Come al solito non si capisce più un c-

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Il ritorno in Champions League è ritenuto uno step fondamentale per il ritorno del Milan fra i club di fascia alta, con tutto ciò che ne consegue in termini di possibilità e (soprattutto) divertimento per i suoi tifosi. Questo step in questa stagione finora positiva, anche se matta, passa da due battaglie fondamentali contro juventus e Atalanta. Vere e proprie rese dei conti, specie in questo periodo storico, con un significato anche al di là del campo.
Vittoria/e: avremo la nostra chance, da non sprecare, per tornare a competere a pari livello; oltre magari a eliminare una di queste due dai giochi.
Sconfitta/e: si ripartirà magari non da zero, ma da più incertezze che certezze; e con l’ennesimo fallimento sul groppo.
Si vorrebbe vivere il momento positivamente, con speranze e aspettative. Ma già partiamo male, o meglio come al solito. Al solito polemiche, su Donnarumma ovviamente ma anche per presunte divisioni di spogliatoio e in società. Comunque si sviluppi la stagione, alla fine ci troviamo sempre in un collo di bottiglia di nervosismo e assurdità assortite a doverci giocare le sfide fondamentali. E spesso proprio il clima, gli atteggiamenti e le indiscrezioni hanno anticipato il responso del campo, dove comunque da mesi stiamo faticando.

In primis per queste ultime gare il gruppo dovrà seguire IL CAPO. Cioè Ibrahimovic. Basta con ‘Pioli on fire’, ‘Pioli zlatanizzato’ o con l’assurdità che con Ibra o senza Ibra cambia niente. Senza lo svedese ci presentiamo in ordine sparso, anche tatticamente. Senza lo svedese siamo come un gruppo rock che vuol suonare insieme con davanti giusto le tablature.
Di “Dio, e altre cazzate”, saggio sull’ego di Zlatan, così come del suo rinnovo, discuteremo a bocce ferme. Oggi noi non abbiamo un leader come non l’avevamo 18 mesi fa. Né tecnico, né mentale. Ibra non è un leader. Ma abbiamo un Capo, e non c’è tempo per far filosofia su cosa è giusto e cosa non lo è.
Capobranco, come lo definisce Ale Johnson.
E i Capi sono così: contraddittori, cattivi, divisivi, a volte assenti. Ibrahimovic è tutto questo. Ma è anche di quelli che ti possono portare al successo quando serve, che sanno dove andare, come farlo. Che sanno cosa va fatto e cosa deve fare Tizio o Caio. E’ IL CAPO, se c’è una definizione che può racchiudere tutto Zlatan è questa. Va seguito, chi non vuole non deve nemmeno comparire in questo finale.
Vogliamo tornare la squadra di settembre, per qualche match? Ci dobbiamo affidare a lui. Anche se non è più lo stesso. Anche se è andato a Sanremo. Anche se l’effetto ‘Mulino Bianco’ (grazie Raoul Duke) è finito e sembriamo più un branco di cani randagi. Anzi, per lui è meglio, purchè non si abbia paura di quello che vuole.
Alcuni più attenti di me hanno notato varie discussioni fra Ibra e gli altri durante Milan Benevento, e Calhanoglu a fine primo tempo: “Senza lui o con lui siamo uguali”. Un Calha nervoso fra l’altro, che ha poi postato un’immagine dell’inutile gol al Sassuolo per ‘zittire’ qualcuno. Le defollowate nemmeno le considero gesti umani, nemmeno se ne deve parlare.
Questo è il momento in cui Ibra grida “JUMP!” e la ciurma risponde “How high?”, tutto il resto dev’essere gestito alla stregua della delazione.
Chiaro che con ‘how high’ certi con lo sguardo da Bobbe Mallo tipo Leao potrebbero intendere altro, ma questo è un altro discorso.

Su Donnarumma la società ha tenuto una condotta perfetta fino ad un certo punto, tanto da far modificare radicalmente la percezione del problema ai suoi tifosi. Dodici mesi fa tutti pensavamo al mancato introito, allo ‘smacco’; oggi penso pochi reputino che il 99 fosse vendibile o rinnovabile, e se anche andasse alla juventus peggio per lui. L’operazione che porterà Maignan, in caso di partenza del titolare attuale, è anch’essa una mossa ben fatta. Però all’approssimarsi del match decisivo occorreva preparare altre mosse, quantomeno mediatiche.
Ma come si fa a pensare che se juventus-Milan decide una stagione, e se da mesi/anni si legge che Donnarumma andrà alla juventus…nessuno (tifosi, giornalisti ecc.) abbia nulla da eccepire, domandare? Come si fa a pensare che non ci possa essere una manipolazione delle informazioni (poche) a disposizione? Ma qui c’è quantomeno dell’ingenuità, per me aggravata dalla presa di posizione di Maldini rispetto agli ultras (che comunque qualcuno avrà fatto entrare, no?…): “E’ il Milan che decide chi gioca”.
Ma scusate, serve precisarlo? Mi è parsa, come altri interventi dell’ultimo periodo, una dichiarazione più de panza che altro, anche abbastanza insulsa.
Risposte agli ultras si, risposte a Raiola mai; eppure, come dimostrano a Dortmund, si possono anche dare. Mi pare pure poco coerente che si consideri una ‘distrazione’ il breve colloquio (con quattro buzzurri, sia chiaro) con come tema centrale il fatto che domenica ci giochiamo il futuro contro la squadra che forse acquisirà le prestazioni del ‘Capitano’…ma non il fatto che la questione rinnovo sia insoluta da anni e causi di titoli e titoloni fin dal 2018…MAH.
Faccio solo presente che ci siamo già trovati con un Donnarumma distratto e ‘scosso’ da voci di mercato ad un Milan-juve decisivo, a Roma. Il 9 maggio 2018, esattamente a tre anni da domenica. E il ragazzo ha preso quattro pere di cui due per distrazione e una evitabile. Ultras o meno, per un tifoso è lecito fare il parallelo e aver bisogno di sicurezza.

Donnarumma chiedi a Collovati come andavano i colloqui coi tifosi negli anni Ottanta

E’ vero che se Atene piange, Sparta non ride. Perché francamente mi metto nei panni di Wojciech Szczesny, 31enne portiere di tutto rispetto, e mi deprimo. Non sarà il portiere del secolo, ma il posto a Buffon lo ha preso (ed era un passaggio di consegne delicato) e se lo è tenuto. Adesso oltre a dover necessariamente essere accantonato, gli tocca pure sorbirsi in pieno stile-juve lo stillicidio su Tuttosport&co. Salterà fuori che il fallimento della juventus è colpa di un paio di suoi interventi così così. Per non parlare del fatto che il suo sostituto dovrebbe arrivare per 20/25 milioni di commissione, uno stipendio da Numero Uno (che al momento non è), soldi pure al padre e al fratello. Per un tifoso juventino accorto ci sarebbe di che incazzarsi, anche visti i risultati sportivi ovviamente a scendere, in conseguenza del seguire il Pifferaio Mino. Che ti vende il difensore migliore al mondo (De Ligt), ti cura tutti gli interessi finanziari, ti vende Modigliani, Gioconda e domani il Colosseo…e com’è come non è, tempo qualche anno, di trovi nelle paludi del quarto/quinto posto pieno di debiti.
Speriamo che anche ciò abbia un peso.

Tanta incertezza c’è sempre perché dopo tre anni poco abbiamo capito degli scopi della proprietà.
Suning, ad esempio, ha rilevato l’Inter per vincere. Lo si capì dalla scelta di Marotta e Conte, innesti fra l’altro urticanti per la maggior parte dei cugini e largamente osteggiati; ma se uno si affida al dirigente che ha costruito la juve-schiacciasassi e a un allenatore che vanta oltre il 60% di vittorie fra club di prima fascia e Nazionale (partite ufficiali) oltre a 4 titoli nazionali (fra cui una Premier League) lo scopo non è certo cazzeggiare o ‘sabotare’ l’interismo come, ripeto, molti cugini hanno gridato per circa 18 mesi. Prima di rassegnarsi a vincere…
Il budget a disposizione per le varie operazioni gustificava l’ambizione.
Non vuol dire che facendo queste scelte necessariamente vai a vincere, o che non si possano fare altre scelte. Il progetto Conte avrebbe potuto anche interrompersi; però il tifoso capisce che lo scopo è quello, e specie a Milano, ambiente dove la vittoria è sempre molto importante, la cosa conta. Non c’è invidia da parte mia per il successo, devo dire solo una tappa mi ha generato rosicamento: Marotta che sbatte fuori Icardi e mugliera, e prende Lukaku. Il riassunto di cosa vuol dire, in campo e fuori, fare una mossa decisiva e del come farla.
Noi invece non ci si capisce niente, stante le innumerevoli contraddizioni. Generate per lo più da Gazidis, questa specie di diplomatico alieno inviato da altri alieni, che dà un’importanza capitale a varie cose di contorno (non scrivo ‘baggianate’ perché si parla di no al razzismo e calcio femminile, sia mai) e poi guarda stupito i vari dirigenti delle altre squadre passare all’incasso a fine stagione…mentre noi confidiamo nel VAR e la buonafede. Il progetto Superlega poteva essere il guizzo (alieno) capace di spiegare certi silenzi e casini…ma niente. Quindi boh. Poi è chiaro che i risultati positivi aiutano a nascondere le magagne, ma se ci sono e sono decisive prima o poi saltan fuori. E se quando il gioco si fa duro pesa di più l’isterismo di certe mezze fighe o qualche puntata a Sanremo piuttosto che gli stipendi ‘non pagati’ io, al posto che barrire al complotto o alla violazione dei regolamenti, rifletto sulle nostre mancanze e su quanto deserto dobbiamo ancora attraversare prima di uscirne.

C’è questa occasione adesso, quasi da dentro o fuori. Sarebbe se non la fine delle difficoltà, magari un’oasi. Ma dopo un bel po’ di anni capirete che il brivido prepartita, visti anche i segnali, ve lo lascio.
Ottima notizia, invece, l’ingaggio di Mourinho a Roma. Rimane libero Don Sarri. Sperèm.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.