Adrenalina

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Il gran giorno è arrivato, certo non è come una finale di champions league ma è una di quelle giornate in cui il mio cuore va a mille perché ci si gioca più di una coppa, si prova a raddrizzare una stagione dai risultati sportivi deludenti per guardare con un po’ più di serenità al futuro, in fondo siamo tifosi e ci nutriamo e viviamo di emozioni forti.
Se dovessi parlare dell’aspetto tecnico farei prima a lasciar perdere, basta vedere la panchina che hanno a disposizione quelli là per capire come il divario da questo punto di vista sia enorme. Noi abbiamo giusto l’undici titolare ma non deve essere una giustificazione perchè qui ci giochiamo tutto in una partita secca e bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo. So che la tensione mi logorerà prima, durante e dopo la partita in un bagno di sudore che nemmeno un sole agostano milanese giustificherebbe, ma io le gare le vivo così e questa sera sarà pure peggio perché sarà pure la minuscola e bistratta coppa italia ma per me vuol dire tanto, vuol dire tornare a vincere un torneo, vuol dire provare a rimettersi in marcia, vuol dire emozionarsi. Mi serve quel trofeo ed occorre ad ogni milanista per sentirsi più vivo che mai abbracciando i propri amici, figli e parenti dopo un anno di sofferenze.

Faccio fatica a scrivere, quando arriva una finale il mio cervello si trasforma in una tabula rasa esattamente come mi accadeva dieci minuti prima di un qualsiasi esame universitario, un vuoto degno dell’immensità dello spazio. E’ più forte di me, tensione alle stelle, adrenalina che prende il sopravvento e cervello che va in ferie senza preavviso. Probabilmente non sarò l’unico, anzi spero che saremo in molti tesi come corde di violino, perché dobbiamo tornare a vivere le partite con la giusta dose di passione, cioè esagerata. Vorrei vedere uno stadio in cui il nostro pubblico tifa incessantemente, una carica agonistica da coltello tra i denti ed un match che sogno da tanto tempo. Lo so, sto delirando, ma che ci volete fare sono un tifoso semplice, la partita si avvicina ed il cervello ha già preparato le valigie.

Non oso immaginare la tensione di Gattuso, credo che chiunque lo sfiori rischi una scossa più forte di quella di un taser ed i giocatori non saranno da meno. Caro Ringhio, non so come, ma guidaci alla vittoria, perché sei tu il primo a meritarlo avendo cercato di normalizzare una situazione sportivamente drammatica dando un’ossatura ad un squadra che fino al tuo avvento a momenti non sapeva nemmeno cosa fare e come schierarsi in campo. Non mi hai fatto vedere del bel calcio e i miei dubbi legati all’esperienza rimangono, ma cavoli, hai ripreso una stagione buttata nel cesso già a novembre per renderla viva fino ad oggi. Te la meriti questa coppa. Te la meriti ancor di più perché hai fatto da allenatore, psicologo, hai preso le difese di tutto l’ambiente Milan nonostante il tuo compito fosse allenare, hai dato orgoglio ai tifosi nei momenti più bui della stagione e soprattutto hai dato un peso micidiale a un concetto fondamentale per chiunque ami questi colori: appartenenza. Rino, come allenatore non mi avrai ancora convinto per il gioco espresso però se oggi sono qui con l’adrenalina a mille, salivazione azzerata e vuoti di memoria degni di un esame universitario, lo devo a te e al recupero prima di tutto psicologico che hai operato sui giocatori e su tutto l’ambiente.

Adesso per i calciatori è arrivato il momento del riscatto dopo una stagione avara di soddisfazioni. Si sono guadagnati questa occasione per ridare lustro alla nostra gloriosa maglia, quel lustro che il loro condottiero Rino Gattuso ha saputo dare in maniera importante nella propria carriera. Che lo guardino prima di entrare in campo, prendano esempio dalla sua convinzione perché con i nostri sacri colori ha vinto tutto grazie a uno spirito e una voglia impareggiabili. Quello spirito, quella voglia dovrà animare ognuno di loro, dovranno sacrificarsi gli uni per gli altri, perché è arrivato il momento di vincere e convincersi che il percorso per tornare grandi può ricominciare da qui. Siate dei diavoli anche se il male sta dall’altra parte, ed onorate la nostra maglia con tutto ciò che avete in corpo.

Ormai manca troppo poco alla partita, la tensione è un crescendo rossiniano e nella mia testa riecheggiano solo quattro parole ripetute all’infinito.

Forza Vecchio Cuore Rossonero

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.