Aivan il Terribile

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Gli ultimi rivoltamenti all’interno della società lo dicono chiaro. Da adesso in poi siamo nelle mani di Aivan il Terribile. Ma chi è costui ? Classe 1964, Sudafricano di nascita, Inglese per adozione. Anglosassone nella mentalità dalla cima del cuoio (scarsamente) capelluto alla punta dei piedi. Uno dei fondatori della MAJOR SOCCER LEAGUE, vice commissario della neonata lega nordamericana con delega al marketing & business (te pareva…) nonché consulente per la federazione calcio messicana e della CONCACAF (per la riorganizzazione della CONCACAF GOLD CUP). Dal 2009 all’Arsenal, voluto per le sue provate capacità manageriali. Questa la breve ma intensa storia. Un manager, anzi, un TOP manager.

Cosa dobbiamo aspettarci da un TOP manager ? Copio testualmente dal dizionario Treccani: “Dirigente d’azienda (talora anche gruppo di persone) di alto livello, cui sono demandate le decisioni più importanti”. E’ l’uomo (o il gruppo di uomini) che una proprietà che non può seguire una azienda o un ramo d’azienda direttamente (in quanto in tutt’altre e più importanti faccende affaccendata) sceglie per realizzare i propri obiettivi. In una moderna gestione aziendale è l’uomo che detta le linee guida. Concorda con la proprietà obiettivi, tempi di realizzazione, disponibilità per realizzarli. Il come raggiungerli poi è affar suo, la sua responsabilità. Questo ciò In base a cui viene giudicato, pagato, mantenuto, promosso, “bonusizzato” o bocciato, penalizzato e giubilato. E’ la dura legge del business. Grandi responsabilità, grandi rischi ma ben pagati. Questo è Aivan il Terribile, un manager che farà di tutto per realizzare gli obiettivi che ha concordato ma lo farà mediante la fredda analisi dei numeri pronto ad ogni decisione, anche la più dolorosa.

Ho letto con molta attenzione l’intervista che il novello “Dracula de noaltri” ha rilasciato alla gazzetta e l’articolo in due puntate che ha scritto SEAL. Concorderei con tutte le sue valutazioni se (in scala 1/1.000.000.000) non mi fossi trovato più volte a vivere la stessa situazione nel mio iter lavorativo da una parte e dall’altra della barricata. Parto da un presupposto. Un buon manager (un vero top nel caso di Gazzy) non racconta mai palle. Sa benissimo che le bugie hanno le gambe corte e che illudere gli interlocutori, prospettando un bengodi che non c’è e non ci potrà essere, è controproducente e gli altarini si scoprono tempo zero con la conseguente perdita di ogni credibilità. Allo stesso tempo però un manager che arriva in una nuova realtà, compromessa come è quella dell’AC Milan, ha anche il dovere di tranquillizzare. Prima di tutto le maestranze perché di fronte ad una situazione troppo negativa e che lascia poche speranze per il futuro (quantomeno a breve) si corrono seri rischi di perdere uomini (e di solito se ne vanno prima i migliori, quelli che più facilmente trovano dove accasarsi) e motivazioni, perché in una società in disarmo e senza futuro perché sbattersi ? E’ umano ed alzi la mano chi non ci si è ritrovato e (anche se magari solo inconsapevolmente) non ha reagito allo stesso modo. Nel contempo bisogna tranquillizzare anche la clientela cioè, nel nostro caso, i tifosi che sono quelli che escono la fresca.  Garantire la continuità, la bontà del progetto e la qualità del prodotto è fondamentale. Comprereste la maglietta di un giocatore che pensate sarà probabilmente venduto a stretto giro ? fareste l’abbonamento per un Milan con una rosa da decimo posto ? spendereste i vostri soldi per una squadra di giovani che devono essere valorizzati solo per poi essere rivenduti non appena esplodono ed acquistano valore ? Un top manager, in queste situazioni, pesa ogni parola. Quindi ciò che ne risulta è la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Dal suo punto di vista.

Con queste premesse non mi stupisce quello che ha detto, non mi stupisce che un Leonardo, che, oltre ad essere un uomo intelligente e che quindi ha ben capito la solfa, è per inclinazione un uomo di calcio giocato prima che un esperto di finanza, abbia deciso di cambiare aria non riuscendo a sposare un progetto lacrime e sangue adesso per un futuro (ma quando sarà, né se sarà, non è dato saperlo) glorioso. Mi stupisce ancora meno la pervicacia con cui sta facendo la corte a Maldini.  Questo AC MILAN è, de facto, la prima squadra di un certo livello in Italia che sarà gestita secondo criteri puramente “business oriented”. Pensateci bene. Alla Juve imperano gli Agnelli, All’Inda la Suning family, tanto che hanno messo un rampollo della dinastia sulla poltrona presidenziale, la Lazio è saldamente nelle mani di nonno Lotito, e la Roma in quelle di Pallotta, il toro in quelle di Cairo. Persino l’Atalanta è ben gestita dalla famiglia Percassi (BTW applausi !). Sia quelle Italiane che le straniere sono proprietà che gestiscono (bene o male non importa) le loro società direttamente. Bene identificabili. Siamo rimasti, in un certo senso, ai vecchi patron, i presidenti mecenati, magnanimi e munifici, in stile Berlusconi e/o Moratti dei bei tempi andati solo un poco adattati alle condizioni attuali ma comunque ben identificati. Insomma sono gestioni a noi familiari che non ci spaventano perché ne conosciamo (o pensiamo di conoscerne) i modi e gli intendimenti. La nuova gestione puramente manageriale del AC Milan, dove la proprietà non parla, non gestisce in prima persona, non appare, non dichiara e non si svela è una novità e come tutte le novità inquieta, spaventa, perché non sai esattamente cosa attenderti. Chi meglio di Maldini allora ? Un volto conosciuto, familiare, che rappresenta il Milan (un po anche se stesso per la verità, il vizietto non gli è mai passato) e che sarebbe garanzia di serietà con quel leggero olezzo di gloriosa tradizione da non perdere. Scelta azzeccata, con effetto rassicurante per i tifosi ma anche per calciatori, staff, dirigenti, impiegati, magazzinieri e giardinieri.  Intendiamoci bene. Sono certo che per il pragmatismo di cui ho parlato sopra Aivan sia intimamente convinto che Maldini possa fare bene, non rischierebbe di mettere una persona di cui non ha stima o che reputa inadatto in una posizione così delicata, avrebbe fatto un’altra scelta, ma credo anche che un poco di puro calcolo di convenienza l’abbia fatto. Mentre scrivo il post Maldini è a casa Milan e sembra che il tanto agognato SI dell’uomo del monte rossonero sarà annunciato in giornata. Vedremo.

Credo che Aivan sia stato scelto da Elliott proprio per queste qualità. Prima fra tutte la capacità di fare crescere fatturati e profitti come ha già dimostrato di saper fare all’Arsenal.  Esiste però la variabile indipendente. In nove anni (reali) all’Arsenal, Aivan è stato capace di realizzare risultati importanti dal punto di vista finanziario che sono, dovrebbero almeno, essere la premessa per poter investire e crescere poi anche sul piano dei risultati. Attenzione però a non aspettarsi i miracoli. Non gli stessi almeno. Quando Gazzy arrivò all’Arsenal trovò si una situazione finanziaria molto difficile (forse addirittura peggio della nostra attuale) ma potè beneficiare del momento magico del calcio Inglese. In quegli anni, grazie ad una politica seria della lega e della federazione Britanniche, il prodotto calcio anglosassone subì un’impennata di popolarità prima entro i confini nazionali e poi all’estero. Un campionato combattuto, giocato in stadi di proprietà sempre più belli, investimenti, show di contorno, una tifoseria (quasi) esemplare per comportamento e sportività. Insomma un inno a questo sport, un campionato fatto apposta per essere visto anche da chi è solo un simpatizzante in quanto avvincente e spettacolare. Il prodotto giusto per essere veicolato dappertutto, più per spettatori che per specialisti di questo sport, tanto che i proventi dei diritti sono schizzati alle stelle in pochi anni e con loro la popolarità e visibilità della premier e di conseguenza gli introiti da stadio, marchandising e sponsor. Per tutti in proporzione. Il classico circolo virtuoso. Per quanto ne so (i dati puntuali li ho cercati ma non li ho trovati) il buon Aivan è stato si bravo (bravissimo a mio avviso) a moltiplicare il fatturato della società di cui era a capo come un suo antico predecessore fece con i pani ed i pesci ma lo ha fatto in un periodo dove, più o meno, anche le altre hanno avuto trend di crescita quantomeno paragonabili. Ora invece il gioco è veramente difficile. La situazione del nostro calcio è stagnante. Fare gli stadi è un problema (quasi) per tutti e parliamo di un campionato asfittico con un solo padrone che poco o nulla riesce ad appassionare le potenziali platee mondiali. Un calcio ed una società dove “l’originale” ha la peggio contro l’imitazione low cost. Inoltre, a differenza di quanto accade in UK, il nostro è un calcio politicizzato dove cariche e responsabilità son affidate per convenienza e non per capacità professionali e dove, ancora più importante, nessuno ha interesse a modificare gli equilibri attuali ed ognuno pensa solo a mantenere i propri privilegi, spesso inchinandosi deferenti al padrone che lascia cadere loro le briciole sotto forma di aiuti ed aiutini. Purtroppo un bel ginepraio.

Se è vero che “quando il gioco si fa duro i duri entrano in gioco” Gazzy, dopo aver maturato esperienza a tonnellate, potrebbe essere davvero l’uomo giusto al momento giusto. La sfida è dura, la salita impervia e piena di pericoli. La crescita dovrà essere lenta, e questo potrei pure accettarlo ma, speriamo, costante. Il nostro Aivan dovrà essere davvero terribile ma il fatto che venga da un mondo diverso, dove si guarda a fatti e numeri, dove devi saper tirare avanti per la sua strada a dispetto di tutto e di tutti, dove “commercialmente parlando” non si fanno prigionieri, dove non devi, ne vuoi, sottostare a troppi compromessi “politici” potrebbe essere un vantaggio non da poco. Quindi apro il credito ed aspetto di incassare gli interessi. In un quadro apparentemente chiaro resta solo una domanda. Se Aivan è un Top manager, se il compito di un Top Manager è quello di realizzare gli obiettivi della proprietà, se tutto quello che mi è passato per la testa ha un minimo di senso… Quale sarà l’obiettivo ? Ipotesi ne abbiamo fatte molte e certezze non possiamo averne ma il vero busillis sta tutto lì. Spero solo non sia così… Terribile …

FORZA MILAN

Axel

PS. ci si vede il 6/7 alla festa di Milannight ? 

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.