Presentazione Milan-Udinese

17 settembre 2017 | Di | Rispondi Di più

Il gioiello di Pozzo, in odore di rossonero

L’avversario era quel che era (frase che già più volte abbiamo pronunciato in questo inizio di stagione), ma i segnali sono stati importanti. Dopo le fenomenate montelliane di Roma (Calabria, Cutrone, Montolivo e Borini), il mister è rinsavito e ha finalmente varato il 352. La risposta della squadra è stata quella di un undici che in realtà è già da tempo abituato a movimenti e spaziature del nuovo modulo, segno che, molto probabilmente, da diverso tempo il nuovo sistema tattico era in cantiere nelle fucine di Milanello.

La versione del 352 proposta al Prater di Vienna è stata quella con la doppia punta di peso, lasciando dunque in panchina tanto la fantasia di Bonaventura, quanto i guizzi di Suso, affidandosi dunque all’estro del solo Calhanoglu in appoggio a Kalinic e soprattutto André Silva. Se è stato quest’ultimo – insieme al turco – il mattatore della serata, non va sottovalutato l’apporto del croato ex Fiorentina, che non si imporrà come un bomber di razza, ma che ha già mostrato come potrà rendersi utile. Nel posizionamento medio della squadra, ad esempio, Kalinic ha occupato una posizione decisamente arretrata, alle spalle tanto del 9 portoghese, quanto del 10 saraceno. In fase di non possesso ha portato il pressing, in fase di ripartenza, come nel caso del primo gol, ha dato il la ad azioni pericolose. Se André Silva dovesse confermare anche in Italia le ottime qualità messe in luce in Europa, allora il ruolo di Kalinic potrebbe assumere davvero un’importanza chiave.

E ora tocca all’Udinese di Delneri, allenatore spesso indigesto al Milan. La squadra friulana ha perso durante il mercato estivo le sue due punte di diamante offensive, Duvan Zapata e Thereau, sostituendole con l’argentino Maxi Lopez. Un azzardo che, se pagherà, lo vedremo solo a fine anno: fatto sta che la perdita in pericolosità offensiva è evidente e innegabile. Nonostante le sirene milanesi (sponda rossonera), la squadra di Pozzo è riuscita a trattenere almeno fino a gennaio quello che è il pezzo pregiato della rosa, il classe ’96 ceco Jakub Jankto, forse il vero erede di Pavel Nedved. Esterno mancino o interno di centrocampo cambia poco, è lui il pericolo pubblico numero uno: dotato di un buonissimo tiro, il ceco è anche perfetto negli inserimenti, tanto che nella sua prima stagione in Serie A – la scorsa – ha messo a segno la bellezza di 6 reti.

Oltre il numero 11 bianconero, la rosa friulana ha pochi elementi davvero di spicco. Ciò che il Milan dovrà battere prima dei singoli dell’Udinese, sarà la disposizione tattica di Delneri, che come detto ha sempre dato filo da torcere alla nostra squadra, anche in tempi di sfarzi e grandezza. Il 4141 che disporrà a San Siro l’ex mister del Chievo punterà a soffocare lo spazio sugli esterni, schierandone il doppio di quelli previsti dal Milan; anche nella zona centrale del campo gli spazi saranno pochi e limitati. Per questa ragione credo che oggi il Milan dovrà osare più del solito.

Accanto a Biglia, in mezzo al campo, schiererei sia Calhanoglu, sia Bonaventura, aumentando il tasso di qualità della squadra e dando contestualmente un turno di riposo (necessario quanto meritato) a Kessié. A sinistra Rodriguez, a destra Abate (tanti auguri di pronta guarigione a Conti). In avanti, infine, ancora André Silva, con alle sue spalle Suso. Con tutti e tre i trequartisti schierati contemporaneamente il Milan dovrebbe cercare di far circolare più velocemente il pallone, specie sulla trequarti offensiva, per non dare il tempo alla retroguardia avversaria di schierarsi nel migliore dei modi. La partita sarà infognata come tante altre ne abbiamo viste a San Siro nel corso degli anni. Dovremo avere pazienza, tanta, e perseveranza, anche di più. A meno che non arrivi al 10′ del primo tempo il classico episodio che ti svolta il match. A caval donato…

Fabio

Tags:

Categoria: Serie A, Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.