E adesso?

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La domanda è normale. Penso che sia giusta porla e porsela. Siamo arrivati ad un bivio e dobbiamo capire che cosa vogliamo fare “da grandi”.
Premetto che non sono mai stato d’accordo con la politica societaria che prevedeva una sorta di classifica degli obbiettivi. Una grande squadra e una grande società devono obbligatoriamente lottare per vincere tutto, sempre. Quando si cominciavano le stagioni con i famosi “l’obbiettivo principale è quello di qualificarci per la Champions”, si stava già dando una priorità. Sono d’accordo che dal punto di vista economico la qualificazione alla massima competizione europea è stata, è, sarà sempre la più importante ma se si vuole crescere come mentalità vincente, si deve cominciare a giocare ogni partita come se fosse una finale.

In questo, Gattuso ha portato subito una “spinta” notevole, alzando l’asticella dell’attenzione di tutti. Giocatori, società e tifosi. Siccome stiamo ripartendo da zero, non possiamo permetterci di fare una scelta. In questo il mister ha ragione. Lavoro, lavoro, lavoro. Solo così possono arrivare risultati, solo così possiamo ricominciare ad essere il Milan che ha dominato il Mondo e l’Europa, anche prima del 1986. Quello che sta succedendo oggi è già un evento ormai ai più dimenticato. Siamo una squadra di calcio. Ma lo siamo davvero, non è uno slogan. Siamo una squadra, giochiamo da squadra, lottiamo da squadra, siamo vicino ad essere un vero Milan. Manca ancora un pò ma la strada percorsa è quella giusta. Devo fare ammenda, perchè avendo visto il Pisa di Gattuso, in Lega Pro prima e in Serie B poi, pensavo che la soluzione potesse essere “rischiosa” e che non avrebbe generato un gioco degno di farci uscire dalle sabbie mobili nelle quali eravamo finiti. Invece, come spesso succede, il lavoro, l’umiltà e la serietà delle persone, portano a questi risultati. Quindi complimenti a Gennarino e grazie per aver seminato il terreno con l’importante germoglio della mentalità rossonera.

Non voglio essere esagerato ma a questo punto dobbiamo provarci su tutti i fronti. Ad oggi in Italia, sono solo tre le squadre che sono in gioco su tre competizioni. Milan, Atalanta e la banda di Torino. Già di per sè questa è una notizia importante. Con tutte le problematiche che abbiamo avuto, il fallimento imminente, le fidejussioni non versate, gli scorpori vari e le vedove inconsolabili che pregavano per il “ritorno”, sem lì. La Coppa Italia è tutta da giocare in un ritorno difficile, su un campo complicato contro un avversario impegnativo. Ma possiamo e dobbiamo provarci. Una finale, con una delle due sopracitate, aiuterebbe ulteriormente il processo di crescita. Le finali si possono vincere o perdere ma giocarle ti aiuta a crescere in autostima, in consapevolezza e in preparazione mentale dell’evento. Dobbiamo ricominciare a frequentare certi salotti. Quindici anni fa la routine era giocare una semifinale di Champions un anno si e un anno anche, in quel Milan c’era Gennaro. Solo lui sa cosa vuol dire. Solo lui può far capire che il Milan in toto, società e giocatori, devono puntare sempre a questi traguardi. Non esistono scuse, non esistono alibi.

L’Europa League si sta mettendo bene. Dobbiamo giocare un ritorno e nonostante tutto, preferisco andare con i piedi di piombo. La Coruna e Bordeaux sono due esempi chiari di cosa può succedere. Un altro Milan, altri avversari ma mai sottovalutare l’impegno. Pertanto massima concentrazione anche qui e provare ad arrivare il più lontano possibile. La vittoria finale è molto difficile ma il processo di crescita deve passare anche da un altro paio di turni. Magari su campi “caldi” dove testare la tenuta mentale e fisica di una squadra che sta dimostrando di avere queste caratteristiche. Sono convinto che l’ambiente europeo aiuti sempre. Stadi pieni, caldi che ti mettono pressione. Squadre fisicamente forti e che fanno del ritmo la loro componente migliore. Dobbiamo migliorare, dobbiamo mettere le basi. Anche qui poche scuse, proviamoci. Ahimè l’esperienza internazionale (PSG docet), non la puoi comprare al mercato, la devi avere. La devi coltivare e la devi aspettare. Il Milan ha perso anche questa caratteristica, grazie a chi sappiamo noi, da qualche parte dobbiamo riprendere il cammino.

Infine il campionato. Qui la situazione è molto più complicata perchè non dipende solo da noi stessi. Purtroppo ci siamo giocati tutti i jolly possibili e non possiamo più sbagliare. Inoltre dobbiamo aspettare i rallentamenti di chi ci sta sopra. Difficile ma non impossibile. Anche qui abbiamo il dovere di provarci. Non possiamo cullarci in un recupero importante senza poi fare il salto di qualità finale. Arrivare quarti è onestamente difficile, troppi punti da fare. Troppi punti persi per strada. Però cominciare a vincere e giocare alla pari con chi ci sta sopra sarebbe già un’impresa. Lazio, Sampdoria e Roma un girone fa rappresentarono un calvario con otto gol subiti e uno fatto (a partita chiusa). Gli avversari hanno passeggiato tra le nostre macerie dando inizio alla fine dell’avventura montelliana. Ora abbiamo dato una lezione tattica a Giampaolo e ad Inzaghi, abbiamo preso sei punti e la condizione fisica e, soprattutto, mentale stanno facendo la differenza. Domenica il banco di prova è difficile. Ma la trasferta di Donetsk può lasciare strascichi. Il fatto che abbiamo un allenatore che prepara le partite mi lascia moderatamente tranquillo, il resto dipende da quanta voglia hanno questi ragazzi di capire cosa vuol dire giocare nel Milan 365 giorni l’anno. Magari tra una settimana saremo qui a porci la stessa domanda, e adesso?

Questo Milan di Gattuso sta facendo tornare l’acquolina in bocca, non si prevedono grandi abbuffate (in questo i maestri sono altri) ma sicuramente, con questo allenatore, dal tavolo non ci si alzerà mai finchè la tavola sarà imbandita.

FORZA MILAN

Johnson

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"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.