Facciamo sul serio

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Sei grande, Boom Boom Boom!

Il vero campionato inizia dopo la sosta” dicono i veri capiscers, ma anche qualche vecchio saggio. Non solo per noi, mi viene da aggiungere. Hellas, derby, Torino e Fiorentina: questi i nostri avversari di settembre, che ci diranno, insieme agli incastri delle altre più o meno cosa aspettarci da questo campionato. Non ci saranno solo i risultati, ma anche prestazioni e indici da osservare.
Archiviato il mercato, su cui non mi dilungo ulteriormente avendo già espresso il mio pensiero (mercato non funzionale né studiato, ma da cui Giampaolo può cavare fuori qualcosa di buono) e aggiungendovi quanto considerato da Fabio (abbiamo più alternative dell’anno scorso), è ora finalmente di guardare i fatti.

I primi due match, uniti all’ombra del precampionato, non possono condurre a giudizi definitivi ma lasciano tracce che è giusto captare e interpretare; soggettivamente, si intende, e ognuno è giusto dica la sua.
Ho visto dal vivo il Milan a Udine e mi ha dato una pessima sensazione, accordandosi coi miei personali dubbi storici sul ‘calcio di Giampaolo’. Si perché al di là di un certo imballo fisico e della prestazione sottotono di Piatek io non ho visto nulla di diverso da quanto mi aspettassi. Sinceramente per me il Milan di Udine è già la squadra di Giamp, in giornata storta, ma lo è. Chi si illude (per l’ennesima volta) che sulla panca del Diavolo sieda un genio capace con le sue idee e la sua guida di tramutare piombo in oro e annullare i momenti di stanca o di appannamento beh ha avuto (o avrà) un brusco risveglio. Giamp non è un top manager, e saranno i giocatori a fare tutta la differenza. A questo proposito mi riallaccio a Matt LeTiss: speriamo che il mister non caschi in qualche trip da ‘collettivo’. Devono giocare i migliori, il gioco va cucito intorno alle loro caratteristiche. La squadra deve avere dei leaders, deve avere una forma, deve vivere a prescindere dalle intuizioni del mister. In questo senso però sono per portare pazienza, i giocatori sono arrivati a scaglioni, alcuni fuori forma, altri giovani e nuovi: è giusto in avvio premiare chi sta meglio. Ma da domenica si deve lavorare in ottica futura e questo lavoro va visto.
Anche per le sperimentazioni non c’è tempo. L’estate è volata e la nostra situazione è riassunta da un titolo, stranamente illuminato, del Corsport dopo Brescia: “Calhanoglu dal cantiere”. Prima di subito andrebbe individuata una spina dorsale e un deus ex machina (Piatek, o qualche combinazione) su cui poggiare i tocchi di estro che Giampaolo, rispetto a un conservatore come Gattuso, può avere. Calhanoglu regista? A Udine è stato massacrato, non potendo quasi mai alzare la testa. Difensivamente poi non ne parliamo. Castillejo seconda punta? Mi pare una mossa da turn-over; l’equilibrio offensivo del team in partenza di stagione non può dipendere, con tutto il rispetto, dal flamingo di Malaga. E’ anche vero che lo stesso massacro poteva toccare al neo-arrivato Bennacer, o a Leao (sperduto nei pochi minuti concessi), quindi l’approccio del mister contiene una logica che non si può trascurare.

Contro il Brescia lo spartito è stato simile, sebbene il finale abbia zuccherato la sbobba. Il grafico sopra racconta il match per qualità e quantità di occasioni: fino all’85esimo è stato il Brescia a costruire di più. Ripeto, non è un giudizio definitivo, ma una traccia. 1 tiro in porta in 175 minuti porta a riflettere su quanto scolastica e imbrigliata sia la manovra milanista, più che nel recente passato. Tristemente, ma inevitabilmente, c’è chi pensa sia una buona soluzione il ritorno al 433 o derivati; pare la classica scelta che come la si fa la si sbaglia e non ho opinioni a riguardo. Dopo Udine il mister sembrava propenso, prima del Brescia si è proclamato talebano delle sue idee (ma poi Suso stava sulla mattonella). Vedremo il seguito.
Nei quattro match di settembre secondo me il mister dovrà necessariamente integrare Suso, Piatek, Paqueta, Kessie e l’ultimo arrivato Rebic, i giocatori cioè che per tecnica o fisico rappresentano il meglio che questa rosa può offrire; stesse bene ci metterei pure Bonaventura nell’elenco. Capisco le contraddizioni e i pruriti che ognuno di loro può generare, ma questi abbiamo per distinguerci dalla massa. Poi se Giamp preferisce non rinunciare alle ondivaghe qualità di Calhanoglu, o alla verve di Castillejo, o che ne so…all’impegno encomiabile di Borini, ecco in quello può giostrare, chiedere sacrificio. Su ciò mi piacerebbe vedere il calibro e la mano del Nostromo navigato.
Il man-management anche in termini di comunicazione è ciò che mi piace meno finora: Giamp parla dei suoi come fossero tutti strumenti da piegare al suo credo. Un po’ pretenzioso.

Questione tempo. Rassegnato come sono ad un Milan in qualche modo minore, io darei a Giampaolo tutto quello che desidera. Ma anche qua, utopia. Tutta da verificare la sinergia allenatore/dirigenza, e la capacità gestionale del DT. Come scritto a giugno: tutto bellissimo quando i galeoni (eheheh) sono in rada e l’oceano è una distesa azzurra su una pergamena; vediamo in mare aperto. Il post-Udine e il post-mercato non mi convincono.
C’è anche un altro fattore che non da a Giampaolo tutto questo margine di manovra. Il Milan è reduce da un quinto posto a un pelo di culo (di interista) dalla Champions League, non da un 12esimo spot. L’anno passato ha avuto la terza miglior difesa del torneo (a pari col Napoli), tant’è che è stata riproposta in blocco e giustamente; adesso subentrerà Theo Hernandez, ma sono sicuro che la sua titolarità sarà da confermare. L’aggiunta del buon Bennacer, bloccato in mediana come giusto che stia all’inizio, intelligente nelle letture e nei contrasti, mantiene il livello della retroguardia alto nonostante l’uscita del Baka (la cui imperiosità mancherà terribilmente però), come testimonia il fatto che il Milan ha concesso comunque poco nonostante due match insipidi.
Insomma l’incomprensibile mood da ‘faceva tutto cagare’ io non lo sposo. Il Milan può contare su una difesa buona, per singoli e per, soprattutto, rendimento verificato su 1 anno e mezzo (seconda difesa del girone di ritorno ’17-18), periodo di tempo sufficiente per fare a fette i detrattori vuoi dell’uno o vuoi dell’altro. I risultati questa squadra li ha ottenuti, in linea con le proprie possibilità. Quindi inevitabilmente Giampaolo dovrà ingranare velocemente, o verrà scaricato dal management o dalla squadra, preceduti dalla stampa che infatti ha già iniziato.

Quello che è successo quest’estate va chiamato col suo nome: ristrutturazione del bilancio. Al costo della dismissione di qualche pacco (alleluja), di Cutrone, dell’ingaggio di un medioman-ager, dell’infornata non ulteriormente necessaria di giovincelli. E della squalifica europea. Inevitabile, e per questo da accettarsi ma non col sorriso. O bevendosi qualunque tentativo di indorare la pillola. Il management è stato inserito tardi ed ha poco mestiere, e la sensazione è che non abbia portato avanti tutto con coerenza e aderenza alle idee. Il progetto che segue (o accompagna) questa ricalibrazione economica non mi ha ancora conquistato e, non ho problemi a scriverlo, mi lascia al momento totalmente indifferente. I 90 minuti sono sempre di passione, il resto ahimè no. Ma c’è tempo. E’ nel vivere la stagione che si scopre o riscopre l’appartenenza, il bello del seguire la propria squadra; si va a sospendere insomma quella ratio che oggi mi fa pensare in grigio.
E allora FORZA DIAVOLO! Anche quest’anno troverai il modo di farmi sprecare un sacco di tempo, di energie, di sudore, inseguendo chimere e estasi momentanee.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.