E’ possibile?

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Perché non si doveva credere in una stagione migliore, per partito preso? Per fare i fenomeni? Abbiamo camminato come tutti a mezzo metro da terra in estate. Abbiamo sognato una squadra più forte di quella che abbiamo poi visto e creduto che la nuova società fosse capace di rapportarsi meglio con i tifosi e costruire un nuovo ciclo vincente.
Non rivedrei nulla di quanto detto, pensato e scritto, fa parte del bello del seguire la propria squadra con passione. Non ho la tessera del partito dell’ “io lo avevo detto” e anzi diffido di chi la esibisce. Mi paiono tutti come i maghi delle tv che vendono i numeri per vincere il lotto. Non ho nemmeno però il certificato del pirla. Quindi mi chiedo: qualunque cosa ci sia e si muova dietro l’acquisizione del Milan, passato dalle mani di Fantomas a quelle di un ormai conclamato ectoplasma cinese per 1 miliardo di euro (investimenti compresi), è possibile un’altra stagione come quella trascorsa? E non sto parlando di risultati, ma di tutto il contorno che li genera come conseguenza più o meno diretta.

E’ possibile un’altra stagione in cui la scarsa trasparenza compromette l’immagine del club? Non è un giudizio personale ma ormai un fatto. A me può anche non fregare nulla di chi sia Li, ma alcuni soggetti tipo l’UEFA ci guardano come un concierge del Grand’Hotel guarderebbe dei barboni che hanno trovato duemila euro in un cassonetto dei rifiuti e vogliono affittare una suite. E’ evidente che non bastano i soldi per far parte del giro. Non bastano i miglioramenti ‘tecnici’ in ambito finanziario. Manca concretezza e presenza sui punti chiave. L’ectoplasma cinese non se lo caga nessuno, specie perché de facto questo Milan con la Cina ha poco a che fare, nonostante magnifiche promesse di ricavi.
Mi fido dell’Associazione Piccoli Azionisti, che non è solo La Scala ma altri professionisti, che è rimasta positiva dopo avere interrogato più volte Fassone. Tuttavia resto terra-terra: finanziariamente staremo anche bene, ma operativamente abbiamo adesso la forza necessaria a rimettere in rotta il progetto e sostenerlo?

Forse è un problema mio, ma non percepisco alcuna integrazione fra Milan e Cina

E’ possibile un’altra stagione bombardati a tappeto dalla stampa 7/7 24h? Le abbiamo lette tutte e ogni mattina: cinesi finti, ritorni di Berlusconi (prima per le politiche e poi per le amministrative), Mirabelli out, Mirabelli a tempo, fondi americani, arabi, pakistani, malgasci, venusiani; giocatori ceduti, incedibili, sul mercato, agenti che trattano alle spalle; lo scorporo, il fondo esplorativo, l’esplorazione del fondo con le sonde anali.
Tre fottuti anni di litanie, suggestioni, Mister Kato, esperti, insider, indiscrezioni. Il tutto raddoppiatosi dopo il closing, al posto di quietarsi.
Festa&Pagni hanno tre ruote in un sottoscala: del ‘chi’, con vari nomi; del ‘cosa’, con varie situazioni; e del ‘quando’, con le tempistiche. Le usano per creare gli scoop. ‘Chi’: RATTTATTTATTATTATTATTATA-TA-TA-TA-T-A…SATANA. ‘Cosa’: RATTTATTTATTATTATTATTATA-TA-TA-TA-T-A…VUOLE RILEVARE IL PACCHETTO AZIONARIO DI LI. ‘Quando’: RATTTATTTATTATTATTATTATA-TA-TA-TA-T-A…ENTRO SABATO. Poi sabato puntualmente non succede un cazzo, e vai con un altro giro. E questi sono dei seri professionisti, poi ci sono pure i dilettanti: Deretano F. Interiora, quell’altro che vive nella cantina del telecanile, quelli che citano questi qua aggiungendoci le loro ipotesi, e poi gli oracoli ovviamente. Siamo l’unico ambiente al mondo che è appeso agli spifferi di quattro contafiabe, tre minchioni col cappello di stagnola in testa e due che ascoltano le conferenze stampa di Fassone al contrario e predicono scorpori e venute dell’Anticristo. Poi perdiamo di vista la realtà, ovviamente. Ed è colpa nostra prima di tutto. Come quando per quattro scempiaggini di mercato il nostro cervello esplode nelle galassie (CAVANIIIIHHHH) o implode nei visceri (Ki????).
Però la società che fa? Poco o nulla. E nel vuoto prosperano i minchioni. Si continua a far finta di niente. Si continua a porgere l’altra guancia. Si continuano a propinare ai tifosi frasi vagamente ecumeniche: abbiate fede, state uniti, scambiatevi un gesto di pace. ‘Gli ultimi saranno i primi’ non ancora, ma presto. E basta con sto catechismo, cazzo. Guadagnini con lo stile e la presenza che ha non dovrebbe temere nessuno: cambiare senza timore, adesso, subito. Siamo in guerra, ma chi la sta combattendo? Servono truppe d’assalto, non conigli ischitani ammuffiti. Altrimenti è lecito presumere che non ci sia la volontà (o possibilità) di farsi rispettare.

E’ possibile un’altra stagione basata su un ‘qualcosa di buono’ dell’anno prima? Gattuso ha raccattato un pugno di giocatori senza volontà né preparazione e lo ha portato in salvo, dando un’identità alla squadra (che poi non piaccia è un altro discorso) e raccogliendo parecchi punti. I parziali sono ‘da Champions’, il girone di ritorno partito con 11 risultati utili consecutivi conta solo 2 sconfitte. Questi sono fatti. Ma attenzione: se il ‘male’ di quest’anno è (speriamo) figlio di condizioni particolari, il ‘buono’ pure. Fino a marzo non c’erano più obiettivi, la pressione era calata, Gattuso ha potuto spendere il bonus una-tantum riservato ai ‘personaggi’ che diventano allenatori; ci siamo presentati carichi contro avversari più scarichi e distratti, che ci hanno preso sottogamba. Non sto negando il buon lavoro di Rino, o i risultati, ma guardando il rovescio della medaglia. Gattuso ha dimostrato di avere la preparazione e le risorse necessarie per rattoppare la nave, rimettere in riga a calci in culo la ciurma, riparare in porto. In cui comunque siamo arrivati senza competere fino all’ultimo e devastati dall’ultima bufera (il Disastro di Roma). L’anno prossimo sarà differente: obiettivi, pressioni, aspettative torneranno con prepotenza; bisognerà gestire, non più rimettere insieme. Bisognerà cucinare, non riscaldare. Bisognerà partire e avere una rotta e per Rino sarà la prima volta, nonostante le esperienze fatte.

E i giocatori? C’è tanto da lavorare ma non è tutto da buttare. Si è fatto un gran ciarlare dei duecentotrentanove milioni, e questo anche perché non si è fatto nulla per nascondere l’ “all-in”. Si è martellato sulla Champions e dato l’impressione che messi dentro questi –taac– finito il lavoro. Non può essere così. La comunicazione deve tenere conto di questi errori: non è ciò che si dice ma la percezione della gente ad essere determinante. Oltre ai risultati, ovviamente.
Il Milan post-Giannino si presentava in condizioni drammatiche parzialmente mitigate dal sesto posto finale. Errore di base: non si è mai detto chiaramente. Nella pratica si è dovuto far fronte con immediatezza a 15 uscite di uomini attivamente impiegati come titolari o nel turnover; 8 di queste uscite sono state obbligatorie: prestiti, fine contratto, cessioni richieste (es. De Sciglio, Bacca, Bertolacci). 7 poi i tagli operati attivamente quest’estate: Paletta, Vangioni, Poli, Sosa, Kucka, Lapadula e Niang.
Per quanto concerne le condizioni tecniche basta vedere la destinazione di questi 15 giocatori, e che oltre questi ne abbiamo ancora 6/7 da smaltire! Ben 7 sono finiti fuori dai campionati di vertice. Poli e Niang hanno dimostrato la loro pochezza anche quest’anno; Deulofeu, scontatamente scartato dal Barça, ha floppato un’altra mezza stagione al Watford con cui ha disputato solo 350 minuti. Degli altri si può dire che hanno fatto fra il maluccio e il benino, tranne Bacca che ha fatto bene.
Coi famosi “3 o 4 innesti” potevamo forse avere abbastanza giocatori per scendere in campo 11-vs-11 in qualcuna delle quasi 60 partite disputate. Ma non in tutte. E qualitativamente eravamo alla frutta.

Quindi il mercato, in termini di volume, si è dimostrato non tanto avventuroso quanto necessario. Era possibile azzeccare tutto? No. Gli errori da penna rossa di Mirabelli sono stati Andrè Silva, che Pellegatti chiama “Etoile”, stella, anche se sarebbe più opportuno “Etoilette”, e Kalinic. Mirabelli non doveva puntare sul portoghese, che del crack non aveva le caratteristiche tecniche (le sue statistiche al Porto non sono più lusinghiere che le attuali, salvo ovviamente i gol) né affidarsi al croato, che ha dalla sua una carriera da ‘funzionale’ ma che non ha talento e carattere per riuscire a passare un periodo di adattamento in una ‘grande piazza’, per riuscire cioè a ‘non piacere’ ma fare lo stesso il proprio mestiere: gol. Una grande lezione questa.
Il resto? Mi dedicherò ai singoli con le statistiche quando sarà in archivio la stagione. Complessivamente il gruppo dei nuovi è di maggiore qualità rispetto a quelli che sono partiti, ma non ha inciso come si pensava. Dettaglio non indifferente: sono di proprietà. Non in prestito, e senza protettori alle spalle pronti a tramarne o minacciarne la cessione ogni tre per due, influenzandone il rendimento (vedi Donnarumma). Ma sono stati come sempre i punti deboli a fare la differenza sui risultati: le punte stitiche, mancanza di fisicità, la panchina inguardabile. Mezza panchina (e su 60 partite si sente) era composta da spettatori non paganti, l’altra mezza dai soliti figuranti tipo Abate e Montolivo, che se devo dire negli scampoli di match si sono dimostrati (specie il primo) più inaffidabili che nelle gare intere.
Il DS ha sbagliato soprattutto a non rifarsi ad un modulo o un pensiero di gioco. E qualcuno penserà: per forza si è affidato a Montella, che è come dire la stessa cosa. Quando scrissi il ‘coccodrillo’ a Perdiola sottolineai il fatto che il suo scarico sembrava già stato cantierizzato da tempo, mancando fin da subito la fiducia fra le parti: come si fa, dunque, ad attribuire a Iammbell colpe sugli acquisti? Da qualunque punto si guardi la situazione il progetto tecnico non c’era: molto male.
Il Mira ha comunque sbagliato soprattutto nella gestione più che nelle scelte singole, oltre che nel fare troppo semplici alcune questioni: nel mondo Milan, ancora sospeso nel decadentismo post-imperiale, anche l’ultimo dei commenti all’ultimo dei servetti può provocare una crisi di sistema.

Adesso questa squadra ci appare per com’è. Approfittiamone, prima che il tutto venga annacquato dalle suggestioni di mercato (o affogato dalle rese dei conti): troppo giovane, troppo ‘educata’, troppo piatta, ma tutto sommato visti i risultati del girone di ritorno capace di macinare punti, tenere il campo contro chiunque, difendersi adeguatamente, seguire un piano di gioco; che non è esattamente il nulla. C’è del potenziale ma questo non va visto come un qualcosa che inevitabilmente si svilupperà; occorrono le condizioni giuste. Al momento molti studiano ma non rendono.
Contrasti, dribbling, assistenze e finalizzazione: nell’1-vs-1 e nei momenti decisivi questa squadra deve fare un triplo carpiato in avanti. E torniamo quindi a monte: 239 milioni erano sufficienti per creare uno squadrone partendo da quella roba là? No. Erano per dare una ristrutturata, e si poteva fare meglio. Quindi 239 milioni buttati? Si, se non ne verranno spesi altri, e tanti.
Qui sta il punto, Mirabelli si o Mirabelli no.

Le favole spesso non sono destinate a divenire realtà

Qual è dunque il piano? Prendere 3 o 4 campioni con mentalità vincente, esperienza vincente, carisma. Portarli a Milano, non si sa come, in questo ambiente sospeso fra il vuoto e il passato per dargli finalmente un futuro chiaro. Completare la rosa con gli incastri giusti e riserve. Dare in mano il Milan 2.0 a Gattuso dall’inizio per formare finalmente un gruppo e puntare in campo alla ‘legge del più forte’, vista la semplicità dei concetti e schemi del mister, che magari infiammerà la piazza con piglio ‘cholista’. E’ questo il piano? Se è così ok, è una bella favola da raccontare prima della buonanotte di fine stagione. Urgono fatti.

La lezione degli ultimi anni di Berlusconi e Galliani è chiara: il Milan non può vivacchiare. Non possiamo puntare sui giuovani, avere una rosa incompleta, non avere traguardi da raggiungere già in novembre, comunicare di merda, campare a suggestioni, fantasie e passato, fare figuracce che i ‘buoni parziali’ non cancelleranno mai, affidarci solo ai personaggi come Gattuso, o ai risultati intermedi che siano quelli di squadra o dei singoli (vedi alla voce: Jesus Suso). Non ha potuto chi aveva vinto tutto il vincibile. Non può nemmeno la nuova proprietà. Non è un’opinione, è un dato di fatto.
A voi la palla.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.