Concentrazione prima di tutto

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Theo Hernandez è un giocatore spensierato, libero, guascone. E’ la fresca immagine del Nuovo Milan che tutti abbiamo abbracciato con facile entusiasmo. Per 12 mesi ha arato in maniera a tratti incredibile il settore sinistro dei campi di tutta la serie A, con semplicità, senza alcun metodo, libero perché più forte, più potente. Il giocatore ha chiuso il 2020 col riconoscimento di “miglior calciatore del mese”; probabilmente è nella top3 dei migliori dell’anno in senso assoluto. Theo ha scatenato la fantasia perché facilissimo da capire per tutti: prende la palla e si autolancia, nemmeno nello spazio, ma proprio contro tutti; e vola verso un sogno ad ogni azione possibile.
Questo sogno pare diventato impossibile, quale che fosse, e il nostro Theo è tornato ad essere Hernandez, la versione in cattività del giocatore visto nel 2020. Un gattone ammaestrato, senza furore, senza cattiveria. Senza catene anche, ma non libero. Di lui è rimasto solo l’aspetto.
E’ come se una volta che le esigenze della squadra sono divenute più terra-terra (FARE PUNTI) il ragazzo si sia spento, ribellandosi saltuariamente alla gabbia con escursioni nel suo stile spensierato, pazzo, impossibile, le quali spesso generano problematiche tattiche e meno spesso ma comunque con paurosa frequenza dei veri e propri blackout.
Il percorso professionale di Theo Hernandez è a un bivio importante. Finora ha potuto emergere sempre e solo grazie al suo atletismo, dote innata, che gli ha consentito di impattare sulla Liga alla prima stagione all’Alavès tanto da spingere il Real a pagare 30 milioni sull’unghia all’Atletico Madrid; i Blancos lo hanno bramato, preso, assaggiato e sputato subito. Bocciato anche alla Real Sociedad per incostanza. Al Milan ha mostrato qualcosa di magico in qualche frangente, e ha fatto benissimo proprio grazie al suo atletismo unito alla voglia di segnare e di imporsi; ma va detto: è esploso in un contesto di ricostruzione e riscatto. Oggi che bisogna essere più responsabili e regolari, e ogni palla conta come oro, ha difficoltà.
L’impatto che avrà sulle rimanenti partite per la corsa Champions saranno uno step fondamentale per il ragazzo, la prossima stagione lo definirà. Di certo c’è che ci sono giocatori che per un singolo errore in maglia rossonera tipo quello di sabato hanno terminato la loro esperienza qui; figuriamoci a commetterli serialmente. I tempi sono cambiati, il rossonero non glielo toglierà nessuno, ma non sono cambiati così tanto: i Grandi Giocatori sono sempre, in primis, quelli che sbagliano poco. A Pioli e qualche compagno il compito di spiegarglielo. A Maldini quello di selezionare per la prossima stagione un ricambio adeguato, presenza che farebbe benissimo secondo me a Theo ma soprattutto al Milan, oggi costretto a scommettere fino in fondo sui voli di Hernandez, fra l’altro unica credibile alternativa offensiva a Ibrahimovic, ma tassa difensiva che forse non possiamo permetterci in tutte le gare.

Per il resto che dire, il realismo si è materializzato al mio fianco con l’osservazione dei dati, che ho condiviso con voi qualche settimana fa. La classifica è uno dei pochi indici rimasti a darci favoriti per la corsa Champions, visto che a numeri quali produzione offensiva, efficienza difensiva ecc. abbiamo da tempo abbandonato l’eccellenza. E se ciò è sconfortante da un lato, comunque va detto che siamo ancora noi davanti ed è ciò che conta di più; con 3 gare sulla carta semplici e le nostre concorrenti che si incroceranno c’è ancora un certo margine (da incrementare), e utile tempo per trovare la quadra e arrivare più sereni alle sfide contro Lazio, juventus e Atalanta.
Vale però il discorso fatto per Theo: siamo talmente corti e inquadrati in un certo modo, che è difficile studiare alternative. Hauge titolare? Ok, allora gli si danno 9 partite…non è che se trova il gol in 15 minuti bene, se no via. In questo può aver avuto senso da parte di Pioli riproporre Krunic con la Samp perché impiegato molto ultimamente; un po’ meno arretrare Saele.
D’altronde il mister parmense meno tocca meglio è, il suo ottimo lavoro si è fermato mesi fa, poi non ha più avuto il tempo (e secondo me anche la capacità) e dobbiamo sperare che riproporci con tutti gli effettivi e nello stesso modo sia sufficiente ad arrivare quarti; alternative credibili non ne abbiamo. Se non appunto provare l’uno o l’altro giocatore ‘a caso’ sperando che vada bene. Diciamo che le riflessioni a fine gara del mister non restituiscono esattamente l’immagine di un uomo lucidissimo e non è la prima volta ultimamente. Forza Stefano, ci servi sveglio.
In estate poi Pioli (che io do per confermato, altrimenti vorrebbe dire niente Champions) avrà l’obbligo di riflettere per evitare, nuovamente, un Milan che scompare dai giochi nel momento più caldo e senza alternative per affrontare in modo diverso le sfide.

Un ruolo fondamentale la giocherà la testa, e sinceramente non capisco che cosa stia bloccando questa squadra. Ok, il Grande Leader Ibra ha perso un po’ la retta via, il discorso rinnovi non fa sicuramente bene e probabilmente c’è anche una pressione di un certo tipo, diversa da quella del 2020, che non fa fare le cose perbene. Ma come si spiegano certi approcci? Come si spiega la mancanza di ferocia in una partita abbordabile come quella contro la Samp? Come si spiega soprattutto che ‘in casa’ facciamo schifo, mentre ‘in trasferta’ siamo i migliori? Sinceramente cosa cambia, a parte il fatto di partire un giorno prima, di stare insieme e di lavorare lontano da Milanello. E’ fondamentale questo, davvero? Che fanno i giocatori prima delle partite casalinghe? A questo punto il dubbio che a Milano ci sia un’”aria strana” viene, anche se queste cazzate sono tradizionalmente interiste.
Non si vogliono puntare dita a caso, ovviamente, ma qualcosa che non va c’è e servono messaggi importanti di continuità e di concentrazione, soprattutto, nelle prossime tre partite. Prima di un rush finale che ci dovrà vedere ben più carichi e pronti di oggi, onde evitare che la bella stagione del riscatto collettivo si trasformi nella terribile conferma di tante, troppe malelingue.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.