A metà strada

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Giocati due match su quattro del ‘ciclo terribile’ facciamo insieme qualche considerazione utile a inquadrare meglio l’ottimo momento rossonero.

Difende et impera – 210 minuti sul campo dell’Olimpico e 0 gol subiti. Alla Roma abbiamo concesso la miseria di 0.62 xg (gol attesi, ovvero la proiezione dei gol sulla base delle occasioni avute), e i giallorossi con 47.81 xg totali sono il secondo attacco potenziale della serie A; alla Lazio sicuramente qualcosa in più in virtù di un paio di gravi errori di impostazione o valutazione, ma dei 16 tiri dei biancocelesti molti sono arrivati da fuori. Il Milan non ha segreti perché è il suo condottiero a descrivere precisamente il tipo di lavoro che esegue la squadra: “Stiamo lavorando sui concetti, sul non farci attaccare in profondità, sul giocare corti, la squadra è compatta, siamo bravi a giocare a palla “coperta”, ed è merito dei ragazzi”. Non siamo una squadra reattiva, ovvero che reagisce all’avversario punto (es. l’orrido Milan di Mihajlovic), o che sopravvive soprattutto negli errori altrui; la volontà di far giocare l’avversario a palla coperta dal portiere fino al centravanti indica un’ambizione diversa dal mero attendismo e ancora tutta da scoprire, una volontà di controllo. Non è solo merito della tattica, anche i singoli fanno la differenza: le prestazioni di Bonucci e Romagnoli sono sotto gli occhi di tutti, ma anche Bonaventura, Kessie e Biglia risultano fondamentali; grazie al loro lavoro Lazio e Roma hanno dovuto attaccare costantemente in fasce congestionate, costantemente raddoppiati; passare dal centro gli è stato impossibile.

Essere determinante – Su Hakan Calhanoglu non sussistono solo perplessità pregiudiziali da parte di qualche imbrattacarte; il turco sta infatti svolgendo numerosi compiti che vanno dalla schermatura delle linee di passaggio ‘comode’ dei difensori avversari, all’aggressione del portatore, al raddoppio difensivo. Scende spesso in ripartenza a prendere palla direttamente dai difensori, offre scarichi efficienti per la difesa, consuma molte energie nell’equilibrare una fase di possesso altrimenti poco fantasiosa visto che Suso ha altre caratteristiche, più risolutive, e deve essere sfruttato per quelle. Parliamo di un calciatore di livello, non di un palleggiatore della minkia o da salotto. Tuttavia, ammirandolo dai primi tempi al Leverkusen, rimango un po’ stupito dalla mancanza di concretezza nei momenti chiave, una costante che il turco si sta trascinando dall’inizio della stagione. Una sua palla sparacchiata alta dal centro dell’area sul finire di Milan-Torino è costata la panca a Montella, un’altra ci ha portati a Roma sullo 0-0 al posto che in vantaggio; poco male, entrambe le situazioni si sono risolte al meglio. In questo doppio confronto è mancato ancora una volta il mordente. E’ comunque ora per Hakan di uscire dal guscio: i penosi fischi di San Siro, oltre agli strilli di qualche genio del calcio in tribuna stampa, settore particolarmente accanito col nuovo 10 rossonero (probabilmente preferivano Honda), non ci sono più; al loro posto ci sarà un casino infernale a sostegno del Milan. E’ l’ora del turco: stupiscici, ne sei capace.

Leader – Bonucci non può giocare a 4; Bonucci non sa difendere; Bonucci era forte solo perché c’erano Barzagli e Chiellini. Bisogna avere pazienza, i valori poi emergono. In realtà Bonucci a 4 come ‘libero moderno’ (vai con l’ignorantata) è probabilmente più impressionante che in mezzo a due marcatori. Leo è uno sfacciato, deve fare almeno due/tre interventi gradassi a partita e per questo deve star bene di testa; la sua balistica ha bisogno di una squadra attiva e in movimento ma anche di uno scarico sicuro e veloce (Biglia) perché la sua regia è più tempo che fantasia. Nel contesto giusto Bonucci è tornato a eccellere, rinascendo anche come leader; il trascinante coast-to-coast con palla per Kalinic è roba d’altri tempi. Migliori.

11 leoni – Non voglio soffermarmi sui ‘leoni’, quanto sugli 11. Il livello di prestazioni e intese si è elevato, per scendere in campo in questo Milan bisogna essere rapidi nel pensiero, fisicamente a posto, bisogna essere coraggiosi e determinati, bisogna sbagliare poco. In panchina non abbiamo giocatori che rispondono a queste caratteristiche; non che siano tutti da buttare, ma ogni cambio pare evidentemente un downgrade. Comunque Zapata, Abate, Borini e Montolivo (che gli Dei del Calcio mi perdonino) hanno dimostrato di poter giocare qualche partita minore provocando solo un calo di qualità e fluidità di manovra, problema che Rino risolve (almeno così a me pare) chiedendogli qualcosa meno rispetto ai titolari; Borini sopperisce molto con un livello fisico eccellente. Il grande problema è invece in avanti, dove Andrè Silva e Kalinic non paiono né tatticamente né soprattutto mentalmente pronti. Il portoghese senza palla è inutile, e i famosi ‘concetti’ di Gattuso se ne vanno perciò a ramengo; e fra il far rinviare il portiere sui lati (es. Strakosha molte volte) piuttosto che dritto sul regista ci passa un tempo di gioco che a Gattuso probabilmente sta a cuore non concedere. Sul Silva con la palla soprassedo per evitare le solite liti: se ha dei numeri prima o poi li dimostrerà, dove e quando vorrà il destino. Il croato è invece un’enorme grana: avrebbe le caratteristiche per essere utile se non fondamentale in questo finale, in avvicendamento con Cutrone con cui per certi aspetti è sovrapponibile e per altri superiore (es. controllo e passaggio), ma pare un corpo vuoto. L’errore contro la Lazio è pesantissimo, anche perché Nikola non ha altra moneta che il gol per rivoltare i duri fischioni di San Siro. Con Suso e Calha ‘bloccati’ e senza alternative ci serve proprio che uno di questi due si svegli.

Uniti fino in fondo – La ‘vecchia guardia’; i dubbi di Tizio o Caio sul futuro; il mal di pancia di Sempronio. Litanie che ci hanno accompagnato per qualche anno durante stagioni al ribasso. La fine di queste questioni è forse la cosa più positiva assieme ai risultati, e ci da anche molta prospettiva. Con ‘fine’ intendo nella realtà perché qualche scribacchino pronto ad osservare e far osservare il mondo Milan dal solito punto di vista dei ‘gruppetti’, pronto a dar voce a Raiola&co o a raccontarci di quanto Montolivo sia triste, anche se nel suo ruolo di comprimario si trova più che bene e noi con lui, lo si trova sempre. Ma quel che conta è la realtà: Gattuso, la società e la prima parte sciagurata di questa stagione hanno contribuito ad appianare le differenze non tecniche e a infilare tutti nella stessa barca. Se poi le cose sul campo girano anche le puzzette di qualche procuratore ancora abituato ai magna magna da Giannino e alle tattiche intimidatorie svaniscono senza problemi.

E il fallimento? – Il bilancio del primo semestre approvato dal c.d.a. non lo approfondisco, non ho gli strumenti né le competenze; ma avremo modo più avanti. C’è che comunque quando sul campo si vede forza e volontà, facce contente di fare il proprio mestiere è difficile pensare a qualche frana in arrivo. O al meteorite preventivato da qualcuno. Sulle questioni finanziare attendiamo il rifinanziamento, visto che l’ordinaria amministrazione sembra funzionare. Banco di prova di nostro maggiore interesse sarà la campagna acquisti prossima ventura, nella speranza che qualcosa si stia già muovendo sottotraccia; non serve tanto ma spesso è al secondo giro, dopo le fondamenta, dove si fa la differenza fra un eterno wannabe e l’essere veramente una gran squadra. Le prime mosse date per certe (Strinic, forse Reina) non vogliono dire granchè, se non la già manifestata volontà di dismettere tutto l’improduttivo (Antonelli) che però non dice nulla sulle intenzioni future. Sia per quanto riguarda la parte finanziaria che quella del calciomercato, comunque, non svalvoliamo sulle ‘indiscrezioni’, il momento è importante e da vivere appieno.
Nel video motivazionale pubblicato dai social rossoneri (e anche da noi) tocca a Suso dire: In Italia e in Europa non molleremo di un centimetro”. Noi con voi. Questo conta adesso.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.