Classifica ed umiltà

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Finita la partita con il Napoli mi è sembrato di rivivere le stesse scene vissute poche settimane prima nella trasferta di Torino. Tranquillità e cauto ottimismo, dopo aver ottenuto un pareggio con un Napoli che si trovava tra l’ammutinamento e la gita scolastica al Duomo di Milano. Come per la sconfitta contro la peggior Juventus affrontata negli ultimi nove anni, anche il pareggio inutile contro il peggior Napoli della stagione, ha portato il tifoso rossonero ad essere soddisfatto non tanto per il risultato ma quanto per la prestazione. A questo ci hanno ridotto. Dopo averci obbligato a pensare che per poter tifare una squadra di calcio si debba essere dei piccoli broker finanziari capaci di districarsi tra bilanci/bonfici/due diligence, dopo averci raccontato che solo con uno stadio di proprietà si può competere con le altre avversarie, adesso il nuovo “mood” è quello di essere soddisfatti per la prestazione contro avversari più forti. Che se uno la volesse leggere bene è un’ammissione lapalissiana di mediocrità, perchè significa che implicitamente ci si rende conto di essere una squadra di medio-bassa classifica che può uscire dal campo soddisfatta per la prestazione ma senza punti in tasca. Per me non fa una piega, il problema è spiegarlo a chi tira in ballo la Champions e affini.

Mai idea fu più sana di far leggere la classifica alla squadra. Ma ovviamente questa idea non poteva venire dalle menti illuminate di un AD estraneo al calcio e a due fotomodelli talmente tracotanti che solo nominando la serie B inorridiscono, tappandosi il naso per la plebe che frequenta certi ambienti. L’idea è stata di uno che è già stato in queste situazioni e che ha capito bene qual è il valore tecnico e morale di questa squadra. Non è un genio Pioli, ma è una persona intelligente che non ha grilli per la testa. Non è il buon Giampy che viveva nel mondo irreale galeoniano, fatto di idee e di concetti difficilmente applicabili a Milano. Pioli ha capito, molto bene, quello che sta affrontando e ci sta mettendo la sua esperienza da allenatore traghettatore per evitare il peggio. La grande domanda che io mi pongo è la seguente: ma la squadra e la società sono pronte a lottare per la salvezza?

“A 40 punti si entra in Champions, ne mancano 26”

La risposta è no. È una questione di DNA societario, ci sono realtà che sono costruite e preparate per lavorare su stagioni di sofferenza. Il mercato che fanno e i giocatori che acquistano sono adatti a questo ruolo. Lo fanno anche con budget decisamente inferiori, ma lo fanno con costrutto. Per esempio, per queste squadre ha molto più senso avere in attacco un cagnaccio scafato come Pandev che prendere un giovincello portoghese di belle speranze (strapangandolo) che, nel suo totale distacco dalla realtà, pensa a fare i colpi di tacco nella sua trequarti al 90’ con il risultato ancora in bilico. Il problema va analizzato ed affrontato senza troppe ansie. Il fatto che il Milan non possa lottare per la retrocessione perchè è il Milan è una frase senza un costrutto. Non la accetto. Il Milan non è il Milan da tempo e quello che si sta vedendo ci avvicina di più ad una squadra di quella posizione di classifica che ai fasti del passato. Inoltre il nome in queste situazioni non entra in campo e calcolando che non facciamo paura neanche più ad un Lecce qualunque, vorrei capire per quale ragione ci dovrebbero piovere dal cielo dei punti. La paura di Pioli è più che sensata perchè sa che, se a breve le cose dovessero mettersi male, questa squadra non è predisposta per lottare per un obiettivo che non conosce. Figuratevi che l’anno scorso con una rosa più forte ed un gruppo coeso si sono cagati addosso appena hanno sentito profumo di alta classifica, pensate oggi quando ogni pallone va fatto scoppiare. Usciamo dalla tracotanza che la nostra dirigenza vorrebbe imporci, nelle ultime cinque giornate solo Spal e Brescia hanno fatto peggio di noi (3 punti gli emiliani e 0 punti i lombardi). Sampdoria e Genoa (che erano conciate come il porco a dicembre), oltre al Sassuolo ne hanno fatti di più e i neroverdi hanno anche una partita da recuperare proprio contro il Brescia ultimo in classifica. Sono dati, non sono parole. Magari mi sbaglio ma non ho sentito nessun tesserato di queste cinque società, ma ce ne sarebbero altre, parlare di Europa. Anzi ho visto squadre ben inferiori, come monte ingaggi ma non come carattere, lottare fino al 96’ per ottenere un punticino che possa smuovere la loro classifica. Con il Lecce lo abbiamo vissuto in prima persona, sempre per citare un esempio. Non si va in B solo per sfortuna o perchè si è inferiori agli altri ma, succede anche quando ti trovi invischiato in una classifica che non sai come gestire. Nè sportivamente, nè mediaticamente, nè caratterialmente. E noi, che vi piaccia o no, non siamo preparati per una situazione del genere, perchè mentre la barca va alla deriva, qui i menestrelli e non solo, ci suonano la musichetta per distoglierci dallo sfacelo.

“Lo sapete che siete dodicesimi in classifica, mi ha capito?” Boooom

Non me ne frega di fare del terrorismo, me ne frego proprio di chi si sentirà “offeso” da questo post. Ma mi piacerebbe che il percorso da qui in avanti sia affrontato con l’umiltà che serve per uscire da questa situazione. Da parte di tutti, tifosi in primis. L’allenatore mi sembra sul pezzo, spero che si adeguino i quattro disperati che entrano in campo e anche la società che continua a navigare a vista ma senza guardare l’orizzonte ma solo guardandosi allo specchio e piacendosi, anche parecchio. Comprare (o provare a comprare) Ibrahimovic per raggiungere una salvezza tranquilla è qualcosa di folle. Dare palate di milioni ad un giocatore a fine carriera, abituato ad altri palcoscenici, per fare la “guerra” a Lecce e Udinese è una scelta aziendale ed economica scellerata. Spero che ci siano idee più serie e concrete nella mente dei dirigenti più pagati del calcio italiano. Quando li vedremo frequentare l’ambiente del calcio, quello vero? Quando li vedremo seguire le partite internazionali in tribuna come fanno gli altri cercando dei veri crack e non gli amici consigliati dai procuratori? Nel frattempo, il buon Zorro è scomparso dai radar da giorni e se lo conosciamo bene, non è un caso. Non è fatto per fare la figurina. Il suo amico invece si fa vedere solo per foto e video interviste, sempre legate alla dinastia, al passato e al trapassato remoto. Intanto il calcio va avanti e non ci accorgiamo di essere rimasti inevitabilmente indietro. Nell’epoca del digitale, noi giriamo con il Walkman giallo della Sony e le cassette TDK con i pezzi registrati alla radio.

Da qui alla fine dell’anno ci aspettano quattro partite. Tre trasferte su campi difficili, con squadre che corrono (per noi già questo è un problema), che lottano e che sono tignose in ogni momento della partita. Non vorrei esagerare ma in queste quattro partite ci giochiamo tanto del proseguo della nostra stagione. Perchè per i pessimisti come me, lo scudetto è sempre stato il quinto posto, però oggi dobbiamo essere bravi a concentrarci su altri obiettivi per l’avverarsi di tutte le peggiori situazioni elencate nei mesi passati e per le quali si veniva sbeffeggiati. La domanda rimane sempre la stessa di prima, saranno pronti? Vi sembra che questa sia una squadra che ha capito in che situazione si trova? A me sembra proprio di no. Questi sono dei ragazzotti impreparati e anche scarsi. Non è un caso che i meno peggio delle ultime settimane siano Krunic e Bennacer che sono abituati a certe posizioni di classifica. Facciamo un bagno di umiltà e mettiamoci a pedalare, per il bene del Milan e per aspettare il prossimo anno zero, possibilmente senza giocare un derby al Brianteo.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.