ESCLUSIVA: Chi c’è dietro a Li Yonghong

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Siamo a Gabagaba a poco più di 50 chilometri da Port Moresby, capitale della Papua Nuova Guinea. In questo piccolo villaggio affacciato sull’oceano dobbiamo incontrare una persona che è a conoscenza di tutta la vicenda che sta dietro l’acquisizione del Milan da parte del “misterioso” cinese Li Yonghong. Siamo ormai sulle tracce di Yon Nsoncatsu, questo il nome della nostra fonte, ormai da mesi; da quando ricevemmo una mail anonima che ci annunciava clamorose indiscrezioni su quella che è stata una delle cessioni societarie più misteriose degli ultimi anni.
Il viaggio è stato lungo ma finalmente possiamo fare luce sui soldi di Mr.Li e possiamo dare un volto a chi sta tirando i fili da dietro le quinte. Ci incontriamo su un pontile, dove Yon Nsoncatsu fa il pescatore da più di dieci anni, da quando ha dovuto lasciare la Cina per sfuggire ai creditori e trovare un angolo di paradiso. Preferisce non farsi fotografare, i patti tra noi non lo prevedevano. Con noi c’è il nostro interprete, Ciu Ci Ciao, che ci aiuterà nei dialoghi con il misterioso cinese. Ciu Ci Ciao conosce bene l’Italia e la nostra lingua, ha lavorato per diverso tempo in un ristorante in centro a Roma e anche lui non ha mai sentito parlare di Li Yonghong.

Ciu Ci Ciao, il nostro interprete

Iniziamo subito cercando di capire come conosce il presidente del Milan. Yon ci racconta che lui e Li erano compagni ai tempi della scuola ed insieme cominciarono a fare i primi soldi vendendo merendine ai compagni di classe. Le acquistavano nel negozio di alimentari sotto casa di Li, garantendogli una percentuale delle vendite, poi le smerciavano con piccoli ricarichi ai loro compagni. Fu così che entrambi poterono acquistare i primi palloni per giocare a calcio nel cortile antistante le loro case. Il loro rapporto di amicizia è cominciato così. Ora, però, il volto di Yon si incupisce e il racconto diventa più triste.
Un giorno, il piccolo Li Yonghong durante una partita a Longduàn (Monopoli cinese) con i suoi amichetti, finisce nella casella degli “Imprevisti”. Qui tutto cambia. La carta ordina chiaramente al giocatore di dover pagare una tassa extra per ogni case e/o albergo costruito. Li Yonghong possiede 2 hotel a Parco delle Vittoria e Viale dei Giardini, oltre alcune case tra Piazza Giulio Cesare e Viale Costantino. Essendosi lanciato in acquisti di proprietà in maniera sconsiderata, ora non ha denaro a sufficienza e nemmeno ipotecando le proprietà riesce a saldare i debiti contratti. A questo punto, per evitare di abbandonare il gioco, decide di offrire la parte di società di Yon Nsoncatsu nel business delle merdendine a chi lo avesse aiutato a pagare i debiti con la banca. Scoppia il putiferio, gli amichetti conoscono bene la redditività di quell’attività e decidono di scatenare una vera e propria asta. Yon, incredulo e con le lacrime agli occhi abbandona il gioco e corre a casa dalla sorella urlando per strada “Marisol, Marisooool, Marisooool”. Fu così che l’amicizia tra i due finì. Tutto venne rovinato per un debito che Li aveva contratto al gioco e che tagliò fuori il piccolo Yon.

Crescendo Li e Yon si perdono di vista ma il fiuto per gli affari di Li non lo abbandona pertanto decide di entrare nel business delle magliette bianche con la finta cintura di sicurezza stampata sul petto, da smerciare fuori dagli autodromi cinesi. Il successo è gigantesco, le magliette vengono esportate anche in Europa e il simbolo degli anni ottanta sono queste magliette che permettono ai guidatori di farla franca davanti alle forze dell’ordine. Yon, che nel frattempo, ci racconta essersi trasferito in Italia, in Via Paolo Sarpi, assiste incredulo a questo successo. Un giorno però un’autista di Monza che indossava questa maglietta, a seguito di un incidente, riporta gravi ferite. Succede un putiferio. Quelle magliette non salvano la vita! Scatta l’operazione di controllo della Finanza in Italia e anche i controlli in Cina si intesificano. Li scappa in Papua Nuova Guinea ma prima di fuggire lascia delle prove evidenti che portano ad incastrare il suo ex amico Yon.

A questo punto Yon si trova costretto a scappare dall’Italia. E’ braccato, il Paese vuole giustizia. Per questo torna per un breve periodo in Cina per cercare di chiarire la sua posizione. Alcuni conoscenti gli dicono che Li è a sua volta sparito, probabilmente all’estero ma che nel frattempo aveva anche truffato la Biblioteca Nazionale Cinese vendendo per 740 milioni di yuan il Milione di Marco Polo. Il raggiro consistette nel cedere alla biblioteca un Milione DI caramelle Marco Polo, quelle con il buco con la menta intorno. Ci sarebbe da sorridere ma adesso abbiamo un’idea di chi è entrato in possesso del Milan. Yon scopre che Li è in Papua Nuova Guinea e decide di affrontarlo per ricordargli di pagargli la sua parte nel business delle merendine ma soprattutto di scagionarlo dall’accusa di truffa per magliette con la cintura. Dopo vari tentativi andati a vuoto si incontrano a Port Moresby, siamo circa nel 2005, il dialogo tra i due è pacato ma ben presto si tocca l’argomento soldi. A questo punto Yon Nsoncatsu non solo assiste alla sua sconfitta ma anche ad un’umiliazione senza precedenti. “Li, tu mi devi rendere conto!” dice stizzito il povero Yon, “Dei conti se ne occupa mio zio Antunello!” chiude il discorso Li, con un fischio che nella cultura cinese è un affronto paragonabile ad uno schiaffo. Il racconto finisce con Yon che ci dice che lo zio Antunello è sempre stato il deux ex machina dietro a Li. Il suo volto triste ci commuove.

Rara immagine del fantomatico Zio Antunello

Ecco chi c’è dietro all’acquisto del Milan. Yonghong Li è solo un’immagine ma il vero proprietario del Milan è lo zio Antunello, noto panificatore che deve il suo successo ai biscotti della fortuna, di sua produzione che ancora oggi troviamo nei ristoranti cinesi. Ciu Ci Ciao, il nostro interprete annuisce, li conosce molto bene. A Roma era solito regalarli ai suoi clienti come gesto di cortesia, ci dice.
I biscotti dello zio Antunello però sono preparati con olio di palma e Paraflu, alla faccia dei controlli. A questo punto dovremo indagare anche sulla produzione di questi cibi. Rispetteranno i trattati internazionali? L’importazione in Italia è consentita? Chi è veramente lo zio Antunello? A cosa deve la sua richezza? Il Milan che ruolo ha in questa vicenda?

Tante, troppe domande per potere avere una risposta qui in Papua Nuova Guinea ma noi non molleremo, andremo fino in fondo e, soprattutto, aiuteremo il povero Yon Nsoncatsu a recuperare la sua immagine di uomo per bene.
Da Gabagaba è tutto, a voi studio.

I fatti narrati sono frutto della fantasia dell’autore, i personaggi e i luoghi sono inseriti per contestualizzare il racconto ma la loro presenza è del tutto casuale.
Noi abbiamo almeno l’accortezza di scrivere che si tratta di un racconto fantasioso, soprattutto non andiamo in giro per il Mondo a fare finti scoop. Se avete tempo da perdere, cercate lo zio Antunello, ma come sempre, noi ci saremo arrivati per primi.

FORZA MILAN

Johnson

P.S. Questo post è dedicato alla memoria di Davide Astori. Non lo conoscevo di persona ma in ogni immagine che ho visto in questi giorni il suo sorriso è sempre contagioso, sincero e naturale.
Spero che queste righe scritte prima della tua scomparsa possano strapparti quel sorriso anche lì, dove sei ora. Un abbraccio forte alla tua bambina.

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.