Amarezza e Amarone

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Mancano ormai pochi giorni allo scoccare dell’ora Derby. Per la stracittadina che ci aspetta sembrano esserci speranze legate solo al luogo comune della ‘squadra sfavorita che vince’ e (forse) alla prestazione poco brillante dei nerazzurri contro lo Slavia Praga in Champions League.

In questo radioso clima di ottimismo cosmico e di amarezza diffusa non ci vengono in soccorso neanche le statistiche, che negli ultimi dieci anni o giù di lì ci vedono soccombere malamente e raccogliere solo le briciole negli incontri con l’Inter che al di là dei propri alti e bassi sembra aver imboccato una strada positiva che la colloca almeno due o tre anni davanti a noi in un percorso di crescita globale, come società e come squadra, verso il ritorno ad una competitività decente ad alto livello italiano e a medio livello europeo.

Viste le prime tre partite della banda Giampaolo forse non resta che affidarsi alla più che discreta solidità difensiva dimostrata, pur contro avversari dal modesto in giù. Credo che su questo tema, oltre che alla qualità degli interpreti (Romagnoli ma anche l’ondivago Musacchio) occorra dare a Rino quel che è di Rino. Si tratta di un frutto oggettivo di un anno e mezzo di lavoro che anche i detrattori più accaniti del tecnico calabrese ritengo (e spero) non possano negare.

Per il resto i segnali sono inquietanti e sfangare un pareggino risicato (guarda te cosa mi tocca scrivere) contro la squadra di Conte sarebbe tutto di guadagnato. Non serve però aggiungere che però essendo, nonostante tutto, perdutamente innamorato di questi colori spero ovviamente, con la parte più irrazionale dei quattro neuroni che mi sono rimasti, che il bruttissimo anatroccolo si trasformi in uno stupendo cigno capace di affondare senza pietà i cuginastri.

Mi lascia comunque piuttosto stranito il fatto che l’ambiente rossonero sembri essersi improvvisamente risvegliato in queste settimana accorgendosi che è stata costruita una rosa del tutto inadatta al credo calcistico di questo tecnico, a prescindere che lo si apprezzi (come ad esempio fa l’amico Max) o meno (come è il mio caso). Anche l’acquisizione last minute di Rebic, un attaccante duttile ma non certo una seconda punta fatta e finita né tanto meno un trequartista, testimonia che si è voluta in qualche modo dare all’ex Samp la chance di riciclare un 4-3-3 camuffato per portare a casa la pagnotta e possibilmente il panettone.

In questa ottica la sfida di sabato sera sarà fondamentale: abbiamo una squadra giovanissima e fornita di ben poco carisma, guidata da un allenatore dalla personalità e dal curriculum non certo a prova di terremoti e inserita in un ambiente perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. Il tutto con una proprietà costituita da un fondo di investimento. L’idilliaco quadretto ci fa capire come una bastonata nella stracittadina sarebbe difficilmente gestibile e il destino della già zoppicante gestione del Giammaestro diventerebbe ancora più una salita nella giungla infestata da bestie feroci. Che il destino ce la mandi buona!

Chiudo andando indietro velocemente alla vittoria del Bentegodi. Chi mi conosce personalmente o anche solo mi legge ogni settimana su questo spazio, sa quanto poco entusiasmo ingeneri in me questa squadra e quanto poco convinto sia della presenta gestione e del millantato ma impalpabile ‘progetto’. Nonostante questo ho goduto comunque per la vittoria contro l’Hellas Verona che oltre ad avere una tifoseria indecente ha dimostrato anche di avere una società degna, a dir tanto, della serie D dove spero che approdino nel giro di qualche anno.

Si veda sotto breve citazione dal penoso comunicato dell’Hellas sugli insulti razzisti a Kessiè, che si sono sentiti da qualsiasi televisione, tablet, pc, smartphone o telegrafo  a manovella che fosse sintonizzato sulla partita.

“…Riteniamo quindi fosse semplicemente per noi doveroso sottolineare che, a fronte di alcune infondate notizie, salvo sonore bordate di fischi e disappunto generale del pubblico relative ad alcuni discussi episodi di gioco durante la gara, non sono stati da noi avvertiti né percepiti presunti cori nei confronti del calciatore avversario Kessie

Evidentemente i dirigenti del Verona, così come ohibò i rappresentanti FIGC e Lega Calcio, hanno importanti problemi di udito o di lucidità. Capisco che l’Amarone o il Vapolicella siano attrattivi ma forse meglio dedicarsi a  tali sollazzi dopo la partita e non prima.

Quindi più apparecchi acustici e meno Amarone. Ma temo che tutto ciò non basterebbe visto che c’è peggior razzista di chi nega l’evidenza.

Stupisce ( ma neanche troppo ) anche l’abissale silenzio della premiata ditta Malagò Gravina che tanta solerzia mostrarono ai tempi del caso Bakayoko – Kessiè – Acerbi nel condannare il gesto dei due rossoneri. Si vede che erano distratti. O temporaneamente sordi. O anche loro annebbiati da qualche nettare alcolico. Amarone o Valpolicella, prego?

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

 

 

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!