gila. Senza più il blocco basso a proteggere il reparto, pensare di reggere cinquanta partite con questi interpreti, o con soluzioni di ripiego a sinistra come la coppia Bartesaghi-Estupiñán, non è un azzardo: è un suicidio tattico annunciato.</p>
<p style="text-align: justify">A centrocampo ci si affida alla speranza che Modrić abbia ancora gas nel serbatoio, mentre nelle prime uscite si è rivisto Musah. Parliamoci chiaro, senza girarci intorno: questo Milan non è una squadra da Champions League.</p>
<p style="text-align: justify">​A completare il quadro di questa estate surreale c&#8217;è il capitolo uscite. A parte la cessione di Rafael Leão, la società è stata completamente incapace di vendere a titolo definitivo qualsiasi altro elemento fuori dal progetto, lasciando a bilancio ingaggi pesantissimi e dimostrando tutta l&#8217;inconsistenza di chi dovrebbe gestire le trattative nei tavoli che contano.<br />
​Ma il capolavoro dell&#8217;assurdo, la goccia che fa traboccare un vaso ormai colmo di rabbia, è la gestione di Fikayo Tomori. Dopo mesi passati a escluderlo dal progetto, a metterlo fuori rosa con una fermezza ostentata e a giurare che non ci sarebbe stato alcun reintegro, a dieci minuti dal gong finale è arrivata la clamorosa retromarcia.<br />
Però penso anche che il reintegro di Tomori è una scelta farsesca, ma alla fine tragicamente corretta.</p>
<p style="text-align: justify">​Incrociare le braccia e lasciarlo in tribuna da separato in casa, mentre la difesa affonda tra limiti tecnici e numerici, sarebbe stato un autogol masochista che il Milan non poteva assolutamente permettersi. Ammettere i propri errori e fare un passo indietro può anche sembrare un atto di lucidità di fronte al baratro, ma la colpa imperdonabile sta nell&#8217;aver capito come stavano le cose soltanto il primo settembre, dopo aver sprecato due mesi preziosi a fare i gradassi.</p>
<p style="text-align: justify">​Adesso la patata bollente passa tutta nelle mani di Amorim, che si trova a dover gestire uno spogliatoio spaccato nell&#8217;orgoglio e a dover fare acrobazie dialettiche per giustificare un dietrofront imbarazzante davanti ai media. Il difensore di livello non è arrivato, la rosa è rimasta corta e il reintegrato per disperazione rientra nei ranghi nell&#8217;imbarazzo generale di tutto l&#8217;ambiente.<br />
​Mentre gli inguaribili gonzi continuano ad applaudire e a cercare una logica dove c&#8217;è solo un&#8217;improvvisazione disarmante, la realtà è che la proprietà ha servito l&#8217;ennesimo boccone amaro a chi ama davvero questi colori. Chi ha vissuto il vero Milan, chi ha conosciuto l&#8217;inferno della B e le vette dell&#8217;Europa, non può accettare questo lento decadimento.</p>
<p style="text-align: justify">Io chiedevo solo logica,  chiedevo un minimo di competenza e rispetto per la nostra storia. Ci hanno dato l&#8217;ennesimo cantiere aperto, sgangherato e privo di equilibrio. Adesso Amorim e la dirigenza si accomodino al banco degli imputati, perché la pazienza dei tifosi veri è finita e il campo, come sempre, non farà sconti a nessuno.</p>
<p><strong><em>W Milan</em></strong><br />
<span style="color: #ff0000"><strong><em>Harlock</em></strong></span></p>
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		<title>Un passo avanti e tre indietro, una sola speranza</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:00:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E anche questo mercato, &#8216;ce lo semo levato dalle&#8230;&#8217;. Iniziamo così, con una semi-citazione. E che mercato, differente senz&#8217;altro nelle modalità viste negli ultimi anni ma, senza dubbio, non troppo distante da quelli recenti dal punto di vista delle aspettative dei tifosi ai nastri di partenza. Ennesima altalena rossonera che, quest&#8217;anno, è stata caratterizzata dai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">E anche questo mercato, &#8216;ce lo semo levato dalle&#8230;&#8217;. Iniziamo così, con una semi-citazione. E che mercato, differente senz&#8217;altro nelle modalità viste negli ultimi anni ma, senza dubbio, non troppo distante da quelli recenti dal punto di vista delle aspettative dei tifosi ai nastri di partenza. Ennesima altalena rossonera che, quest&#8217;anno, è stata caratterizzata dai colpi costosi, i colpi di scena e i colpi di coda. Un modo nuovo di tirare le freccette anche se, non diversamente dagli altri anni, con la sensazione che arriveranno ben distanti dal bersaglio. Inutile dare voti o confrontare la sessione con quella di altri club di Serie A. Basta l&#8217;ennesima riconferma di non aver una rosa completa numericamente per ciò che attende il Diavolo, considerando anche l&#8217;Europa League, condita da un sorteggio tutt&#8217;altro che agevole. Nulla di favorevole, sulla carta, e la figura barbina del reintegro di Tomori dopo averlo messo alla porta.</p>
<p style="text-align: justify"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-26024 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?resize=300%2C188&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="188" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?resize=1024%2C641&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?resize=1536%2C961&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?resize=696%2C435&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?resize=1068%2C668&amp;ssl=1 1068w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?resize=671%2C420&amp;ssl=1 671w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?w=1840&amp;ssl=1 1840w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/tomori-image-min.jpg?w=1392&amp;ssl=1 1392w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify">Sarà un Milan che dovrà fare di necessità virtù e, molte di queste virtù, dovrà sperare di trovarle nei giovanissimi che, come detto e auspicato dal tecnico Amorim, saranno &#8216;costretti&#8217; ad essere schierati in campo nel corso della stagione. Ci si aspettava di più, o forse no. Ci si aspettava sicuramente qualcosa di diverso e, paradossalmente, lo abbiamo avuto. Il campo ci dirà se &#8216;diverso&#8217; sarà sinonimo di &#8216;migliore&#8217;  ma, ad oggi, quasi ognuno di noi ha la percezione di aver fatto un passo avanti e tre indietro. Nonostante i 6 punti in due partite di avvio del nuovo campionato, la squadra ha già evidenziato i propri limiti strutturali, mostrando sicuramente un piacevole spunto tattico nell&#8217;approcciare la partita, portato dal nuovo allenatore, ma cadendo sempre nelle consuete fragilità che ti rendono una squadra limitata nelle ambizioni. Ora arriva l&#8217;impegno contro la Juventus di Luciano Spalletti e si può già serenamente parlare di primo esame. I bianconeri hanno sia giocatori insidiosi nello stretto come brevilinei, sia pericolosi nella verticalità e, seppur abbiano mostrato una certa bulimia realizzativa nelle prime sfide contro Frosinone e Parma, hanno le caratteristiche per poter colpire al cuore dei limiti del Milan. Il trend delle ultime sfide contro la Juventus, inoltre, non lascia tranquilli. Servirà una grande prestazione e, andando oltre il match contro la Juve, servirà una grande coesione da parte di tutto il gruppo. Oltre alla coesione, un pizzico di fortuna perché già qualche infortunio può mandarti in emergenza presto. La sola speranza che pervade l&#8217;animo rossonero è rappresentata prettamente dal gruppo squadra.</p>
<p style="text-align: justify"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="size-medium wp-image-40614 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/08/amorim-cardinale.jpg?resize=300%2C174&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="174" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/08/amorim-cardinale.jpg?resize=300%2C174&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/08/amorim-cardinale.jpg?resize=1024%2C595&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/08/amorim-cardinale.jpg?resize=768%2C446&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/08/amorim-cardinale.jpg?resize=696%2C404&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/08/amorim-cardinale.jpg?resize=1068%2C620&amp;ssl=1 1068w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/08/amorim-cardinale.jpg?resize=723%2C420&amp;ssl=1 723w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/08/amorim-cardinale.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify">Rispetto alle passate stagioni, la squadra attuale non presenta elementi che, apparentemente, possano esser nocivi per l&#8217;impegno e, la nuova aria di intraprendenza tattica portata da Ruben Amorim, non può che supportare la crescita delle prestazioni rossonere. La folta presenza di giovani, non di meno, è uno stimolo a non distaccarsi totalmente dalle trame stagionali che attendono il Diavolo. La (non) dirigenza non ha volti che si sono resi &#8211; per ora &#8211; protagonisti di disastri, anche perchè è già difficile vederli i &#8216;nuovi&#8217; volti dell&#8217;ennesima rivoluzione rossonera, quindi, quantomeno è un gruppo che suscita un minimo di interesse e vicinanza. Poi, sappiamo bene tutti quanti bocconi amari possono arrivare da qui a maggio dell&#8217;anno prossimo. Staremo a vedere, intanto, teniamoci quest&#8217;unica speranza di vedere sbocciare un mix di giocatori molto giovani e più affermati come accaduto negli unici anni felici della nostra storia recente, quantomeno assecondando la filosofia dell&#8217;allenatore ex Manchester United. Peccato dover ricorrere sempre a speranze complesse ma non resta molto altro. Vedremo anche, se nel corso dei mesi, avremo un (nuovo?) direttore sportivo visto che si sono riaccese le voci attorno alla figura di Krosche, già nome forte all&#8217;inizio dell&#8217;estate poco dopo la cacciata generale del direttivo tecnico. Step by step, partita dopo partita perchè, pensare a lungo termine, porta solo ad ulteriori punti interrogativi e preoccupazioni. Gerry Cardinale sa quello che sta facendo? Il gruppo risponderà in modo positivo e concreto al cambio di passo di Amorim? Si ritroverà un po&#8217; di ambizione e competitività? Intanto speriamo di ritrovare la vittoria che manca da un pò troppo contro la Juventus. Sarebbe un enorme boost per la fase di partenza del nuovo campionato e per l&#8217;autostima di un gruppo nuovo che sta ancora cercando di capire quanto possa spingersi in là con le ambizioni, così come noi tifosi del resto. Aspettiamo e&#8230; speriamo. Forza Milan.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><em><strong>Joker</strong></em></span></p>
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		<title>L&#8217;arte del mercante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[deadoc3]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 06:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AC Milan]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Apro l&#8217;articolo di oggi specificando che l&#8217;arte del mercante non appartiene ai 4 parvenu presenti nella nostra dirigenza\proprietà\gruppo di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Come volevasi ampiamente dimostrare, il mercato condotto dopo il defenestramento delle posizioni apicali è stato un mezzo disastro. Chiarisco subito il significato di mezzo: è arrivato Gila che sta dimostrando di essere già determinante e Ramos davanti qualche speranza la lascia coltivare. Non  mi addentro sui ragazzi arrivati in prestito o a suon di milioni perchè non li ho mai visti giocare e su Youtube sembrano (quasi) tutti fenomeni.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli acquisti sono stati fatti in quelli che l&#8217;allenatore riteneva i punti nevralgici del suo gioco, ma secondo molti pareri, compreso il sottoscritto, la rosa è ad oggi incompleta e\o inadeguata.</p>
<p>Manca sicuramente un centrale di difesa perchè le prestazioni di De Winter sono state ampiamente sotto la sufficienza. Rimane sempre da capire quando tornerà a giocare Gabbia e se Diawara sarà l&#8217;ennesima meteora acquistato per qualche strano motivo estraneo a dinamiche di campo.</p>
<p>Sull&#8217;out di sinistra si sperava di non vedere più Estupinan ma ce lo dovremo sorbire assieme a Bartesaghi, sperando di vedere più l&#8217;italiano che l&#8217;ecuadoriano. Ci sarebbe anche l&#8217;opzione Moreira, che da esterno di centrocampo ha giocato spesso nella sua carriera, e che a detta di Amorim potrà giocare sia a destra che a sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Sull&#8217;out di destra per ora Chukwueze sta convincendo, ma non abbiamo garanzie sulla sua costanza di rendimento, ammettendo che possa giocarle tutte da titolare. La sua riserva diretta sarebbe Saelemakers, per il quale però Amorim vede un ruolo più vicino alla punta, come secondo trequartista (o come primo casinista, fate vobis). Al suo posto potrebbe giocare anche Moreira, ammettendo che Bartesaghi sia titolare a sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">A centrocampo abbiamo un po&#8217; di abbondanza numerica ed è forse il reparto più coperto, sperando che le prestazioni positive di Musah non siano fuochi di paglia e che magari si possa anche pensare di inserire gradualmente nelle rotazioni Comotto. Rabiot potrebbe sia fare il centrale affiancando Modric, sia fare il trequartista. Rimane da capire quale ruolo abbia Jashari, ad oggi, nella testa del mister.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla trequarti, i due posti di trequartista dietro la punta ad oggi sono stati ricoperti da Cisse e da Loftus-Cheek in attesa che Rabiot entri definitivamente in forma e che anche Pulisic possa essere inserito nelle rotazioni (anche se ho il sospetto che Capitan America il campo lo vedrà poco quest&#8217;anno). In realtà, per la trequarti è stato preso anche Hutchinson che dovrebbe avere parecchie chanches di giocare.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta più criticata dalla maggior parte dei tifosi, e che invece io trovo l&#8217;unica sensata e con una logica, è quella di rimanere davanti con i soli Ramos e Camarda. Qualcuno sostiene che si sia scelto di rimanere così perchè non ci sono soldi in cassa (e su questo ci torneremo), e potrebbe anche essere così. Volendola però vedere come una scelta ponderata ed in buona fede secondo me è\era l&#8217;unico modo per poter responsabilizzare Camarda e farlo sentire dentro il progetto. Sapere che giocherai sicuramente se dovesse mancare il 9 titolare potrebbe portare il ragazzo ad alzare l&#8217;asticella per farsi trovare sempre pronto. E qualora invece Camarda fallise, rimangono in piedi, anche a detta dello stesso Amorim, le ipotesi Pulisic e Loftus-Cheek (Dio ce ne scampi) nel ruolo di falso nove.</p>
<p>Fin qui ho analizzato il lato tecnico del mercato condotto senza un DS ed affidato completamente alle mani di Mendes.</p>
<p style="text-align: justify;">A voler vedere il lato economico, questo mercato a suon di milioni è stato effettuato grazie ai bilanci in attivo che sono stati ereditati dagli anni precedenti e dal fatto di essere usciti dal Settlement Agreement stipulato con l&#8217;UEFA. Rimangono però molte perplessità sul valore dei cartellini di molti acquisti fatti (Ramos su tutti, Moreira subito a seguire) e l&#8217;idea che si siano spesi malamente i soldi disponibili non è così lontana dalla realtà. Ad oggi, soprattutto dopo aver venduto Leao, non ci sono più risorse per poter investire su nuovi acquisti tanto più che Hutchinson è arrivato in prestito ed a quanto pare la rosa a disposizione di Amorim rimarrà questa.</p>
<p>Il vero tasto dolente, che si ricollega alla questione economica, riguarda però le cessioni. Mentre l&#8217;anno scorso Tare aveva condotto un mercato in uscita da 8, cedendo a titolo definitivo molti esuberi della rosa, quest&#8217;anno senza un DS che avesse rapporti con altre società il nostro mercato in uscita si è rivelato un vero calvario.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo venduto il calciatore più pagato della rosa per 38 milioni di euro + bonus (non ufficializzati, a meno di voler dar retta a qualche pennivendolo vicino alla società) + il 20% sulla futura rivendita. Se veramente Leao era il calciatore  più determinante della rosa, come è stato possibile venderlo a qualche giorno dalla fine del mercato e per di più per una cifra simile a quanto il Milan ha sborsato l&#8217;anno scorso per Jashari (34 milioni di parte fissa + 3-5 milioni di bonus)? Calciatori con status simili, almeno sulla carta, vengono o dichiarati incedibili o venduti a cifra ben superiori.</p>
<p>Volendo superare la questione Leao i nostri mitici eroi sono riusciti nella pur difficile impresa di vendere tutti gli esuberi in PRESTITO. Nkunku, costato circa 40 milioni l&#8217;anno scorso, è tornato al Lipsia in prestito oneroso (3 milioni) con diritto di riscatto. Stessa sorte è toccata a Ricci, il cui prestito (sempre con diritto) ha fruttato 1,5 milioni. Athekame, Gimenez, Odogu, Kostic e pare Fofana lasceranno il club in prestito gratuito con diritto di riscatto. Per liberarsi dell&#8217;ingaggio di Bennacer è stato necessario risolvere il suo contratto.</p>
<p>Tralascio la questione Tomori e la gestione degli esuberi finiti fuori rosa. Una scelta forse sensata, ma completamente sbagliata nei modi e nei tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, alla luce di quanto sopra, alcune domande sorgono spontanee:</p>
<p>&#8211; Il Como ha bisogno di acqustare italiani per la questione delle liste; come è possibile che non si sia potuto cedere Ricci a titolo definitivo?</p>
<p>&#8211; Abbiamo speso 74 milioni per Ramos; Il Como ha acquistato Kean per 40 milioni. Sarebbe stato un investimento più sicuro un calciatore che conosce già la Serie A?</p>
<p>&#8211; Come è possibile che Nkunku, Fofana e Gimenez non avessero estimatori in giro per l&#8217;Europa che fossero disponibili ad acquisti definitivi?</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, molte cose assumerebbero un senso se viste nell&#8217;ottica di un progetto: eliminare tutte le prime donne e dare precedenza al gruppo squadra. Cercare quindi di trasformarsi da una squadra Leao centrica in una squadra che fa del gioco e dei movimenti di tutti i calciatori i propri punti di forza. Ma anche in questo caso, quando i meccanismi si incepperanno o non funzioneranno a dovere, in chi dovremo riporre le nostre speranze?</p>
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		<title>Il contrappasso del Milan: perchè la mediocrità fa più male a chi ha conosciuto la grandezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 05:30:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nonostante il campionato sia già iniziato e la vittoria per 2-1 sul campo del Torino abbia portato i primi tre punti in classifica, il sapore che resta in bocca non è del tutto dolce. Anche dopo un successo scaccia-pensieri in terra granata, ci si ritrova ancora a discutere di come completare una rosa finora rimasta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nonostante il campionato sia già iniziato e la vittoria per 2-1 sul campo del Torino abbia portato i primi tre punti in classifica, il sapore che resta in bocca non è del tutto dolce. Anche dopo un successo scaccia-pensieri in terra granata, ci si ritrova ancora a discutere di come completare una rosa finora rimasta palesemente incompiuta nelle mani del nuovo allenatore. Basterebbe questa immagine per scattare una fotografia fedele del momento: il pallone rotola già, ma i nodi della pianificazione societaria sono ben lontani dall&#8217;essere sciolti. Per capire come si sia arrivati a questo ennesimo vertice di mercato celebrato con colpevole ritardo, bisogna riavvolgere il nastro e guardare la sequenza degli eventi con lucidità.<br />
Tutto comincia con il verdetto del campo e la sfumata qualificazione alla Champions League. La reazione di Gerry è immediata e drastica: azzeramento della catena di comando con l&#8217;esonero di dirigenza e staff tecnico. L&#8217;accusa è chiara, rivolta verso chi avrebbe impedito di operare liberamente, verso un gioco non abbastanza offensivo e verso calciatori ritenuti a fine ciclo. Successivamente, dopo ben venti giorni, viene annunciato Rúben Amorim come prima scelta, nonostante nelle settimane precedenti altri profili avessero confermato trattative in fase avanzata. Poco dopo, il presidente ufficializza il restyling dell&#8217;organizzazione societaria, definendola una scelta ponderata da tempo, pur avendo sondato fino all&#8217;ultimo momento figure d&#8217;area tedesca. Prescindendo dai retroscena e da quanti no abbiano portato a queste decisioni, la domanda resta una sola: come ci si può far andare bene una pianificazione della stagione che nasce con un ritardo strutturale così evidente?<br />
Sul piano strettamente tecnico non giudico Amorim, ma c&#8217;è un elemento che mi sta piacendo in modo chiaro: l&#8217;intelligenza e l&#8217;umiltà con cui si è presentato. Sta dimostrando rispetto e profonda conoscenza della storia rossonera, toccando le corde giuste dell&#8217;ambiente. In un contesto in cui la struttura societaria alle spalle appare spesso fragile e poco presente, credo che l&#8217;atteggiamento dell&#8217;allenatore e la sua capacità di calarsi nel mondo Milan facciano tutta la differenza del mondo.<br />
​Allo stesso modo, credo che il filo conduttore che sta provando a creare tra prima squadra, Milan Futuro e Primavera rappresenti il minimo indispensabile. Una sincronia tattica e metodologica tra le varie selezioni rossonere dovrebbe essere la norma, eppure negli ultimi anni purtroppo non è stata così scontata. Avere una logica tecnica continua in una società che vuole fare le cose per bene è la prima pietra fondamentale per costruire qualcosa di solido.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma veniamo al punto centrale della questione, ​per chi appartiene alla generazione cresciuta vedendo questo club alzare al cielo cinque Champions League, la realtà presente assomiglia a un gigantesco contrappasso. Il Milan non era soltanto una squadra forte: era un&#8217;istituzione capace di incutere soggezione psicologica ancora prima di scendere in campo. Gli avversari sapevano di affrontare un telaio perfetto, costruito per vincere, capace di pesare nei palazzi del calcio, nelle istituzioni e nel panorama internazionale. Si è stati educati alla grandezza e per questo si fa tremendamente fatica ad abituarsi a parametri che un tempo sarebbero stati considerati di ripiego. Si è conosciuto un Milan per il quale arrivare secondo rappresentava un fallimento, mentre oggi ci si ritrova a discutere per mesi di bilanci, sostenibilità, giocatori da piazzare e mercati bloccati. Il problema non è perdere, perché i cicli finiscono e pretenderne la durata eterna sarebbe infantile. Il problema è non riconoscersi più. È aver visto cosa significasse essere il Milan e assistere oggi a una società che cambia continuamente uomini, strutture e filosofie senza mai ritrovare quella continuità che ne costituiva la vera forza.<br />
​Si comprende l&#8217;esigenza guardando indietro, ma bisogna vivere guardando avanti. È proprio qui che comincia la vera condanna del tifoso rossonero: il passato si conosce bene ed è solido, fatto di nomi come Berlusconi, Galliani, Sacchi, Capello, Ancelotti, Baresi e Maldini. Il futuro, invece, è una pagina bianca su cui da troppo tempo si vedono scrivere promesse regolarmente cancellate la stagione successiva. Pretendere di ritrovare identico quel Milan sarebbe un errore, perché il calcio moderno è cambiato e le dimensioni finanziarie impongono altre regole. Questo però non significa che il Milan debba rinunciare a essere grande, ma che debba trovare un modo moderno per esserlo.<br />
Si nota spesso un&#8217;incomprensione di fondo sul calciomercato attuale, figlia di un&#8217;analisi superficiale. A mio avviso il mercato non si giudica contando le figurine, la quantità degli acquisti o facendo la corsa a chi spende di più. Credo che moltissime volte i colpi da svariati milioni di euro non servano a risolvere le cose, ma diventino solo uno specchietto per le allodole utile a nascondere i reali problemi della squadra. La soluzione non sta nella spesa folle, ma negli acquisti mirati e inseriti nel contesto giusto, che vadano davvero a colmare le varie lacune e che siano strettamente funzionali a ciò che chiede il nuovo tecnico. E poi c&#8217;è un aspetto fondamentale a cui siamo sempre stati abituati: prima del calciatore si guarda l&#8217;uomo. La composizione del gruppo e la solidità dello spogliatoio sono le fondamenta indispensabili per ottenere qualsiasi risultato, il primo mattone su cui costruire ogni successo.<br />
​Il parametro corretto per giudicare un mercato è quindi uno solo: il rapporto tra i problemi di partenza di una squadra e la capacità della società di risolverli. Una squadra che aveva due lacune e le ha colmate con gli uomini giusti ha lavorato bene. Una squadra che necessitava di intervenire in quattro o cinque reparti e ne ha sistemati soltanto due resta incompleta, a prescindere dal valore o dal prezzo dei singoli innesti. Gli arrivi di Gonçalo Ramos, Mario Gila e Moreira, sono operazioni importanti e condivisibili, ma la rosa aveva e continua ad avere necessità molto più ampie. Servono un altro difensore centrale adatto ai principi di Amorim, un esterno sinistro di livello, un trequartista capace di dare qualità e fantasia alla manovra e, soprattutto, lo sfoltimento di una rosa appesantita da troppi elementi non funzionali. Le dirette concorrenti stanno progressivamente completando i propri quadri, mentre il Milan, pur con i primi tre punti in tasca presi a Torino, continua a convivere con le medesime carenze strutturali evidenziate già a fine campionato.<br />
Non si sa quanto durerà questo momento. Non si sa se serviranno due, cinque o dieci anni prima di rivedere un progetto lineare e solido, e nessuno può garantire che la strada tornerà presto a essere quella giusta. Si sa però una cosa: aver conosciuto la vetta rende la mediocrità impossibile da scambiare per normalità. È questo il vero prezzo da pagare per chi c&#8217;era: sapere esattamente quanto si è lontani da ciò che il Milan dovrebbe essere, e continuare comunque a guardare avanti, con la speranza che la storia torni prima o poi a incrociare il presente.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>Un &#8220;nuovo&#8221; modus operandi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[deadoc3]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 08:48:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AC Milan]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla vigilia della prima di campionato si può cercare di tirare qualche somma per quello che è stato il nostro precampionato (anche se il calcio estivo lascia il tempo che trova, almeno per il sottoscritto) ed il nostro mercato. Partiamo proprio dal mercato e dalla gestione degli esuberi in rosa che ad oggi non sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alla vigilia della prima di campionato si può cercare di tirare qualche somma per quello che è stato il nostro precampionato (anche se il calcio estivo lascia il tempo che trova, almeno per il sottoscritto) ed il nostro mercato.</p>
<p>Partiamo proprio dal mercato e dalla gestione degli esuberi in rosa che ad oggi non sono stati venduti: consultando la lista giocatori che il Milan ha fornito alla Lega Serie A per gli utilizzabili in campionato, risultano esclusi Tomori, Fofana, Bondo, Gimenez, Nkunku e Odogu.</p>
<p>Di questi 6 uno, Bondo, è un esubero certificato già dalla gestione Allegri, 4 sono tutti giocatori che fino a poco tempo fa erano titolari o prime riserve e Odogu l&#8217;anno scorso era stato spacciato per l&#8217;ennesimo fenomeno in erba dai soliti pennivendoli. Per Gimenez ormai si parla da tempo di un accordo in dirittura d&#8217;arrivo con il Porto, mentre per gli altri calciatori ad ora non risultano trattative in essere. Capisco anche il pugno duro ma qualora rimanessero a Milanello sarebbe l&#8217;ennesima dimostrazione dell&#8217;improvvisazione che regna sovrana nelle nostre stanze dei bottoni (ammesso di averne almeno una). Riguardo gli epurati posso capire che si voglia cedere Gimenez per far spazio a Camarda come prima alternativa a Ramos, ma mi lascia perplesso il voler cedere Tomori visto che ha sempre giocato come centrale di pressing e anticipo e penso possa sposarsi bene con le idee di questo allenatore. Nkunku e Fofana probabilmente sono stati lasciati fuori perchè difficilmente collocabili negli schemi di Amorim.</p>
<p style="text-align: justify;">Aver messo il nostro mercato nelle mani di Mendes rischia di essere un&#8217;enorme scommessa con un elevato rischio di fallimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra cosa che è cambiata rispetto ai mercati precedenti è che stavolta non si è aspettato di vendere per poter acquistare. Non sindaco sulle cifre spese, il prezzo del cartellino di un calciatore non può essere fissato attraverso parametri standard. Solo il tempo dirà se le cifre spese sono stati soldi buttati al vento o investimenti che hanno reso quanto ci si aspettava.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa però mi preme sottolinearla: contrariamente a quanto sostenuto da molte testate giornalistiche che mi è capitato di leggere in questo periodo, i soldi che sono stati spesi non sono di Cardinale ma dell&#8217;AC Milan; di conseguenza si è potuto spendere grazie ai bilanci in attivo degli anni passati e per poter pareggiare quello che è uscito servirà vendere e farlo anche bene. L&#8217;altra strada passa per la qualificazione alla prossima CL come obiettivo minimo di questo campionato. Il bello è che siamo anche in linea per il rispetto dei parametri UEFA per il FFP (tanto al massimo ci toccherà una multa, o non avendo la casacca a strisce bianche e nere magari ci squalificheranno un&#8217;altra volta).</p>
<p style="text-align: justify;">Passando al calcio giocato, da domani si fa sul serio. Ho provato a recupare negli ultimi due giorni quanto mi sono perso durante i mesi di Luglio ed Agosto e da quello che leggo regna un discreto ottimismo. Personalmente, sono alquanto pessimista per diversi motivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le squadre affrontate nel precampionato spesso hanno giocato con le seconde linee e con i ritmi dettati da condizioni meteo un po&#8217; estreme. Inoltre quelli che domani dovrebbero essere i titolari hanno avuto forse un paio di occasioni per poter testare sul campo quanto provato in allanemento.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche a livello mentale giocare un&#8217;amichevole è diverso dal giocare una gara ufficiale: sicuramente errori come quelli commessi da Terracciano condizionerebbero in modo più marcato una gara con in palio qualcosa. Il Torino di Abate mi sembra una squadra costruita più per non prenderle che per provare a darle. Probabilmente ci aspetteranno nella loro metà campo per poi provare a farci male in ripartenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno schema di gioco che potrebbe andare a nozze con il pressing alto voluto da Amorim e visto nelle gare amichevoli. A tal proposito presumo che Leao sia fuori anche perchè troppo indolente e &#8220;pigro&#8221; per il calcio che vorrebbe praticare Amorim. A tal proposito servirà domani che oltre ad essere attenti a bloccare eventuali ripartenze, ci si muova tutti in coro per evitare anche di lasciare quei buchi o quelle praterie che negli anni ci sono costati parecchi punti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono però, a parer mio, anche alcuni aspetti positivi che vale la pena sottolineare: un Cissè che sembra essere un prospetto adeguato per questa serie A e questo Milan ed un Ramos che a voler essere ottimisti ha fatto intravedere di essere finalmente il 9 che al Milan manca dall&#8217;addio di Giroud. A destra Chukwueze si candida per un ruolo da titolare e da protagonista, ma è nel lungo periodo che dovrà confermarsi. Anche Jashari sembrerebbe essere più in fiducia rispetto a quanto visto fino a qualche mese fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudo su Leao: da parte mia non c&#8217;è nessuna crociata contro un calciatore che reputo ancora potenzialmente determinante; semplicemente arrivato alla sua età penso abbia ormai pochissimi margini di miglioramento e come nelle migliori relazioni magari è arrivato il caso che per il bene di entrambi ci si separi. Per lui si aprirebbero le strade di un campionato e di un calcio più congeniale alle sue doti, per noi si libererebbe spazio salariale e si potrebbe proporre un sistema di gioco che non dipenda solo dalle sue, va detto ormai sempre più rare, sgroppate sulla fascia.</p>
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		<title>Storie di Calciomercato: Il capolavoro di Rizzoli, come il Milan si prese Juan Alberto Schiaffino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:30:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; ​Milano, estate del 1954. C’è un’aria strana e carica di attesa in città. Non è soltanto il caldo afoso che avvolge le strade del centro, ma una tensione elettrica che corre tra i bar di San Siro e i tavoli degli uffici di Corso Venezia. Il Milan sta preparando nell&#8217;ombra il colpo destinato a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">​Milano, estate del 1954. C’è un’aria strana e carica di attesa in città. Non è soltanto il caldo afoso che avvolge le strade del centro, ma una tensione elettrica che corre tra i bar di San Siro e i tavoli degli uffici di Corso Venezia. Il Milan sta preparando nell&#8217;ombra il colpo destinato a cambiare per sempre la geografia del calcio italiano ed europeo. Il presidente Andrea Rizzoli ha un&#8217;idea chiarissima in testa: vuole regalarne a Milano e ai tifosi rossoneri il giocatore più forte del pianeta, l&#8217;uomo capace di trasformare una bella squadra in un club da leggenda. Inizialmente il grande sogno della dirigenza si chiama Alfredo Di Stéfano, ma quando la complessa trattativa con il Real Madrid sfuma definitivamente, i rossoneri non si scompongono e decidono di puntare tutto sul bersaglio più grosso in circolazione. L’obiettivo ha un nome che profuma già di storia e mito: Juan Alberto Schiaffino, per tutti semplicemente &#8220;Pepe&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">​Portare Schiaffino a Milano non è una semplice operazione di mercato. È una vera e propria impresa diplomatica, un azzardo finanziario senza precedenti e, soprattutto, un atto di coraggio visionario. Siamo nell&#8217;epoca in cui il calcio sta diventando grande, e Rizzoli pretende che il suo Milan sia il protagonista assoluto di questa nuova era. Ma la domanda che tutti si fanno è una sola: come si convince l&#8217;uomo che ha umiliato il Brasile nello storico Maracanazo del 1950 a lasciare la sua terra per venire a giocare in Italia?</p>
<p style="text-align: justify">La trattativa inizia sottotraccia, lontanissima dai riflettori della stampa. Il Milan ha un piano preciso e sceglie di non muoversi soltanto con la forza dei soldi, ma con l&#8217;arma della persuasione. Il primo fondamentale tassello del mosaico si chiama Héctor Puricelli. L’ex attaccante rossonero, uruguaiano di nascita, conosce benissimo Pepe e inizia un paziente lavoro di avvicinamento psicologico. È lui a raccontare a Schiaffino di una Milano elegante che lo aspetta come un vero e proprio messia, di una squadra ambiziosa che ha bisogno della sua luce per diventare perfetta e di un club che punta ai vertici del mondo.<br />
​Il vero scoglio, però, non è convincere il giocatore. Il muro più difficile da abbattere è il Peñarol. Per il club di Montevideo e per la gente uruguaiana, Schiaffino è un monumento intoccabile, il simbolo di una nazione intera che vive e respira solo per il pallone. Cedere Schiaffino significa affrontare l&#8217;ira popolare e accusare un colpo durissimo sul piano dell&#8217;orgoglio nazionale. Ed è proprio a questo punto che la trattativa entra nel vivo, trasformandosi in un piccolo thriller internazionale.</p>
<p style="text-align: justify">Il Milan decide di giocare d&#8217;anticipo e di non sprecare un solo secondo. Mentre il mondo intero guarda con fiato sospeso i Mondiali in Svizzera del 1954, il dirigente rossonero Mimmo Carraro riceve dal presidente un ordine tassativo: non rientrare a Milano senza la firma sul contratto. Carraro parte e riesce a infiltrarsi nel blindatissimo ritiro dell’Uruguay a Hilterfingen. Sono giorni infuocati fatti di incontri clandestini, messaggi sussurrati nei corridoi degli alberghi e infinite telefonate transoceaniche con la sede rossonera.<br />
​Per convincere i dirigenti del Peñarol a cedere il loro gioiello più prezioso, il Milan decide di far saltare il banco. La società mette sul piatto una cifra che all&#8217;epoca appare del tutto folle: 52 milioni di lire. Per comprendere l&#8217;impatto di quel numero, basta pensare che si tratta del record mondiale assoluto di spesa mai registrato fino a quel momento per un calciatore. Una somma da capogiro, che fa tremare i polsi ai dirigenti uruguaiani e accende improvvisamente le fantasie dei tifosi milanisti.</p>
<p style="text-align: justify">La trattativa non è fatta soltanto di numeri e di assegni. C&#8217;è un fattore umano decisivo: Schiaffino è un uomo colto, estremamente riservato, quasi un intellettuale prestato al gioco del calcio. Non cerca unicamente il guadagno economico, ma pretende un progetto tecnico serio. Il Milan gli offre la chiave di volta dell&#8217;intera squadra, promettendogli che non sarà un semplice tesserato, ma il regista e il direttore d&#8217;orchestra di un gruppo destinato a dominare la scena. Pepe capisce che il treno per l&#8217;Europa passa una volta sola nella vita e accetta la sfida.</p>
<p style="text-align: justify">​A Montevideo, intanto, la notizia del trasferimento ufficiale viene accolta come una tragedia nazionale. I giornali locali titolano a lutto, la gente scende in piazza per protestare contro la dirigenza del Peñarol, accusata di aver venduto l&#8217;onore della patria per pugno di milioni. Ma ormai la macchina rossonera ha chiuso ogni passaggio. Il contratto è firmato, i soldi sono arrivati e Schiaffino sta già preparando le valigie per volare verso l&#8217;Italia. Quando Pepe atterra finalmente a Milano, l’accoglienza in aeroporto è quella riservata ai grandi capi di stato. La folla si aspetta di trovarsi di fronte un colosso fisico, ma si trova davanti un uomo esile, dai modi gentili e con lo sguardo profondo e intelligente. Tra i tifosi c&#8217;è persino qualche scettico che sussurra con diffidenza: &#8220;Ma davvero abbiamo speso tutti quei soldi per un giocatore così magro?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">​La risposta di Schiaffino a ogni dubbio arriva direttamente sul campo, con una semplicità e una naturalezza disarmanti. Alla sua primissima partita ufficiale con la maglia del Milan trasforma il calcio in una forma d&#8217;arte pura: esordisce con una doppietta d&#8217;autore e ipnotizza l&#8217;intero stadio. Schiaffino dimostra subito di non aver bisogno di correre più degli altri, perché pensa semplicemente prima degli altri. Diventa il primo vero calciatore universale del nostro campionato, capace di organizzare il gioco con una precisione chirurgica e di distribuire palloni con la facilità dei grandissimi maestri.<br />
​L&#8217;acquisto di Schiaffino non rappresenta un semplice colpo di mercato estivo. È il momento esatto in cui il Milan sceglie consapevolmente la propria identità, decidendo di puntare sull&#8217;eleganza, sulla bellezza e su una visione di gioco che farà scuola in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Quell&#8217;operazione straordinaria, nata tra i corridoi di un ritiro svizzero e chiusa a colpi di diplomazia e milioni, regala al Milan tre scudetti, una Coppa Latina e l&#8217;ingresso definitivo nell&#8217;aristocrazia del calcio continentale. Ancora oggi, chi ha vissuto quell&#8217;epoca racconta quella trattativa come il giorno indimenticabile in cui il Diavolo decise di prendersi il Dio del calcio.</p>
<p style="text-align: justify">Con il racconto dell&#8217;acquisto di Schiaffino si chiude il ciclo dei miei racconti estivi, un modo diverso di vivere il Calciomercato attuale.<br />
Dal prossimo articolo ritorno a parlare di attualità e a quasi bocce ferme, del calciomercato, vi esporrò il mio pensiero sul Milan attuale. Ma se vorrete ritornerò volentieri a scrivere della nostra storia.</p>
<p>&#8220;Ora comandate Voi, ma rispettate la nostra storia&#8221; (Paolo Maldini)</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>Estati Rossonere: Da Wembley al Bernabeu, la straordinaria estate 1988 del Milan di Sacchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 06:00:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[​L’estate del 1988 non è stata una semplice parentesi dopo le vacanze estive: è stato il momento esatto in cui una grande squadra è diventata una leggenda senza tempo. Il Milan si affaccia a quei mesi caldi con il tricolore cucito sul petto, vinto a maggio dopo una rincorsa fantastica e logorante contro il Napoli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">​L’estate del 1988 non è stata una semplice parentesi dopo le vacanze estive: è stato il momento esatto in cui una grande squadra è diventata una leggenda senza tempo. Il Milan si affaccia a quei mesi caldi con il tricolore cucito sul petto, vinto a maggio dopo una rincorsa fantastica e logorante contro il Napoli di Diego Armando Maradona. Un successo bellissimo, che ha riportato entusiasmo a San Siro, ma nelle stanze della società e nella testa dell&#8217;allenatore Arrigo Sacchi non c’è spazio per la pancia piena o per i festeggiamenti prolungati. Il presidente Silvio Berlusconi ha tracciato una rotta chiarissima: dopo aver conquistato l’Italia, adesso bisogna prendersi l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify">​Per dare l’assalto alla Coppa dei Campioni, la dirigenza rossonera completa una rosa già fortissima con un acquisto mirato e fondamentale: arriva Frank Rijkaard. È lui il &#8220;terzo tulipano&#8221; olandese, fortemente voluto da Sacchi per dare sostanza e geometrie al centrocampo, che va a completare una colonia straniera eccezionale insieme a Ruud Gullit e Marco van Basten. Prende così forma un programma di amichevoli estive unico nel suo genere. La società organizza una tournée itinerante pensata non per fare passerella commerciale o raccogliere applausi facili, ma per affrontare subito, viso a viso, le squadre più forti del continente.</p>
<p style="text-align: justify">​Il primo atto di questa affascinante avventura va in scena a metà agosto nel tempio del calcio mondiale: lo storico stadio di Wembley, a Londra. Il 13 agosto 1988 la prima sfida del Torneo di Wembley mette di fronte il Milan e il Bayern Monaco. I rossoneri si presentano all&#8217;appuntamento con molte assenze pesanti. Per problemi fisici e ritardi di preparazione mancano colonne portanti come Gullit, Ancelotti, Maldini e Filippo Galli. Inoltre, i tedeschi sono molto più avanti nella condizione atletica, avendo già iniziato il loro campionato nazionale. Sulla carta sembra una partita difficilissima e piena di insidie, ma appena l&#8217;arbitro fischia l&#8217;inizio, il campo racconta tutta un&#8217;altra storia.<br />
​La squadra di Sacchi gioca a ritmi spaventosi. Il Milan soffoca le fonti di gioco del Bayern con un pressing continuo, tenendo le linee strettissime e una difesa che si muove in perfetta sincronia. Al 33’ Pietro Paolo Virdis sfrutta un bel pallone servito da Evani, calcia di sinistro e trova la deviazione di un difensore che beffa il portiere Aumann. È il gol del vantaggio. Guidato dalla classe pura di Franco Baresi in difesa e dalla forza straripante di Rijkaard a centrocampo, il Milan domina la gara in lungo e in largo. Nel finale Marco van Basten regala al pubblico inglese una perla assoluta, esibendosi in uno slalom fantastico in cui salta quattro avversari prima di sfiorare il raddoppio. Il giorno dopo arriva un&#8217;altra vittoria preziosa per 2-1 contro il Tottenham, firmata ancora dalle reti di Virdis e Van Basten. Anche se l&#8217;Arsenal vince il torneo per la differenza reti, la certezza di poter dominare su qualsiasi campo europeo è ormai diventata una realtà.</p>
<p style="text-align: justify">​Senza nemmeno rientrare in Italia, la squadra si sposta subito in Olanda per sfidare, il 17 agosto, i campioni d’Europa in carica del PSV Eindhoven. L&#8217;occasione è la partita celebrativa per i 75 anni del club olandese, ma novanta minuti dopo si trasforma in una vera e propria lezione di calcio. L’ambiente al Philips Stadion è caldissimo, pieno di bandiere e luci scintillanti, e i 27.000 spettatori aspettano soprattutto l&#8217;ex idolo di casa Ruud Gullit. L&#8217;attaccante rossonero, tuttavia, resta a Milano per recuperare da un infortunio, scatenando anche qualche polemica sui giornali dell&#8217;epoca.<br />
​Prima del fischio d&#8217;inizio, però, c&#8217;è spazio per un momento di grande emozione umana: l&#8217;abbraccio affettuoso tra Franco Baresi ed Eric Gerets. Il capitano del PSV, indimenticato ex terzino rossonero della stagione 1983-84, ritrova Baresi al centro del campo in un incrocio carico di ricordi, regalando al pubblico un&#8217;immagine bellissima di stima e profondo rispetto.<br />
​Quando la palla inizia a rotolare, ci pensa Marco van Basten a prendersi la scena. Il &#8220;Cigno di Utrecht&#8221; torna a giocare nel suo Paese da avversario e al 28&#8242; sblocca il risultato con un tiro preciso da fuori area che non lascia scampo al portiere Van Breukelen. È il giusto premio per un dominio tattico imbarazzante: il Milan gioca costantemente nella metà campo avversaria, recupera palla in pochi secondi e non fa respirare i campioni d&#8217;Europa. Nella ripresa Sacchi muove la squadra come un orologio perfetto, facendo entrare Daniele Massaro al posto di Baresi per alzare ancora di più il baricentro. All&#8217;ultimo minuto, proprio Massaro finalizza una ripartenza perfetta firmando il gol dello 0-2. Vincere con questa facilità a casa dei campioni d&#8217;Europa dimostra a tutto il mondo che il Milan fa sul serio.</p>
<p style="text-align: justify">​Il gran finale di questo viaggio estivo va in scena il 2 settembre in Spagna, nel prestigioso Trofeo Bernabeu contro il Real Madrid. Gli spagnoli schierano la formazione delle grandi occasioni, piena di fuoriclasse come Butragueno, Schuster, Hugo Sanchez e Michel. Sacchi risponde con una scelta coraggiosa: lascia Baresi in panchina e Van Basten in tribuna, lanciando dal primo minuto il giovanissimo Alessandro Costacurta al centro della difesa. Il Real parte forte spinto dal calore del proprio pubblico, ma il portiere Giovanni Galli compie due parate decisive e la difesa rossonera tiene benissimo l&#8217;urto. Nel momento di massimo sforzo degli spagnoli, è Roberto Donadoni a gelare lo stadio con un tiro potente da fuori area che firma l&#8217;1-0 prima dell&#8217;intervallo.<br />
​Nella ripresa il Milan continua a pressare con una fame agonistica incredibile. La mossa vincente arriva ancora una volta dalla panchina, quando Sacchi fa entrare un giovane attaccante della Primavera: Graziano Mannari, detto &#8220;Lupetto&#8221;. Al 75&#8242; è proprio il ragazzo a inventarsi un&#8217;azione personale spettacolare, saltando due difensori in velocità e segnando il gol del 2-0 tra lo stupore generale. Poco dopo arriva anche la terza rete firmata da un giovanissimo Paolo Maldini, che chiude la partita su un clamoroso 3-0.</p>
<p style="text-align: justify">​Vincere tre a zero in casa del Real Madrid non è un risultato amichevole qualunque: è un segnale di forza spaventoso inviato a tutto il continente. Quando il capitano Franco Baresi solleva il trofeo al cielo, accompagnato dagli applausi ammirati e increduli del pubblico spagnolo, si capisce che qualcosa nel calcio è cambiato per sempre. Quel tour estivo tra Londra, Eindhoven e Madrid non è stato un semplice ciclo di amichevoli, ma la vera prova generale di un&#8217;opera d&#8217;arte. Pochi mesi dopo, proprio contro il Real Madrid nella storica semifinale finita 5-0 e poi nella finale di Barcellona, il Milan si prenderà l&#8217;Europa intera. Ma la consapevolezza di essere diventati imbattibili è nata lì, in quelle calde notti d&#8217;estate dove è iniziato il mito della squadra che ha cambiato la storia del calcio.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>Aspettative</title>
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		<dc:creator><![CDATA[deadoc3]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 06:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AC Milan]]></category>
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		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[Mancano esattamente 10 giorni al nostro esordio in campionato e siamo ancora un cantiere a cielo aperto. Passi che i nuovi arrivi ad oggi siano soltanto 3, ma il resto della rosa è composto da esuberi che non riusciamo a piazzare. Il perché è facilmente intuibile. L&#8217;azzeramento della dirigenza voluto da Perdomale ha prodotto un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mancano esattamente 10 giorni al nostro esordio in campionato e siamo ancora un cantiere a cielo aperto.</p>
<p style="text-align: justify;">Passi che i nuovi arrivi ad oggi siano soltanto 3, ma il resto della rosa è composto da esuberi che non riusciamo a piazzare. Il perché è facilmente intuibile. L&#8217;azzeramento della dirigenza voluto da Perdomale ha prodotto un nuovo GLI in cui mancano completamente delle competenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Avere un DS significa avere una persona addentrata in determinate dinamiche; che conosce i procuratori, che può chiedere qualche favore ai colleghi DS o che può stringere accordi sulla base di un interesse reciproco. Ma una posizione di questo tipo si costruisce con anni di gavetta, con anni di relazioni e con anni di sorrisi finti e di &#8220;buon viso a cattivo gioco&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Aver defenestrato Tare ha prodotto una voragine dirigenziale i cui effetti, oltre ad essere sotto gli occhi di tutti, erano anche ampiamente preventivabili (certo, ad avere un&#8217;intelligenza ed una minima conoscenza di come funziona il mondo pallonaro).</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo una rosa che, contando i giovani aggregati, sfiora le 40 unità; a leggere i soliti bene informati meno della metà sarebbe congeniale alle idee tecnico-tattiche dell&#8217;allenatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo da questo assunto, logica vuole che si dovrebbe correre ai ripari e fornire al tecnico il materiale umano di cui ha bisogno. Invece ad oggi sono arrivati una punta strapagata (a parer mio), un difensore che conosce già il nostro campionato ed un altro difensore che invece arriva da semi-sconosciuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, il resto del mercato deve ancore decollare perchè bloccato dalle mancate cessioni: in primis quella di Leao. Un calciatore che ha ampiamente manifestato il desiderio di cambiare squadra che però non ha il minimo mercato. Potrebbero forse prenderlo in Turchia qualora regalassimo il cartellino. Il calciatore più pagato della rosa che però non ha ammiratori, non ha nessun team che pensa di fondare l&#8217;attacco su di lui. Io non me la prendo con lui, un anno spostato a giocare in un ruolo non suo non lo ha di certo aiutato. Probabilmente è uno dei pochi buoni che abbiamo davanti, ma se ci fosse stato un DS magari la cosa sarebbe stata gestita internamente senza portare il giocatore ad esporsi così dovendo poi di fatto rimanere per forza di cose al Milan.</p>
<p style="text-align: justify;">Il resto delle cessioni racconta di operazioni che vengono imbastite alla carlona: Athekame ceduto in prestito perchè l&#8217;allenatore punta su Chukwueze mentre l&#8217;altro esterno, quel Cissè prelevato a Gennaio dalla serie B, viene spedito in prestito perchè ritenuto non pronto. A sinistra le cose non cambiano, visto che, sempre secondo i bene informati, si è temporeggiato a cedere Estupinan. I dirigenti dell&#8217;Aston Villa, sicuramente in uno stato alterato, avrebbero prelevato il giocatore versando 18 milioni nelle casse del Milan. La storia che Amorim avrebbe temporeggiato per valutare il ragazzo a me sa tanto di panzana creata ad arte per giustificare il fatto che anche quest&#8217;anno ci tocca assistere alle sue mirabolanti prestazioni di melma.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa triste è che, mentre noi spediamo Cissè in prestito al Torino, il Napoli punta su un ragazzo sempre cresciuto a Catanzaro, prendendolo per farlo crescere all&#8217;ombra di Di Lorenzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inizieremo insomma il campionato con gli stessi interpreti con cui abbiamo terminato lo scorso. Con l&#8217;incognita però dell&#8217;allenatore e di come la squadra metabolizzerà le sue indicazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè con Allegri e questo gruppo si è arrivati quinti, ma se il gioco aggressivo proposto da Amorim porterà a prendere qualche imbarcata già nelle prime partite, il rischio di fare la fine della Fiorentina dell&#8217;anno passato non è nemmeno tanto remoto.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè volendo andare a vedere l&#8217;erba del vicino, qualsiasi altra squadra destinata a lottare per qualcosa si sta rinforzando. E lo stanno facendo con cognizione di causa e magari ascoltando anche le indicazioni dell&#8217;allenatore. Perchè a Torino hanno fatto carte false per riportare Kolo Muani mentre a Roma sponda giallorossa stanno cercando di dare a Gasperini quello che gli serve per affrontare degnamente la stagione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sconforto purtroppo è grande, anche se ho rinnovato gli abbonamenti per seguire sia la Serie A che l&#8217;Europa League. Ho paura che questo Milan naufragherà già a Novembre e che una volta persi di vista gli obiettivi ci aspetti l&#8217;ennesima stagione anonima passata a guardare gli altri provare a vincere.</p>
<p>E voi, cosa vi aspettare da questo Milan e da questa stagione?</p>
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		<title>Unici, diversi, immortali: perché non ha senso scegliere tra Franco e Paolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 08:30:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[​Mettere Baresi e Maldini su una bilancia per decidere chi sia &#8220;più bandiera&#8221; è un esercizio sterile, oltre che un filino polemico. Non ha senso cercare un vincitore quando si parla di due icone che hanno plasmato la storia del Milan. Sono due giganti profondamente diversi, cresciuti in epoche differenti. io li ho vissuti con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">​Mettere Baresi e Maldini su una bilancia per decidere chi sia &#8220;più bandiera&#8221; è un esercizio sterile, oltre che un filino polemico. Non ha senso cercare un vincitore quando si parla di due icone che hanno plasmato la storia del Milan. Sono due giganti profondamente diversi, cresciuti in epoche differenti. io li ho vissuti con una maturità diversa ed immersi in un calcio in continua evoluzione, ma entrambi uniti dallo stesso viscerale e indissolubile DNA rossonero.</p>
<p style="text-align: justify">​Franco Baresi è il Capitano che accetta il buio senza mai voltare le spalle. È l&#8217;uomo che vive gli anni complessi del &#8220;Piccolo Diavolo&#8221; e non esita a scendere nell&#8217;inferno della Serie B per ben due volte. La vera grandezza di Franco sta proprio nell&#8217;aver difeso la maglia quando l&#8217;unico obiettivo reale era la semplice sopravvivenza, ancor prima di alzare quelle Coppe dei Campioni al cielo, scusate ma non riesco a chiamarle Champions League.</p>
<p style="text-align: justify">​Paolo Maldini, al contrario, fiorisce in un Milan che sta rialzando la testa a testa alta. Nasce sportivamente in un club che comincia a ragionare in maniera diversa, dove l&#8217;asticella si alza e i traguardi diventano la conquista della vetta del mondo. Se Franco rappresenta la pietra angolare e la resistenza della ricostruzione, Paolo è la consacrazione perfetta dell&#8217;eccellenza e del dominio internazionale.</p>
<p>Due storie parallele ma differenti nella loro genesi ma non per questo giudicabili.</p>
<p style="text-align: justify">Entrambi hanno incarnato fino in fondo i valori fondamentali del Milan: l&#8217;educazione, la lealtà e il rispetto profondo verso i compagni e verso ogni avversario affrontato sul campo.<br />
​Eppure, al di là di qualsiasi analisi storica o tattica, c&#8217;è un&#8217;immagine scolpita nel tempo che supera ogni possibile dibattito e stringe il cuore di tutti noi: le lacrime di Paolo Maldini nel momento del triste distacco dal suo capitano.</p>
<p style="text-align: justify">​In quel pianto vero, sincero e disperato c&#8217;è racchiusa l&#8217;essenza stessa di una vita spesa insieme. C&#8217;è il dolore di chi perde un amico fidato, un fratello maggiore, un compagno con cui ha condiviso ben tredici stagioni indimenticabili in rossonero e sei anni d&#8217;intesa d&#8217;acciaio con la maglia della Nazionale azzurra. Franco per Paolo è stato l&#8217;ancora e il faro nei rari momenti di tempesta. Lo ha accolto sotto la sua ala protettiva quando era un bambino, lo ha guidato con fermezza da ragazzo e lo ha ispirato a diventare l&#8217;uomo che tutti conosciamo. Si sono protetti le spalle a vicenda indossando gli unici due colori che abbiano mai contato nella loro carriera: il rossonero del Milan e l&#8217;azzurro dell&#8217;Italia. Baresi ha insegnato a Maldini cosa significhi essere davvero bandiera, trasmettendogli il valore sacro della fedeltà assoluta a una sola maglia.</p>
<p style="text-align: justify">​Quelle lacrime che hanno rigato il volto di Paolo raccontano la profonda solitudine di chi si ritrova a essere l&#8217;ultimo custode del milanismo. È il pianto di un campione che si scopre un po&#8217; più solo, come tutti Noi, perchè Paolo le tue lacrime sono anche le nostre.</p>
<p>Ma in questo momento di sconforto c&#8217;è una certezza che ci unisce: così come Maldini si sente solo senza la sua guida, allo stesso modo ci sentiamo soli anche noi, stretti al suo fianco nello stesso identico dolore.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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