Aspetta e spera

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Penso che la (rin)corsa alla qualificazione in Champions League sia finita sabato nel tardo pomeriggio, quando il gol di Pandev ha dato un piccolo sussulto ai nostri animi rossoneri ma poi, il triplice fischio dell’arbitro, ha riportato tutti alla realtà dei fatti. Ora non ho veramente nessuna intenzione di sperare che il nostro cammino dipenda dalla voglia o meno della Juventus di fare il suo dovere. La Juventus farà quello che sarà meglio per se stessa, non per noi. Questo deve essere chiaro a tutti, inutile illudersi. Non mi aspetto nulla perchè il risultato di domenica è già noto a tutti. Gasperini nelle scorse settimane ha affabilmente dichiarato che “il Genoa è il nostro avversario più complicato”. Questo perchè domenica sarà un pareggio, scritto, voluto e buttato in faccia a tutti. Non si tratta di dietrologia ma di normalissima gestione delle ultime giornate del campionato italiano. L’abbiamo fatto anche noi in passato, quindi dov’è al sorpresa? Semmai, saremmo dovuti essere previdenti noi a non arrivare in questa situazione, perchè se proprio ce lo siamo dimenticati, nelle ultime nove giornate abbiamo fatto noi 11 punti, non sono stati altri a farci pareggiare con l’Udinese in casa e contro un Parma stramorto da mesi.

Nello stadio dove per anni è stato idolatrato il re del “meglio due feriti che un morto”, pensate che ci siano persone interessate a fare diversamente? Aspetta e spera. Allegri ha già detto cosa pensa di queste partite che sta giocando la Juventus “non contano nulla”, sarebbe interessante sapere cosa ne pensa la procura federale. Perchè i bianconeri dovrebbero crearsi un nemico ostico per il futuro come l’Atalanta, quando si può dare l’ennesima spallata ad un derelitto Milan che accumulerebbe ritardo gestionale per un altro anno? L’unico che potrebbe far saltare il banco è sua santità CR7 che preso da un rigurgito di serietà si metta a fare quello per il quale è pagato 30 milioni di euro l’anno. Inutile stare a fare piagnistei sulla contemporaneità e trattamenti vari. Siamo quello che abbiamo fatto vedere questa stagione. Una squadra che ha avuto non una, non due ma molte occasioni per chiudere il discorso, invece siamo qui a pregare per un miracolo (che in un mondo normale sarebbe la cosa più normale del mondo), che non accadrà. Sembriamo il tennista che dopo essere stato in vantaggio 5-1, 40-15 al quinto set, si lamenta per una chiamata dubbia al tie-break decisivo. Siamo stati sciatti per troppe settimane dopo aver raggiunto il terzo posto. Ma se guardiamo al complesso della stagione siamo stati sempre poco al di sopra della sufficienza e, questo va detto, se la Roma non avesse trovato la peggior stagione di Dzeko, non avesse avuto problemi e non avesse esonerato l’allenatore, probabilmente il discorso sarebbe già bello che chiuso. Ricordiamoci che davanti a noi c’è un’Inter che è stata più sciatta di noi nella gestione del proprio vantaggio, hanno desautorato un capitano per settimane ma quando hanno dovuto vincere lo hanno fatto. Lazio e Atalanta hanno fatto il loro campionato, i neroazzurri qualcosa in più, ma se pesiamo le rose siamo sicuri che siano così più forti? Manderemo in Champions, Palomino e Masiello, va bene ricordarlo. Ci siamo messi in questo cul de sac con le nostre forze.  Non calcolando il livello di pressione messo sulle spalle della squadra da allenatore e società con la richiesta di qualificazione alla Champions. Un pressione che questi ragazzotti non hanno mai saputo gestire e che quando c’è stato da serrare le fila veramente si sono letteralmente cagati sotto. Ma il finale di stagione è vicino e si tireranno le somme di tutto questo mettendo in evidenza le tante cose che non hanno funzionato tra campo e fuori.

Palomino pronto per la Champions

La stagione è stata praticamente sempre all’insegna dell’inseguimento. Quando siamo stati con l’acqua alla gola, per assurdo, siamo riusciti a fare qualcosa di buono ma appena abbiamo messo la testa fuori dal fango, l’ossigeno dell’alta montagna ci ha dato alla testa con momenti di rara follia calcistica. Risse, polemiche, gol presi da calcio d’angolo a favore, gestione del possesso palla soporifero, ritiri, male parole, toto-allenatori hanno fatto da contorno a mesi e mesi di questa stagione folle. Sarà forse colpa della Juventus se non dovessimo entrare in Champions? Cominciamo a vincere le partite che ci mancano, visto che con squadre già retrocesse siamo riusciti, nel recente passato, a fare anche brutte figure. Ergo, pensiamo a casa nostra.

Ci stupiamo che la Lega non prenda in considerazione la richiesta di contemporaneità delle gare per il prossimo week end. Ma veramente siamo stupiti? Forse qualcuno si dimentica di certi arbitraggi durante la stagione, di ammonizioni ed espulsioni che sono state assegnate con chirurgica precisione. Ci si dimentica di alcune dichiarazioni di cariche importanti del calcio e della politica. Questa società non conta nulla a livello politico. Troppo impegnati a fare summit a Milanello, a fare progetti per il nuovo stadio, a fare la spunta degli sponsor che ci faranno impennare il fatturato, a fare scouting duro per le giovanili, a stringere partnership con importanti brand mondiali, a cercare il nuovo profilo adatto alla panchina, e così ci si è dimenticati di farsi vedere nelle stanze che contano. Giusto per ricordare, la Lazio il recupero con l’Udinese l’ha giocato quando ha voluto e dopo la finale di Coppa Italia del prossimo mercoledì, giocherà in campionato lunedì 20 Maggio. Com’era quella storia sulla potenza di Elliott? Questi non erano quelli che dovevano rasare al suolo tutto? Ah no, sciocco io, hanno appena iniziato, va dato tempo.  Se il buongiorno si vede dal mattino, come si dice a Bolzano “Me cojoni”. Aspetta e spera.

Andrà come andrà, di certo di questa stagione ci rimarrà attaccato proprio poco e toccando con mano ci renderemo conto della bava alla bocca che c’è venuta durante tutto l’anno aspettando la vittoria delle varie finali.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.