“Anche no…”

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Come insegnano nei corsi di management non si dovrebbe mai usare la parola “NO”. Meno che meno metterla all’inizio di una frase. La negazione maldispone chi la ascolta, trasmette negatività. Quindi, per non smentirmi, c’ho titolato un post, alla faccia della SDA, della Mario Silvano, della Mercuri Urval e di chi ha investito montagne di soldi per mandarmici; non è servito a niente.  Dunque, dicevo: “Anche NO”. Dopo il pareggio con l’Udinese non riesco ad essere deluso. Il pareggio dei friulani quando speravo di riuscire a portare a casa i tre punti mi lascia solo un leggero sentore d’amaro in bocca ma questo Milan, ve lo dico subito, comincia a piacermi per davvero. Sempre più. Ma andiamo con ordine.

Che con l’Udinese sarebbe stata dura l’avevo detto e scritto più volte eppure, non fosse stato per una Ingenuità  di Calabria  degna della terza categoria e che ha sporcato una buona prestazione, l’avremmo portata a casa. Intendiamoci, non sarebbe cambiato più di tanto perché Roma ed Inter per il quarto posto non li avremmo mai presi comunque. Anche se sono in fase negativa e perdono punti la distanza è siderale e, ben che andasse, avremmo forse potuto prenderne una ma non tutt’e due anche se  ammetto che in caso di vittoria mi sarei cullato nel sogno impossibile della CL perché sognare è bello. Ne farò a meno.

Sarò solo un tifoso da tastiera ma domenica a tratti mi sono persino entusiasmato. Anche se il gioco latita ancora ed iniziamo l’azione sempre lentamente, il che ci costringe ad attaccare sempre difese schierate, per la prima mezz’ora ho visto il miglior Milan della stagione. Nonostante l’impegno infrasettimanale contro la Lazio, tutt’altro che leggero, per 30 minuti abbiamo dominato il campo arrivando sempre primi sulle secondo palle (segno inequivocabile di superiorità atletica e miglior disposizione in campo) e oltre al gol abbiamo condotto la partita non lasciando spazio agli avversari. Poi la stanchezza ha cominciato a farsi sentire e l’Udinese si è data una scrollata per provare a recuperare. Qualche sbavatura di troppo in difesa e di conseguenza qualche pericolo ma nulla di così eclatante. Nel secondo tempo la partita è stata tosta ma la squadra non ha mai rinunciato a battersi ed a provarci. Poi una volta rimasti in dieci l’Udinese ci ha chiuso nella nostra metà campo. Il pareggio a quel punto era nell’aria e, puntualmente, anche se in modo fortunoso è arrivato. Al momento ho pensato che fosse finita che saremmo crollati e che i ragazzi di Oddo, sulle ali dell’entusiasmo, l’avrebbero vinta. Invece succede quello che non potevo, non osavo, immaginare. La squadra reagisce e nonostante l’uomo in meno prova a far gioco. Per dieci muniti è sembrato che in dieci fossero i friulani. Poi, nonostante i cambi, fatalmente la stanchezza ha avuto la meglio e la partita è scivolata verso la fine. A parte qualche tentativo velleitario anche i “mandi” hanno pensato bene di non rischiare troppo. Quei dieci minuti, a mio avviso, li hanno spaventati e tutto sommato il pari gli andava bene.

Ai miei occhi di tifoso “Uber Alles” quei dieci minuti  hanno avuto il potere di farmi scorrere il sangue nelle vene. Dopo una sequenza di partite in cui la squadra ha dato segni continui di miglioramento quei dieci minuti hanno avuto un significato ben preciso. Questa squadra non rinuncia e non molla , questa squadra vuole la vittoria e ci prova,   questa  squadra ha un’anima. Questa squadra è una squadra, lo è diventata; finalmente.

Come molti di noi ho sostenuto spesso che se avessimo iniziato la stagione con un altro allenatore oggi staremmo giocando per altri obiettivi. Ci ho pensato a lungo e non ne sono più così sicuro. Provate ad immaginare. Una stagione che parte benino e che continua benino. Una onesta stagione da quinto/sesto posto dove vinci con quelle con cui devi (Sampdoria per fare un esempio di quello che intendo) ma perdi o pareggi con le grandi (quelle con cui perdere ci sta…). Te la giochicchi ma piano piano non sei all’altezza della altre e ti ritrovi al quinto o al sesto posto , e magari non troppo lontano dal quarto. Magari arrivi agli ottavi o ai quarti di EL fino a che non incontri la grande di turno (Napoli ? Arsenal ? Atletico ?), magari arrivi in semi finale o anche in finale di coppa Italia perdendo però la finale come da pronostico.

Mi chiedo: sarebbe stato un bene ? Immaginatevi un Milan decente, molto meglio dello scorso anno che fa una stagione a rendimento costante a discreti livelli. Benino anche se non benissimo. Sapete che c’è ? ci saremmo tutti illusi. Considereremmo questa squadra un buona squadra con l’illusione che con poco saremmo cresciuti ancora, step by step. Avremmo pensato che la rosa era composta da buoni giocatori. Li avremmo tutto sommato promossi tutti (beh, quasi tutti…). Per quelli che sarebbero stati venduti (alcuni almeno) avremmo avuto rimpianti. L’allenatore (chiunque sia) ? alla fin fine non avrebbe fatto male e gli avremmo concesso il beneficio del dubbio. “aggiungiamo qualche altro giocatore buono e farà un’altra buona stagione, ancora migliore..”  Beh, mi ripeto. Anche NO. Forse era giusto così. Forse serviva cadere in basso, scendere fino all’inferno, perché nei giocatori, nello staff ed in società scattasse qualcosa. La rabbia, quella di chi cade e deve decidere. Se fare la scelta più comoda e quindi accettare l’inferiorità e rimanere per terra o, con tutta la fatica del mondo, provare a rialzarsi, rischiare e rimettersi in gioco. La squadra, o per lo meno buona parte di essa, sembra aver deciso. Sta provando a rialzarsi. E’ rischioso perché sanno che se cadranno ancora sarà ancora più difficile. La società, perché non avrà più scuse. L’allenatore e lo staff perché o dimostrano che sono in grado di creare le basi per il futuro (e comincio pensare seriamente che lo faranno) o se ne andranno anche loro.

E ancora. Di fronte a questa alternativa sarà chiaro a tutti. Chi ha il talento, ed ancor di più i coglioni, per risalire dall’inferno, e chi invece non ce la può fare, né mai potrà. In poche parole chi è da Milan e chi non lo è. Quei dieci minuti, più di tutti gli altri giocati quest’anno, hanno dimostrato che la base per il Milan del futuro c’è ed una volta appurato questo nessuno avrà più scuse. Adesso chi è da Milan continui a farsi avanti e metterci lo stesso impegno e la faccia fino a fine stagione e nel frattempo vedremo chi non ci sta (anche se per qualcuno i dubbi sono già stati fugati da parecchio, ma tant’è).

Non so dove ci porterà questa stagione. I sogni El e CI rimarranno fino a prova contraria ma un risultato, credo il più importante, lo sta dando. Quello di togliere tutti i possibili dubbi. Ho sempre difeso questa dirigenza a spada tratta convinto di quello che facevo. Lo sono ancora e continuerò a sostenerli solo che adesso è stata la squadra stessa a mostrare cosa bisognerà fare per il futuro. E’ da quello che succederà che giudicherò chi deve prendere le decisioni non da quello che è successo fino ad ora. Non pretendo che tutti i giocatori che arriveranno siano campioni e che tutti gli epurati siano delle pippe. L’errore in buona fede l’ho sempre ritenuto parte del gioco e, come tale, accettato. Una sola cosa non tollererò. Solo chi è da Milan, nella testa e nel cuore oltre che nei piedi, deve rimanere e chi non lo è se ne deve andare, costi quel che costi. Su questo non accetterò compromessi. NO, anche NO !

FORZA MILAN

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.