Milan-Juve: presentazione

28 ottobre 2017 | Di | Rispondi Di più

Arriva la Juve. Un altro “big match” (più per il blasone che per la posizione di classifica occupata oggi dal Milan), un’altra partita a rischio zero punti. Finora i rossoneri, a eccezione di Aek Atene e Genoa, hanno sempre portato a casa il bottino pieno contro le squadre di livello medio-basso, ma le hanno sonoramente buscate (come si dice in gergo tecnico), da qualunque squadre fosse anche solo di buon livello (vedi la Sampdoria). I confronti con Roma e Lazio sono stati un semi stillicidio, quello contro l’Inter una sofferenza immeritata, ma che ha portato comunque sempre ai soliti zero punti in saccoccia. Prima di Napoli e Fiorentina, altre “grandi” o presunte tali (in riferimento ai viola) da affrontare, ecco dunque i bianconeri di Allegri, campioni d’Italia in carica ma che in questo avvio di stagione stanno faticando più del previsto.

Prima di passare ai sabaudi, però, una breve riflessione sul perché il Milan non sia in grado di sostenere il confronto contro squadre che non sono di infimo livello o giù di lì. Secondo chi scrive il primo problema è mentale, prima ancora che tecnico. Il carattere che Bonucci e Biglia avevano palesato a Torino e Lazio non è stato ancora messo in mostra a San Siro. I “due capitani” pensavano evidentemente fosse un gioco da ragazzi imporsi anche a Milano: si sbagliavano. Milano e il Milan non sono né la Juve, né Torino, dove si vive in un ambiente ovattato e protetto, dove la società fa di tutto e di più (giustamente) per lasciare i propri giocatori il più possibile tranquilli di testa. Roma, d’altro canto, è invece più confusionaria, ma anche un acquario più piccolo rispetto a quello milanese. L’Olimpico è un grande stadio, imponente, San Siro invece opprime, specie se con un buon afflusso di pubblico come in questi mesi. Per giocarci e imporsi di settimana in settimana servono attributi da veri uomini, e forse Biglia (e Bonucci) non erano preparati a questa eventualità. Manca al Milan la loro personalità, la loro capacità di prendere sulle spalle la squadra ed esserne un punto di riferimento, anche perché se per  farquesto dobbiamo aspettare Bonaventura, il simbolo di un Milan che arrivava decimo e che non ha perso tempo per formare le sue camarille, stiamo freschi.

Torniamo ora però alla Juve. Un inizio certamente più stentato rispetto a quelle che sono le abitudini dei bianconeri. Un gioco che nelle intenzioni doveva essere improntato alla rapidità e allo sfruttamento del campo in tutta la sua larghezza grazie a Cuadrado e Douglas Costa, ma che al momento ha fatto intravedere poche di quelle grandi potenzialità. Il gioco bianconero si svolge ancora oggi sull’asse Pjanic-Dybala, con solo un coinvolgimento marginale degli esterni. Affidarsi al bosniaco e all’argentino rimane comunque niente male, per quanto alla lunga possa risultare monotono e di facile – almeno nelle intenzioni – soluzione. I vecchi saggi del calcio avrebbero come fine ultimo nella partita di stasera quello di fermare i due giocatori, magari con una marcatura a uomo vecchio stampo. Senza troppe schizzinoserie è quello che dovremo fare anche noi.

A preoccupare più di tutto è la batteria offensiva bianconera contro la difesa del Milan, che più volte in questa stagione ha dimostrato di essere bucabile. Con o senza Bonucci, la retroguardia del Milan non ha mai trovato l’equilibrio con il centrocampo per riuscire a fornire solidità all’intera squadra. Se poi anche l’attacco non si dimostra all’altezza delle aspettative, con André Silva ancora a secco in Serie A (ma ha giocato pochissimi minuti) e Kalinic solo a quota 3, allora è chiaro che subire troppi gol si dimostra ancor più mortifero.

La partita di oggi non è decisiva per la stagione: o meglio, non lo sarà se dovesse andare male. Di tempo per recuperare ce n’è ancora tanto, quel che manca sono al limite le capacità. Se dovesse andare bene potrebbe però essere davvero – come dice Montella – la rampa di lancio per le nostre ambizioni. Un po’ come nell’autunno del 2012, quando con un rigore di Robinho il Milan di Allegri sconfisse la Juventus di Conte, ricominciando a correre verso la Champions League. Quel Milan aveva forse ancor meno personalità di questo (anzi, senza forse), eppure riuscì nell’impresa. Vincere stasera sarà complicato, molto, al limite del proibitivo, ma è nelle nostre corde. Servirà esserne coscienti, oltre che il dodicesimo uomo pronto a intimorire gli agnelli bianconeri.

Fabio

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Categoria: Serie A, Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.