Alti e bassi senza pensieri

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Prendici per mano, Zlatan.

E’ un Milan leggero nella testa e nelle gambe, che fa divertire e che va seguito appunto con leggerezza. Non mi pongo alcuna domanda: durerà, non durerà, cresceremo, non cresceremo, la difesa e la non difesa; cosa sarebbe stato se…, cosa succederà se…. . Non mi va di grattare la superficie; giochiamo con energia, vinciamo: va bene così. La mia aspettativa è arrivare sesti, con un po’ fortuna, giocandosela nelle ultime giornate, se vorremo. Era questo l’obiettivo iniziale? No. E allora non c’è altro da aggiungere sul resto, vedremo l’anno prossimo come si riprenderà in mano il discorso.
L’idea di adesso è dare giustamente un senso alla campagna acquisti estiva, missione non diversa da quella intrapresa nel 2017/18, in condizioni più o meno analoghe di classifica, speriamo con gli stessi esiti; missione che può riuscire anche indipendentemente dai risultati. Con un pari contro l’Udinese sarei qua comunque a raccontare di un Milan finalmente ‘giovane’ anche nell’anima, con palloni che volano dappertutto, errori di troppa voglia, pugni incassati e ridati e disordine da cui però nascono opportunità. Un Milan coraggioso e che tutto sommato piace.
Una giovanilità che ci ha dato un 38enne, tornato qui perché ci era già stato, non strettamente per soldi o per opportunità. Ci sarebbe tanto da discutere a riguardo, non lo voglio fare. E’ un Milan-pasticcino, un mignon che mi mangio senza pensieri, anzi eliminando quelli nefasti nati proprio (e giustamente) dopo la velenosa gara di andata vissuta sugli spalti del Friuli; caso chiuso: quel Milan è finito, anzi, lo era già.
Dove può arrivare questo? Non mi interessa ora ed impossibile dirlo per chiunque; per me tanto lontano quanto l’umiltà dei suoi protagonisti. Ne sapremo di più dopo il primo stop, fino ad allora divertiamoci.

Fuori dal campo invece succedono cose difficili da capire. IL problema è, chiaramente, che in questi ultimi anni è mancata strategia. Si è parlato e riparlato dei singoli dirigenti, dei singoli allenatori e finanche dei singoli giocatori che come è stato per Montolivo o Suso sono diventati veri e propri bersagli dello sconforto e della frustrazione in maniera spesso (anche da parte mia) esagerata. Ma questi sono soldatini, sono ufficiali, al più generali e la loro inadeguatezza alle nostre aspettative è conseguenza di una strategia complessiva assente o assurda in cui questi uomini (o uominicchi, o quaqquaraqquà) si sono trovati. Non c’è causa-effetto da analizzare e probabilmente nemmeno colpe da attribuire, è più semplice: una strategia inetta chiama incapaci, inadatti, perdenti, improvvisati. Perlopiù, poi ci sono eccezioni. Che si sono però mischiate e perse, come la buona volontà di alcuni.
Con un po’ di sorpresa riconosco che queste prime mosse invernali potrebbero essere strategiche a qualcosa, a una generica crescita nel medio termine forse, o a una ristrutturazione. Forse la secchiata d’acqua gelata presa a Bergamo, con sguardo sulla classifica e sulle proiezioni finali (peggior Milan degli ultimi 40 anni, quella era la strada, prima che qualcuno dopo un paio di vittorie se lo scordi) è servita a dare un po’ di struttura all’operato confuso del tandem Boban/Maldini (magari anche una gerarchia) e di buonsenso magari all’etereo Fondo Elliott collimando in una strategia guidata dalla logica. Si perché finora il fondo americano ha operato mixando opportunamente dosi di Giannino a dosi di cinesata, finendo col costruire una squadra più costosa, più insostenibile e ingestibile anche del recente passato, e con risultati peggiori sul campo. Forse (forse) ci siamo fermati in tempo. Forse (forse) si sta impostando un discorso che fra alti e bassi ci potrà portare a svincolarci per sempre dalle follie berlusconiane e post (o cripto) berlusconiane.

Chiaramente al momento la strategia è lanciare delle scialuppe in mare durante il naufragio e salvare l’equipaggio. Non può essere altrimenti, visto l’accumulo negativo delle gestioni precedenti e la confusione estiva. Qualche perdita è accettabile se si riesce a salvare il grosso, con buona volontà, giusto? Dunque per fare spazio al Leader, che giustamente costa più o meno 7 milioni di euro per 6 mesi vengono tagliate alcune riserve dallo stipendio elevato; sempre che si riesca, certo. Se il Leader può far emergere i giovani dalla palude di questa stagione (poi saranno cazzi loro, ma questo è un altro discorso) bene, è la mossa giusta.
Ma c’è anche il discorso UEFA, che col Milan che potrebbe proiettarsi al sesto posto (per cui immagino una quota bassa, dunque accessibile, quest’anno) dovrebbe essere ripreso. Finalmente mi pare si sia preso col giusto piglio il cartellino rosso incassato quest’estate, accolto in prima battuta sia per esigenze di propaganda che, temo, anche per supponenza, con risate e spallucce. L’ “”””””“accordo””””””””” con la UEFA, per me, non esiste o consisteva comunque in quello che abbiamo visto: levarsi dalle palle. A maggio potremmo dover tornare a parlare, e con un passivo da 150 milioni con proiezioni simili per il 2020, e risultati scadenti, non penso che la discussione sarebbe stata granchè diversa dall’ultima. Bisogna dare segnali e possibilmente concretizzare. Il Milan ha bisogno di ripulire la propria immagine e i propri conti in maniera chiara, decisa, allineandosi agli altri club; ‘non abbiamo debiti’, ‘paghiamo tutti sull’unghia’, si bellissimo ma abbiamo costi in aumento e ricavi in discesa con perdite fra i 50 e i 100 milioni di euro anche se facciamo una campagna acquisti da neopromossa (vedi l’anno che abbiamo preso Vangioni, Gustavo Gomez ecc.) perché abbiamo monte ingaggi insostenibile e spesso 0 alla voce ‘cessioni’. Torno al pensiero di quest’estate, prima che iniziasse la discesa nell’assurdo da cui forse (forse) stiamo uscendo: Elliott è qui per ristrutturare e vendere? Allora si deve vedere. Adesso si sta vedendo, con un certo populismo e una certa fretta, ma si vede. Le cessioni dei vari Suso, Piatek, Paqueta devono concretizzarsi. Che non servono a niente è evidente, anzi si sta meglio senza.
Non sono contento, specie perché le cose paiono fatte in maniera sbrigativa, ma come ho scritto molte volte meglio avere una rotta controversa e discutibile, corta, poco ambiziosa (magari no), e seguirla…piuttosto che dieci rotte divergenti.

Anche per Suso sono in arrivo temibili tagli

Certo c’è il rischio che i “tagli al personale” di Boban somiglino a quelli di Maccio Capatonda: sforbiciate a caso in mezzo all’assurdo. Ma diamo un po’ di tempo. Le vittorie aiutano anche in questo. Adesso sembra tutta una figata ma lo stress test arriverà: le prime battute d’arresto ci diranno poi quanta consistenza c’è anche dietro questa nuova strategia.
Di come arriveremo alla fine quest’anno non ce ne deve fregare niente, l’importante è farlo dignitosamente e con leggerezza, senza che il risultato finale, che sarà con ogni probabilità non soddisfacente, sia visto come una sconfitta. Poi ci saranno la scelta del nuovo tecnico e le mosse della campagna acquisti estiva, con tutto il tempo di ricredermi sulla “strategia” se ci troveremo di fronte ad altre cazzate tipo Giampaolo o impostare la campagna acquisti in entrata prima di cercare di vendere gli esuberi ma senza rinunciare al loro ruolo da titolari. Il passaggio per i bassifondi e per il ridicolo è servito? Sperèm, io non intenderei ripassarci. Di Giampaolo e cinquine dall’Atalanta me ne basta una dose singola nella mia vita da milanista.

Nessun credito da parte mia alla trattativa col gruppo LVMH. Che molti indicano come vero ‘faro’ di questa accortezza sul mercato.
Primo perché è stata smentita ufficialmente, il gruppo è quotato in borsa e credo (correggetemi però) se ci fosse l’intento di acquisire il Milan lo debba dichiarare. A meno che il signor Arnault non lo voglia acquistare come suo bene personale, boh.
Secondo perché le voci arrivano da tutti i soliti menestrelli (escluso Serafini) con annesso condiriso di minchiate, oltre che ovviamente ‘base d’asta 1 miliardo di euro’ che il Milan potrebbe si valere ma in ben altre condizioni di bilancio e gestione. Quelle che appunto forse (forse) si stanno imboccando ora.
Terzo perché, e lo dico da ignorante assoluto di tutta la situazione e giusto pour parlè, se il progetto prevede il 70enne Braida come uomo tecnico e l’insipido uomo Fininvest Gandini come AD, il signor Arnault può stare dove sta; risparmi pure i suoi soldi, con questi residuati ci prendiamo un altro lustro di piste da juve e Inter. Se dobbiamo sognare, sogniamo cose più belle e più nuove; questi mi paiono i soliti sogni dei vegliardi che si sono trasferiti a Monza.
Preferisco la realtà, che forse (forse) ci sta dicendo che si chiude con l’Era dell’Assurdo.
Inizia però, probabilmente, un limbo dal tempo indefinito. In cui, e torniamo a monte, cogliere senza troppi pensieri le soddisfazioni che arrivano dal campo.

Larry

 

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.