Estate 2018 – La cronaca e la speranza

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LA PRIMA FASE: L’ULTIMO SPETTACOLO DEL CIRCO – FINE MAGGIO/FINE GIUGNO

Il 20 maggio 2018 termina il campionato del Milan targato Yonghong Li, Fassone e Mirabelli con un 5-1 alla Fiorentina. Il sesto posto è un mezzo successo visto che a dicembre i rossoneri hanno svoltato il girone d’andata a 25 punti, ma è anche un mezzo disastro visti i 250 milioni spesi sul mercato, l’esonero di Montella a novembre e lo stillicidio mediatico subito per 9 lunghissimi mesi, quelli che vanno dalla fine della campagna acquisti a quella appunto del campionato.
Il 21 maggio Massimiliano Mirabelli dichiara: “Fa senso pensare che il Milan abbia festeggiato per un sesto posto, ma per noi era fondamentale. Noi avevamo le idee chiare su quello che volevamo fare l’estate scorsa, abbiamo fatto delle scelte ben precise e il Milan ora è la squadra più giovane in Italia. Volevamo costruire una base, ora sappiamo di dover fare altre cose. Dobbiamo mettere gli uomini giusti per ambire ad altri obiettivi“. In realtà 9 mesi prima l’obiettivo dichiarato era il quarto posto ma forse anche qualcosa di più…
Il 22 maggio la Camera d’Investigazione di Controllo Finanziario dell’UEFA rinvia il Milan alla camera giudicante, rifiutando il Settlement Agreement dopo aver precedentemente respinto anche il Voluntary. “Nello specifico, la camera di investigazione è del parere che permangano ancora incertezze sul rifinanziamento del prestito e sul rimborso delle obbligazioni da effettuare entro ottobre 2018“.
Marco Fassone dichiara: “C’è sorpresa e amarezza perché mi attendevo che la Uefa ci offrisse un settlement agreement: perché da quando c’è il financial fairplay c’è sempre stata la concessione del settlment, c’è stato un solo caso in passato con una società russa, non di primissimo livello, che è stata rimandata. Il voluntary agreement non ci è stato consentito a novembre perché la commissione riteneva opportuna la garanzia bancaria da 165 milioni da parte della holding. La Uefa ora però non ci concede il settlement per il fatto che la holding non abbia rifinanziato il debito con Elliott getta delle nubi sul futuro della società“. Praticamente è Fassone stesso a descrivere la situazione come unica, umiliante, pericolosa e indicativa di una situazione societaria non chiara. Tuttavia è sua convizione che l’UEFA si stia muovendo fuori dalle proprie regole.
Iniziano le prime voci sul possibile ingresso in prima persona nella gestione della società da parte del fondo Elliott, a meno che Yonghong Li non rifinanzi entro la sentenza della camera giudicante il debito di oltre 300 milioni contratto con l’edge found americano in scadenza ad ottobre, e che potrebbe essere il motivo principale di ostruzione da parte dell’UEFA al netto dei bilanci 2014-17 della gestione Galliani, pesantissimi, e dell’ultimo targato Fassone altrettanto pesante a causa di spese allegre non bilanciate da promessi aumenti consistenti di ricavi.
Il mercato del Milan è ovviamente bloccato. Alla rosa bisognosa di innesti precisi e ampiamente annunciati anche da Mirabelli e Gattuso (centravanti, centrocampista, esterno) si aggiungono solo Reina, Strinic e il 3 luglio Alen Halilovic. Nessuno dei tre risponde alle esigenze tecniche e tattiche evidenti. Marco Fassone il 25 maggio dichiara: “Al di là della partecipazione all’Europa League (i nuovi acquisti) arriveranno. Questa ulteriore tegola non inciderà, non pensiamo di portare ancora 10-11 giocatori… ne arriveranno 2 o 3, poi che possiamo pagarli 20 in meno o 20 in più, vediamo” con la consueta chiarezza espressiva…
Il mercato in uscita del Milan è ancora più congelato. Suso, immesso sulla piazza col cartellino del prezzo (38 milioni) non è stato contattato da nessuno. Mentre per quanto riguarda Gigio Donnarumma il suo procuratore il 28 maggio con un guizzo inatteso di sottile ironia dichiara : “Bisogna rispettare i tifosi, soprattutto quelli intelligenti. Rimane a vita al Milan, è sempre stata la richiesta dei tifosi. Ironia? No, non la conosco… E’ più facile che se ne vadano i cinesi che lui…
Giugno inizia con una mezza bomba: il cda Milan sul finire di maggio aveva provato a forzare la mano del presidente Li chiedendo un aumento di capitale di 10 milioni. Il 2 giugno a quanto pare il bonifico arriva con provenienza Shangai (sarebbe il primo con mittente Cina), e Li conferma la sua volontà di rimanere in sella. Il misterioso magnate della forfora è pronto a garantire con fideiussioni bancarie per 100 milioni e a far entrare un socio di minoranza. Per il mercato si rinfocolano pesantemente i nomi di Morata, Falcao, Depay, Ceballos, Callejon e Baselli.
Il 5 giugno viene rinnovato il contratto di Alessio Romagnoli che dichiara di credere nel progetto, in Gattuso, di fregarsene delle voci di mercato.
Mentre Gattuso e Mirabelli volano in Russia per la prima del Mondiale, e ci vengono accostati più o meno tutti i giocatori di medio-alta fascia presenti alla rassegna, Bonucci nega le voci di una sua possibile cessione.
Il 13 giugno i giornali battono dell’interesse per una quota di minoranza da parte del principe Turku, sotto l’egida di Mendes, un ingresso discusso anche dal cda che però nega fermamente. Nel mentre il consiglio chiede un aumento di capitale, necessario per la gestione ordinaria della società, nell’ordine di 32 milioni con scadenza 22 giugno.
Il 18 giugno Kalinic, già protagonista di una stagione brillante col Milan e il successo nel Premio Oliveira di Milan Night, viene escluso dalla Croazia perchè si è rifiutato di entrare in campo.
Il 19 giugno Fassone&co si presentano davanti all’UEFA. I due rappresentanti di Elliott previsti a quanto pare no. Gli argomenti a quanto pare solo gli stessi che nell’ultimo anno hanno portato a molteplici rifiuti: la UEFA non deve interessarsi alle questioni della proprietà, il bilancio è sano, i ricavi dalla Cina previsti erano esagerati ma sono stai ricalibrati. “Chiediamo che il Milan venga valutato in coerenza con le decisioni prese in altre occasioni del FPF. Il fatto di rimandare il nostro caso all’Adjudicatory Chamber sia differente rispetto a come sono stati trattati altri casi“, dichiara Fassone, che promette ricorso in caso di rifiuto. Le opinioni nel mondo Milan si dividono fra i “RESPECT FOR ACMILAN” ad ogni costo, persino la logica, e chi ha purtroppo aperto gli occhi su una situazione indecente.
Il 22 giugno, deadline per l’aumento di capitale di 32 milioni, la famiglia Ricketts pubblica un comunicato ufficiale: “La famiglia Ricketts (non solo Tom) è interessata ad acquisire uno stakeholder di controllo nell’AC Milan. Mentre Tom è la persona di riferimento, l’intera famiglia e le intere risorse finanziarie della famiglia sono coinvolte in questa vicenda, proprio come la proprietà dei Cubs“.
Il 23 giugno i giornali inziano a parlare dell’interesse di Rocco Commisso, imprenditore italo-americano, “in netto vantaggio” su Ricketts; a quanto pare sta trattando direttamente con l’etereo sino-rettiliano David Han Li a New York.
Il 26 giugno Paolo Maldini compie 50 anni e dichiara: “Sono preoccupato. Non credo che l’Uefa ce l’abbia col Milan, anzi credo che vorrebbe un Milan forte. Poi vedremo gli sviluppi“.
In giornata Radiocor e altre fonti indirette (il cugino) dichiarano che Commisso ha formulato un’offerta per la maggioranza del Milan. Ma il giorno seguente a quanto pare gli emissari cinesi (o direttamente Li) si alzano dal tavolo al momento delle firme e spariscono.
Il 27 giugno la UEFA ufficializza l’esclusione del Milan dalla prossima Europa League. I rossoneri subiscono dunque per la seconda volta nella loro storia una squalifica dalle competizioni europee, la prima era stata per l’episodio dei lampioni di Marsiglia. Viene annunciato il ricorso al TAS.
I consulenti di parte Fassone si affrettano a spiegare che la sentenza è solo sui bilanci precedenti, non c’è assolutamente nessun giudizio sul business plan attuale. Sullo sfondo riprendono le trattative fra Commisso e Li, chiuse però definitivamente il 29 luglio dal business man americano: non ci sono le condizioni.

LA SECONDA FASE: SHARKNADO – LUGLIO

Il 2 luglio va in scena negli studi di Milan TV, condotto da è lui o non è lui, certo che è lui…Suma…il leggendario #askFassone (link), un presunto interactive show in cui Fassone risponde alle ‘libere’ domande dei sempre più basiti tifosi del Milan.
I passaggi più importanti: “Per me è importante che i tifosi sappiano che i 32 milioni il Milan li ha ricevuti settimana scorsa. Ho l’account economico, il mio conto corrente in banca, è molto ricco di denaro. A me non riguarda se i soldi li ha versati uno o l’altro. Io devo stare attento a quello, che ci siano i soldi affinchè il Milan sia gestito bene, per pagare gli stipendi, per pagare i fornitori, per garantirmi di fare un briciolo di campagna acquisti. E questo ho. Dopodichè, chi me li mette? Lo staremo a vedere. […] Quello che leggiamo quotidianamente riporta l’interesse del tifoso sugli argomenti della proprietà. Questo fa parte della nostra cultura, in cui siamo abituati ad una sorta di stabilità nel tempo, a proprietà che sono secolari in alcuni casi. Quindi immaginarci che ci possano essere delle proprietà più di breve durata mette in agitazione e in subbuglio. Ora noi non siamo indovini e non possiamo indovinare se nella testa di Mr. Li ci sarà di vendere un pezzo del club o di tenere il club per il futuro“. Fassone conferma anche che i 32 milioni di aumento di capitale, di provenienza ignota, servivano per la gestione ordinaria e l’iscrizione al campionato: soldi necessari insomma. Le voci insistenti affermano che il denaro è stato anticipato da Elliott, con obbligo per mr. Li di restituirli entro pochi giorni.
Il 5 luglio Yonghong Li vola a Londra per una chiusura lampo con…non si sa chi. In serata si parla di ‘Mister X’ asiatico con contratto vincolante. Il 6 luglio si parla di invece di un bonifico in arrivo per la copertura dei 32 milioni di aumento di capitale.
Il 7 luglio alle ore 00:01 Elliott avvia le pratiche per l’escussione del pegno certificando che: vuole la proprietà del AC Milan, e che la precedente proprietà è andata clamorosamente in default per 32 milioni dopo averne spesi oltre 700 fra caparre, acquisto del club, aumenti di capitale e campagna acquisti.
L’8 luglio Rocco Commisso torna a farsi vivo per l’acquisto del club, e il giorno seguente ci sono contatti fra Li e Ryobolovlev (probabilmente ancora con Mendes come mediatore), ma il fondo Elliott rifiuta tutte le presunte offerte.
Il 9 luglio il Milan si raduna nel proprio centro. La conferenza stampa con Gattuso e Mirabelli ha la stessa verve di un funerale al tempo di guerra.
Il 10 luglio arriva il comunicato ufficiale che sancisce l’inizio dell’era Elliott: “La proprietà e il controllo della holding che detiene la maggioranza del capitale sociale di AC Milan sono stati trasferiti a fondi gestiti da Elliott Advisors (UK) Limited (“Elliott”). Tale trasferimento è avvenuto all’esito dell’escussione di alcune garanzie a seguito dell’inadempimento, da parte del precedente proprietario di AC Milan, delle proprie obbligazioni nei confronti di Elliott. Ora che ha assunto il controllo, la visione di Elliott per il Milan è chiara: creare stabilità finanziaria e di gestione; ottenere successi di lungo termine per AC Milan cominciando dalle fondamenta, assicurandosi che il club sia adeguatamente capitalizzato; e condurre un modello operativo sostenibile che rispetti le regole della UEFA sul Financial Fair Play“. Paul Singer dichiara che il progetto sarà di lungo termine.
Dai giorni seguenti partono i colloqui con Fassone da parte della nuova proprietà e si susseguono le voci sul possibile nuovo organigramma. Per il ruolo di DS vengono fatti i nomi di Giuntoli e Sogliano, AD Gandini.
Il 14 luglio la Curva Sud si schiera a favore di Gattuso e Mirabelli con un comunicato; entrambi sono investiti da voci che li darebbero fuori dai giochi.
Il 15 luglio si fa il nome di Leonardo come possibile DS o DT. Il giorno seguente compaiono scritte ingiuriose contro il brasiliano in zona Casa Milan.
Il 19 luglio di fronte al TAS il Milan si presenta con Marco Fassone ma soprattutto rappresentanti del fondo Elliott. Sicuramente accreditato uno dei manager di Elliott, Franck Tuil, ma si vocifera anche di una più consistente batteria di avvocati schierata come ‘avvertimento’.
Il 20 luglio il TAS annulla la sentenza della camera giudicante riammettendo il Milan in Europa. Determinante la presenza del Fondo Elliott, con conseguente estinzione delle condizioni ostative precedenti: business plan fittizio, debito insaldabile, proprietà fantasma. Un rappresentante del fondo dichiara: “Elliott è felice di aver potuto supportare l’AC Milan davanti al TAS e che il nostro intervento abbia permesso il conseguimento di questo risultato positivo per il Club. Giocare in Europa è parte del patrimonio del Milan, ed esserne esclusi sarebbe stato davvero un peccato. Ora lavoreremo duramente per ricostruire la credibilità del Club con la UEFA e per dimostrare di poter conquistare nuovi successi sul campo nel pieno rispetto delle regole del Financial Fair Play della UEFA. La vittoria legale di oggi è un primo passo importante nella ricostruzione del Milan: questa ricostruzione non sarà un progetto a breve termine e c’è un bel po’ di duro lavoro che Elliott è pronto a fare“.
Il 21 luglio il cda del Milan sancisce la fine della breve e controversa ‘era cinese’. Le ‘buone mani’ in cui ci aveva lasciato Berlusconi, che dalla cessione fuori mercato del club a un misterioso raider cinese ha guadagnato una plusvalenza incredibile per Fininvest, vengono amputate.
A seguito del cambio di proprietà della scorsa settimana, con l’assunzione del controllo del club da parte di Elliott, il Milan ha eletto oggi un nuovo Consiglio d’Amministrazione (il “Consiglio”) nel corso dell’assemblea degli azionisti tenutasi oggi a Milano e che segna l’inizio di una nuova era per il club. Il nuovo consiglio è composto da Paolo Scaroni, Marco Patuano, Franck Tuil, Giorgio Furlani, Stefano Cocirio, Salvatore Cerchione, Alfredo Craca e Gianluca D’Avanzo. Con effetto immediato, Marco Fassone lascia la carica di Amministratore Delegato del club. L’attuale Consigliere Paolo Scaroni è stato eletto Presidente Esecutivo e assume ad interim il potere di sovrintendere alla gestione del club, fino alla nomina, a tempo debito, di un nuovo Amministratore Delegato che è stato identificato“.
Vengono dunque defenestrati tutti i consiglieri cinesi e anche Fassone, licenziato dal suo ruolo senza accordo nè dimissioni con conseguenti strascichi legali. Nei giorni seguenti si vocifera di un suo presunto aumento di stipendio alla base dei dissidi con Elliott, che avrebbe rifiutato anche di accordargli una buonauscita.
Mentre si rincorrono nomi per la posizione di AD, che potrebbe essere occupata a partire da settembre dal manager dell’Arsenal Ivan Gazidis, con Gandini come ‘ministro degli esteri’, l’area tecnica del club viene affidata a Leonardo con pieni poteri. Il 24 luglio viene  pertanto esonerato Mirabelli, che saluta i tifosi e l’ambiente.
In 14 giorni la gestione Elliott, come da prassi dei suoi 40 anni di attività nella finanza internazionale e in diversi settori dell’economia e asset direttamente gestiti, passa sul Milan post-Giannino e cinesi come un tornado di squali.

LA TERZA FASE: IL FALLOUT – AGOSTO

Il 26 luglio Leonardo detto Trinità (ringrazio l’utente che me lo ha suggerito) inizia il pokerone con la juventus. Sul piatto Leonardo Bonucci, il capitano 2016/17 nonchè spostatore di equilibri nonchè afflitto da mal de panza; LB19 è oltre due mesi che cerca una nuova sistemazione, già stanco di sudare maglie senza alzare coppe. Trinità resiste ad assalti mediatici e piazza due schiaffoni alla Signora, che per riavere il suo pupillo sacrifica il giovane Caldara e cede Higuain a condizioni di favore.
Il 2 agosto il Pipita passa le visite mediche e si prende la numero 9, che torna sulla schiena di un grande attaccante dopo anni di mediocrità. Higuain parte senza proclami e con motivazione: “Non sono la stella della squadra. La stella è la squadra, io devo aiutarla a crescere ancora di più. Le partite si vincono tutti insieme, non le vince un singolo. Si vince con l’ambiente. Mi considero un giocatore che vuole aiutare la squadra a crescere“.
Gli imperativi della nuova proprietà sono: niente colpi, si rispetta il FPF, si lavora in silenzio, contano la gestione e l’ambiente.
Il 5 agosto Paolo Maldini viene nominato ufficialmente Direttore Sviluppo Strategico area Sport, qualsiasi cosa voglia dire. Paolo torna al Milan dopo 9 anni in cui ha rifiutato commistioni prima col Giannino di Galliani, poi con quello di Barbara, infine con i cinesi. Poche parole: “Alla base di tutto c’è l’amore verso il Milan. La mia storia mi impone di esser qua e se c’è una scelta nel calcio è nel Milan o nella nazionale. L’amicizia e il progetto serio le altre“.
Negli ultimi giorni sono arrivate parecchie cessioni: Gustavo Gomez, Kalinic, Andrè Silva, Antonelli, Locatelli; quasi certa quella di Montolivo (Aveddio) e altri esuberi. In entrata: l’interno fisico Tiemuè Bakayoko, atleta eccezionale con testa un po’ svagata, e tante voci di profili medio-alti tutte da verificare.
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Ho voluto scrivere questo pezzo esageratamente lungo e didascalico perchè non venga meno la percezione di quello che è stata quest’estate: follia. Una follia dalla quale la maggior parte delle società (non solo di calcio) non si riprende, certo non in due settimane.
Mi capita di leggere che Leonardo e Maldini non sono garanzia di nulla, che c’è malcontento perchè non abbiamo una squadra completa, che non dovevano confermare Gattuso, che il progetto tecnico non c’è, che stiamo tornando al passato.

Personalmente ritengo che Leonardo sia un manager cresciuto nella scuola migliore, la nostra del periodo d’oro, e possa far bene come ha già fatto per un periodo al PSG.
Maldini è uno che non ha mai venduto la propria immagine o il proprio mestiere a nessuno per nessun motivo, un nome da maneggiare con cautela e che egli stesso ha saputo gestire per 9 anni lontano dai campi in maniera esemplare.
Insieme sono garanzia di immagine e apparente serietà incontestabile, con Paolo e Leo il Milan fa un salto di diverse categorie di stile rispetto a Mirabelli e un upgrade non calcolabile per classe e qualità degli interessi se paragonato alla retorica trita e gli intrallazzi di Rocco Mandarino e Galliani, i due flagelli del quinquennio 2012-2017 che occorre non dimenticare. Vedremo se avranno anche la giusta sostanza.
La nostra squadra è incompleta e non sarà ultracompetitiva o apostocosì. Il mercato è iniziato per noi da tre settimane scarse, un mese fa eravamo in default. Se però Leonardo riuscirà a chiudere altri due centrocampisti e un esterno entro la fine del mercato i discorsi da parte di tutti saranno ben diversi; tocca dunque aspettare prima di dare un primo responso.
Gattuso è stato confermato perchè evidentemente non c’era un sostituto pronto; e questo non è bene. Le voci su Conte le abbiamo lette tutti, a me sarebbe piaciuto. Rino però non è un allenatore come tanti altri, comunque, ma un personaggio che all’interno del mondo Milan ha sempre dato positività. Mi aspetto che la società lo supporti (salvo tragedie) in ogni situazione perchè è così che si segnerà una discontinuità col passato, con allenatori scaricati a un terzo di stagione. Ritengo Rino più adatto a guidare un manipolo di desperados e mercenari fuori dal canyon della morte piuttosto che a organizzare il d-day…ma sono pronto a ricredermi. Troverei deludente un Gattuso sulla graticola in tempo zero, vorrebbe dire scostarsi da uno dei pochi proclami fatti dal nuovo corso, saggio e coraggioso: “Le persone fanno la differenza”. Ecco, fatela. Noi ci fidiamo.
Il progetto tecnico al momento presenta delle lacune; oltre al poco tempo a disposizione c’è da considerare che per cinque anni (2012-17) il progetto è stato foraggiare gli agenti, e quello dell’anno scorso è stato liquidato dagli stessi protagonisti (Bonucci su tutti) con richieste di cessione tempo zero. Vedremo cosa ci riservano questi ultimi giorni.

Mi tocca, in conclusione, riservare un paragrafo per quelli che dopo aver sniffato a lungo le polverine magiche degli ‘insiders’ su scorpori, rientri, grandi vecchi che manovrano le masse nelle segrete e altre amenità in parte realistiche e in parte meno, vedono in questo Milan una sorta di Restaurazione.
La storia del Milan è storia: dal 2007 ad oggi gli attuali protagonisti di questo progetto di rinascita sono stati cacciati e tenuti lontano dal precedente cursus. Paolo Maldini fu fischiato dalla Curva Sud, un’entità allora molto culo&bomber con il management, e aspramente criticato dai servi di regime per un lustro abbondante a causa delle sue interviste mai sgarbate ma sempre oneste; e l’onestà ai tempi del Giannino era reato. Su Leonardo nemmeno scrivo, ho addirittura letto che dietro a Leonardo si muoverebbe il Condor e/o la vecchia proprietà in quanto ‘loro uomo’; 8 anni di lontananza dopo essere stato silurato per scarsa ‘presidenzialità’ dicono leggermente l’opposto.
Dal 2007 al 2017 il Milan è stato gestito con nessuna considerazione al bilancio e nessuna prospettiva di aumento di ricavi o modernità, fosse anche solo valorizzare le cessioni senza dismettere a zero i giocatori. Per dieci anni si è guardato a interessi politici, mediatici (di livello sempre più basso) e soprattutto ‘altro’ e con impreparazione manageriale lampante. La gestione Fassone, invece, si è presentata bene a chiacchere ma non aveva alcuna sostanza nè scopo; ed è stata conseguenza di dieci anni di schifo, perchè in una società sana certo pattume non avrebbe avuto quartiere: Yonghong Li non avrebbe mai potuto avvicinarsi a un Milan in salute.
Questa prime settimane di gestione Elliott fanno ben sperare per rapidità d’azione e piglio decisionale. Certo a qualcuno probabilmente fa male che Giuda de Araujo e Cassandro Maldini siano rientrati, anche se si sforza di sorridere.
Più che restaurazione questo può essere un Ritorno. Un ritorno alle cose fatte bene, con stile, con obiettivi seri. Che questo Ritorno poggi le proprie basi in uomini presenti anche in alcuni momenti dell’epica discesa agli inferi del Milan berlusconiano (Cantamessa, forse Gandini) e ne ricalchi i valori della prima ora non fa altro che aumentare i rimpianti e aggravare il nostro giudizio verso Berlusconi, Galliani e i loro servi, che hanno narcotizzato fino a mandare in coma l’idea di Milan che loro stessi avevano contribuito a creare ed elevare.
E’ esattamente il cerchio che si chiude, il cancro che abbiamo descritto per anni. Tolte le due metastasi e superato un periodo di sbandamento c’è la possibilità di lasciarsi alle spalle il trauma e ripartire.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.