Benvenuto Gazidis

6181

Dopo aver passato un week-end a constatare che, escluse le prime tre della classifica, le altre sono tutte squadre che potrebbero finire tra la quarta e la decima posizione, siamo arrivati a scoprire un pò meglio la figura del nuovo AD, che non ha mancato di presentarsi con un video e con uno scambio di idee con alcuni media. Siccome questa settimana non mi va di parlare di campo, perchè che piaccia o non piaccia, la squadra tra mille difficoltà è nel pieno della corsa per il suo massimo ed unico obiettivo stagionale raggiungibile (il quarto posto), mi voglio concentrare sul ciò che ne ho ricavato dal primo impatto con Ivan Gazidis.

Sicuramente il suo curriculum vitae parla da solo, molto più di quello che potesse fare per i precedenti AD. Uno specializzato in ricette di cucina a basso costo, l’altro specializzato in “moderato ottimismo” che poi è finito gambe all’aria. Sulle qualità manageriali del nuovo AD sudafricano non discuto, se lui è lì e io sono qui, sicuramente qualcosa di importante l’ha fatto, però mi sento di dissentire su un punto (e non solo). Non si può dimenticare il contesto nel quale questa società sta operando da dieci anni. Non si può non considerare che cosa è oggi il Milan. È successo di tutto, ne abbiamo vissute di ogni, abbiamo visto alternarsi personaggi intorno al nostro Milan che nemmeno nei peggiori bar di Caracas. Pertanto i tifosi sono molto sensibili e hanno già il colpo in canna pronti a non perdonare più nulla. L’amore dei tifosi è sempre incondizionato ma il periodo di vacche magre è oltremodo sfiancante. Presentarsi riportando in auge il discorso dello stadio e dei giovani, per me, è la dimostrazione che non si considera dove si sta lavorando. Queste favolette del Milan “giovane(e italiano)” le abbiamo sentite, masticate e vomitate. Svariate volte. Le storie su San Siro inadeguato, non pronto a generare ricavi, è una storia vecchia, sentita e risentita. Anzi abbiamo anche visto progetti e fatto aste per un nuovo stadio. Ci abbiamo rimesso anche dei milioni di euro in penali. Eppure siamo sempre lì, a questi discorsi. Ci mancano i petroldollari e poi abbiamo fatto bingo, li abbiamo ritirati fuori tutti. Anzi, il nuovo mood è “i paletti del FFP” che vanno rispettati. Direi che “I paletti sono i nuovi petroldollari”.

Adesso chiedo a voi se in altre società in Italia e in Europa, avete mai sentito sempre questi dischi rotti ripetersi all’infinito senza mai portare ad una soluzione. Per me sono solo scuse. Punto. Il calcio moderno è fatto di investimenti, investimenti, investimenti ed investimenti. Per citare il tanto amato presidente oscuro della Lega Calcio, Monsieur Lotito, “Portare soldi, vedere cammello”. È inutile girare tanto intorno, per competere con i top club europei, partendo noi con un gap di dieci anni, non servono progetti a lunga scadenza, che porteranno risultati (se va bene) tra cinque/otto anni ma va investito pesantemente da subito. Va investito su giocatori di fascia alta, con ingaggi importanti, da subito. Ma non uno all’anno ma almeno due top player a mercato per i prossimi tre mercati, per colmare questa voragine che si è creata con il resto del gotha del calcio europeo, va fatto saltare il banco. Al tavolo della Champions ci si siede con lo smoking nuovo, non con le giacche camouflage della Diesel. Altrimenti? Altrimenti si continua con la storia dei giovani da far crescere per avere i futuri campioni, con allenatori fatti in casa, con rinnovi contrattuali per ringraziamento e stima. Altrimenti si torna nel porto da dove pensavamo di essere partiti, Giannino F&K. Che Caronte ce ne scampi.

Non ce l’ho con i giovani, assolutamente, ma non si può pensare di trasformare il Milan in un Arsenal con una bacheca e una storia più importante. Il Milan deve avere un vivaio importante, questo è certo, ma non si può pensare di far leva su quello per non spendere soldi in nomi altisonanti. Ricordo, ai disattenti, che la primavera rossonera, ad oggi, è penultima in campionato nel suo girone. Nella rosa attuale di questa squadra non ci sono giocatori futuribili, vanno bene a riempire la panchina attuale ma non saranno mai uomini titolari del Milan. O meglio, titolari del Milan che noi abbiamo in mente, poi se invece l’idea è di creare un Atalanta rossonera, vanno benissimo. Rimane il fatto che l’Atalanta questo lavoro lo fa da decenni, e lo sa fare bene. Il Milan giovane è una scusa per non spendere troppo. Un Milan giovane non è appetibile per campioni che devono venire a fare la chioccia. Un Milan giovane non vince. Siccome il calcio è fatto di cicli, va ricordato che sono dieci anni che il ciclo rossonero si è arenato ed è affondato. Non è molto rispetto a periodi più oscuri del passato, ma sono tanti anni. Siamo già ad un paio di generazioni di tifosi completamente persi. Il tifoso lo si fa sognare con Cristiano Ronaldo o con Bellanova (con tutto il rispetto)? Il tifoso più giovane ama vedere la sua squadra vincere. Altrimenti guarda altri lidi.

Riempilo così lo stadio e poi parliamo…

Se Gazidis vuole veramente essere un innovatore deve permettere a questa società di rientrare nel calcio che conta il prima possibile. Incassi da stadio e sponsor arrivano da soli, quando vinci. Ricordo che San Siro ha circa 80mila posti a sedere, averne già 68/70mila fissi a partita ti porta già un bel gruzzoletto. Inutile fare algoritmi e funzioni matematiche per fare impennare i ricavi, quando la squadra non è vincente, non è coinvolgente e i tifosi non hanno idoli in campo da osannare. Gli sponsor cercano marchi vincenti. Dodici anni fa a Torino erano in Serie B, adesso fanno partnership con la NBA. Giusto per dire. Io mi ritengo un tifoso rossonero fortunato, ho vissuto l’epopea berlusconiana nella sua totalià ma ho vissuto anche il declino e la fine di quel sogno. Ho visto le due facce della medaglia e quella che ha cambiato il calcio e la percezione del Milan nel Mondo, non era la faccia del Milan giuovane ed italiano. Forse il Dottor Gazidis (lui non è geometra, possiamo chiamarlo Dottore) non lo sa ma quel Milan è nato con Donadoni preso a suon di miliardi di lire e con giocatori giovani che arrivavano da un vivaio già ampiamente rodato che anche negli anni successivi ha sfornato dei giovani validi. Adesso invece noi siamo al volante di una 500 Abarth ma gli altri stanno gareggiando con le Lamborghini. Possiamo mettere più cavalli alla 500, ma sempre una 500 rimarrà.

L’innovazione e il cambiamento in quel di Milanello e via Aldo Rossi, lo si vedrà anche nella comunicazione con, per e intorno al Milan. Pulizia. Va fatta pulizia di tutte quelle pseudo figure che ruotano intorno alla società e ne fanno solo il male. Voci, spifferi, mezze verità non devono più esistere. Inutile avere la sala stampa piena di comparse che rimpiangono i bei tempi andati facendo domande non pertinenti, inutili e spesso incentrate su argomenti di nessuna rilevanza. Gazidis cominci a portare un pò di regole anglosassoni intorno alla sala stampa. Cominci con il controllare le fughe di notizie. Il Milan è diventata la società più mediatica degli ultimi anni ma mai per cose importanti ma solo per trattative di mercato buttate in faccia a tutti, amori che ritornano, per accordi da siglare con sponsor e, ahimè, negli ultimi 12 mesi anche per le attese di bonifici. In questa e di questa società parlano tutti. Giornalai, ex giocatori, procuratori, ex amici, ex veline, ex PR, ex ristoratori e chi più ne ha più ne metta. Importante che siano ex. Il modello deve essere differente e lontano da quello dell’ultimo decennio. Non perchè lo dico io ma perchè lo dicono i risultati e la storia. Da club esemplare per il Mondo dello sport a malandata controfigura di un film turco è bastato un decennio di cene pazze con gli amici. Basta (s)parlare e scrivere di Milan senza cognizione di causa ma solo per un click o una visualizzazione in più. La linea editoriale deve essere imposta dalla società, come i club più importanti al Mondo fanno. In qualsiasi sport professionistico. Su questo, a mio modo di vedere, si vedrà la prima grande impressione del nuovo AD. Nella mediocrità non siamo abituati a stare, ci hanno portato a considerarla l’unica soluzione ma noi sappiamo che la nostra Storia ci impone di essere in vetta al Mondo. Sempre.

Probabilmente alcuni di voi non saranno d’accordo su quanto scritto ma più vedo le partite e più mi rendo conto che un piccolo germoglio è stato seminato. Quest’anno sarà un anno fondamentale per portare in Champions questa squadra, ma il mio pensiero va al futuro pertanto si deve cominciare a lavorare da azienda e per tenere il passo degli altri non possiamo più accumulare ritardi. Poche parole trite e ritrite, molti più fatti ma soprattutto, mano al portafoglio.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.