Bentornato Capitano

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L’estate scorsa con l’arrivo di Bonucci ho  pensato che le cose stessero cambiando veramente. Non era un pensiero legato al fatto che fossimo, finalmente, riusciti a prendere un giocatore di prima fascia. Era un pensiero legato al fatto che stessimo acquisendo una dose di personalità, di leadership e di attributi che dopo oltre un lustro sembravano essere ormai merce rara in quel di Milanello.
Per tutta l’estate continuavo a ripetere agli amici che l’operazione di ricostruzione era appena cominciata e che non si poteva e non si doveva storcere il naso in base alla provenienza dei giocatori. Le basi si stavano gettando per cercare di rimettere tutto a posto, dopo anni di picconate atte a far crollare il castello.

La mentalità vincente è una caratteristica che sul mercato non si trova, non la si può acquistare. Non bastano duecentomilioni di paperdollari per comprarla, devi essere fortunato nella scelta e, possibilmente, devi fare in modo di farla tramandare da qualche leader all’interno di un gruppo.
Non sto a parlare di cosa ci dovevamo sorbire fino a circa un anno fa, quando la mentalità era stata sostituita dalla precarietà e dalla incapacità.
Leonardo Bonucci è un leader. Questo è quello che ho pensato fin dal momento che un whatsapp mi preannunciò il suo arrivo a Milano. Passai la notte insonne pensando che uno come lui nello spogliatoio potesse portare solo dei valori aggiunti di esperienza e di vittorie. Guardavo il suo arrivo a Casa Milan e l’entusiasmo che lo circondava. Ero contento. Ero commosso. Le squadre di calcio non si costruiscono in due mesi e non si costruiscono con l’album Panini. Le squadre di calcio nascono dai ragionamenti, dai progetti e dall’acquisto di giocatori di valore. Non ho pensato un solo secondo che per anni l’ho insultato a morte ogni volta che l’ho visto vestire la maglia di quelli là, ho pensato “questo ci fa bene”.
Probabilmente non ha l’aria simpatica (a me personalmente sta simpatico), ama molto autocelebrarsi sul web ma in fin dei conti, se hai personalità da vendere, è normale che il tuo ego sia smisurato.
Di certo, non si può dire che non abbia avuto gli attributi a mollare una società che lo ha fatto crescere e vincere, per mettersi in gioco per un progetto nuovo. Un progetto a livello embrionale ma che ha tutto per poter crescere nel migliore dei modi. Non mi curo minimamente delle voci che si susseguono, io penso al campo. Di economia e finanza non ci capisco nulla, di calcio poco di più ma almeno mi appassiona e quindi rifletto in queste righe i miei pensieri.

Bonucci è un qualcosa che a questa società e a questa squadra mancava da troppo tempo. Un capitano leader che sa fare il leader. Un capitano che sapeva di andare incontro a diverse difficoltà, probabilmente neanche lui si immaginava così tante, ma che almeno ci ha messo la faccia fin dall’inizio. Fino ad oggi ha avuto solo il torto di aver chiuso la porta in faccia a quelli là. Una colpa da scontare con commenti e giudizi sempre negativi. Lo dico perchè lo so e lo vedo. Bonucci in terra sabauda era il miglior difensore del campionato e tra i migliori del mondo, oltre ad essere un X-Men e l’unico in grado di fermare senza farsi male il tiro della tigre di Mark Lenders. Bonucci nel Regno Rossonero è diventato il male di tutti i mali, il brutto anatroccolo e anche il responsabile del buco dell’ozono. Sappiamo che questo è lo scotto da pagare, lo sapeva anche lui ma i suoi attributi non sono mai mancati. Da quando ha chiesto degli allenamenti più “duri” a quando ha applaudito Nikola Kalinic, mentre tutto San Siro lo stava accompagnando fuori dal campo a suon di fischi.
Un capitano è anche questo. Un capitano è soprattutto questo. Uno che a Fiume in panchina soffre il freddo in piedi e incita i compagni alle spalle di Gattuso in un momento delicato della stagione. Uno che decide di aiutare un compagno di squadra in difficoltà come Donnarumma. Un compagno che si è messo in difficoltà da solo ma che un leader non lascia indietro. Un leader lo porta con sè dall’altra sponda del guado. Un leader conduce i suoi uomini nelle intemperie, li guarda negli occhi e gli dice: “Qui non si lascia indietro nessuno, vi aiuto io. Voi seguitemi e io mi sacrificherò per voi”.
L’immagine di Bonucci che consola Donnarumma deve essere fatta vedere a ripetizione continua a Milanello. Non è un’immagine di vittoria. E’ un’immagine di un periodo rossonero ancora nebuloso. Non è un’immagine di trionfo come le tante che coprono le pareti di Milanello. E’ un’immagine di leadership, è un’immagine di gruppo.

Oggi io mi sento di scrivere per lui, che da Luglio ha solo ricevuto sportellate in faccia. Solo qui su MilanNight abbiamo cercato di supportare l’avvento di una nuova era dando sempre un’opinione onesta sulle prestazioni del numero 19 rossonero. Critiche quando era irriconoscibile. Elogi quando se li meritava mentre le pagelle degli espertoni lo premiavano con il 5,5.
Ne abbiamo sentite di tutte i colori provenire da coloro che devono difendere il regime. Usurpatore di fascia, usurpatore di numeri di maglia, giocatore in declino, inadatto alla difesa a tre, a quattro e a cinque.
Peccato che quando si è trovato in difficoltà, subito dopo la partita contro il Genoa, per primo si è messo in discussione. Per primo ha deciso di lavorare maggiormente per ritornare ad essere decisivo per la sua squadra. Ha capito che l’immunità di Torino era stata cancellata dopo il 14 luglio 2017 e che adesso solo il lavoro poteva permettergli di confermarsi anche a Milano.
Il gesto di Bonucci durante la partita con il Verona è passato in secondo piano perchè è stato fatto in un momento nel quale è più facile montare casi su contratti da annullare, giocatori mobizzati e proprietari cinesi misteriosi che sono avvolti nella nebbia del fiume Giallo.

Noi, qui, abbiamo il Milan nel cuore. Noi, qui, il nostro Capitano non lo lasciamo solo. Non ora, non adesso che ha conquistato i gradi di generale sul campo. Bentornato Leonardo, qui da noi vincere non è l’unica cosa che conta. Qui Leo, l’unica cosa che conta è essere Casciavit. Ed essere Cascavit vuol dire sudare  e sacrificarsi, qui non si abbandona nessuno che dimostra amore per i colori. La tempesta imperversa ma da ieri sera un Capitano ci sta conducendo fuori dalle nubi e il porto di arrivo ci sembra un pò più vicino.

FORZA MILAN

Johnson

P.s. Domani, 118 anni fa cominciava questa fantastica storia. Domani, MilanNight incastonerà un altro gioiello in questa fantastica storia. Non mancate!

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.