Milan AEK presentazione

19 ottobre 2017 | Di | Rispondi Di più

Trenta partite, novanta punti a disposizione, tutto è ancora possibile. La crisi di assestamento iniziale del Milan può essere il calo di altre squadre lungo il cammino, il calcio è fatto apposta per smentire e riscrivere i grandi entusiasmi ma anche le grandi delusioni.” AcMilan.com

L’Inter recupera sulla propria trequarti e scarica su Miranda; Andrè Silva lo attacca togliendogli la palla, ma è solo: Borini e Suso rimangono statici, il primo a limitare Nagatomo mentre il secondo passeggia. Bonaventura e Kessie invece stringono in posizione difensiva. Andrè si trova a dover puntare la porta, mentre la situazione poteva essere perfetta per aggredire coralmente e andare in porta.

Manca molto tempo al termine dell’anno dunque si, è inutile fare tragedie o derubricare la stagione come l’ennesima buttata nel cesso sia in termini di risultati che di gioco; insomma è il 19 ottobre. I punti di ottimismo, però, terminano qui. Nonostante la buona reazione avuta contro l’Inter dopo un primo tempo disastroso, va constatato che scendiamo in campo commettendo gli stessi errori; indipendentemente dal modulo e dagli interpreti la squadra vorrebbe controllare la partita attraverso il possesso palla, ma anche lanciare lungo, rinunciando al pressing e affidandosi ad una difesa posizionale al momento malfatta. L’incoerenza di questi principi si traduce in una fase offensiva pretenziosa dove si cerca di risalire il campo dal portiere con dozzine di passaggi, scappando indietro appena persa la sfera ma risultando sempre sbilanciati; i lanci lunghi che dovrebbero essere l’ “artiglieria pesante”, colpire i punti deboli delle difese avversarie e semplificare la risalita del campo, sono invece scollegati dalla manovra e mai supportati da adeguata pressione sul recupero. C’è troppo spazio fra centrocampo e difesa e dietro i centrali, e la poca interdizione da anche tempo ai nostri rivali. La mancanza di aggressività è un problema serio: è bastata una punta in più e un po’ di foga infatti a ficcare due pere alla ‘miglior difesa’ della Serie A, prendendone però poi due nell’arco di dieci minuti dal pari perché disperatamente male organizzati. Non siamo abituati a pressare, ad aggredire le palle perse, a cercare la riconquista della palla; quando cerchiamo di farlo andiamo in pezzi. Il che è assurdo viste le velleità di possesso e di classifica.

Donnarumma rinvia dal fondo rapidamente servendo Bonucci; è la terza volta che accade e l’Inter infatti ha capito. Leonardo è già aggredito da Icardi e coperto al lato da Borja Valero, Musacchio (che riceverà dopo un altro scambio col portiere) è stretto sulla fascia e lancerà nel nulla; Romagnoli idem. Guardate lo spazio che c’è con Rodríguez (Borini, Kessie e Bonaventura sono oltre il centrocampo) e la posizione di Biglia: se Bonucci non avesse resistito all’attacco di Icardi staremmo guardando praticamente un’autorete.

Nonostante il gol possa arrivare attraverso centinaia di combinazioni circa il 50% delle reti in ogni competizione viene segnato sul recupero palla nella trequarti avversaria e attraverso azioni di 3-4 passaggi. Sconcertante dunque che Montella si definisca ‘soddisfatto’ delle prestazioni di una squadra che fa poco per controllare e soprattutto aggredire, ed anzi si chiude spesso volontariamente nella propria trequarti  in un recinto di passaggini favorendo appunto il pressing avversario. Parlo della stucchevole melina che Donnarumma e i tre centrali conducono per sette, otto, dieci volte a partita e che è un vizio capitale; un’abitudine che sottolinea lo stato di confusione tattica ma anche dei singoli. Palleggiare a tre all’ora a 15 metri dalla porta facendosi aggredire e spesso scaricando palla al primo mediano avversario appostato al limite della trequarti è statisticamente dannoso quanto auto-tirarsi in porta; gli avversari ringraziano. Lo stato confusionale viene poi sottolineato da una quantità impressionante di errori individuali, che determinano risultati negativi; obbrobri che nemmeno i peggiori scarsoni del Giannino hanno mai commesso in tale numero e frequenza. Mi rifiuto di credere che queste evidenze non siano chiare ai protagonisti sul campo e fuori, come anche che siano frutto di lacune tecniche o di preparazione. Siamo dominati dalla paura ed in panico totale, sorrisi e fregnacce di circostanza sono inquietanti. La situazione ricorda l’ultimo scampolo allegriano, quando il mister livornese non certo esente da responsabilità fu trascinato fino all’inevitabile, quasi a convenienza, fra dichiarazioni deliranti e vane speranze. Ricorderete anche una situazione ambientale critica come sfondo a tutto ciò; per questo spero vivamente che il vero ed unico problema di questa squadra siano i pasticci tattici e il basso livello di prestazioni di alcuni, anche se ne sono poco convinto.

Il trittico AEK-Genoa-Chievo può dare respiro ma nasconde anche insidie, a partire dai gialloneri greci che sono la squadra più temibile del girone europeo. Gli uomini di Manolo Jimenez non vanno sottovalutati perché sufficientemente solidi e soprattutto tecnicamente dotati, sebbene nelle ultime settimane siano incappati in qualche risultato non buono anche se sono pur sempre secondi in campionato. Gli ateniesi si schierano preferibilmente col 4-2-3-1, pronto a trasformarsi in 4-4-2 in ricezione. Cercano di salire rapidamente con verticalizzazioni, passando dal centro ma muovendo poi sugli esterni, puntando sulla tecnica e duttilità degli uomini offensivi; macchinosa invece la costruzione bassa, che spesso si risolve con lanci ‘della speranza’. L’AEK è aggressivo, la linea difensiva cerca il fuorigioco e non di rado l’anticipo, i terzini che restano bloccati dietro in fase offensiva attaccano l’azione avversaria appena varcata la propria metacampo, gli attaccanti provano a contrastare subito la manovra (commettendo anche molti falli); è una formazione equilibrata ma con molto temperamento, potremmo vedere una sfida interessante. Buoni i movimenti senza palla, discreta tecnica e velocità specie nel ribaltare il fronte e cercare combinazioni sugli esterni: sicuramente i nostri peggiori difetti, spazio e tempi di contrasto, saranno sollecitati dalle ali dell’AEK che sono anche buoni crossatori.

La linea difensiva greca vedrà due assenze rilevanti, Helder Lopes e l’ex blaugrana Chygrynskiy; il pacchetto Bakakis, Vranjes, Cosic, Rodrigo Galo è abbastanza solido ma non impenetrabile, specie centralmente. L’aggressività a volte porta i centrali o i centrocampisti di copertura a scoprire posizioni importanti.
Per i due mediani ci sono diverse opzioni: da titolare dovrebbero partire il nazionale svedese Johansson, bestia di 188cm e 86kg, affiancato dal veloce e duttile Simoes che è pericoloso negli inserimenti; l’altro pilone svedese Ajdarevic, Konè, l’islandese Traustason e Galanopoulos, 19 anni e buon talento, rappresentano le alternative anche se Manolo Jimenez potrebbe optare per un centrocampo più coperto quindi inserire un centrale basso in più.
L’attacco dell’AEK ha molte soluzioni, ma non prescinde dal capitano e giocatore di maggior talento Petros Mantalos; il nazionale greco può giocare laterale destro ma preferibilmente è impiegato come trequartista di raccordo fra centrocampo e attacco. E’ ambidestro nel controllo e nel passaggio, anche se tira preferibilmente col destro; ha dribbling, improvvisazione, giocata di prima, è abile nel passaggio in diagonale e nell’inserimento. Aggressivo in copertura, è anche un vero rompiscatole, molto polemico. Sulla trequarti non può essere lasciato a palla scoperta perché rapido nelle decisioni e abile nel trovare i compagni liberi; le migliori manovre dell’AEK passano quasi sempre, prima o poi, da un tocco spesso di prima intenzione del numero 20.
A completare l’attacco, a destra o a sinistra ci sarà quasi certamente Lazaros Christodoulopoulos, 71 presenze 5 gol e 8 assist in serie A con Bologna, Verona e Samp; attaccante sostanzialmente completo, ottimo calciatore di punizioni e crossatore. Gli altri due potrebbero essere l’ex Inter e Atalanta Marko Livaja e Sergio Araujo, entrambi in prestito dal Las Palmas (l’ex DS dell’AEK Branko Milovanovic è l’attuale capo scouting dell’UD). Entrambi considerati gran talenti non stanno avendo la carriera attesa per motivi caratteriali e non solo; l’argentino, che Zamparini aveva scelto come erede di Dybala a suo tempo, è stato trovato un paio di volte positivo all’alcoltest. Tuttavia sono giocatori dotati di piede e tecnica, se in serata giusta possono rappresentare minacce serie; sono in Grecia per rilanciarsi e il palcoscenico di San Siro può amplificare la voglia di riscatto. L’alternativa potrebbe essere il greco/belga Klonaridis, ala sinistra, molto veloce in campo aperto.

Quali che siano le scelte di Jimenez lo sciatto possesso palla e le distrazioni mostrate contro il Rijeka non devono ripetersi; con tre punti metteremmo in cassaforte la qualificazione, e ce li dovremo guadagnare ma sarà anche e soprattutto la prestazione offerta a dar valore alla sfida contro i gialloneri ateniesi, inferiori si ma in grado di metterci in difficoltà.

Larry

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Categoria: Europa League

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22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre.

Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto.
Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli.
Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.