DEFCON 1

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Passiamo alle cose formali: ci siamo rotti la minchia di questa situazione.
I cardini sbandierati del progetto cinese erano: ripartire subito, incrementare i ricavi grazie soprattutto al mercato cinese, sistemare la posizione con l’UEFA. A dodici mesi di distanza la ripartenza immediata non c’è stata in termini di risultati, e questa stagione può fungere da base solo con una continuità di investimenti (oltre che con una progettualità e gestione migliore); diversamente il buono è destinato a morire, come già accaduto in passato. I ricavi sono cresciuti grazie al ritorno dei tifosi a San Siro e all’Europa League, mentre la Cina rimane un miraggio. La posizione con l’UEFA è prossima alla catastrofe come abbiamo visto l’altroieri dopo 12 mesi di sbandierata serenità.
Dunque il progetto cinese, gratificato di una fiducia immensa per via della precedente gestione da operetta e della buona presentazione, è da considerarsi prossimo al naufragio. Sempre che dal porto sia mai uscito: l’immagine del Vasa (che usai un anno e mezzo fa dopo il primo rinvio del closing, e che ha ripreso Seal con un gran gioco di parole sul VA e SA), immane veliero affondato al varo, è forse quella che rende meglio la percezione attuale della situazione.

Il rifiuto del Settlement Agreement con conseguente rinvio a giudizio avrà probabilmente tre effetti: primo, irrigidire ulteriormente la situazione mercato con crollo delle aspettative e crescita di ansia per le uscite. Secondo, danno di immagine come sottolineato da Fassone, che però lo attribuisce all’UEFA con grande senso dell’umorismo; come se un barbone attribuisse la propria puzza a chi lo annusa. Facciamo il piacere di non scadere nel ridicolo. Terzo, un salasso oppure una squalifica esemplare.
Le motivazioni sono espresse chiaramente: l’ectoplasma cinese non da alcuna garanzia di continuità aziendale e non la può fornire il suo principale creditore, un fondo speculativo, diversamente si scadrebbe nel ridicolo. Il business plan studiato da Fassone è forse carino ma non si sta dimostrando attuabile. Tanto tuonò che piovve. In più (e non solamente) c’è l’aggravante dei precedenti scandalosi bilanci.
Si può schiamazzare al complotto oppure rendersi conto che questa richiesta di chiarimenti è normale, e lo è pure il rinvio a giudizio stante gli zero passi avanti fatti da novembre ad oggi su tutti i fronti. Il mancato rifinanziamento del debito era costato anche il VA, curiosamente bocciato ‘meglio’ rispetto al SA, per un solo voto. Anche lì ci fu stupore da parte di Fassone, presumibilmente più giustificato di quello manifestato attualmente. Non è cambiato nulla da allora salvo una garanzia scritta di Elliott che fa abbastanza pietà. L’UEFA avrà pure emesso una sentenza ‘politica’ come stigmatizzato anche da molti osservatori tutt’altro che ‘pasdaran filosocietari’, come ad esempio Jacobelli e Umberto Lago. Ma è pur vero che non può permettersi di mettere il suo bollo di garanzia sottoscrivendo il settelment, che è un contratto a tutti gli effetti, con un oscuro e indebitato tizio cinese e il suo strozzino che da lui esigerà credito e interessi entro quattro mesi. Che Fassone abbia provato a ‘dare consistenza’ al nostro proprietario attraverso il riconoscimento dell’UEFA è palese, come anche che abbia fallito. La sensazione è che, tuttavia, non ci fossero in canna altre soluzioni.

La negazione del SA ha un solo precedente, quello della Dinamo Mosca, e per motivi diversi. Il nostro è un unicum e dobbiamo dunque aspettarci, salvo sviluppi, una punizione unica ed esemplare. L’esclusione dalle coppe sarebbe devastante e avvierebbe un fuggi-fuggi senza precedenti. Per evitarla, a parte accendere un cero a Stephen Ross (o chi per esso), cosa che faccio giornalmente, dobbiamo sperare che il signor Li non sia davvero ciò che sembra cioè un avventato speculatore, ma abbia al di sopra un puparo pronto a farlo scomparire o agire come mai ha fatto in questi 12 mesi cioè portandolo a rifinanziare, o a cedere quote, o esponendosi. Se invece l’ectoplasma fa di testa sua che gli Dei del Calcio ci aiutino, perché arriveranno gli aumenti di capitale a rate (e in lieve ritardo) e toccherà tirare ottobre in un uragano senza precedenti. E a ottobre arriveremo nell’occhio della tempesta, non certo al sereno.
La situazione è nera come un cunicolo di una miniera di fosfati. Sempre che esista.

Buonafede, pazienza e porgere l’altra guancia sono stati i pilastri della nuova comunicazione Milan. Oltre allo schierare in prima linea il solito triste e grigio cardinale, che ora ci scommetto starà ululando al complotto e alla rigidità della UEFA. Anche qui fiducia malriposta visti i risultati. L’ora del catechismo è conclusa, e non è servita. Servono risposte. Serve chiarezza. Ed è all’uopo giunto un bel video del trenino Thomas con scritte in giapponese (dicono) ad illuminarci.
Servono mea culpa, che sarebbero anche in stile con il mood clericale dei canali ufficiali. Mi ci metto anche io: mea culpa. Non perché mi sono fidato, non perché non ho la sfera di cristallo. Perché ho esultato, sono uscito dalla trincea. Bel cacciavite di merda. Niente, si torna dentro. Servirà di lezione.
Ora devono arrivare fatti, e senza più il mezzo errore. Si sta sputando sui tifosi che hanno finanziato quest’anno con fiducia andando a San Siro anche nei momenti più duri, andando a Roma, chiudendo gli occhi sugli errori, sui misteri, sulle magagne perchè le prospettive erano garantite. Il carico negativo è tutto sui tifosi che da casa non ne hanno persa una, che come al solito hanno dovuto mediare con la moglie, con gli impegni. Si stanno abbandonando tutti loro, che siamo anche noi. Che sono anche Pier e i ragazzi di Radio Rossonera, lasciati alla mercè di un popolo giustamente incazzato; se invitano alla pazienza io non posso che capirli.

Viene purtroppo da pensare male: il basso profilo è auto-imposto, imposto o figlio del nulla che si avrebbe da replicare? Mentre ci si affidava a qualche velina e alla santa pazienza, quattro idioti con lo scolapiatti in testa dettavano la vera linea di comunicazione del Milan: la farsa. E nelle farse emergono sempre i pagliacci. Noi non possiamo competere. E’ il trionfo dei complottisti e degli ‘insider’, degli aruspici rossoneri che con le sfere di cristallo hanno predetto dieci, cento, mille cose nel nostro futuro. Azzeccandone un paio. Tutti fenomeni, che però al posto di andare alla Guardia di Finanza a sporgere denuncia oppure scrivere dalle prime pagine dei quotidiani si rintanano dietro profili twitter blandendo il popolo (calcistico) più disperato. C’è chi lo fa per glorietta personale e chi si è studiato il business, chi per fare confusione, chi è prezzolato. Un medioevo comunicativo fatto di superstizioni, cabale e divinazioni che mi fa più schifo dello stalinismo berlusconiano. Un medioevo senza governo né futuro dove è difficile restare immuni alle cazzate e rimanere tranquilli, dove il calcio è in terzo piano e vissuto con foga non appagante, dove siamo tutti esperti (da quattro soldi) di cose di cui non ce ne frega un cazzo.

Al posto delle credenziali ha fatto vedere la credenza

Magari esagero.
Mi sta venendo il dubbio che tutto questo casino potrebbe essere stato solo un problema di traduzione. Due mesi fa qualcuno potrebbe aver richiesto a Yonghong Li di presentare le credenziali pesanti; e lui ha esibito invece una credenza molto grossa. Forse ritiene di aver fatto abbastanza. In tal caso basta cambiare traduttore con uno che parli un cinese più stretto.
Cerchiamo comunque di stare tranquilli, almeno finchè Fassone non ci invierà un messaggio dal volo 384098D della Panama Airlines diretto a Panama City, in cui ci comunica di aver chiamato il Presidente ma il telefono risulta staccato; ha comunque lasciato un messaggio in segreteria.
I piani per il futuro comunque ci sono, anche se i ricavi dalla Cina procedono a rilento e la mancata qualificazione alla Champions peserà parecchio. C’è comunque il piano-B: serviranno una banconota e una fotocopiatrice.
A sottoscrivere le fidejussioni per l’iscrizione al prossimo campionato, intanto, provvederà un personaggio più conosciuto e affidabile di Yonghong Li, Ajeje Brazorf.
Nel mentre è pronto l’ennesimo speciale di Report che porterà l’immagine del Milan a scendere un filino sotto quella dei centri di vivisezione, di Pennywise il Clown Danzerino, delle fabbriche di pesticidi, della Libia, di Pacciani e dei trafficanti di reni.
Secondo un recente sondaggio se domani ci fosse un referendum in Italia in cui scegliere fra il Milan o le centrali atomiche, sarebbe la volta buona per il nucleare.
Magari è davvero un complotto. Se la Libia si fosse qualificata all’Europa League la commissione UEFA avrebbe avuto da dire? D’altronde non si può competere coi petrodollari.
Raccogliamoci dunque in preghiera, gli ultimi saranno i primi. E una volta primi, verranno comunque squalificati.
San Gennaro da Corigliano: veglia su di noi.

E pensare che mi lamentavo del calciomercato.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.