“Almost Impossible – B7C3F85A-8381”

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21 Luglio 2017 ore 22:29. Dopo un’ora e mezzo di delirio, attaccato al sito AC Milan mentre con il cellulare sono in chat con una manciata di fratelli rossoneri cercando di trovare biglietti  “adesi e contigui”, finalmente  riusciamo. Non proprio contigui ma almeno vicini. Più o meno contemporaneamente premiamo “enter” sui nostri PC ed il pdf di materializza sullo schermo. Anzi due.  B7C3F85A-8381/2. Sono i codici dei biglietti di Manchester28052003 e mio. Siamo pronti. Tornerò a San Siro dopo cinque, dicasi cinque, anni. Il tre Agosto arriva presto e mi ritrovo con Man e gli altri in piazza Axum di fronte a San Siro (perché si chiama così e non piazzale Moratti e Stadio Meazza ed è roba nostra). Dopo le salamelle e le birre (parecchie) di rito entriamo un’ora e mezza prima della partita perché non vediamo l’ora di essere dentro. E’ il periodo delle cose formali, dell’entusiasmo per aver ritrovato il Milan dopo anni di oblio. In quel forno siamo in 65.763. La partita è una formalità così come il passaggio del turno. Siamo lì per fare festa tutti insieme idealmente abbracciati a qualche altro centinaio di milioni di tifosi sparsi per il mondo. Milioni di persone di cui non conosciamo nemmeno l’esistenza ma che consideriamo alla stregua di fratelli. Ci aspetta una nuova stagione ricca di aspettative. Molti di noi (non tutti lo ammetto) sono certi che sarà una stagione colma di soddisfazioni. Abbiamo, o vogliamo avere, delle certezze. Ci crediamo. Prima della partita la festa con Bonucci a centrocampo. E’ appena arrivato e non sarà della partita ma non importa. E’ ufficialmente rossonero in barba a tutti i gobbi del mondo che se la suonano e se la cantano ma stanno rosicando come non mai.

Il prosieguo lo conosciamo purtroppo lungi dall’essere come l’avevamo immaginato. Dopo una lunga serie di risultati deludenti arriva (forse troppo tardi) la giubilazione di Montella con Gattuso prelevato dalla primavera a forza e messo in panchina. Tra la tifoseria, ed anche qui sul night, parte la discussione. Chi è pro e chi è contro perché non lo reputa all’altezza, non sufficientemente esperto. Molti, pur rispettandolo, non gli danno molto credito rivedendo nell’allenatore il giocatore immaginando che sia solo grinta e sudore ma che non abbia le conoscenze tecnico/tattiche necessarie a guidare una squadra di vertice. Qualcuno dubita anche della possibilità di gestire uno spogliatoio complicato come lo è il nostro. Di contro sono contento a prescindere e non mi pongo nemmeno il problema. Non so se Gattuso è, ne se sarà, un bravo “tecnico”. Semplicemente non mi importa perché non credo sia quello che serva al momento. La nuova società non poteva avere quel DNA rossonero che ci ha caratterizzato e differenziato da tutti gli altri per i cent’anni e più della nostra storia. A differenza del passato non ci sono più i Baresi, i Maldini o i Rivera. Vere e proprie icone che sapevano trascinare e guidare  i compagni. Gente che, al di là di tutte le considerazioni che si possono fare, aveva ben chiaro cosa significava giocare con addosso questi colori. Gente che sapeva trasmettere la sottile quanto fondamentale differenza tra giocare al calcio ed essere un giocatore del Milan. Attaccamento alla maglia, unità di intenti, senso del sacrificio, cultura del lavoro, la voglia di non arrendersi mai e molto altro. Gli spogliatoi che ruotavano intorno a queste stelle erano tosti. Luoghi dai quali non usciva una mosca (e chi si sarebbe permesso di spettegolare in giro) e dove i conti si regolavano “in famiglia” compreso qualche scappellotto qua e là che pare sia volato più di una volta. Le mele marce venivano rigettate. O avevi il fenotipo giusto o duravi poco, ricordate tale Davids ? (a proposito, grazie Cosmin ti sei guadagnato sul campo i galloni di rossonero a vita non foss’altro che per averlo ciondolato a dovere) . Con la dipartita dell’ultima generazione di campioni tutto questo si era perso e, al di là del valore dei giocatori, si era ben visto. Pensate alla resa di alcuni nelle squadre di provenienza in confronto a quanto hanno reso da noi.

Nel mio piccolo ho vissuto troppi spogliatoi per non sapere che per essere squadra in campo devi esserlo prima in allenamento e, appunto, nello spogliatoio. Di scappellotti (ed a volte anche qualcosa in più) ne ho presi e ne ho dati ma ho benedetto gli uni e gli altri quando servivano a farmi capire, ed a far capire, che la squadra veniva prima del singolo. Se l’esempio non può venire da una dirigenza appena insediatasi, o da giocatori che a loro volta l’esempio non l’hanno mai avuto, ci vuole qualcuno che sappia darlo ed abbia i titoli, le stigmate ed il carisma per farlo . Francamente faccio fatica ad immaginare qualcuno più qualificato di Ringhio da questo punto di vista e qualcosa si è già visto prima nel derby e poi, secondo me sempre più, nelle partite con Fiorentina, Crotone e Cagliari. Partite che abbiamo portato a casa sapendo soffrire quando serviva.  In quelle partite ho visto ciò che non avevo mai visto quest’anno se non saltuariamente e solo a sprazzi. Una squadra e non undici individui che giocano ognuno per conto loro. Non credo sia un caso se con la Fiorentina prima e con il Cagliari poi, uniche volte quest’anno, abbiamo rimontato lo svantaggio reagendo con determinazione e quella giusta dose di cattiveria agonistica che non dovrebbe mai mancare.

Non mi illudo. Abbiamo davanti una serie terribile ed in poco più di un mese dovremo giocarci tutto. La risalita in campionato, il passaggio del turno in Europa league e la finale di coppa Italia (che non disdegnerei per nulla) iniziando con un doppio confronto campionato/coppa con una Lazio che sarà un cliente a dir poco difficile e poi, tutto il resto. Per arrivare a qualche obiettivo non potremo sbagliare nulla e la vedo difficile ma se la squadra continuerà quella crescita che ha mostrato non mi fa paura nessuno. Potremo anche perdere ma lo faremo giocandocela a testa alta e non regalando più nulla.  Non so se Gattuso rimarrà alla guida della squadra o sarà sostituito da un allenatore “di grido” come molti sostengono e parecchi sognano ma se solo riuscisse nell’ardua impresa di recuperare i giocatori come sembra stia facendo ed a lasciare una traccia consistente del suo “essere milanista” avrà già fatto un miracolo anche se i benefici li godrà qualcun altro. Ci proverà con tutte le sue forze e per questo, oltre che per quello che ha fatto da giocatore, avrà la mia riconoscenza imperitura. Per inciso, non so se la favola che vuole siano volate le sedie tra Mirabelli ed il procuratore di Gomez sia realtà o leggenda ma se la società si dimostra risoluta può solo che farmi piacere. Insieme con la dura replica di zio Yongo di fronte alle illazioni dei soliti denigratori seriali sono segnali che mi fanno ben sperare. Un po di Ringhio’s style anche nelle “relazioni esterne” non può fare che bene e non saranno un vetro ed un paio di sedie fracassate a mandare in malora il bilancio.

Conservo ancora il pdf codice B7C3F85A-8381. E’ qui, in evidenza sul display. Ogni tanto lo riapro e lo guardo. Perché ogni volta che vado a San Siro o mi metto davanti alla TV per vedere una partita voglio ricordarmi dell’entusiasmo del 3 Agosto. Del mio, di quello di Manchester e degli altri 65.761. Ogni volta che entrerò allo stadio voglio sentirmi come quel giorno mentre abbracciavo i miei fratelli e facevo la mia parte, per quanto infinitesima, di tifoso. Perché immagino che sia il modo migliore che abbiamo , forse l’unico, per aiutare Gattuso in questa missione “almost impossible”. Domani saremo là, spero tutti i 65.763 e magari anche qualcuno in più. Perché alla fine dei conti NOI SIAMO IL MILAN. Abbiamo sempre saputo rialzarci ogni volta che siamo caduti. Non sarà facile né indolore ma lo faremo anche questa volta per quanto possa sembrare … “almost impossible”.

PS. L’immagine in evidenza è un quadro meraviglioso di Alessandro Busci che occupa una intera parete di un noto ristorante di Milano. San Siro è nato per questi colori. Potranno chiamarlo come vogliono, colorarlo come gli pare ma sarà sempre San Siro e solamente rossonero.

FORZA MILAN, FORZA NIGHT

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.